
Quarta Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza: partire dai territori
Pressenza - Tuesday, February 10, 2026Due intensi momenti di confronto e condivisione a Cecina tra sabato 7 e domenica 8 febbraio scorsi: due giornate capaci di intrecciare riflessione, proposta politica, dimensione culturale e pratiche concrete di nonviolenza, mettendo in relazione il livello locale con una visione globale.
L’incontro di sabato in biblioteca
Grazie alla collaborazione del Comune di Cecina, l’incontro di sabato si è tenuto presso la biblioteca cittadina, luogo simbolico di sapere condiviso, accessibile e aperto alla pluralità delle voci. La biblioteca si è confermata uno spazio naturale per ospitare un confronto profondo ma inclusivo, capace di far dialogare cittadinanza attiva, associazioni, mondo della cultura e dell’educazione.
Sono intervenuti, in presenza o da remoto, rappresentanti di diversi comitati promotori cittadini della Marcia Mondiale (Torino, Milano, Trieste, Fiumicello, Vicenza, Verona, Firenze, Roma, Fiume–Croazia), rappresentanti istituzionali (Cecina, Rosignano Marittimo, Pomarance), numerose associazioni locali e nazionali, tra cui Un Ponte Per, Campus del Cambiamento, Pax Christi, ANPI, Legambiente, Mestlžaje, Dante Alighieri e Libera.
Tra i partecipanti erano presenti anche una componente della Cattedra UNESCO per il Mediterraneo delle Università di Messina e Valencia e una docente dell’Università di San Marino ed é stata inoltre richiamata la collaborazione con l’Università di Perugia a conferma dell’attenzione e del coinvolgimento del mondo accademico nel percorso della Marcia Mondiale. Altri comitati promotori (Genova, Bologna, Palermo, Brescia, Varese), impossibilitati a partecipare, hanno comunque fatto pervenire i propri saluti e il sostegno all’iniziativa.
Durante l’incontro sono state riprese e rilanciate le richieste centrali delle precedenti Marce Mondiali, che restano oggi di stringente e drammatica attualità. In particolare:
– chiedere ai governi la firma e la ratifica del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, per scongiurare una possibile catastrofe planetaria e liberare risorse da destinare ai bisogni fondamentali dell’umanità;
– promuovere una rifondazione delle Nazioni Unite, garantendo la partecipazione reale della società civile, la democratizzazione del Consiglio di Sicurezza – da trasformare in un autentico Consiglio Mondiale della Pace – e l’istituzione di un Consiglio di Sicurezza Ambientale ed Economico, capace di tutelare le priorità vitali: alimentazione, acqua, salute, ambiente ed educazione;
– favorire l’inclusione della Carta della Terra nell’Agenda internazionale degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, per affrontare in modo sistemico il cambiamento climatico e le cause dell’insostenibilità ambientale;
– diffondere la Nonviolenza Attiva in tutti gli ambiti della vita sociale, con particolare attenzione all’educazione, affinché diventi una reale forza di trasformazione culturale;
– rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza e denunciare tutte le forme di violenza.
A queste istanze si è proposto di aggiungere, nel manifesto della Quarta Marcia Mondiale nelle città, alcuni elementi qualificanti: il disarmo convenzionale, il ritorno al rispetto del diritto internazionale, un investimento ancora più deciso nella divulgazione della nonviolenza attiva nelle scuole e nelle università, e la creazione – o il rafforzamento – di presidi locali permanenti sulla nonviolenza.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della comunicazione, con la proposta di un piano di divulgazione capace di dare massima visibilità alle iniziative realizzate nelle diverse città, attraverso la creazione di un gruppo di lavoro ad hoc che coinvolga anche studenti e studentesse universitari.
La Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, anche quando attraversa una singola città, non cammina mai da sola. Ogni suo passo si inserisce in una trama più ampia di cammini, marce e pellegrinaggi che, in diverse parti del mondo, scelgono la nonviolenza come linguaggio universale. È accaduto con Jai Jagat nel 2019–2020, quando la Marcia Mondiale ha incrociato un cammino planetario di giustizia e dignità; ed è accaduto nei percorsi condivisi in Italia, dal cammino dei monaci a Milano ai tratti della Via Francigena, dove il passo lento diventa ascolto, presenza e relazione.
