Fondo SAFE: l’Italia chiederà 15 miliardi di prestiti per il riarmo

L'INDIPENDENTE - Wednesday, July 29, 2026

Alla fine l’Italia chiederà all’UE un finanziamento fino a 14,9 miliardi di euro nell’ambito del fondo SAFE per il riarmo. Il fondo prevede la raccolta di 150 miliardi di euro sul mercato, da erogare agli Stati membri sotto forma di prestiti. Il ministro Tajani ha precisato che i 14,9 miliardi rappresentano il tetto massimo richiedibile dall’Italia: per il momento Roma si è limitata a «prenotare» l’intera somma, riservandosi di decidere entro dicembre a quanto effettivamente ricorrere. La stessa maggioranza appare divisa sul suo utilizzo. «Non c’è nessuna decisione sull’utilizzo» dei fondi, ha dichiarato il senatore della Lega Claudio Borghi, sostenendo che la scelta finale sul loro impiego spetterà al Parlamento. Bruxelles ha accolto con favore l’annuncio del vicepremier, rivolgendo, tuttavia, un monito all’Italia: dicembre non va bene. Roma dovrà comunicare quanto prima l’importo effettivo che intende richiedere, poiché le risorse non utilizzate devono essere riallocate prima della fine dell’anno.

L’annuncio di Tajani è arrivato ieri, 28 luglio, nel corso di un’audizione davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato a cui era presente anche il ministro della Difesa Guido Crosetto: «Per come è stato impostato», ha dichiarato quest’ultimo, SAFE «è uno strumento di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista a bilancio. È un’alternativa ai Bot e ai CcT», ha affermato, spiegando che l’Italia sceglierà a quanto ricorrere dopo una valutazione tecnica «dal punto di vista della convenienza finanziaria». Dopo le scintille con Borghi, a richiamare all’ordine è stata la stessa Commissione Europea, ideatrice del fondo: «Non c’è tempo da perdere», ha affermato un portavoce, sottolineando che la priorità ora è procedere alla firma dell’accordo di prestito. «Se qualcosa dovesse cambiare a livello di fondi, allora saremmo in una situazione ancora più urgente perché quei fondi dovrebbero essere riallocati».

Il riferimento del portavoce riguarda il funzionamento e le scadenze previste dall’UE per il fondo SAFE. SAFE è uno dei due principali strumenti ideati dalla Commissione nell’ambito del piano di riarmo europeo, con l’obiettivo di sostenere gli appalti congiunti tra gli Stati membri e incentivare la cooperazione industriale nel settore della difesa. Il fondo prevede la raccolta di fino a 150 miliardi di euro sui mercati finanziari, da erogare agli Stati sotto forma di prestiti diretti, e contempla procedure di appalto comuni e semplificate. Per accedere ai finanziamenti, gli Stati membri devono presentare un piano nazionale di spesa, che deve essere approvato dalla Commissione europea prima della firma dell’accordo di prestito. Finora Bruxelles ha ricevuto richieste da 19 Stati membri e sta ancora valutando alcuni dei piani presentati; entro la fine dell’anno dovrà essere definita la ripartizione delle risorse. Qualora parte dei fondi richiesti non venisse utilizzata, la Commissione aprirebbe una nuova finestra per riallocare le risorse rimaste disponibili. Insomma: «Avremmo bisogno di più di una manciata di giorni a dicembre», ha detto Regnier, stroncando i piani del governo italiano.

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