
8,9 milioni di volte “no king!”
ReCommon - Thursday, April 23, 2026Il governo Meloni ha deciso di incoronare Claudio Descalzi con un quinto mandato alla guida di ENI. Mai nessun manager è stato alla guida della più influente multinazionale italiana così a lungo.
Un’incoronazione in piena regola, che però ha indotto “Re Claudio” a osare troppo: appena rinominato ha dichiarato che bisogna ripensare la politica europea e riprendere l’import dal gas russo. Ma non solo: ha chiesto un aumento del suo salario del 23 per cento, per un totale di ben 8,9 milioni di euro, con “un aumento fino al 38% a 15,4 milioni di euro in base a un livello aggiuntivo di overperformance nel suo piano di incentivazione a lungo termine”, come riportato da Tele Borsa. Uno schiaffo in faccia a famiglie e imprese che fanno fatica a pagare le bollette ma anche al governo, che ha difficoltà a trovare i fondi per intervenire sul caro bollette e benzina. Persino l’Iss, l’entità che opera da consulente legale dei grandi fondi d’investimento, ha dato indicazione di votare contro questo aumento, perché eccessivo.
La decisione sul salario di Descalzi sarà presa durante l’assemblea degli azionisti, che avverrà ancora una volta a porte chiuse e senza azionisti così da non disturbare il manovratore. Vedremo come si posizionerà il governo, che per la verità sin dall’inizio della legislatura si è mostrato riverente e dipendente dalla diplomazia del sistema Eni, in una fase storica in cui le politiche energetiche globali sono molto rilevanti. Val la pena ricordare che il nuovo piano di cooperazione Italia-Africa è stato intitolato al fondatore di ENI, Enrico Mattei. Durante i turbolenti mesi della crisi energetica del 2022, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, è stato proprio Descalzi ad “acompagnare” la presidente Meloni in giro per l’Africa a stipulare nuovi e rafforzare esistenti accordi energetici per l’import di gas in Italia.
E ancora, dopo la seconda elezione di Donald Trump, ENI ha subito agito in linea con la presidente del Consiglio per stringere nuovi accordi di import di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti. Con la nuova crisi mediorientale e la chiusura dello Stretto di Hormuz, è ENI ancora una volta a dettare la linea.
Va ammesso che la presidente Meloni sulla questione del gas russo ha predicato cautela, ma chissà poi come andrà a finire. Le relazioni tra l’Orso russo e il Cane a sei zampe hanno degli importanti precedenti. Con questa mossa, su cui la stessa Meloni ha invitato alla cautela, il re ha mostrato in realtà di essere già nudo.
È stata l’ENI di Paolo Scaroni, in cui Descalzi era il numero due e il vero factotum della società, a renderci dipendenti dal gas russo ai tempi della diplomazia filo-putiniana di Silvio Berlusconi. Quindi dal 2022 è stata ENI che ci ha reso dipendenti da nuovi dittatori (al-Sisi in Egitto, Tebboune in Algeria) e dalle monarchie del Golfo, pur di non iniziare finalmente una transizione via dal gas. Poi è stato sempre il Cane a sei zampe a puntare sempre più sul nuovo mercato del gas naturale liquefatto e rendere l’Italia più dipendente dagli Usa. Ora che sono saltati il Qatar ed i suoi terminal di export di gas nel mezzo dell’attacco di USA e Israele all’Iran, è ENI che ci vuole riportare tra le grinfie di Putin, pur di mantenerci in scacco con la dipendenza dal gas.
Il governo, quindi, ha premiato chi invece doveva essere bocciato, e così dimostra tutta la sua debolezza e dipendenza dal sistema ENI, inclusi i lauti dividendi dell’azienda.