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Volkswagen cede lo stabilimento di Osnabrück a Israele: Iron Dome e riarmo europeo a braccetto
A marzo scorso avevamo reso conto delle trattative in corso tra il colosso automobilistico Volkswagen e la israeliana Rafael Advanced Defense Systems, per la conversione dello stabilimento di Osnabrück alla produzione bellica. L’affare sembrava caduto nel silenzio, anche per una supposta opposizione del Qatar, ma sono state le stesse autorità […] L'articolo Volkswagen cede lo stabilimento di Osnabrück a Israele: Iron Dome e riarmo europeo a braccetto su Contropiano.
September 9, 2026
Contropiano
Germania: una fabbrica Volkswagen passerà alla produzione di armi israeliane
Dopo 17 anni di gestione Volkswagen, lo stabilimento di Osnabrück passerà nelle mani del fondo israeliano Aurelius Capital, che lo riconvertirà alla produzione bellica. L’accordo, che ora attende il via libera definitivo da parte delle autorità tedesche, è stato raggiunto dopo una lunga trattativa e si inserisce nel più vasto piano di ristrutturazione annunciato dalla Volkswagen per far fronte alla crisi economica. Degli attuali 1.800 operai impegnati nello stabilimento della Bassa Sassonia, 1200 dovrebbero mantenere il posto, mentre resta incerto il futuro degli altri. Il primo progetto dopo la riconversione dovrebbe coinvolgere l’israeliana Rafael Advanced Defense Systems, nota ai più per aver costruito i sistemi di difesa antimissile Iron Dome e Iron Beam. Dei dettagli dell’accordo preliminare tra Volkswagen e Aurelius Capital si sa ancora poco. Il fondo israeliano dovrebbe guidare lo stabilimento di Osnabrück da socio di maggioranza, affiancato dallo Stato tedesco della Bassa Sassonia. Nei primi passi della nuova società dovrebbe essere coinvolta anche la produttrice israeliana di armamenti Rafael Advanced Defense Systems, per la realizzazione di sistemi e componenti per la difesa aerea destinati alla Germania e all’Europa, almeno secondo quanto dichiarato da Volkswagen, che tuttavia non esclude «ulteriori partenariati e progetti sotto l’egida della nuova società». L’accordo, che ora attende l’approvazione definitiva da parte delle autorità tedesche, era nell’aria. Già ad aprile la multinazionale era in trattative con la Rafael Advanced Defense Systems, di proprietà dello Stato israeliano e controllata dal Ministero della Difesa. Ha un rapporto preferenziale con le Forze di Difesa Israeliane (IDF), i cui crimini sono stati denunciati da ong e Nazioni Unite. Questi legami sono stati denunciati dai cittadini tedeschi, riuniti nell’Osnabrücker Friedensinitiative (OFRI). La portavoce Marie Dominique Guyard ha sottolineato come «la produzione per un’azienda israeliana di armi equivalga di fatto a un sostegno alle guerre che lo Stato di Israele sta conducendo contro i palestinesi, il Libano e l’Iran». Le proteste contro l’accordo non sono arrivate soltanto dalla società civile tedesca, ma anche dal Qatar (terzo azionista della Volkswagen), che ha ottenuto una modifica limitata, facendo virare la cessione sul fondo di investimenti Aurelius, con base operativa a Tel Aviv. Quello di Osnabrück è uno stabilimento storico, all’interno del quale si producono automobili da 125 anni. Nel 2010, a seguito del fallimento di Karmann, venne rilevato dalla Volkswagen. Quando l’emergenza sembrava rientrata, alle porte dell’impianto della Bassa Sassonia venne a bussare la crisi della multinazionale tedesca. A dieci anni di distanza, Volkswagen ha messo a punto un imponente piano di licenziamenti. Pochi giorni fa, ha annunciato l’intenzione di tagliare ulteriori 50mila posti di lavoro, che si aggiungono agli altri 50mila previsti entro il 2030. Nel piano di ristrutturazione rientra anche la chiusura o la cessione di diversi stabilimenti, a partire da quello di Osnabrück, dove non sarà rinnovato il contratto per la produzione della T-Roc Cabriolet, in scadenza l’anno prossimo. Al suo posto ci sarà, secondo i piani della multinazionale tedesca, la riconversione bellica, a favore di sistemi di difesa aerea. Volkswagen difende la decisione