Dopo tre mesi la rivolta in Albania non si è ancora fermata

L'INDIPENDENTE - Thursday, August 13, 2026

Sono ormai trascorsi quasi tre mesi da quando, all’incirca a metà dello scorso maggio, i cittadini dell’Albania hanno lanciato la “rivolta dei fenicotteri”, iniziata con l’opposizione alla svendita delle terre albanesi e alla realizzazione di resort di lusso nelle aree protette, ma presto trasformatasi in uno strumento di contestazione contro il governo e l’intera classe politica. Sono decine le persone arrestate per vari reati, mentre la polizia cerca di reprimere i cortei anche con la forza. Oltre che in piazza, gli attivisti si stanno muovendo anche su altri fronti: è stata infatti avviata una raccolta firme per chiedere l’abrogazione della norma che permette a resort e strutture di lusso di sorgere nelle aree protette.

Le proteste in Albania hanno raggiunto il 75esimo giorno consecutivo. La manifestazione, ormai divenuta rituale, inizia nel tardo pomeriggio nelle piazze centrali di Tirana, dove i cittadini si radunano in presidio per poi sfilare in corteo verso gli edifici governativi, oggi chiusi per la pausa estiva. Nonostante siano trascorsi mesi dall’inizio delle contestazioni, le defezioni sono state contenute: migliaia di cittadini continuano a scendere in piazza nella capitale per chiedere le dimissioni del governo Rama e una profonda ristrutturazione dell’apparato statale, giudicato corrotto. Le richieste principali rimangono le stesse: oltre alle dimissioni del governo, i manifestanti chiedono l’abrogazione della legge 21/2024 sulle aree protette, della legge 55/2015 sugli investimenti strategici e della legge 20/2025 sugli investimenti nelle aree montuose, nonché la revoca di tutti i permessi rilasciati sulla base di tali norme.

Il movimento dei fenicotteri è variegato, ma coeso. Vi partecipano rappresentanti di diverse realtà civili e religiose, che ormai sono arrivati ad affrontare numerosi aspetti della società albanese ritenuti critici. Nelle ultime settimane, uno dei temi più discussi è stata una nuova iniziativa del governo volta a ridurre il numero dei Comuni attraverso l’accorpamento di alcuni di essi. Con oggi, la protesta della comunità di Divjaka contro il progetto di fusione comunale è giunta al suo quattordicesimo giorno. A rilanciare le contestazioni ha contribuito anche il recente concerto del cantante Kanye West, per il quale il ministero della Cultura avrebbe stanziato 4,2 milioni di euro: «Tutto il sostegno alla scena artistica indipendente del Paese ammonta a soli 1,9 milioni di euro», contestano gli attivisti, chiedendo cambiamenti radicali all’interno del ministero.

I manifestanti non si stanno muovendo solo in piazza, ma anche sul piano istituzionale: il Movimento per la Diaspora Albanese, insieme ad altre 11 associazioni della società civile, ha infatti sottoposto alla commissione elettorale albanese un quesito referendario per chiedere l’abrogazione della legge 21/2024, che, secondo i promotori, apre alla speculazione nelle aree protette. Il medesimo movimento ha annunciato che, a partire da domani, tornerà in piazza in Albania, affiancando i propri connazionali in patria: il movimento degli albanesi residenti all’estero scenderà nelle strade di Tirana anche il 15 e il 16 agosto.

Le proteste in Albania sono iniziate lo scorso maggio. Inizialmente rivolte contro il progetto immobiliare di lusso della società Affinity Partners di Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump, sono rapidamente confluite in un più ampio movimento antigovernativo e, successivamente, contro l’intero sistema politico. In diverse occasioni, le manifestazioni sono state represse con la forza e decine di dimostranti sono stati arrestati. Non è noto il numero esatto delle persone detenute nell’ambito delle proteste, ma, secondo l’associazione Drejtësi Sociale e il legale Gentian Sejrani, rappresentante del medesimo gruppo, alcune delle persone arrestate sarebbero state aggredite mentre si trovavano in stato di detenzione.

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