24 marzo 2026: Mothers Call – Un Cammino d’Incontri per la Pace

Pressenza - Tuesday, March 31, 2026

Martedì 24 marzo, intorno alle 18, qualche centinaia di donne, vestite di color chiaro, si sono incontrate in piazza Garibaldi, in risposta alla chiamata, girata nei social, di “Mothers Call”. Incontro gli sguardi di Claudia e Luisa, che hanno dato vita all’incontro a Cagliari e chiedo loro come sono entrate in contatto con il movimento…

 

Claudia: Io, Luisa e altre amiche sentivamo da tempo il desiderio di riprendere a fare attivismo. Abbiamo seguito con profonda ammirazione la “Walk for Peace”: un pellegrinaggio iniziato a ottobre 2025 da un gruppo di monaci buddisti, partiti dal Texas per raggiungere Washington, a cui moltissime persone si sono unite. Un gesto semplice, di una potenza straordinaria, che ci ha spinto a volerci rimettere in cammino. Proprio in quel periodo abbiamo scoperto il movimento Mothers Call e ci siamo attivate immediatamente.

 

Parlatemi del movimento.

 

C.: Mothers Call nasce nel 2021 dall’incontro di “Women of the sun”, associazione di donne palestinesi,

con “Woman wage peace”, associazione di donne israeliane.

Reem palestinese e Yael israeliana si sono unite nell’intento di attivare percorsi di mediazione, risoluzione nonviolenta dei conflitti e rivendicare un ruolo attivo come donne e come madri al fine di rompere il silenzio della diplomazia e coinvolgere le istituzioni.

Reem e Yael affermano insieme:

I piedi saranno nudi «Perché non possiamo indossare le scarpe sulle strade di un mondo intriso dal sangue dei nostri figli. Cammineremo scalze ma cammineremo. Mai come ora è tempo di cominciare il lungo percorso verso la pace».

 

Come siete entrate in contatto con il gruppo di Roma?

 

C.: Il gruppo Mothers Call è molto presente sui social. Ci hanno risposto subito, ed è iniziato un dialogo costante

per coordinare la nostra iniziativa alla loro, a Roma. La visione di Mothers Call riflette esattamente la nostra: camminare senza polarizzazioni, scegliendo di esserci come cittadine per cercare strade alternative all’ondata di odio e violenza. Come può cessare tutto questo? Come si può ristabilire un dialogo? La soluzione non può che risiedere nella mediazione e nella risoluzione nonviolenta dei conflitti.

 

Il gruppo di Cagliari, appena nato, si propone di sostenere e diffondere con varie iniziative la richiesta di Mothers Call: una presenza costante di donne, da lungo tempo impegnate nei movimenti pacifisti, ai tavoli negoziali

per trovare soluzioni diplomatiche, per portare un messaggio di Pace Universale.

https://mothers-call.org/

https://www.instagram.com/stories/themotherscall/3861216970359715911?utm_source=ig_story_item_share&igsh=dXNsYjV4cjlvNWg3

 

Grazie Claudia e Luisa! E ritornando a martedì 24 …

Le donne convenute in piazza Garibaldi, mezz’ora dopo le 18, hanno iniziato un corteo silenzioso, in fila indiana,

unite simbolicamente da un filo bianco di lana, attraversando Piazza Costituzione e confluendo in piazza Yenne

al 145’ giorno del Presidio Stabile per la Palestina. Incontro Ben e gli chiedo di parlarci del Presidio…

 

Ben: il nostro Presidio, che coinvolge uomini e donne, nasce più di 4 mesi fa…

Nasce dietro l’impulso di altre Piazze dell’Indignazione presenti in varie città in Italia, in particolare a Milano,

dove l’esempio della resistenza nonviolenta, contro la guerra, e dell’indignazione del genocidio che stà avvenendo tutt’oggi Gaza, ci ha coinvolti direttamente.

Quà a Cagliari la prima e principale attivista che ci ha coinvolti è Vania, e ci siamo ritrovati tutte le sere a partecipare a questo Presidio nonviolento, sempre pacifico.

Crediamo nell’autodeterminazione del popolo palestinese, degli uomini e delle donne palestinesi, le quali con i loro bambini soffrono tantissimo, e sono vittime di carestia (come denunciato dall’Onu e da tantissimi osservatori internazionali che si curano dei bambini).

