
A chi conviene il gas di Trump?
ReCommon - Wednesday, February 4, 2026L’UE ha rafforzato la propria sicurezza energetica riducendo la domanda di gas di oltre il 20% tra il 2021 e il 2024 e limitando le importazioni di gas dalla Russia. Tuttavia, questi progressi nascondono una nuova vulnerabilità: incentivare le importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti ha creato una nuova dipendenza geopolitica potenzialmente ad alto rischio. Lo evidenzia l’ultima analisi dell’organizzazione indipendente statunitense Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA), da cui emerge che nei prossimi anni fino al 75–80% del GNL importato dall’UE potrebbe provenire dagli Stati Uniti, arrivando a coprire circa il 40% delle importazioni totali di gas.
Nell’ambito dell’accordo commerciale annunciato tra l’UE e gli Stati Uniti nel luglio 2025, infatti, l’Unione uropea intende acquistare energia statunitense per un valore di 750 miliardi di dollari entro il 2028. L’accordo lega di fatto l’approvvigionamento energetico dell’UE a un unico venditore, mettendo a rischio la sicurezza energetica e compromettendo i piani di riduzione del gas.
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Le importazioni di GNL statunitense nell’UE sono passate da 21 miliardi di metri cubi nel 2021 a una stima di 81 miliardi di metri cubi nel 2025, con un aumento di quasi quattro volte. Ciò significa che nel 2025 i paesi dell’UE hanno importato il 57% del loro GNL dagli Stati Uniti. Tredici paesi dell’UE hanno importato GNL statunitense nel 2025. Paesi Bassi, Francia, Spagna, Italia e Germania hanno rappresentato il 75% delle importazioni di GNL a stelle e strisce dell’Unione lo scorso anno.
Val la pena ricordare che l’UE ha concordato un divieto graduale e giuridicamente vincolante delle importazioni di GNL e gasdotto dalla Russia, con un divieto totale rispettivamente dalla fine del 2026 e dall’autunno 2027.
IEEFA calcola che se i paesi dell’UE spendessero invece 750 miliardi di dollari in energie rinnovabili, l’UE potrebbe installare circa 546 gigawatt di capacità combinata solare ed eolica. Ciò aumenterebbe la sicurezza energetica e potrebbe far diminuire i prezzi dell’elettricità.
Quella di puntare sul gas americano è una scelta politica precisa, risultato di decisioni che hanno privilegiato nuove infrastrutture e contratti fossili rispetto ad altre opzioni disponibili. Il GNL USA è stato presentato come “affidabile”. Ma mentre cresce il suo peso nel sistema europeo, aumentano anche le tensioni politiche con Washington e l’instabilità legata a un presidente imprevedibile come Trump. Non serve un taglio delle forniture: basta il potere di influenzare prezzi e contratti. A beneficiarne sono i grandi gruppi industriali e finanziari che hanno interessi nel GNL, o perché concedono prestiti per la costruzione di impianti o perchè guadagnano dagli accordi commerciali o dalle infrastrutture di rigassificazione. In Italia i soliti nomi: Eni, Snam, Intesa Sanpaolo. A pagare sono i cittadini europei, con bollette più alte, e le comunità USA colpite da impianti di estrazione e liquefazione. Nuovi vincoli, soliti vincitori e stessi perdenti.