
Al TG1 i coloni israeliani sono diventati un gruppo di escursionisti
L'INDIPENDENTE - Wednesday, July 29, 2026«Un gruppo di palestinesi ha attaccato alcuni israeliani che stavano facendo un’escursione». Sono queste le parole con cui il servizio pubblico italiano, attraverso l’inviato a Gerusalemme Giovan Battista Brunori, ha deciso di informare i suoi cittadini circa l’ennesimo episodio che ha visto come protagonisti i coloni israeliani in Palestina. Gli stessi che quotidianamente, ai palestinesi, bruciano case, sradicano campi di ulivi e uccidono il bestiame. I coloni, oggetto di condanne delle Nazioni Unite e financo di sanzioni dalla pavida Unione europea, sono diventati dei semplici escursionisti a passeggio, che casualmente venerdì scorso si aggiravano armati nei pressi del villaggio palestinese di Tell, a pochi chilometri da Havat Gilad, una delle tante colonie illegali disseminate in Cisgiordania.
All’incursione dei coloni israeliani nel villaggio di Tell ha fatto seguito una sparatoria, durante la quale sono morti quattro civili palestinesi, un colono e un soldato israeliano. Questo è il fatto. A seconda delle versioni cambiano agente e intenzioni. Quella riportata, e data per certa senza attribuzioni di fonti, dall’inviato Giovan Battista Brunori è la velina israeliana, secondo cui «un gruppo di palestinesi ha attaccato alcuni israeliani che stavano facendo un’escursione». È questa l’apertura del servizio trasmesso dal TG1 e dal TG2 tra il 24 e il 25 luglio scorso. Con il termine “escursionista”, governo ed esercito di Tel Aviv puntano a mascherare, nelle note ufficiali, le attività violente e gli sconfinamenti dei coloni — persone che vivono cioè in insediamenti illegali ai sensi del diritto internazionale — in Cisgiordania.
Solo nei primi cinque mesi dell’anno, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha rilevato una media di sei attacchi al giorno con vittime o danni materiali compiuti dai coloni, per un totale di circa mille episodi. «Negli ultimi 3 anni nella Cisgiordania occupata — scrive Oxfam — il numero di civili palestinesi uccisi dall’esercito israeliano e dai coloni ha superato il totale dei 17 anni precedenti. Si registrano oltre 1.200 vittime, tra cui quasi 270 bambini, e più di 46mila persone sfollate».
Soltanto verso la fine del suo servizio, Brunori dà spazio a un’altra versione. Qui, a differenza della velina israeliana, c’è uno “smarcamento” doppio: «secondo funzionari palestinesi, citati da Reuters, la sparatoria mortale è cominciata quando un gruppo di coloni aveva attaccato il villaggio arabo di Tell, tentando di entrare in due case». I residenti cercano di affrontarli, sul posto accorrono le guardie di sicurezza del vicino insediamento di Havat Gilad e i soldati israeliani dislocati nell’area. A questo punto le versioni collimano: uno dei palestinesi riesce a strappare il fucile al colono Benayahu Mellet, aprendo il fuoco verso di lui e altri israeliani, compreso il soldato Yuval Ezra. Moriranno entrambi, così come i quattro palestinesi colpiti poco dopo dall’esercito israeliano.
Nel suo servizio, quando si riferisce a Tell e agli altri centri abitati palestinesi presi d’assalto da coloni e soldati dopo la sparatoria di venerdì, Brunori parla di «villaggi arabi». Dopo l’escursione dei coloni — una versione, per inciso, criticata dagli stessi media di Tel Aviv — torna con prepotenza il linguaggio delle istituzioni israeliane, che nel tentativo di negare l’identità palestinese ricorrono al più generico aggettivo «arabo». Una condotta che se appare logica nello schema colonialista perseguito da Tel Aviv, non trova invece giustificazione nel servizio pubblico italiano, che non dovrebbe diventare un megafono alla propaganda di turno ma informare.
Le difficoltà nel descrivere i coloni israeliani per ciò che sono non riguardano soltanto la RAI. Sono ancora vive le immagini, risalenti al marzo 2025, di un Enrico Mentana in difficoltà al TG di LA7, dove coloro che occupano illegalmente la Cisgiordania divennero «settlers» (coloni in inglese) o «persone israeliane che vivono una vita di confine armato con la popolazione palestinese».
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