Sbatti Vannacci in prima pagina

Jacobin Italia - Saturday, June 13, 2026

La politica italiana, e di conseguenza la comunicazione, sta vivendo giorni di spensierata follia attorno al caso Vannacci. L’espressione di una cultura retriva, para-fascista e fondamentalmente razzista e omofoba, sta diventando un fenomeno da circo mediatico occupando un’inedita centralità nel panorama politico. In questo delirio si perdono i contenuti, come spesso accade al dibattito politico italiano, ma soprattutto si perdono due elementi fondamentali per comprendere il fenomeno: la sua piena internità alla destra italiana per la quale non rappresenta affatto un’anomalia. E la capacità, al limite del masochismo, della sinistra e delle sue espressioni giornalistiche, di creare il «mostro» che puntualmente le sfuggirà di mano.

Vannacci si sta facendo notare soprattutto per la proposta della «remigrazione», senza avere il timore di definirla per quello che è davvero: una deportazione dei migranti senza permesso di soggiorno da riportare (come?) nei paesi di provenienza. Il modello è ovviamente il capofila di questa politica anti-migrazione, Donald Trump, il quale ha dichiarato, riporta un articolo del Washington Post, di aver espulso più di 600 mila immigrati nel primo anno di presidenza, una cifra che include «sia le persone rimpatriate dopo essere state fermate al confine statunitense, sia quelle espulse dall’interno del paese». I dati federali mostrano che solo l’Ice, la famigerata polizia per i rimpatri che si è distinta per la violenza esercitata a Minneapolis, «ha espulso circa 443.000 persone nell’anno fiscale 2025, rispetto alle 221.000 dell’anno precedente». A voler essere precisi, va detto che nemmeno Trump riesce a stare dietro ai propri obiettivi visto che il risultato atteso dalle sue dichiarazioni era di procedere a un milione di espulsioni l’anno e lo stesso presidente Usa, per quanto sia feroce la sua azione amministrativa, riceve pressioni dai gruppi più conservatori affinché intensifichi gli sforzi. Ecco perché qualche giorno fa il Congresso degli Usa ha dato il via libera a uno stanziamento di 70 miliardi di dollari per il contrasto all’immigrazione clandestina nell’arco di tre anni. L’Immigration and Customs Enforcement (Ice) e la Customs and Border Protection (Cbp) hanno ora tempo fino all’anno fiscale 2029 per continuare a costruire il più grande sistema di detenzione mai realizzato nel paese, rafforzare le fila degli agenti federali dell’immigrazione e acquistare tecnologie di sorveglianza e controllo che potrebbero avere un impatto sia sugli immigrati privi di documenti che sui cittadini statunitensi.

Eppure questa politica ha iniziato a subire i primi rovesci di consenso, specialmente dopo i tragici fatti di Minneapolis e la forte opposizione sociale che in quella città si è espressa. A tredici mesi dall’inizio del secondo mandato il 58% degli americani ritiene che Trump si sia spinto troppo oltre nell’espulsione degli immigrati senza documenti. Una percentuale leggermente superiore, il 62%, si oppone alle tattiche aggressive dell’Ice e più della metà dell’opinione pubblica si dichiara «indignata» o «arrabbiata» per le operazioni di controllo effettuate a Minneapolis.

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Quanto a rimpatri, l’Italia è anni luce dietro Trump. Ma in un riepilogo dei numeri fatto dai deputati di Fratelli d’Italia di Camera e Senato, si legge che «la strategia voluta dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia produce risultati concreti, superando gradualmente i gravi disagi provocati dalle catastrofiche politiche migratorie di Pd e M5S». L’entusiasmo è determinato dal fatto che «nel 2025 si è registrato un aumento del 52% rispetto al 2022, dei rimpatri operati, nonostante l’incremento dei provvedimenti di mancata convalida dei trattenimenti nei Cpr disposti dall’autorità giudiziaria». Il Ministero dell’Interno fa sapere che i rimpatri «sono stati 6.097, a cui si aggiungono 675 rimpatri volontari assistiti, per un totale di 6.772. Da quando è al lavoro il Governo Meloni la crescita è costante. Parliamo di un incremento medio annuo nel primo triennio di governo di circa il 12%». 

La «remigrazione» di Vannacci, insomma, è già un piano del governo e per quanto l’ex generale – che vive con la pensione maggiorata da ex militare e con l’emolumento da europarlamentare, una vita da nababbo – possa promettere che costruirà Centri di detenzione a tutto spiano o voli charter ininterrotti, è difficile in realtà che possa fare più di Giorgia Meloni. Che pure ha fatto appena «meglio» del centrosinistra: dal 2014 al 2018, gli anni in cui si sono succeduti i governi di Renzi e Gentiloni, i rimpatri effettivi (non gli ordini di rimpatrio) operati dall’Italia hanno oscillato tra i 5.314 del 2014 ai 7.045 del 2017 per tornare poi a 5.615 del 2018. Non è molto diverso da quanto fatto dal governo di centrodestra. 