traslandola sul piano dell’occupazione. Secondo la dirigente Daniela Cavallo, verranno garantiti, almeno fino al 2029, 1.200 posti di lavoro. La vendita dello stabilimento di Osnabrück si inserisce in una tendenza più ampia, che sfrutta la crisi in cui versa l’industria automobilistica europea per portare avanti gli ambiziosi piani di riarmo messi a punto di recente. In Francia, Renault ha siglato un accordo con il Ministero delle Forze armate per produrre in serie – negli stabilimenti di La Mans e Cléon — il drone militare polifunzionale denominato “Chorus”. La sensazione è che Renault e Volkswagen possano essere presto seguite da altre aziende. In Italia il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, aveva annunciato — senza poi dargli seguito — un possibile piano per convertire le fabbriche del settore auto in industrie per la difesa, soprattutto alla luce della crisi di Stellantis. The post Germania: una fabbrica Volkswagen passerà alla produzione di armi israeliane appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 8, 2026
L'INDIPENDENTE
La Corte dei Conti europea boccia il piano di riarmo di Bruxelles
«Nonostante gli ambiziosi piani dell’UE e l’aumento della spesa, sarà difficile conseguire la prontezza alla Difesa entro il 2030, a causa dei notevoli vincoli esistenti». Con queste parole la Corte dei Conti UE ha gelato la Commissione di Ursula von der Leyen. I giudici contabili dell’Unione europea hanno spiegato, in un rapporto dettagliato, i motivi per cui il piano di riarmo da 800 miliardi di euro (Rearm EU) annunciato in pompa magna potrebbe rivelarsi un enorme spreco di risorse pubbliche. Si parte da «un coordinamento insufficiente tra i vari flussi di finanziamento dell’UE, nonché tra i finanziamenti dell’UE e quelli nazionali», fino ad arrivare a «strozzature in termini di materiali, componenti chiave o personale qualificato». Ci sono poi gli elevati tassi di inflazione e «la continua dipendenza dagli Stati Uniti». Non usa mezzi termini la Corte dei Conti UE nel definire «ambizioso» il piano di riarmo messo a punto dalla Commissione dopo «la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e il deterioramento della sicurezza mondiale». Il fu Rearm EU — ribattezzato Readiness 2030 con un tocco eufemistico — impegna i membri dell’Unione a una spesa complessiva da 800 miliardi di euro da destinare alla Difesa. Larga parte del piano sarà finanziata da un aumento del debito pubblico nazionale, mentre una minima parte da un meccanismo di prestiti a tassi agevolati, il famoso fondo SAFE a cui ha aderito anche l’Italia. È proprio la composizione finanziaria del riarmo europeo uno dei suoi nervi scoperti, almeno secondo i giudici contabili dell’Unione, che scrivono: «il crescente ricorso alla spesa per la difesa finanziata tramite debito, ai prestiti garantiti dall’UE e all’attivazione delle clausole di flessibilità può compromettere la sostenibilità di bilancio rallentando la riduzione del debito pubblico». A 18 Paesi membri è stato concesso di derogare alle stringenti regole europee racchiuse nel patto di stabilità, in nome del quale, in passato si è sacrificata gradualmente la spesa sociale. Con il riarmo la musica è cambiata, e dopo anni di austerità l’UE accetta la prospettiva di un maggior debito, nazionale e non solo. Come fatto notare dai giudici contabili, Bruxelles ricorre sempre più spesso a prestiti garantiti dal bilancio dell’UE. Si pensi ad esempio al citato strumento SAFE, da 150 miliardi di euro, e al recente prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina. «Per tali prestiti — scrive la Corte dei Conti UE — la Commissione prende a sua volta in prestito i fondi necessari sui mercati dei capitali. La Corte ha ripetutamente avvertito che, in assenza di accantonamenti, qualsiasi perdita relativa ai prestiti dovrà essere coperta dal margine di bilancio dell’UE noto come “margine di manovra”. Ciò potrebbe comportare una richiesta di contributi aggiuntivi agli Stati membri». Spesa per la difesa degli Stati membri dell’UE nel 2024 (Corte dei Conti europea). C’è poi l’inflazione, che