Gli Stati Uniti, l’America Latina e l’estrema destra: il nuovo «cortile davanti casa»L’America Latina sta vivendo un’ondata di estrema destra e la mappa politica
riflette vividamente questo cambiamento. All’inizio del secolo, la regione si è
fatta conoscere per i movimenti sociali e le sollevazioni dal basso, seguite
dalla “marea rosa”, che ha portato al potere governi progressisti e di sinistra
[1998-2010, sfociando nei governi Chavez, Lula e Morales – ndt], a cui è seguita
un’ondata transfemminista che ha visto nella “marea verde” della lotta per il
diritto all’aborto il suo centro di enucleazione [2018-2023. Nata in Argentina,
ha portato a riforme legislative in materia di aborto in Argentina, Messico e
Colombia – ndt]. Però la marea ha cambiato direzione: dodici delle ultime
quindici elezioni presidenziali sono state vinte da candidati di destra. La
mappa della regione presenta ora tutt’altra combinazione di colori.
Come si plasma un emisfero sempre più dominato dall’estrema destra?
Modellato sul presidente argentino Javier Milei e sul salvadoregno Nayib Bukele
e sviluppatosi all’ombra di Donald Trump e Marco Rubio, emergono le sue
dinamiche violente e crudeli eppure coordinate. Come dimostrano le recenti
dichiarazioni di Marco Rubio durante la conferenza “Rinascita del Terrorismo
Politico” e il lancio del progetto di difesa dal narcotraffico “Scudo delle
Americhe” [tenutosi il 7 marzo 2026 presso il resort Trump National Doral Miami
a Doral, in Florida – ndt], l’estrema destra opera sempre più come una sorta di
progetto “internazionalista”.
> Grazie i legami finanziari, ideologici, teologici e politici che si rafforzano
> e si approfondiscono costantemente, l’estrema destra internazionale è più
> connessa, più aggressiva e agisce più rapidamente che mai.
L’utilizzo delle nuove tecnologie e la loro fusione con il gran capitale
tecnologico moltiplicano le piattaforme sulle quali possono intervenire e
diffondere le proprie idee, riempiendone al contempo le tasche. Queste sono le
forze in campo che si contendono lo scacchiere regionale, dove le elezioni
rappresentano un elemento chiave ma certamente non l’unico.
Questa estrema destra, o «internazionale della destra», come la definisce lo
stesso Milei, sta emergendo dalle crepe di un terremoto geopolitico. Non viviamo
più in un mondo bipolare come durante la Guerra Fredda, né unipolare con gli
Stati Uniti e la loro egemonia globale autoproclamata. Stiamo assistendo a una
vera e propria multipolarità, nella quale Cina, Russia, Unione Europea, Iran e
altri attori stanno limitando il potere statunitense.
Per molti analisti, l’intensificarsi delle potenze regionali evoca la Dottrina
Monroe, quella politica statunitense ottocentesca che designava l’America Latina
come il «cortile di casa» degli Stati Uniti. Nel tentativo di esercitare e
articolare la propria maggiore influenza sull’emisfero occidentale,
l’amministrazione Trump ha ripreso questa narrazione, ribattezzandola goffamente
“Dottrina Donroe” e riappropriandosi del concetto di «cortile di casa».
Tuttavia, questa vecchia metafora non riesce a cogliere appieno quanto l’America
Latina stia diventando centrale nel nuovo ordine geopolitico e per l’estrema
destra stessa.
> Per comprendere meglio l’America Latina di oggi, proponiamo l’immagine del
> «cortile davanti»: un laboratorio emergente per la sperimentazione
> imperialista e fascista.
Questo rappresenta un cambiamento nel quale i governi di estrema destra si
uniscono attorno a cause comuni e costruiscono nuovi nemici. Il quadro di
riferimento è una nuova fase del capitalismo globale: l’estrattivismo
intensificato, la finanziarizzazione delle economie e la militarizzazione ne
sono le cause transnazionali. Anche chi verrà definito “nemico interno” da
questa logica di riorganizzazione capitalistica sta acquisendo un carattere
sempre più transnazionale: migranti, popolazioni indigene, movimenti
transfemministi e lotte ambientaliste, che ora vengono accomunati sotto
l’etichetta di «narco-terroristi».