Crediamo che Cagliari debba rivendicare la propria posizione di città pacifica, che è stata vittima di un grandissimo bombardamento durante la seconda guerra mondiale, ed ha ancora delle tracce nelle sensibilità dei cagliaritani.

Non vogliamo che in Sardegna il ricatto del lavoro favorisca l’industria del riarmo che si stà svolgendo in Europa.

 

Grazie Ben. E a proposito del dissenso al riarmo e ad un sentire solidale comune,

parlaci dell’incontro in piazza con altri movimenti e col movimento delle Madri per la Pace…

 

B.: “La Piazza dell’Indignazione”, lo stare in piazza, rendere in qualche modo presente il dramma palestinese,

è stata ed è tutt’ora il centro di svariate domande di politica.

Non di politica da palazzo, ma di politica vissuta dalla gente, di politica sociale.

Molte manifestazioni son confluite qui da noi: di studenti, di organizzazioni palestinesi, e altre ancora, come quella delle madri giorni fa.

Noi pensiamo che il dissenso non debba essere criminalizzato.

Noi siamo degli Utopisti: vorremo che il Tribunale Internazionale si facesse carico del dramma delle vittime

e fossero condannati i colpevoli.

(Io ho conosciuto martedì 24 marzo il movimento delle madri). Qualunque tipo di contributo in risonanza

con lo spirito del Presidio della Piazza dell’Indignazione è ben accetto. Quello che auspichiamo è che

il dibattito prosegua, e per chi vuole noi ci siamo tutti i giorni in piazza Yenne, dalle 18.30 alle 20!

 

Grazie Ben.

Dopo aver salutato il Presidio Stabile per la Palestina, il corteo silenzioso della Madri per la Pace prosegue verso il palazzo della RAS in Via Roma dove celebra con un grande cerchio l’unione tra tutte le donne, e gli uomini accorsi,

in segno di Pace tra i popoli.

Le marce per la Pace sono come “assemblee in cammino”, diceva Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento in Italia e promotore della prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi nel 1961.

Tra le tante donne accorse incontro Giulia e Shardi…

 

Giulia: Ho saputo da un’amica che mi ha condiviso l’evento. Io e Shardi proveniamo dallo stesso territorio…

 

Shardi: …partivo con molte esitazioni: la distanza da Tortolì, le difficoltà negli spostamenti (anche economiche), gl’impegni lavorativi e una certa resistenza verso le manifestazioni. Ciò che mi ha fatto cambiare prospettiva è stato il significato profondo dell’iniziativa: camminare scalza, vestita di bianco, in silenzio, come gesto di ascolto e presenza in un momento storico che spesso sembra irreale. Anche grazie al supporto concreto di Giulia, ho scelto di dedicarmi questo tempo come un atto di rispetto quasi sacro: uscire dall’ordinario, rallentare e camminare in silenzio, per esserci davvero.

 

“In aggiunta” (citando Capitini) che sogni e speranze augurate ragazze?

 

G.: In aggiunta, io spero che quest’unione di donne, che possono organizzare “Calls of Mothers”, con l’atto di dire

“Io la penso così”, di “mettere in piedi la fisicità delle azioni”, possa essere di esempio, possa entrare sempre più

in profondo.

Quando la grande macchina della guerra si avvicina, …quando è il momento di agire e di dire no?

Questo No è mettersi, interrompere le azioni che stiamo facendo nella nostra piccola carriera,

interagire con questa realtà, con coraggio.

 

S.: “Si. Bisogna accompagnarci, come donne, nella consapevolezza di uscire dalla quotidianità, ed entrare in uno spazio molto più profondo, dentro di sé, nel silenzio, nella presenza viva, nel camminare insieme.”

“Se stiamo nella superficie, niente cambia.

Se uno va in fondo a sé stesso, può solo smuovere, fuori.”

 

Grazie ragazze!

 

Claudia: Penso sia importante iniziare ad immaginare uno scenario diverso da quello che stiamo vivendo.

Ogni cambiamento inizia da ciò che iniziamo a pensare.

 

E sull’onda di questi pensieri e speranze, inizio ad immaginare un dare sempre più corpo e voce alla Pace dentro e fuori dai nostri cuori, fino a farci cantare e danzare posando i piedi su Madre Terra.

 

Grazie!

Grazie a Claudia e Luisa (Mothers Call), Grazie a Ben (Presidio Stabile per la Palestina), Grazie a Giulia e Shardi, (giovani donne partecipanti).

Articolo partecipato.

PressABellu

Redazione Pressenza Sardigna

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