da anni galoppa in Europa. Il settore della Difesa, vista l’alta richiesta legata alla fase di incertezza internazionale, viaggia sopra la media. «L’aumento dei finanziamenti — fa notare la Corte dei Conti europea — comporta rischi di attuazione, quali produrre un impatto limitato nel colmare le carenze di capacità a causa degli elevati tassi di inflazione oppure perseguire valori-obiettivo di spesa senza che siano correlati a requisiti di performance». Qui il riferimento è ai recenti obiettivi fissati dalla NATO, di cui fanno parte 23 dei 27 membri dell’UE. Il presidente USA Donald Trump li ha convinti a destinare il 5% del proprio PIL al settore della Difesa. E anche su questo la Corte dei Conti europea fa notare il proprio disappunto, dal momento che «tali valori-obiettivo incentrati sulle risorse mancano di requisiti in termini di performance e non sono in linea con i princìpi di economia, efficienza o efficacia». Insomma, per tenere fede al diktat NATO, basta spendere nella Difesa, senza preoccuparsi della sostenibilità economica. Nel mirino della Corte dei Conti europea finisce anche «la continua dipendenza dagli Stati Uniti». A partire dalle forniture militari: «dall’inizio della guerra in Ucraina fino al giugno 2023, il 78% delle acquisizioni nel settore della difesa da parte degli Stati membri dell’UE proveniva da paesi esterni all’Unione: gli Stati Uniti da soli ne rappresentavano il 63%». La dipendenza dall’esterno, con l’aggravante del fornitore quasi monopolistico, rischia di mandare in fumo il cronoprogramma della Commissione. Alla possibile «strozzatura in termini di materiali» si aggiunge quella del personale qualificato, che «l’industria della Difesa ha difficoltà sia ad attrarre che a trattenere». Nel chiosare, la Corte dei Conti avverte che «se non verranno soddisfatte queste condizioni strutturali, i fondi stanziati potrebbero non tradursi in spese». The post La Corte dei Conti europea boccia il piano di riarmo di Bruxelles appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 7, 2026
L'INDIPENDENTE
La guerra prepara la marea nera
L’AfD sfonda in Germania mentre l’Europa sceglie riarmo, sacrifici sociali e austerità. Se la sinistra non rompe con queste politiche, l’antifascismo rischia di ridursi a un impotente allarme elettorale. C’è …
September 7, 2026
Osservatorio Repressione
I Paesi europei (Italia inclusa) tentano di rendere seducente il servizio militare
Di fronte ai venti di guerra e con la diplomazia ormai in soffitta, i Paesi europei affilano le armi, cercando di convincere i giovani a intraprendere la carriera militare. Non è un compito semplice: sondaggi e proteste fotografano nei ragazzi europei il generale sentimento di avversione all’arruolamento in caso di guerra. Con tempi e modalità differenti, gli eserciti europei si sono mossi per rendere seducente il servizio militare. In Germania, da settimane, le forze armate stanno provando ad attrarre giovani facendosi pubblicità sugli incarti dei kebab. L’Italia sta puntando forte sulla comunicazione social, non lesinando riferimenti alla cultura pop per far diventare la divisa virale. In questi tempi di riarmo, Roma punta a raccogliere i frutti del processo di militarizzazione del sapere intrapreso da anni con la presenza nelle scuole e nelle università. La questione del servizio militare è affrontata in Europa da diverse angolazioni. Dieci Paesi membri dell’UE sono dotati di leva obbligatoria, mentre altri hanno deciso di puntare su un servizio volontario. Di recente il Belgio ha lanciato un programma di arruolamento a cui hanno risposto 3248 ragazzi per 500 posti disponibili. La speranza del Ministero della Difesa è che, dopo l’anno di ferma volontaria, diventino riservisti o scelgano in via definitiva la carriera militare. Per pubblicizzare il programma, le autorità belghe hanno inviato nel novembre del 2025 quasi 150mila lettere ad altrettanti diciassettenni, che quest’anno avrebbero raggiunto la maggiore età. L’obiettivo? “Sensibilizzarli sulla Difesa”, come dichiarato dal ministro Theo Francken, firmatario della missiva. Per settimane sono