Questo termine nuovo e assolutista, che sintetizza la «guerra alla droga» con le
stesse parole chiave utilizzate dopo l’11 settembre 2001, funziona allo stesso
tempo come richiamo alla sicurezza e come invito all’eliminazione della
“minaccia”. Man mano che il termine “terrorismo” si espande semanticamente fino
a comprendere qualunque avversario immaginabile, diventa chiaro che
l’internazionalismo e la solidarietà tra le lotte in diversi territori è
l’obiettivo finale dell’attuale estrema destra internazionale.
> In breve: l’estrema destra globale è più organizzata che mai e parte di questa
> organizzazione consiste nel criminalizzare qualsiasi forma di solidarietà
> transfrontaliera tra le diverse lotte. Perché sono loro a interrompere quel
> nuovo triangolo di accumulazione di capitale, organizzato e interconnesso dai
> settori finanziari, estrattivisti e militari.
La conferenza sulla “Rinascita del Terrorismo Politico”, pianificata da tempo da
Marco Rubio e Stephen Miller, si è tenuta a Washington il 16 luglio. Vi hanno
partecipato delegati provenienti da oltre 60 paesi per ascoltare i funzionari
del governo statunitense parlare della più grave minaccia alla «civilizzazione»
e per coordinare risposte poliziesche e militari. Dopo che l’amministrazione
statunitense ha tagliato i programmi federali di monitoraggio della violenza di
estrema destra, la conferenza si è concentrata sulla narrazione che ribalta
completamente la propria responsabilità politica affermando che, la stragrande
maggioranza della violenza storica e contemporanea proviene dalla «estrema
sinistra».
LA «LOTTA AL TERRORISMO» NELLE AMERICHE
«Questa è una conferenza internazionale perché ci troviamo di fronte a una
minaccia internazionale e transnazionale», ha dichiarato Marco Rubio nel suo
intervento all’assemblea plenaria. «Non si tratta di cellule separate e isolate.
Sono reti interconnesse. Non riconoscono i nostri confini. Di fatto, non credono
nello Stato-nazione».
Come gran parte del discorso di Rubio, anche le osservazioni del Sottosegretario
di Stato Christopher Landau si sono concentrate sugli anni ’70, ponendo
l’attenzione, ad esempio, sulle organizzazioni sudamericane dei Tupamaros e dei
Montoneros, da lui definite come gruppi terroristici.
> Per quanto riguarda l’Argentina, questo costituisce un palese rovesciamento
> della narrazione storica: ignora il terrorismo di Stato perpetrato dalla
> dittatura militare e adotta, invece, lo stesso linguaggio dei responsabili del
> genocidio per definire queste organizzazioni politiche.
Quando Landau celebra la “sconfitta” della resistenza di sinistra («può essere
sconfitta perché è stata sconfitta e possiamo sconfiggerla di nuovo»), si
riferisce a una sconfitta che ha incluso la tortura e la scomparsa di migliaia
di persone, atti che sono stati processati e condannati in Argentina come
crimini contro l’umanità.
A seguito della sessione plenaria di apertura, il Ministro degli Esteri
argentino Pablo Quirno ha tenuto il discorso di apertura della sessione
centrale. Ha garantito al pubblico che il governo Milei continuerà a coordinarsi
con gli Stati Uniti per eliminare tutto quello che considera «terrorismo di
sinistra». «Ci troviamo di fronte», ha avvertito Quirno, «a un nemico che non
conosce confini e continua a muoversi, alla ricerca di crepe nel sistema».
L’iniziativa guidata dagli Stati Uniti contro il “terrorismo politico” è stata
paragonata all’Operazione Condor da esperti come il giudice federale argentino
Adrián Grünberg, presidente del tribunale che ha processato quegli eventi come
crimini contro l’umanità. Il primo incontro dell’Operazione Condor, sostenuto
dalla CIA e tenutosi nel 1975 nel Cile di Pinochet, riunì le dittature di
Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile. Secondo il tribunale, fu
in quell’occasione che venne formalizzato un accordo «allo scopo di organizzare
un sistema di repressione, persecuzione e annientamento degli oppositori
politici di sinistra in tutta la regione».
LO «SCUDO» DELLE AMERICHE
Dopo l’uccisione indiscriminata in mare di centinaia di persone di essere
“narco-terroristi” e dopo l’invasione del Venezuela, l’amministrazione Trump ha
lanciato le sue principali iniziative nell’emisfero: lo Scudo delle Americhe e
la Coalizione contro i Cartelli delle Americhe (A3C). Con l’obiettivo dichiarato
di combattere la criminalità, il traffico di droga, la migrazione e l’influenza
cinese nel quadrante. Questi progetti rappresentano il tentativo più ambizioso
mai intrapreso finora di coordinare oltre dieci governi di destra in America
Latina e nei Caraibi.
