Senegal: il mandato del popolo è incompatibile con le ricette del FMI e della Banca mondiale

Pressenza - Wednesday, May 27, 2026

Il 22 maggio 2026 il presidente Bassirou Diomaye Faye ha posto fine a una sorta di coabitazione piuttosto inedita, poiché si verificava per la prima volta in Senegal.

In sostanza, i senegalesi avevano portato al potere la coppia «Diomaye-Sonko».

Ci sembra quindi opportuno porci delle semplici domande:

La vittoria di questa coppia è compatibile con il mantenimento di una costituzione (un presidenzialismo forte), ispirata in gran parte a quella della V Repubblica attualmente in vigore in Francia? Questo tipo di gestione politica verticale è in crisi in tutto il mondo e provoca alla popolazione molti danni interni ed esterni.

È opportuno costruire sulle macerie del vecchio sistema sconfitto il 24 marzo 2024 un altro modello di organizzazione politico-istituzionale molto più conforme alle necessità del popolo, che ha portato al potere una coppia e non un singolo individuo, come vorrebbe una costituzione «bonapartista», ovvero un presidente forte con poteri da semidio?

Rispondere a questa duplice domanda significa andare a identificare più a fondo le radici della problematica sollevata.

Questa rottura è il culmine di due anni di tensioni crescenti, che hanno messo in luce due visioni politiche antagoniste: quella del presidente, considerata più conciliante, e quella di Ousmane Sonko, orientata maggiormente verso una rottura radicale.

Tuttavia, ci si interroga sul fattore scatenante immediato: le dichiarazioni del primo ministro davanti ai deputati poche ore prima della sua destituzione hanno costituito la goccia che ha fatto traboccare il vaso? In quell’occasione Sonko ha dichiarato che «il presidente ha sbagliato», alludendo al modo di gestire i fondi politici, una sorta di casse nere per le quali una certa opacità è da sempre la regola.

È stato questo a far precipitare lo scontro tra i due? Prima di essere destituito, Ousmane Sonko si è espresso davanti ai deputati. «Il presidente ha sbagliato», prima di aggiungere «Spero che rinsavisca», ponendo un ultimatum al proprio capo per l’adozione di un testo di riforma.

Questo aspetto, a nostro avviso, è certamente interessante dal punto di vista della cronologia dei fatti, ma riteniamo che l’essenziale sia altrove.

È risaputo che il sistema, tramite la Banca Mondiale e il FMI, aveva sospeso ogni erogazione e stava esercitando pressioni per una ristrutturazione del debito che avrebbe comportato l’attuazione di un programma di austerità, una cura da cavallo che solo i sinistri «esperti» del FMI e della Banca Mondiale conoscono. Sonko rifiutava tutto questo.

Una raccomandazione del FMI che propone le dimissioni di Sonko come condizione preliminare per qualsiasi ripresa dei rapporti con il Senegal rappresenta per noi il punto di partenza di ogni analisi seria che tenga conto delle legittime aspirazioni del popolo senegalese.

Il programma di PASTEF, sulla base del quale la squadra Diomaye-Sonko ha ottenuto il mandato popolare, è incompatibile con le ricette di finanziatori come l’FMI e la Banca Mondiale. Ciò costituisce la base politica della rottura tra i due leader. Aggiungiamo che un ego smisurato potrebbe essere stato un elemento acceleratore della rottura del duo al vertice dello Stato.

Una rottura ovviamente aiutata anche dalle manovre di settori dello «Stato profondo» sotto varie forme, ovvero tutti i sostenitori del sistema clientelare scosso nell’elezione rivoluzionaria del marzo 2024; le forze conservatrici legate al vecchio sistema corrotto che hanno contribuito alla spogliazione del popolo e alla sua precarietà.

La sequenza politica che si apre è senza precedenti: Sonko e il suo partito, maggioritari all’Assemblea nazionale, si ritrovano all’opposizione di fronte al presidente che hanno portato al potere.

In ogni caso, i cittadini nella loro diversità, che nel marzo 2024 si sono mobilitati per smantellare un sistema neocoloniale, rimangono la forza motrice imprescindibile e determinante in questo momento politico. Da loro dipende se si approfondirà o meno il percorso politico-sociale avviato in occasione delle elezioni presidenziali del 2024.

Restiamo attenti a questa maggioranza del popolo perché è lei, nella sua calda moltitudine, nella sua gioiosa e creativa diversità, che potrà scrivere le future pagine e sequenze in un percorso pieno di senso e invochiamo con tutte le nostre forze che sia posto sotto il sigillo della non violenza. «Quel senso tante volte perduto e tante volte ritrovato» che apre a un futuro radioso, riallacciandosi così agli antenati che, in diverse forme, hanno lasciato questo paese, l’Africa, il mondo un po’ migliori.

L’entrata in scena dei giovani e delle donne, del popolo, avverrà sicuramente. Quando? In quali forme? Con quali modalità? Speriamo che la violenza sia assente da questo inevitabile faccia a faccia. Per noi stessi, per l’Africa e per tutte le persone di buona volontà.

N'diaga Diallo