stati organizzati nel Paese banchetti informativi, accompagnati dalla promozione via social. Oltre a sottolineare lo spirito patriottico dell’iniziativa, i promotori non hanno mancato di mettere in evidenza i vantaggi materiali dell’arruolamento, come uno stipendio mensile netto di circa 2000 euro o la copertura delle spese sanitarie. > 149.000 brieven gingen gisteren op de post. Alle 17-jarigen van het land > worden warm gemaakt voor Defensie in het algemeen en voor het vrijwillige > militaire dienstjaar in het bijzonder. > > Let’s go! @BelgiumDefence pic.twitter.com/UaStbvIHuC > > — Theo Francken (@FranckenTheo) November 8, 2025 Quest’anno la Germania ha introdotto un meccanismo di leva obbligatoria per i cittadini maschi nati dal 1° gennaio 2008, che devono registrarsi presso le forze armate e sostenere delle prove di idoneità. In caso di esito positivo, è previsto l’arruolamento volontario dalla durata minima di sei mesi. L’aspetto cruciale della legge approvata sul finire del 2025 consiste nel fatto che se il numero di volontari non sarà sufficiente, scatterà un meccanismo di selezione coatta attraverso un sorteggio, la cosiddetta “coscrizione obbligatoria in base alle necessità”. Una soluzione ibrida che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe rafforzare la Bundeswehr, alle prese con carenze strutturali di personale. In questa direzione vanno letti anche i tentativi di rendere il servizio militare più attraente per i giovani. Nelle ultime settimane l’esercito ha lanciato una campagna di reclutamento sfruttando uno dei luoghi più frequentati dai giovani: le kebabberie. Gli incarti con motivi mimetici dotati di un codice QR rimandano direttamente al sito delle forze armate tedesche e alle opportunità lavorative attive. L’Italia si sta preparando da anni a questo momento di incertezza internazionale. Conta sull’articolato processo di militarizzazione della scuola e dell‘università, a cui abbiamo dedicato diversi articoli. A ciò si affianca un più recente cambio nella strategia social, accomunata dal medesimo obiettivo: rendere più attraente la carriera militare. Si vai dai reel quotidiani col “buongiorno” degli agenti alla costruzione di campagne virali, come quella lanciata a maggio dai Carabinieri. Attingendo dalla cultura gaming e utilizzando un linguaggio pop, i Carabinieri hanno pubblicato un video che ritraeva un agente intento a vestirsi e armarsi, accompagnato dalla descrizione: «Scegli la tua skin. Poi entra in partita e dimostra di meritarla». Non mancano poi le collaborazioni con divulgatori e influencer pubblicate sulle varie piattaforme social. Il ministero della Difesa punta a incrementare l’organico delle forze armate fino a 40mila unità entro la fine del 2033. A quest’obiettivo risponde il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri e in attesa di iniziare l’iter in Parlamento. The post I Paesi europei (Italia inclusa) tentano di rendere seducente il servizio militare appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 31, 2026
L'INDIPENDENTE
Nucleare e guerra fuori dal pareggio di bilancio: la UE promuove morte e devastazione
La Commissione Europea ha emesso una nota sui criteri di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di Stabilità, stabilendo una serie di deroghe ai vincoli. Dopo gli investimenti in difesa, vengono svincolati quelli energetici – in particolare per la prima volta gli investimenti nel nucleare figurano tra le […] L'articolo Nucleare e guerra fuori dal pareggio di bilancio: la UE promuove morte e devastazione su Contropiano.
August 20, 2026
Contropiano
Londra offre l’ombrello nucleare in cambio del mercato UE, ma l’obiettivo è Kiev
C’è un proposta che sarebbe arrivata fino al tavolo di Andy Burnham, il nuovo inquilino di Downing Street, che riguarda uno scambio tra l’ombrello nucleare britannico e l’accesso privilegiato del Regno Unito alla zona di libero scambio della UE. È un’idea che risale al 2019, e ora torna all’attenzione pubblica, […] L'articolo Londra offre l’ombrello nucleare in cambio del mercato UE, ma l’obiettivo è Kiev su Contropiano.