Quanto all’omofobia evidente della propaganda di Vannacci, che ama ripetere la battuta sugli omosessuali «non normali» in quanto non rientranti nella norma statistica – gioco di parole per sdoganare un pregiudizio tanto radicato quanto violento – non è certo dissimile da quella contenuta nel decreto Valditara approvato il 4 giugno in Parlamento in cui si stabilisce che «Le istituzioni scolastiche sono tenute a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori o degli studenti, se maggiorenni, per la partecipazione a eventuali attività che riguardino temi attinenti all’ambito della sessualità» e che «per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria sono escluse, in ogni caso, le attività didattiche e progettuali nonché ogni altra eventuale attività aventi ad oggetto temi attinenti all’ambito della sessualità». Questo delirio normativo è legge e lo è in nome dell’ossessione che la destra italiana ha per la pervasività della «cultura gender» che travierebbe i nostri figli insidiandoli in particolare nella scuola pubblica che, come è noto, è dominio egemonico della «cultura de’ sinistra». 

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Vannacci farà male al centrodestra e alla Lega semplicemente perché ne è espressione diretta. Più verace, sguaiata, incurante delle critiche mainstream, e quindi più popolare, in grado di pescare da quel grande serbatoio coltivato negli ultimi trent’anni da tutti i dirigenti del centrodestra e in particolare da Salvini e Meloni. Per questo dipingerlo come un’escrescenza esterna, un’anomalia di percorso, un virus da cui il centrodestra potrebbe difendersi spostandosi un po’ di più al centro diventa un’illusione e una mistificazione.  Stiamo assistendo all’ennesima tappa di un progressivo spostamento verso posizioni estreme della destra che utilizza tutto l’armamentario culturale e politico del fascismo storico, come ha ben argomentato Tomaso Montanari nel suo ultimo libro e come la cronaca politica dimostra quotidianamente. Si tratta di stilemi razzisti che discendono da una cultura nazionalista e di strenua difesa dei privilegi dell’elettore di riferimento, il maschio bianco eterosessuale che Vannacci, come prima di lui Salvini e anche la stessa Meloni, si incarica di proteggere dall’invasione migratoria, dalla perdita di status e di dominio, soprattutto sul piano sessuale e patriarcale, illudendolo che per questa via saranno risolti anche i suoi problemi sociali (disoccupazione, precarietà, lavoro malpagato, ecc). 

In questo equivoco avanza una strana attitudine nel campo progressista, quella di sperare in un successo vannacciano per indebolire il centrodestra e forse anche per auspicare un suo depuramento dalle posizioni più indigeste e radicali e renderlo così potabile per eventuali futuri compromessi bipartisan. 

Il capofila di questo atteggiamento è ovviamente Matteo Renzi che a margine del dibattito al Senato dell’11 giugno definisce quella di Vannacci «un’operazione bellissima» e si chiede: «Che cosa dice Marina Berlusconi, che è la riformista, se Vannacci sta dentro [l’alleanza di centrodestra, ndr]? …la coperta è corta». Le interviste con maggior eco mediatica sono quelle date ai canali di area progressita, Otto e ½ di Lilli Gruber o Piazzapulita di Corrado Formigli. Del resto, Vannacci è un personaggio che prima di essere gonfiato, con tutta l’insipienza politica del caso, da Matteo Salvini, è stato sovradimensionato dalla stampa italiana a seguito della pubblicazione vincente del suo libro Il mondo al contrario. E invece di essere cacciato dall’esercito per manifesta violazione costituzionale delle norme che regolano le nostre Forze Armate, è stato prima rimosso con promozione e poi facilitato nella sua carriera politica. Come se in fondo Vannacci facesse un po’ comodo. 

Tutto questo non per sostenere che l’ex generale non sia una variabile impazzita dello scontro politico né che non possa alimentare spinte pericolose e incontrollabili. Il modo incendiario di attizzare l’odio anti-immigrati ne fa una questione democratica che mina la convivenza civile. Oggi Vannacci, sia pure con una faciloneria da commedia all’italiana, sembra il corrispettivo degli scontri razzisti di Belfast e indica una strada che in qualche modo la destra italiana sarà portata a rincorrere. La previsione di una coalizione che non comprenda colui che probabilmente otterrà intorno al 5% dei consensi è abbastanza improbabile, mentre molto più probabile è l’avvitamento della Lega di Salvini in caduta libera nei sondaggi e con un leader che non solo ha perso tutto l’appeal che conservava fino a cinque anni fa, ma che si è macchiato di un errore di valutazione sull’ex generale che lo dovrebbe costringere ad andare a ripetizioni di politica. 

Vannacci è un pericolo ed è giusto contrastarlo in ogni modo: ma è comunque figlio di questa destra e prodotto di questa politica. Per questo la manifestazione del 13 giugno a Roma contro la Remigrazione e la destra che la promuove è importante: per ristabilire le corrette distanze e proporzioni.

*Salvatore Cannavò già vicedirettore de Il Fatto quotidiano e direttore editoriale di Edizioni Alegre, è autore tra l’altro di Mutualismo, ritorno al futuro per la sinistra (Alegre, 2018) e Si fa presto a dire sinistra(Piemme, 2023).

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