Oggi questa stessa ispirazione riaffiora nel cammino dei monaci buddisti negli Stati Uniti, un peace walk silenzioso che attraversa territori e coscienze, ricordandoci che la pace non è un’idea astratta, ma una pratica quotidiana. Guardando più indietro nel tempo, anche la nostra terra è segnata da sentieri che parlano lo stesso linguaggio: i cammini legati a San Francesco d’Assisi, che uniscono semplicità, dialogo e disarmo interiore, o le antiche rotte che dalla Puglia, via mare, aprono lo sguardo verso l’Oriente e il Mediterraneo come spazio di incontro.
In questa prospettiva si colloca il Peace Walk to Jerusalem, presentato alla stampa a Trieste il 29 gennaio scorso e lanciato ufficialmente il 31 gennaio 2026 dalla località spagnola di Finisterre. Il Peace Walk è un cammino europeo di pace che attraversa città e territori con l’obiettivo di giungere ad Al-Quds/Jerusalem tra il 2026 e il 2027, invitando chiunque lo desideri a partecipare per un giorno, una settimana, un mese o per l’intero percorso, in nome di giustizia, pace e dignità umana.
Il progetto prevede tratte che attraversano l’area dell’Alpe Adria, conducendo camminanti da Lubiana attraverso Trieste, Capodistria, Fiume e Sarajevo, dove convergono partecipanti provenienti da tutta Europa. Iniziative come questa non solo denunciano i conflitti che infiammano il pianeta, ma rappresentano una forma di azione nonviolenta collettiva, un pellegrinaggio di pace aperto a tutte e tutti, in cui ogni passo diventa occasione di incontro, dialogo e costruzione di relazioni oltre confini, culture e fedi.
A conclusione della giornata di sabato, i partecipanti hanno visitato la mostra dei manifesti di Pablo Picasso, soffermandosi in particolare sulle opere dedicate alla pace, che hanno offerto ulteriore ispirazione simbolica e creativa al percorso della Marcia.
La giornata di domenica alla sede di Fuori dal Comune
L’incontro di domenica, svoltosi presso la sede di Fuori dal Comune, alla presenza di rappresentanti di alcuni comitati promotori della Marcia Mondiale, assessori, presidenti di commissione e consiglieri del Comune di Cecina, oltre a numerose associazioni locali, è iniziato con una breve restituzione di quanto emerso il giorno precedente.
È stata ribadita con forza l’importanza dei presidi territoriali e il ruolo centrale delle scuole come luoghi fondamentali di educazione e formazione alla nonviolenza. Durante l’incontro è intervenuta anche Mia Bintou Diop, vicepresidente della Regione Toscana, che ha sottolineato quanto siano fondamentali momenti di confronto come questi, soprattutto nell’attuale contesto segnato da conflitti molto visibili e altri troppo spesso dimenticati. Ha inoltre evidenziato come proprio dai confronti costruttivi possano nascere progetti concreti, nei quali anche le istituzioni sono chiamate a dare un contributo attivo.
È stata inoltre ricordata l’esistenza di un tavolo regionale sulla nonviolenza in Emilia-Romagna, come esperienza significativa da conoscere, rafforzare e mettere in rete. Nel corso del confronto è emersa l’esigenza che le attività culturali e sportive legate alla pace e alla nonviolenza mantengano uno stile “leggero ma profondo”, capace di parlare a tutte e tutti senza rinunciare alla radicalità dei contenuti.
Si è discusso del rispetto del confronto politico e della necessità di tornare alla diplomazia come strumento privilegiato per la risoluzione dei conflitti. È stato sottolineato come realtà come Cecina – e altri comuni di dimensioni simili – rappresentino una scala ideale per far incontrare i diversi attori sociali e costruire alleanze capaci di incidere realmente, agendo sia dal basso sia verso l’alto, in un contesto storico segnato da una preoccupante escalation di riarmo.
Nel confronto non sono state dimenticate le piccole località decentrate, spesso scelte come luoghi di vita alternativi, legati ai ritmi della terra e a pratiche di coltivazione biologica, che possono diventare veri e propri laboratori avanzati di cultura della pace e della nonviolenza.
Murales e creatività
A causa delle piogge dei giorni precedenti non è stato possibile realizzare il murales previsto. Sono però state condivise indicazioni e suggestioni, a partire dalla frase: «Porta la pace in te e portala agli altri» (Silo), traendo ispirazione dalle creazioni delle ragazze e dei ragazzi delle scuole, stimolati dai manifesti di Picasso dedicati alla pace.
Un segno rimandato, ma non cancellato: una promessa di continuità e un invito a trasformare parole, immagini e simboli in azioni concrete di nonviolenza.