L’UFFICIO PATRIMONIO VA ALLA GUERRA: CHE FINE HA FATTO LA POLITICA?

Casale Garibaldi - Thursday, April 23, 2026

L’UFFICIO PATRIMONIO VA ALLA GUERRA:

CHE FINE HA FATTO LA POLITICA?

Nella surreale vicenda di Casale Garibaldi, iniziata nel 2017 alla scadenza della prima concessione, pensavamo di aver visto tutto: un assedio burocratico infinito, processi per “abusi edilizi” totalmente infondati, interventi di “messa in sicurezza” che hanno minato la sicurezza dello spazio, richieste di indennità economiche respinte in sede giudiziale, un “bando” che ha fatto strame della lettera e della sostanza della Delibera 104, progetti ritenuti “vincenti” senza indice, senza numeri, senza proposte; verbali di graduatoria con errori materiali e sostanziali.

Pochi giorni fa il Tar ha respinto l’istanza di sospensiva presentata dal nostro studio legale. Per il Tribunale amministrativo, ad oggi, “non si ravvisano vizi evidenti che inficino la selezione per l’assegnazione dell’immobile de quo”, anche alla luce della “tenuità del periculum, posto che la ricorrente associazione ancora occupa il bene in questione”. Prendiamo atto della decisione senza timori: abbiamo piena fiducia nelle ragioni del nostro ricorso e attendiamo sereni la discussione di merito.

Nell’occasione, però, abbiamo preso visione della memoria presentata dalla Direzione tecnica e Ufficio Patrimonio, a firma Andrea Conti e Laura Rubeo, relazione richiesta dall’avvocatura comunale. Siamo rimasti sbigottiti dal taglio e dai contenuti del documento, pensiamo sia doveroso condividere pubblicamente i punti principali.

1. La relazione si apre con una inconsueta premessa di carattere politico e ideologico, un attacco violento all’Associazione Culturale Casale Garibaldi; la nostra “colpa” è di aver rivendicato la pratica dell’autogestione come metodo e sostanza del processo democratico, prova inconfutabile, per i due dirigenti, della “storica opposizione alle disposizioni dell’amministrazione”.

Un teorema strampalato che prova a mettere in discussione la legittimità formale e le funzioni dell’Associazione Culturale Casale Garibaldi, attiva in continuità dal 1993. L’Associazione, da sempre, si interfaccia con la proprietà pubblica, sollecita le istituzioni preposte alla presa in carico degli interventi necessari per la tutela del bene, si attiva per migliorare la qualità dei servizi del territorio e dello spazio. Una mole di documenti ufficiali di cui non si può ignorare l’esistenza.

2. Secondo la Direzione tecnica la nostra indisponibilità a lasciare l’immobile alla scadenza della concessione avrebbe impedito “interventi urgenti di messa in sicurezza e di manutenzione”. Falso. A partire proprio dalla consapevolezza della necessità di questi interventi (già programmati dalla precedente giunta), tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, si avvia il cantiere al Casale; gli interventi riguardano le uscite di emergenza, parte dell’impianto elettrico, il bagno per i disabili. Lavori condotti in piena collaborazione tra l’Associazione e i dirigenti preposti (tra cui, ricordiamo la Dottoressa Fabiana Malara). Interventi che riconoscono e integrano i lavori fatti in “autogestione” e in autofinanziamento dall’Associazione qualche tempo prima, relativi alla impermeabilizzazione di alcune parti del tetto. Il problema dei lavori del municipio riguarda altro, in particolare l’utilizzo di materiali di scarsa qualità per le porte che ha messo a rischio la sicurezza dello spazio. Dopo solo pochi mesi dai lavori, infatti, siamo stati oggetto di effrazione e devastazione da parte di ignoti, che si sono introdotti proprio da quegli ingressi.

3. La relazione prosegue segnalando alcune “perplessità” relative allo stato di cura dell’immobile, evidenziate in occasione del sopralluogo obbligatorio per la partecipazione all’avviso pubblico. Viene citato uno scambio tra Conti e un attivista; nella realtà, in quel colloquio, il dirigente segnala generiche esigenze “di sicurezza”, relative a “collocazioni di librerie” e altri piccoli dettagli, che nulla c’entrano con l’oggetto del bando, i suoi criteri e i suoi parametri. L’Associazione viene accusata di non aver sollecitato interventi di manutenzione del parco, dello spazio e messa in sicurezza. Falso. Dalla scadenza della concessione, nel 2017, abbiamo incontrato ripetutamente esponenti delle diverse giunte per chiedere interventi sull’illuminazione pubblica, sulla manutenzione del verde verticale e sugli interventi di riqualificazione dell’immobile. Negli ultimi anni l’interlocuzione si è rafforzata con diversi consiglieri e gli assessori Lostia, Annucci e Scalia. A tal riguardo il consigliere Riniolo ad aprile 2025 ha fatto approvare anche una mozione. Un confronto permanente, dunque, grazie al quale si è arrivati, nel novembre 2025,al primo intervento di manutenzione del verde verticale.

4. Si arriva così alla sala prove: nella relazione si denuncia la presenza di una “sala di incisione musicale, per la quale non risultano richieste di titoli autorizzativi”. Peccato che la sala è attiva dal 1992 ed è uno dei progetti più antichi e importanti dell’Associazione, ben evidenziato nel progetto risultato vincitore per il bando del 2010.

