Siamo tutti parte di un unico organismo interconnesso
Ho sempre affrontato il rapporto guerra-ecologia attraverso la lente della
nonviolenza; il legame tra questi due ambiti non è meramente fisico basti
pensare ai danni ambientali dei conflitti, ma è anche profondamente filosofico e
relazionale. Che nesso intercorre tra ecologia e guerra? A partire dalla Grecia
antica troviamo l’interesse per quella che oggi definiamo ecologia legata alla
guerra, già da allora c’era chi aveva compreso con uno sguardo allargato e che
sapeva andare oltre il presente il bisogno di vivere sostenendo la pace.
Se Aristotele si può considerare il padre della biologia, il suo allievo
Teofrasto (371 a.C. -287 a.C.) è ritenuto il vero pioniere dell’ecologia. Nel
suo trattato “Le cause delle piante”, osservò come il clima, il suolo e
l’intervento umano influenzassero la crescita dei vegetali, argomento molto
attuale nel nostro dibattito quotidiano seppur un po’ accantonato a causa dei
disordini mondiali. Anche altri illustri Greci si interessarono all’argomento
diversi anni prima.
Lo storico Tucidide documentò come la guerra prolungata sia stata la causa della
trasformazione del paesaggio greco, infatti quando gli Spartani occuparono
stabilmente una parte dell’Attica non si limitarono a brevi incursioni, ma
impedirono per anni la cura della terra. Questo portò a un vero e proprio
degrado del suolo e all’abbandono delle rotazioni delle colture. E che dire del
fatto che la flotta ateniese aveva necessità di quantità massicce di legname: le
guerre portarono ad una deforestazione selvaggia di intere regioni, come la
Macedonia e il monte Parnaso, alterando il microclima e causando erosione del
suolo.
Anche Platone disse la sua, propose il meno dei mali suggerendo ai Greci di non
devastare le terre né bruciare le case durante le guerre, ma di limitarsi a
raccogliere il raccolto dell’anno. Considerava la distruzione della terra una
forma di “malattia” del corpo sociale. I conflitti costanti ebbero effetti che
oggi definiremmo anti-ecologici, pensiamo all’abbandono dei sistemi di
irrigazione in quanto i combattimenti distruggevano i canali portando alla
creazione di paludi e alla diffusione della malaria. Il pensiero
dell’antropologo Gregory Bateson vissuto nel XX sec. e la sua “Ecologia della
mente” diventa indispensabile: l’ecologia non è solo la tutela dell’ambiente in
sé, ma una comprensione profonda del fatto che siamo tutti parte di un unico
organismo interconnesso.
Se colpiamo l’Altro, stiamo inevitabilmente colpendo noi stessi e l’ambiente in
cui viviamo. Non esiste una “vittoria” in guerra che sia ecologicamente e
umanamente sostenibile. In un’ottica ecologica, la guerra è un errore sistemico
dove tutti i contendenti hanno fallito nel mantenere l’equilibrio delle
relazioni. In un sistema ecologico sano, la priorità è la cura della vita in
tutte le sue forme. I conflitti sono visti come un’interruzione violenta di
questo processo di cura che impedisce il confronto dialettico e distrugge le
basi della convivenza civile e naturale. A chi fa la guerra, ahi noi, tutto ciò
non interessa.
Maria Giovanna Farina