Nel corso di una tavola rotonda tenutasi a marzo con la partecipazione di Javier
Milei, del presidente salvadoregno Nayib Bukele e, tra i tanti, anche del
presidente ecuadoregno Daniel Noboa e di quello cileno José Antonio Kast, Marco
Rubio ha presentato Kristi Noem come “inviata speciale per lo Scudo delle
Americhe”.
> L’ex-Segretaria della Sicurezza Interna, che aveva appena supervisionato la
> campagna di “deportazioni di massa” nelle città statunitensi da parte
> dell’ICE, ha dichiarato che si trattava di una missione condivisa «per dare la
> caccia a quei narcotrafficanti che stanno distruggendo i nostri popoli».
Nel descrivere nel dettaglio l’A3C, Pete Hegseth e Stephen Miller hanno ribadito
tale definizione. Il programma definisce «vari cartelli e gruppi transnazionali
come organizzazioni terroristiche straniere» e si impegna a «utilizzare il pugno
di ferro per sconfiggere queste minacce alla nostra sicurezza e alla nostra
civiltà». Questo si affianca al lavoro interno di Stephen Miller per definire
“Antifa” come organizzazione terroristica e che ha già prodotto i primi
risultati: condanne straordinarie per terrorismo, con almeno 50 anni di carcere
per ciascuno dei quindici manifestanti anti-deportazione che hanno partecipato a
una «manifestazione rumorosa» fuori da un centro di detenzione in Texas, in
solidarietà con le persone detenute. Nel caso dell’A3C, Miller ha spiegato che
«non esiste una soluzione giuridica al problema dei cartelli». I cartelli, ha
aggiunto, «sono l’ISIS e Al Qaeda dell’emisfero occidentale e devono essere
trattati con la stessa brutalità».
Sulla base di queste stesse motivazioni, gli Stati Uniti hanno giustificato i
loro attacchi multilaterali contro il Venezuela e Cuba. Poco dopo la loro
conferenza “antiterrorismo”, il Dipartimento di Stato ha pubblicato un rapporto
di 100 pagine intitolato Cuba: la capitale del comunismo del XXI secolo. Questa
interpretazione neo-maccartista dell’“influenza” cubana cerca di collegare la
storia internazionale della sinistra, dal Black Power e dai movimenti
guerriglieri degli anni ’70 ai movimenti come Black Lives Matter, Antifa e i
Socialisti Democratici d’America di oggi, per giustificare la propria offensiva.
> Il rapporto conclude che gli Stati Uniti si trovano attualmente ad affrontare
> tre distinte categorie di minacce terroristiche: «narcoterroristi e bande
> internazionali», «terroristi islamisti storici» e «estremisti violenti di
> sinistra, inclusi anarchici e antifascisti».
Il quadro concettuale della «guerra esistenziale» dello Scudo delle Americhe
combina l’attenzione di Miller sulla repressione interna con l’obiettivo della
militarizzazione emisferica di Rubio. Questo quadro conferisce nuovo impulso al
coordinamento contro i nemici storici dell’estrema destra. E adesso, ogni nemico
che l’estrema destra desidera eliminare viene stigmatizzato sotto l’eterea
categoria criminale di «terrorismo».
IL «CORTILE DAVANTI» DELLE AMERICHE
Si possono riscontrare echi di collegamento tra gli anni Settanta e oggi, ma è
importante sottolineare le novità che caratterizzano la situazione geopolitica
attuale. Se in passato gli Stati Uniti parlavano del «cortile di casa» per
presentarsi ai vicini latinoamericani come una democrazia superiore, il «cortile
davanti» descrive meglio un equilibrio emergente nel quale gli Stati Uniti e i
loro alleati di estrema destra perseguono progetti comuni, formulano
dichiarazioni collettive e abbandonano l’impegno politico sul piano democratico.
A differenza dell’equilibrio durante la Guerra Fredda, nel quale i paesi
latinoamericani dovevano essere «sanificati» per poter essere incorporati nelle
democrazie liberali del Nord (anche attraverso un colpo di stato, se
necessario).
> Oggi l’America Latina è il luogo in cui vengono messe in pratica le strategie
> autoritarie per uscire dalla democrazia liberale.
