Fondi all’istruzione palestinese, il Parlamento Europeo vota il congelamento. Ma su Israele il silenzio resta assordante
di Roberto Vivaldelli,
InsideOver, 4 maggio 2026.
Il Parlamento UE ha approvato una risoluzione che chiede di sospendere i fondi
all’Autorità Palestinese, accusata di utilizzare libri di testo che incitano
alla violenza
La Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola
Con 418 voti favorevoli, 207 contrari e 14 astensioni, gli eurodeputati hanno
dato il via libera a una risoluzione che lega i futuri trasferimenti di fondi
comunitari all’Autorità Palestinese (AP) in Cisgiordania a una radicale
revisione dei programmi scolastici. È il settimo anno consecutivo che il
Parlamento approva una risoluzione di questo tipo. Motivo? Secondo i promotori
della risoluzione, i manuali in uso nelle scuole palestinesi conterrebbero
ancora passaggi che «glorificano la jihad» e incoraggiano gli studenti a
impugnare le armi per «liberare la Palestina». Così, dal 2020 in poi, il
Parlamento Europeo ha approvato risoluzioni simili ogni anno, chiedendo di
congelare i fondi finché l’AP non si allineerà agli standard Unesco. Dall’inizio
del sostegno finanziario, nel 2008, l’UE ha trasferito all’Autorità Palestinese
circa 3,8 miliardi di euro attraverso il fondo Pegase.
Il doppio registro dell’Unione
La critica di fondo, che pure trapela tra le righe del dibattito parlamentare, è
un’altra: perché la stessa solerzia non viene applicata con coerenza verso tutte
le parti in conflitto? Da mesi, se non da anni, decine di organizzazioni per i
diritti umani – tra cui Amnesty International e Human Rights Watch – documentano
quella che definiscono una «politica di apartheid» da parte di Israele nei
territori occupati. La Corte Internazionale di Giustizia ha recentemente
ribadito l’illegalità degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Eppure, il
Parlamento Europeo non ha mai varato alcuna sanzione significativa contro
Israele, né sospeso i fondi di accordi di associazione o di cooperazione
scientifica. Mentre i libri di testo palestinesi vengono così esaminati parola
per parola, le ripetute e acclarate violazioni israeliane sembrano non produrre
mai conseguenze diplomatiche o economiche rilevanti a Bruxelles.
La risoluzione è chiara: i libri di testo che incitano all’odio e alla violenza
non possono essere finanziati con denaro europeo. Benissimo. Ma l’impressione è
che il Parlamento Europeo applichi pesi e misure diversi: il risultato è
un’Europa che sa essere severa con il più debole, ma accomodante con il più
forte.
Scuole? Quelle distrutte da Israele?
C’è poi un aspetto tragicamente paradossale in questa vicenda. Certo, i libri
palestinesi saranno pieni di odio e violenza e qui parliamo di Cisgiordania più
che di Gaza, anche se le due situazioni non possono essere slegate: ma i nostri
europarlamentari lo sanno che, secondo quanto riportato dall’Agenzia delle
Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA), quasi il 90% degli edifici
scolastici nella Striscia di Gaza è stato danneggiato o distrutto dall’ottobre
2023 ad oggi?
Si tratta di centinaia di scuole ridotte a macerie, con percentuali che, secondo
gli aggiornamenti più recenti dell’Agenzia stessa e dell’Education Cluster ONU,
sfiorano o superano il 90% tra strutture colpite direttamente, danneggiate o
rese inagibili. Molti istituti ancora in piedi sono stati convertiti in rifugi
per sfollati. E centinaia di migliaia di bambini sono senza aule, libri o un
minimo di normalità educativa. L’intero sistema scolastico è di fatto collassato
e il problema, caro Parlamento UE, sono i libri dei palestinesi?
L’educazione in Israele
E a proposito di doppiopesismo, gli europarlamentari che hanno votato questa
risoluzione hanno mai letto il libro Palestine in Israeli School Books:
Ideology and Propaganda in Education scritto da Nurit Peled-Elhanan, attivista e
docente israeliana dell’Università Ebrea di Gerusalemme? Ne ha parlato Simona
Losito sulle colonne di questa testata, spiegando come Peled-Elhanan abbia
analizzato i libri scolastici israeliani dal 1996 al 2009.
Risultato: dall’analisi dei libri di storia, ad esempio, emerge la negazione dei
duemila anni di vita ebraica in esilio, culminati nell’Olocausto, e quindi della
vita palestinese nella “loro” terra. Non solo. Nei libri scolastici non c’è
traccia di aspetti culturali o sociali positivi della vita palestinese, né
fotografie, ma solo icone razziste o immagini classificatorie umilianti come
terroristi, rifugiati e agricoltori primitivi. Anche la geografia assume una
connotazione propagandistica, con le mappe e i confini che vengono spesso
distorti, mentre gli insediamenti illegali vengono equiparati a città come Tel
Aviv. Della Palestina non c’è traccia.
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