5. La relazione prosegue sul tema del canone di occupazione, ma anche qui la storia parla chiaro: scaduta la convenzione nel maggio 2017, abbiamo continuato a pagare il vecchio canone di affitto, arrotondando la cifra per eccesso. Rispetto alla ingiunzione di pagamento per il ricalcolo della indennità di occupazione, segnaliamo ancora una volta la sentenza di primo grado del tribunale di Roma, che ha respinto la richiesta del Municipio.

6. Sulla coerenza tra bando, graduatoria e indicazioni della Delibera 104, la relazione compie un’operazione di depistaggio, rivendicando che la Delibera non prevede nessun “diritto di prelazione”. Ma nessuno ha mai messo in discussione questa evidenza. Il punto è un altro e riguarda la valutazione dei progetti e l’applicazione dei criteri previsti dal bando. Uno degli elementi più rilevanti, cioè l’esperienza maturata dai partecipanti, nel bando è formulato in modo contraddittorio: in una parte del bando si fa riferimento all’esperienza “sul territorio”, mentre in un’altra all’esperienza “nell’immobile”.

Questa differenza non è solo terminologica, perché il regolamento di Roma Capitale attribuisce uno specifico rilievo proprio all’esperienza maturata nell’immobile oggetto della concessione. Ne deriva che, se si considera il criterio del “territorio”, il bando rischia di porsi in contrasto con il regolamento, mentre se si considera quello dell’“immobile”, la valutazione effettuata dalla Commissione appare difficilmente giustificabile. Su questo criterio è stato attribuito lo stesso punteggio sia all’Associazione Casale Garibaldi, unica ad aver gestito direttamente l’immobile per quasi quarant’anni, sia ad altri concorrenti che non vi hanno mai svolto attività. Si tratta di una equiparazione che evidenzia profili di illogicità manifesta, difetto di proporzionalità e travisamento dei fatti, poiché non è chiaro come esperienze così differenti possano essere considerate equivalenti.

7. Sulla valutazione complessiva dei progetti la Direzione tecnica si guarda bene di affrontare il merito, rifugiandosi nella palude di una “discrezionalità” aleatoria, astratta, non ancorata alle indicazioni della delibera 104 e dello stesso avviso pubblico. Quello presentato dalla nostra Associazione risulta ampio, dettagliato, costruito su una rete territoriale consolidata, su attività sociali plurali e già attive, con un bilancio puntuale, mentre gli altri progetti appaiono più sintetici, meno strutturati, formalmente deficitari. Nonostante ciò, i punteggi assegnati risultano molto simili.

8. La relazione mantiene la stessa postura sul criterio E, relativo alla partecipazione civica, alla democraticità dei processi decisionali e alla diffusione dei valori costituzionali. Si tratta di elementi chiaramente qualitativi, che richiederebbero una valutazione graduata, mentre il bando li ha trasformati in un criterio binario, basato su un semplice “presente” o “assente”. Questo meccanismo impedisce di distinguere realmente tra progetti diversi e finisce per appiattire la comparazione. La nostra Associazione ha ottenuto un immondo “OFF”, nonostante nel progetto siano presenti in modo evidente attività e strumenti coerenti con tali finalità, circostanza che viene contestata come difetto di istruttoria e travisamento dei fatti. Non si tratta di “discrezionalità”, ma di un clamoroso difetto nei criteri di logicità e coerenza.

9. Ultimo punto toccato dalla relazione: i soggetti risultati, al momento, “vincitori” hanno partecipato alla gara separatamente, ma al termine della procedura l’Amministrazione ha disposto un’assegnazione congiunta. Una scelta di questo tipo, tuttavia, dovrebbe essere prevista in modo chiaro e dettagliato nel bando, cosa che in questo caso non risulta avvenuta. Ciò comporta possibili violazioni dei principi di parità tra i concorrenti e di immodificabilità dell’offerta, poiché l’assetto finale dell’aggiudicazione non corrisponde a quello su cui si è svolta la competizione. Anche su questo, la relazione si rifugia in calcio d’angolo, gettando fumo negli occhi: “La giurisprudenza ammette forme di collaborazione tra operatori, purché non alterino la par condicio”, relativa a una sentenza del Consiglio di stato che non c’entra nulla con le procedure di un avviso pubblico relativo al patrimonio.

Il succo del nostro ricorso è chiaro ed esplicito: la questione sottoposta al TAR non riguarda solo l’esito di una gara, ma il rispetto delle regole, la corretta applicazione dei criteri di valutazione e il riconoscimento del valore dell’esperienza maturata nel tempo nella gestione di un bene pubblico, con ricadute che coinvolgono non solo i soggetti direttamente interessati, ma l’intera comunità di riferimento.

Di tutto questo, nella relazione della Direzione tecnica si parla poco o niente o male: i dirigenti hanno scelto invece il campo del posizionamento politico e della discrezionalità assoluta, che si scontra con i perimetri e le funzioni di un ufficio tecnico. Una grave forzatura dei ruoli, competenze e poteri che, a distanza di 9 anni fa, ripropone la stessa domanda: che fine hanno fatto l’interesse pubblico, gli indirizzi politici e le responsabilità di governo di Comune e Municipio?

La mobilitazione continua, da qui non si muove nessun@.

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