Osservando i processi specifici che stanno rimodellando il panorama regionale,
emerge un espansionismo tecno-finanziario (incentrato soprattutto sulle
criptovalute e sul’intelligenza artificiale), estrattivista (minerali rari e
combustibili fossili per sostenerli) e militarista. Se il Cile di Pinochet fu
l’officina del neoliberismo negli anni ’70, oggi è l’Argentina di Milei a
proporsi come laboratorio per la prossima fase del capitalismo.
Tutte queste forze convergono nella visita di Peter Thiel in Argentina, dove la
tecnologia di intelligenza artificiale predittiva di Palantir viene promossa
come strumento di integrazione con un’architettura statale anarchico-libertaria.
La sua descrizione del paese come un “bunker” o un “Piano B” di fronte a una
catastrofe nucleare o ad altre apocalissi rivela fino a che punto questo
rappresenti un «fascismo della fine dei tempi», come lo definiscono Naomi Klein
e Astra Taylor.
Il caso di Thiel sintetizza uno degli innumerevoli esempi di nuovi investimenti
nella sicurezza, molti dei quali mirati a difendere i progetti minerari,
forestali e di combustibili fossili dalle proteste sociali. Allo stesso tempo,
l’impoverimento della popolazione viene veicolato da meccanismi finanziari che
cercano di “mitigare” la crescente povertà. Le criptovalute e la “fintech”
rappresentano la nuova infrastruttura per sfruttare la povertà generata dalle
politiche di aggiustamento strutturale, ma anche per plasmare la percezione
della finanza come spazio di libertà e banco di prova del merito individuale.
> Con gli attacchi contro il Venezuela e Cuba, le accuse di ingerenze elettorali
> in Colombia e Perù e i primi segnali di manipolazione nelle elezioni
> presidenziali brasiliane di ottobre, il 2026 segna una svolta: Milei offre un
> modello per la sperimentazione fascista.
Oltre a rafforzare i legami con Trump e ad appoggiare il genocidio israeliano a
Gaza, adesso sta promuovendo riforme in campo lavorativo, ambientale e fondiario
che inaugurano una nuova fase dell’estrattivismo naturale e digitale, estraendo
valore per il capitale privato direttamente dal settore pubblico. «L’Argentina
invita l’IA a liberarsi», ha dichiarato Javier Milei al “Financial Times”,
sostenendo che le aziende di intelligenza artificiale dovrebbero avere uno
status giuridico e operare senza regolamentazione. Nella sua visione, Buenos
Aires sarebbe per l’era dell’IA quello che Amsterdam è stata per l’era della
navigazione a vela.
In segno di ammirazione per il laboratorio di estrema destra che l’Argentina
rappresenta oggi, Flavio Bolsonaro ha invitato Milei a ballare sul palco durante
il lancio della sua campagna elettorale in Brasile del 24 luglio scorso. Quella
stessa settimana a Lima, la nuova Presidente del Perù, Keiko Fujimori, lo ha
abbracciato durante la cerimonia di passaggio di poteri, proprio come aveva
fatto il Presidente boliviano Rodrigo Paz al suo insediamento l’anno scorso.
Dopo aver celebrato l’opportunità per Fujimori di far risorgere la dittatura del
padre, Milei visiterà altri due leader impegnati a presentarsi come paladini
dell’estrema destra regionale: Daniel Noboa in Ecuador e Abelardo de la
Espriella in Colombia. Noboa sta rapidamente portando avanti misure autoritarie
su più fronti, e De la Espriella, salito al potere il 7 agosto scorso, ha basato
la sua campagna sul messaggio che sarebbe stato il leader in stile Milei di cui
il Paese ha bisogno per «distruggere» la sinistra.
All’interno dello Scudo delle Americhe, l’internazionale di estrema destra
attacca ogni forma di solidarietà globale, considerandola «terrorismo». Il
paradosso sta nel fatto che le sue campagne di persecuzione e criminalizzazione
derivano dalla riconoscimento che le alleanze internazionaliste e antifasciste
rimangono forze che costruiscono mondi, capaci di frenare la sete di potere
illimitato del fascismo. Questo vuole essere un importante richiamo al potere
latente di un autentico internazionalismo.
L’immagine di copertina è tratta da commons.wikimedia. L’illustrazione
nell’articolo è una illustrazione di Azul Blaseotto.
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Substack Patterns da Naomi
Klein e su Rivista Crisis. Traduzione a cura di Michele Fazioli per DinamoPress
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L'articolo Gli Stati Uniti, l’America Latina e l’estrema destra: il nuovo
«cortile davanti casa» proviene da DINAMOpress.