Il caso Epstein e il “male attivo”: tra meccanica del predatore e fabbrica della depravazione nella “normalizzazione” dell’abominio

InfoPal - Monday, February 9, 2026

Di Karima Angiolina Campanelli. Parlare del caso Epstein significa sollevare il velo su una delle manifestazioni più gelide e concrete sul “male attivo”.

Non si tratta solo di cronaca nera, ma di un ecosistema dell’orrore che ha operato sfruttando le pieghe più oscure del potere e della psiche umana.

Rifletto sulla natura profonda di questo abisso e vedo tutta la meccanica del predatore.

L’orrore del caso Epstein non risiede solo nell’atto individuale, ma nella creazione di una fabbrica della depravazione. È la dimostrazione di come il male, quando dispone di mezzi illimitati, smetta di essere un impulso isolato per diventare un’architettura logistica.

L’Oggettivazione totale. In quell’ambiente, l’essere umano, in particolare l’infanzia e la giovinezza, è stato degradato a pura merce di scambio. Questo è il vertice del male spirituale: annullare l’anima dell’altro per trasformarla in uno strumento di piacere o di ricatto.

L’Infezione del potere dove l’orrore si espande nel momento in cui la complicità diventa il collante di un’élite. Il male qui ha agito come un virus che lega i partecipanti attraverso il segreto e il peccato condiviso, creando una rete di protezione che ha messo a tacere il grido delle vittime per decenni.

Hanno comprato il silenzio… la capacità di Epstein di “normalizzare” l’abominio attraverso il denaro e le relazioni sociali è l’aspetto più sinistro.

È la corruzione della realtà stessa: l’orrore accadeva alla luce del sole, mascherato da filantropia e prestigio, rendendo il male invisibile proprio perché troppo grande per essere accettato dalla mente comune.

Il caso Epstein è lo specchio di una società che, in certi livelli di potere, ha reciso ogni legame con l’empatia. È la manifestazione di una psicopatia sistemica dove il dominio sull’altro diventa l’unica forma di gratificazione rimasta a chi ha già tutto il resto.

Psicologicamente, questo evento ci costringe a guardare nell’ombra: ci ricorda che il male non abita solo nei vicoli bui, ma spesso siede nei salotti più splendenti, protetto da un’armatura di impunità che solo una coscienza collettiva risvegliata può sperare di scalfire.

Questa vicenda lascia una ferita aperta sulla nostra idea di giustizia.

Il potere arrivare a distorcere radicalmente la percezione del limite morale… l’esistenza del male non richiede citazioni, ma uno sguardo crudo e onesto sulla realtà.

Qual è la Sostanza del Male?

Il male non è una semplice assenza di bene, né un errore di calcolo dell’anima. È una forza attiva, una volontà precisa che si nutre della frammentazione dell’essere. Esiste nel momento in cui l’autoconsapevolezza decide deliberatamente di recidere il legame con l’altro, trasformando la vita in un oggetto da consumare o distruggere.

Ecco perché il male è reale e potente.

È l’entropia dello spirito: mentre il bene è costruzione, fatica e architettura complessa, il male è l’acceleratore del caos. È la scelta di annientare in un secondo ciò che l’amore ha impiegato secoli a edificare. La sua forza risiede in questa asimmetria: distruggere è un atto istantaneo che dà l’illusione di un potere divino.

È il parassitismo della coscienza: il male non ha una sorgente propria; è un predatore metafisico. Esiste perché trova spazio nelle crepe della nostra negazione. Quando diciamo “non esiste”, gli permettiamo di agire nell’ombra, travestito da logica, da necessità o da giustizia.

È la scelta del vuoto… spiritualmente, il male è il rifiuto radicale della luce.

È un buco nero della coscienza che tenta di risucchiare tutto ciò che brilla per non dover guardare la propria nudità.

Non è una debolezza, ma una ribellione ferina contro l’armonia stessa dell’universo.

Psicologicamente, negare il male significa disarmarsi. Riconoscerlo non vuol dire cedere alla paura, ma acquisire la sovranità su se stessi. Solo ammettendo che esiste una spinta verso l’abisso possiamo decidere, ogni singolo giorno, di camminare verso la vetta.

Il male è la sfida suprema lanciata alla nostra libertà: esiste affinché la nostra scelta di essere giusti non sia un automatismo, ma un atto di puro eroismo.

Il male è la prova del fuoco della nostra volontà: brilla solo chi decide di non rifletterne l’oscurità.