
Ben-Gvir: “Abbiamo tolto tutto ai prigionieri, ora vogliamo togliere loro la vita”
InfoPal - Tuesday, April 7, 2026
Palestina occupata. Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, si è vantato di una legge recentemente approvata che prevede esecuzioni di massa contro detenuti e ostaggi palestinesi.
Parlando durante la sua incursione nella Moschea di Al-Aqsa, lunedì sera, Ben-Gvir ha dichiarato: “Hamas afferma che la pena di morte è immorale. Io dico che abbiamo tolto tutto ai terroristi nelle prigioni, e ora vogliamo togliere loro la vita”.
Le forze israeliane hanno scortato Ben-Gvir mentre faceva irruzione nel complesso attraverso Bab al-Maghariba, dirigendosi verso Bab al-Silsila. La sua incursione è avvenuta mentre le autorità israeliane continuano a limitare l’accesso alla moschea sacra, che è chiusa ai fedeli palestinesi da 38 giorni consecutivi.
Il Dipartimento del Waqf islamico a Gerusalemme occupata ha dichiarato che il raid è avvenuto mentre le forze israeliane impedivano ai fedeli di entrare nella moschea. Le autorità israeliane hanno inoltre mantenuto chiusa la Chiesa del Santo Sepolcro dal 28 febbraio, con il pretesto di “preoccupazioni di sicurezza legate alle tensioni regionali”.
Legge disumana e suprematista.
Le dichiarazioni provocatorie di Ben-Gvir arrivano pochi giorni dopo che la Knesset israeliana ha approvato una legge disumana che consente l’esecuzione di ostaggi e detenuti palestinesi condannati per aver ucciso israeliani. La legge, proposta inizialmente da Ben-Gvir durante la sua campagna elettorale del 2022, ha superato le letture finali ed entrerà in vigore una volta ufficialmente pubblicata.
La legge si applica solo ai palestinesi nella Cisgiordania occupata e nella Striscia di Gaza. Non si applica agli israeliani ebrei, che restano soggetti al diritto civile. Questa distinzione evidenzia il carattere discriminatorio della legge e il suo radicamento nel sistema giuridico militare imposto ai palestinesi.
Secondo la nuova legge, le autorità devono eseguire le condanne entro 90 giorni da una sentenza definitiva. Il primo ministro può approvare una singola proroga di 90 giorni. La legislazione impedisce inoltre al governo di concedere la grazia o di includere i condannati a morte in eventuali futuri accordi di scambio di prigionieri.
Tra le principali disposizioni vi è l’esecuzione per impiccagione, effettuata da un agente penitenziario mascherato per nasconderne l’identità. La legge garantisce piena immunità legale a coloro che sono coinvolti nelle esecuzioni, proteggendoli da responsabilità penali o civili. Vieta, inoltre, appelli o riduzioni della pena dopo l’emissione della condanna a morte, consentendo persino ai tribunali di imporre l’esecuzione senza una richiesta del pubblico ministero.
Tombe viventi: il ritorno alla Barbarie.
La legge prevede, inoltre, l’isolamento degli ostaggi e dei detenuti condannati in celle sotterranee. Le autorità negheranno loro visite fino al momento dell’esecuzione.
Le organizzazioni per i diritti umani stimano che circa 9.500 detenuti e ostaggi palestinesi siano attualmente nelle carceri israeliane. Questo numero include circa 350 bambini e 66 donne. Molti di loro affrontano condizioni dure, tra cui tortura, stupri, fame e negligenza medica.
Dall’ottobre 2023, almeno 88 detenuti palestinesi sono morti in detenzione a causa di torture e mancanza di cure mediche, secondo gruppi per i diritti umani. Altre stime collocano il numero più vicino a 100. Esperti legali e attivisti descrivono queste morti come gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani.
Le famiglie dei detenuti e degli ostaggi hanno descritto le carceri israeliane come “tombe viventi”. Affermano che le condizioni continuano a peggiorare, con riduzione delle forniture di cibo, accesso limitato all’assistenza sanitaria e ripetuti divieti di visite familiari.
(Fonte: Quds News).