Mancano quasi 500 pediatri di famiglia, mentre le liste di attesa restano infinite

Pressenza - Saturday, June 6, 2026

In Italia mancano almeno 497 pediatri di libera scelta e quasi l’80% delle carenze si concentra in tre grandi Regioni del Nord: Lombardia, Piemonte e Veneto.

In alcune aree si supera il massimale di 1.000 assistiti per pediatra; entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri e non c’è alcuna certezza sul ricambio generazionale.

In base alla “Riforma Schillaci”, l’assistenza pediatrica fino a 18 anni richiederebbe ad oggi oltre 3.500 pediatri in più per garantire standard assistenziali adeguati.

Sono alcuni dati di un recente Report della Fondazione GIMBE: https://press.gimbe.org/press/comunicato.it-IT.html?id=495.

Il pediatra di libera scelta (PLS) – cd. pediatra di famiglia – è il medico preposto alla tutela della salute di bambini e ragazzi da 0 a 13 anni.

Sino al compimento del 6° anno di età, i bambini devono essere obbligatoriamente assistiti da un PLS; tra i 6 e i 13 anni compresi, i genitori possono invece scegliere tra il PLS e il medico di medicina generale (MMG).

Al compimento del 14° anno, l’assistenza del PLS termina automaticamente, salvo proroghe fino ai 16 anni nei casi di patologie croniche o disabilità documentate.

Secondo i dati ISTAT, al 1° gennaio 2025 i bambini nella fascia 0-5 anni, con iscrizione obbligatoria al PLS, erano oltre 2,4 milioni. Superavano invece i 4 milioni i minori tra 6 e 13 anni, che potrebbero essere seguiti dal PLS o dal MMG, in base alle preferenze dei genitori e alla disponibilità locale di professionisti.

Per garantire qualità dell’assistenza, prossimità degli studi e reale libertà di scelta, la Fondazione GIMBE ha utilizzato il rapporto ottimale di 1 PLS ogni 850 assistiti utilizzando le rilevazioni della Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (SISAC) al 1° gennaio 2025.

Il risultato è una carenza complessiva di 497 PLS, con forti squilibri regionali. Il 78,7% delle carenze si concentra infatti in tre sole grandi Regioni del Nord, in peggioramento rispetto al 1° gennaio 2024: Lombardia (186), Piemonte (109), Veneto (96).

Al contrario, in cinque Regioni (Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia e Umbria) non si rilevano carenze, poiché la media di assistiti per PLS è inferiore a 850. Anche questo dato risulta in peggioramento perché al 1° gennaio 2024 le Regioni senza carenze erano nove.

“Inevitabilmente, precisa il presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, la carenza stimata in termini di media regionale tende a sottostimare eventuali carenze locali anche molto critiche, soprattutto nelle aree interne, montane e a bassa densità abitativa, ma ormai sempre più frequenti anche nelle grandi città metropolitane”.

Inoltre, secondo i dati 2025 forniti dalla Federazione Italiana dei Medici Pediatri (FIMP), tra il 2025 e il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri di libera scelta, per raggiunti limiti di età, pari a 70 anni (salvo deroghe).

E anche se l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), a proposito di liste d’attesa, nel presentare la nuova apposita piattaforma di monitoraggio, parla di “una diffusa tendenza al miglioramento”, in realtà nei primi 4 mesi del 2026 risultano in ritardo quasi 2 milioni di visite ed esami.

Inoltre, solo il 50% delle prime visite prescritte e il 54% degli esami si traduce in prestazioni erogate, con la conseguenza che una ricetta su due va perduta.

Ci sono poi alcune Regioni che segnano il passo, non evidenziando miglioramenti, come l’Abruzzo, le Province Autonome di Trento e Bolzano, il Piemonte, la Sardegna, la Sicilia e la Valle d’Aosta.

“Complessivamente, sottolinea l’AGENAS, possiamo dire che le cose vanno meglio dove si è intervenuti con una serie di strumenti che agiscono contemporaneamente su più fronti, quali la centralizzazione delle agende, l’uso dei finanziamenti per pagare il lavoro aggiuntivo dei medici, l’apertura di ambulatori e servizi di diagnostica anche nei weekend, il recall dei pazienti in agenda per contrastare quel 20% che si prenota e poi non si presenta all’appuntamento, l’implementazione di software di intelligenza artificiale per l’ottimizzazione delle agende con il riutilizzo dei posti rimasti disponibili, o ancora l’introduzione di app per la prenotazione integrate già con il Fascicolo Sanitario Elettronico.

Certamente, però, aumentare l’offerta e rendere più efficienti le agende non è l’unica soluzione.
Anzi, quando questo avviene in assenza di altre misure, si finisce per inseguire una domanda che cresce in modo esponenziale, creando un circolo vizioso da evitare.

Come evidenziano le buone pratiche rilevate, serve lavorare soprattutto sull’appropriatezza prescrittiva, attraverso tavoli di confronto con i medici di medicina generale, l’integrazione nei gestionali prescrittivi dei criteri di appropriatezza espressi dal modello RAO (Raggruppamenti di Attesa Omogenea), l’analisi dei quesiti diagnostici anche attraverso strumenti di intelligenza artificiale, sistemi di concordanza e confronto tra MMG e specialisti attraverso il teleconsulto”.

Qui per approfondire in ordine ai dati delle liste d’attesa e alla Piattaforma di monitoraggio di AGENAS: https://www.agenas.gov.it/aree-tematiche/comunicazione/primo-piano/2774-presentazione-della-nuova-piattaforma-nazionale-delle-liste-di-attesa.

Giovanni Caprio