Bolivia: Manifestanti circondano la capitale chiedendo la rinuncia del presidente

Comitato Carlos Fonseca - Thursday, May 21, 2026

Indigeni, contadini e sindacalisti hanno cercato di entare in Plaza Murillo, dove si trova la sede del governo, ma sono stati repressi, quattro morti.

Questo lunedì, l’affollata marcia di migliaia di attivisti sociali, indigeni e sindacalisti è giunta a La Paz proveniente dall’altipiano boliviano nell’ambito dello sciopero generale contro il presidente, Rodrigo Paz, e le sue politiche di aggiustamenti. Con esplosivi e pietre, i manifestanti hanno cercato di entrare in Plaza Murillo, dove c’è il Palazzo del Governo, ma per varie ore i poliziotti antisommossa hanno violentemente represo con manganellate, spari con il piombo e gas lacrimogeni.

Il blocco indefinito delle strade che circonda le città di El Alto e La Paz si è preso la vita di quattro persone, dopo la conferma di questo lunedì della morte di un altro cittadino che partecipava alle proteste. Il morto di ieri è un dirigente contadino della zona dei Ponchos Rojos, che è spirato colpito da uno sparo della polizia.

La Procura ha anche ordinato l’arresto di Mario Argollo, segretario esecutivo della Centrale Operaia Boliviana (COB), il maggiore sindacato del paese, e di altri 24 dirigenti per presunti delitti di “istigazione pubblica a delinquere” e “terrorismo”.

“È un momento di caos”

Appena sei mesi dopo essersi insediato al potere, Paz è alle corde perché contadini, operai, minatori e maestri gli chiedono misure per affrontare la peggiore crisi economica della Bolivia in quattro decenni. Le proteste di lunedì si sono concentrate nelle vicinanze di Plaza Murillo, dove si trovano la Presidenza e il Parlamento a La Paz, protetti da poliziotti e militari.

Gruppi di manifestanti hanno saccheggiato una sede dell’ufficio nazionale del registro dei beni, da dove hanno gettato in strada e distrutto mobili, computer, schermi e altri articoli d’ufficio. Si sono viste decine di manifestanti feriti per la repressione della polizia. Le autorità hanno riportato almeno 95 fermati e hanno segnalato che un veicolo della polizia è stato incendiato.

“Ora sì, guerra civile” e “Che rinunci, cazzo!”, hanno gridato varie volte i manifestanti, che hanno accusato Paz di essere “incapace” a risolvere il conflitto, iniziando dalla COB e dalla Federazione dei Contadini Tupac Katari della regione andina con blocchi stradali che compiono 13 giorni. “Vogliamo che rinunci. La Bolivia sta vivendo un momento di caos”, ha detto all’agenzia AFP Iván Alarcón, un contadino aimara di 60 anni di Caquiaviri che ha viaggiato circa 90 chilometri per protestare.

Anche un’altra affollata marcia, di seguaci dell’ex presidente Evo Morales, che ha governato dal 2006 al 2019, è giunta a La Paz questo lunedì, dopo aver camminato per sette giorni da  Caracollo, nel Oruro, 180 chilometri a sud della capitale amministrativa della Bolivar. “Salutiamo lo sforzo. Per la prima volta vedo una mobilitazione nazionale che cammina d’inverno”, ha arringato Morales nelle sue reti sociali.

Almeno quattro morti

Sabato, poliziotti e militari hanno fortemente represso i manifestanti e sono riusciti ad aprire temporaneamente alcune strade d’acceso a La Paz, davanti alla critica scarsezza di alimenti, medicine e combustibili. Un dirigente contadino è il quarto morto durante il blocco indeterminato delle strade che circonda le città di El Alto e La Paz.

La prima morte contabilizzata dalle autorità è quella di Anna Enss, una cittadina straniera di 56 anni proveniente dal Belize che è morta per la repressione della polizia. In circostanze simili è morta Nelly Villanueva. Il 14 maggio si è saputo della terza vittima, una giovane di 20 anni che è stata assassinata dalla polizia ad El Alto.

Contrasti con Evo

Il governo della Bolivia ha sostenuto questo lunedì che sono stati identificati dei gruppi armati nelle proteste dei contadini e dei seguaci dell’ex presidente Evo Morales. Il portavoce della Presidenza, José Luis Gálvez, ha segnalato privatamente un ex funzionario del ministero della Difesa identificato come Bernabé G.P., che ora figura come “presidente del comitato del conflitto” dei cosiddetti ‘Ponchos Rojos’, una fazione di contadini aimara dell’altipiano di La Paz considerata radicale e che tradizionalmente esibisce armi antiche nelle proprie proteste.

Nelle sue reti sociali, Evo Morales ha affermato: “I mercenari e i pirati stranieri hanno già iniziato ad agire in coordinazione con il governo di Rodrigo Paz e dei suoi alleati di destra. Come sempre, i loro primi attacchi sono le menzogne e gli insulti. Inventano pretesti per invadere con violenza, massacrare il popolo e assaltare le nostre ricchezze”. L’ex mandatario ha detto che “l’impero nordamericano non solo vuole eliminarmi fisicamente, vuole invadere la Bolivia per appropriarsi delle sue risorse naturali come il litio”.

Sindacati nel mirino

Elevando ancor più la tensione, il procuratore generale dello stato, Roger Mariaca, questo lunedì ha confermato l’emissione di ordini di cattura contro il segretario esecutivo della COB, Mario Argollo, e altri 24 dirigenti legati alle mobilitazioni e ai blocchi che colpiscono il paese.

Argollo si è convertito in una delle principali figure delle proteste promosse insieme a settori indigeni di sinistra vicini ad Evo Morales, organizzazioni contadine, di fabbrica e minatori che questo lunedì sono avanzate verso il centro politico di La Paz. Da parte della COB hanno denunciato la “persecuzione giudiziaria” e hanno fatto appello a mantenere le mobilitazioni. “Non ci piegheranno nella lotta che abbiamo intrapreso. Stanno cercando di silenziarci come dirigenza con azioni popolari e richieste penali”, ha precisato lo stesso Argollo in un messaggio diffuso nelle reti sociali.

Chiedono di dichiarare lo “stato d’emergenza”

Nel frattempo i dirigenti delle istituzioni di ultradestra della regione boliviana di Santa Cruz, la più popolosa e il motore economico del paese, hanno chiesto al governo di dichiarare uno “stato d’emergenza settoriale” nei dipartimenti come quello di La Paz. Il presidente del Comitato Civico di Santa Cruz, che riunisce l’oligarchia crusegna, Stello Cochamanidis, ha chiesto al governo, alla Procura, alla polizia e alle Forze Armate di “agire immediatamente, con fermezza e secondo la Costituzione” contro coloro che “promuovono, finanziano, eseguono e coprono atti destinati a distruggere la democrazia”.

L’arrivo al potere di Paz ha messo fine a 20 anni di gestioni di sinistra guidate da Morales e da Luis Arce (2020-2025). La Bolivia attraversa la sua crisi economica più grave dal decennio del 1980. Ha prosciugato le sue riserve di dollari per sostenere una politica di sussidi ai combustili, che Paz ha eliminato a dicembre. L’inflazione annuale è stata del 14 per cento ad aprile.

20/05/2026

La Haine

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca: “Bolivia: manifestantes copan la capital exigiendo la renuncia del presidente”, pubblicato il 20-04-2026 in La Haine, su [https://www.lahaine.org/mundo.php/bolivia-manifestantes-copan-la-capital-exigiendo-la] ultimo accesso 21-05-2026.