
Siamo tutti parte di un unico organismo interconnesso
Pressenza - Sunday, May 17, 2026Ho sempre affrontato il rapporto guerra-ecologia attraverso la lente della nonviolenza; il legame tra questi due ambiti non è meramente fisico basti pensare ai danni ambientali dei conflitti, ma è anche profondamente filosofico e relazionale. Che nesso intercorre tra ecologia e guerra? A partire dalla Grecia antica troviamo l’interesse per quella che oggi definiamo ecologia legata alla guerra, già da allora c’era chi aveva compreso con uno sguardo allargato e che sapeva andare oltre il presente il bisogno di vivere sostenendo la pace.
Se Aristotele si può considerare il padre della biologia, il suo allievo Teofrasto (371 a.C. -287 a.C.) è ritenuto il vero pioniere dell’ecologia. Nel suo trattato “Le cause delle piante”, osservò come il clima, il suolo e l’intervento umano influenzassero la crescita dei vegetali, argomento molto attuale nel nostro dibattito quotidiano seppur un po’ accantonato a causa dei disordini mondiali. Anche altri illustri Greci si interessarono all’argomento diversi anni prima.
Lo storico Tucidide documentò come la guerra prolungata sia stata la causa della trasformazione del paesaggio greco, infatti quando gli Spartani occuparono stabilmente una parte dell’Attica non si limitarono a brevi incursioni, ma impedirono per anni la cura della terra. Questo portò a un vero e proprio degrado del suolo e all’abbandono delle rotazioni delle colture. E che dire del fatto che la flotta ateniese aveva necessità di quantità massicce di legname: le guerre portarono ad una deforestazione selvaggia di intere regioni, come la Macedonia e il monte Parnaso, alterando il microclima e causando erosione del suolo.
Anche Platone disse la sua, propose il meno dei mali suggerendo ai Greci di non devastare le terre né bruciare le case durante le guerre, ma di limitarsi a raccogliere il raccolto dell’anno. Considerava la distruzione della terra una forma di “malattia” del corpo sociale. I conflitti costanti ebbero effetti che oggi definiremmo anti-ecologici, pensiamo all’abbandono dei sistemi di irrigazione in quanto i combattimenti distruggevano i canali portando alla creazione di paludi e alla diffusione della malaria. Il pensiero dell’antropologo Gregory Bateson vissuto nel XX sec. e la sua “Ecologia della mente” diventa indispensabile: l’ecologia non è solo la tutela dell’ambiente in sé, ma una comprensione profonda del fatto che siamo tutti parte di un unico organismo interconnesso.
Se colpiamo l’Altro, stiamo inevitabilmente colpendo noi stessi e l’ambiente in cui viviamo. Non esiste una “vittoria” in guerra che sia ecologicamente e umanamente sostenibile. In un’ottica ecologica, la guerra è un errore sistemico dove tutti i contendenti hanno fallito nel mantenere l’equilibrio delle relazioni. In un sistema ecologico sano, la priorità è la cura della vita in tutte le sue forme. I conflitti sono visti come un’interruzione violenta di questo processo di cura che impedisce il confronto dialettico e distrugge le basi della convivenza civile e naturale. A chi fa la guerra, ahi noi, tutto ciò non interessa.