
Fondi all’istruzione palestinese, il Parlamento Europeo vota il congelamento. Ma su Israele il silenzio resta assordante
Assopace Palestina - Tuesday, May 5, 2026InsideOver, 4 maggio 2026.
Il Parlamento UE ha approvato una risoluzione che chiede di sospendere i fondi all’Autorità Palestinese, accusata di utilizzare libri di testo che incitano alla violenza
La Presidente del Parlamento Europeo Roberta MetsolaCon 418 voti favorevoli, 207 contrari e 14 astensioni, gli eurodeputati hanno dato il via libera a una risoluzione che lega i futuri trasferimenti di fondi comunitari all’Autorità Palestinese (AP) in Cisgiordania a una radicale revisione dei programmi scolastici. È il settimo anno consecutivo che il Parlamento approva una risoluzione di questo tipo. Motivo? Secondo i promotori della risoluzione, i manuali in uso nelle scuole palestinesi conterrebbero ancora passaggi che «glorificano la jihad» e incoraggiano gli studenti a impugnare le armi per «liberare la Palestina». Così, dal 2020 in poi, il Parlamento Europeo ha approvato risoluzioni simili ogni anno, chiedendo di congelare i fondi finché l’AP non si allineerà agli standard Unesco. Dall’inizio del sostegno finanziario, nel 2008, l’UE ha trasferito all’Autorità Palestinese circa 3,8 miliardi di euro attraverso il fondo Pegase.
Il doppio registro dell’Unione
La critica di fondo, che pure trapela tra le righe del dibattito parlamentare, è un’altra: perché la stessa solerzia non viene applicata con coerenza verso tutte le parti in conflitto? Da mesi, se non da anni, decine di organizzazioni per i diritti umani – tra cui Amnesty International e Human Rights Watch – documentano quella che definiscono una «politica di apartheid» da parte di Israele nei territori occupati. La Corte Internazionale di Giustizia ha recentemente ribadito l’illegalità degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Eppure, il Parlamento Europeo non ha mai varato alcuna sanzione significativa contro Israele, né sospeso i fondi di accordi di associazione o di cooperazione scientifica. Mentre i libri di testo palestinesi vengono così esaminati parola per parola, le ripetute e acclarate violazioni israeliane sembrano non produrre mai conseguenze diplomatiche o economiche rilevanti a Bruxelles.
La risoluzione è chiara: i libri di testo che incitano all’odio e alla violenza non possono essere finanziati con denaro europeo. Benissimo. Ma l’impressione è che il Parlamento Europeo applichi pesi e misure diversi: il risultato è un’Europa che sa essere severa con il più debole, ma accomodante con il più forte.
Scuole? Quelle distrutte da Israele?
C’è poi un aspetto tragicamente paradossale in questa vicenda. Certo, i libri palestinesi saranno pieni di odio e violenza e qui parliamo di Cisgiordania più che di Gaza, anche se le due situazioni non possono essere slegate: ma i nostri europarlamentari lo sanno che, secondo quanto riportato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA), quasi il 90% degli edifici scolastici nella Striscia di Gaza è stato danneggiato o distrutto dall’ottobre 2023 ad oggi?
Si tratta di centinaia di scuole ridotte a macerie, con percentuali che, secondo gli aggiornamenti più recenti dell’Agenzia stessa e dell’Education Cluster ONU, sfiorano o superano il 90% tra strutture colpite direttamente, danneggiate o rese inagibili. Molti istituti ancora in piedi sono stati convertiti in rifugi per sfollati. E centinaia di migliaia di bambini sono senza aule, libri o un minimo di normalità educativa. L’intero sistema scolastico è di fatto collassato e il problema, caro Parlamento UE, sono i libri dei palestinesi?
L’educazione in Israele
E a proposito di doppiopesismo, gli europarlamentari che hanno votato questa risoluzione hanno mai letto il libro Palestine in Israeli School Books: Ideology and Propaganda in Education scritto da Nurit Peled-Elhanan, attivista e docente israeliana dell’Università Ebrea di Gerusalemme? Ne ha parlato Simona Losito sulle colonne di questa testata, spiegando come Peled-Elhanan abbia analizzato i libri scolastici israeliani dal 1996 al 2009.
Risultato: dall’analisi dei libri di storia, ad esempio, emerge la negazione dei duemila anni di vita ebraica in esilio, culminati nell’Olocausto, e quindi della vita palestinese nella “loro” terra. Non solo. Nei libri scolastici non c’è traccia di aspetti culturali o sociali positivi della vita palestinese, né fotografie, ma solo icone razziste o immagini classificatorie umilianti come terroristi, rifugiati e agricoltori primitivi. Anche la geografia assume una connotazione propagandistica, con le mappe e i confini che vengono spesso distorti, mentre gli insediamenti illegali vengono equiparati a città come Tel Aviv. Della Palestina non c’è traccia.