August 12, 2026
Contropiano
Ponte sullo Stretto: il governo accelera per avviare i cantieri
Il Ministro dei Trasporti Salvini procede ostinato al servizio di Stretto di Messina SpA per spianare la strada all’approvazione del progetto del ponte sullo stretto. Dopo aver messo mano alla commissione della Valutazione di Impatto Ambientale – che si era permessa di porre delle prescrizioni ambientali e di salvaguardia – […] L'articolo Ponte sullo Stretto: il governo accelera per avviare i cantieri su Contropiano.
August 8, 2026
Contropiano
Il governo Meloni ha venduto un’azienda militare strategica agli USA
Soltanto un anno fa Tekne era considerata un’azienda strategica, meritevole del Golden Power. Oggi invece è stata scaricata dal governo Meloni, che ha dato il via libera alla cessione del 70% delle quote alla statunitense Nuburu. Fino a questo momento Tekne era posseduta per l’83% da Ambrogio D’Arrezzo. La società è specializzata nella produzione di scudi anti-drone e di sistemi Electromagnetic Pulse (EMP), capaci di disabilitare i circuiti elettronici nemici. Negli anni ha investito parecchio su ricerca e innovazione, accumulando circa 32 milioni di perdite. È finita così nel mirino di Nuburu, azienda della difesa statunitense, che dopo un anno di trattative è riuscita a strappare l’accordo di acquisizione. Il governo Meloni ha subordinato l’operazione ad alcune clausole, come il mantenimento della produzione in Italia e una lista di clienti limitata ai Paesi UE e NATO. L’azienda statunitense ha valutato Tekne 50 milioni di euro e ha presentato un piano di risanamento volto a colmare le difficoltà finanziarie generate dagli investimenti nell’ampliamento delle attività e nello sviluppo di nuovi sistemi, impiegati anche sui blindati in dotazione all’Esercito italiano. Il piano industriale di Nuburu prevede l’espansione delle attività produttive, oggi concentrate a Ortona, in provincia di Chieti, anche in altre aree dell’Abruzzo e dell’Emilia-Romagna. Complessivamente, l’organico dovrebbe crescere fino a 370 dipendenti, inclusi quelli già attualmente impiegati. Nuburu ha dichiarato di voler fare di Tekne «il fulcro della nostra piattaforma integrata per la Difesa e Sicurezza in Italia» e stima di generare ricavi cumulati pari a circa 565 milioni di euro nel periodo 2026-2030. «L’attuale contesto geopolitico impone un criterio di massima precauzione nella valutazione degli elementi di rischio per il sistema di difesa e sicurezza nazionale», si legge nel provvedimento con cui il governo ha autorizzato la cessione delle quote all’azienda statunitense. Palazzo Chigi ha subordinato l’operazione al rispetto di dieci prescrizioni vincolanti, tra cui l’obbligo di «mantenere sul territorio italiano la sede e gli impianti industriali di Tekne» destinati alle attività nel settore della difesa e della sicurezza nazionale e di garantire «la disponibilità delle tecnologie e dei suoi frutti per soddisfare le esigenze della difesa nazionale». Il provvedimento stabilisce inoltre che le conoscenze tecniche utilizzate dalle Forze armate e dalle forze di polizia italiane non vengano «cedute o rivelate ad altri» e limita la commercializzazione dei sistemi ai soli Paesi dell’Unione Europea e della NATO. Non è la prima volta che Nuburu tenta di acquisire Tekne. Già lo scorso anno la società statunitense aveva presentato un’offerta per rilevare l’azienda italiana specializzata in sistemi antidrone, scontrandosi però con il veto del governo, che aveva esercitato i poteri speciali del Golden Power. Lo strumento consente allo Stato di intervenire nelle operazioni riguardanti imprese considerate strategiche per gli interessi nazionali e, nel contesto del riarmo europeo, Tekne era stata ritenuta tale dall’esecutivo. La produzione di sistemi antidrone rappresenta infatti uno dei principali filoni di investimento del piano di riarmo dell’Unione Europea. Tra i progetti più rilevanti figura la realizzazione del cosiddetto “muro antidrone” lungo i confini orientali dell’Unione. The post Il governo Meloni ha venduto un’azienda militare strategica agli USA appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 7, 2026
L'INDIPENDENTE