Lo scontro tra le commissioni per la riforma dell’università

ROARS - Monday, January 26, 2026

La riforma dell’università promossa dalla ministra Bernini dovrebbe nascere dal lavoro opaco di due commissioni ministeriali, una “fantasma” guidata da Ernesto Galli della Loggia, e una formalmente istituita, composta della stessa oligarchia accademica che governa l’università da decenni, al di là di maggioranze e scandali. In questo post raccontiamo che lo scontro tra le due commissioni è esploso quando la proposta sulla governance attribuita alla commissione Galli della Loggia è stata dichiarata accantonata da Marco Mancini, segretario generale del MUR e membro della seconda commissione. 

La riforma a pezzi dell’università predisposta dalla ministra Bernini nasce dal lavoro di due commissioni ministeriali parzialmente sovrapposte.

La prima è una commissione fantasma, quella presieduta da Ernesto Galli della Loggia, incaricata forse di definire la “visione” politica della riforma. Questa commissione non è mai stata nominata formalmente (se non con un comunicato stampa della ministra Bernini) e non ha mai operato alla luce del sole. Nel comunicato stampa del MUR (23 luglio 2024) il primo dei sei nomi è quello di Ernesto Galli della Loggia, tra gli altri, spicca Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni. E, sempre secondo il comunicato stampa di luglio, la commissione aveva già calendarizzato riunioni per l’ottobre 2024 con all’ordine del giorno “la governance degli atenei”.  Verosimilmente, la proposta di riforma della governance degli atenei, che abbiamo pubblicato qualche mese fa, è frutto del lavoro di questa commissione.

La seconda commissione è stata invece nominata con un decreto dalla ministra.  Ne fanno parte ben 18 membri, alcuni dei quali sono o erano al momento della nomina, figure istituzionali di vertice del sistema universitario. C’è il presidente di ANVUR Antonio Felice Uricchio, c’è la allora presidente della CRUI Giovanna Iannantuoni, il presidente del CUN Paolo Vincenzo Pedone, il Presidente della Consulta dei Presidenti degli Enti pubblici di Ricerca (CONPER) Antonio Zoccoli, e c’è la presidente del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari Alessia Conti. C’è Marco Mancini che di lì a qualche mese sarebbe assurto al ruolo di segretario generale del MUR.  Ci sono poi altri personaggi ben noti a chi in questi anni si è occupato di vicende universitarie in Italia, la cui autorevolezza e fortuna politica sembra immune da cambi di maggioranze parlamentari, da vicende giudiziarie, record di presenze su pubpeer [si veda qui e qui] e reiterate ritrattazioni di articoli scientifici [qui]. Anche questa seconda commissione, come la prima, se ha lavorato, lo ha fatto nel più completo riserbo, senza la produzione di documenti pubblici.

Perché due commissioni? Quale il loro ruolo rispettivo? Quali i loro rapporti? Difficile dirlo visto che non hanno prodotto documenti. Ciò che i membri delle due commissioni non hanno risparmiato sono gli interventi pubblici sulla stampa nazionale. E analizzandoli forse potremmo capire qualcosa di più.

Non ci soffermiamo qui su Andrea Graziosi,  membro della seconda commissione, che dalle colonne del Foglio si è limitato a prospettare le magnifiche sorti e progressive che aspettano l’università italiana con le nuove riforme. Visto che a suo tempo aveva cantato le lodi della riforma Gelmini e di ANVUR, diventandone poi il ben remunerato presidente, ha dovuto anche ammettere di essersi pentito.

Ci interessa di più sottolineare due vicende recenti. La prima, illumina i rapporti non idilliaci tra le due commissioni ministeriali e le difficoltà politiche del MUR. La seconda, oggetto di un post specifico, il modo in cui gli accademici sono disposti a massaggiare i dati per difendere le scelte politiche di chi li ha cooptati al potere.

Scontro di titani.

Sabato 16 gennaio il Corriere della Sera pubblica come articolo di fondo un editoriale di Ernesto Galli della Loggia dal titolo “Università la riforma impossibile”. Dopo una (fantasiosa) ricostruzione delle vicende dell’università, l’articolo arriva al punto. C’è bisogno di una riforma che ridia al ministro il “diritto-dovere di guidare e normare l’istituzione universitaria”, che gli è stato progressivamente tolto dall’estensione dell’autonomia che ha spostato il “potere di decisione ministeriale a favore di altri organismi”. La situazione, secondo Della Loggia, è paradossale:

“il ripensamento del ruolo dell’università e della sua organizzazione -che pure a giudizio di coloro che più sanno e non hanno interessi da difendere [la commissione ministeriale di cui fa parte ndr] sarebbe necessarissima, in realtà non la chiede veramente nessuno”.

Eppure, continua Della Loggia, “qualche ministro di buona volontà c’è sempre” [come la ministra Bernini]. Peccato che debba ascoltare il consiglio di “persone esperte” [la seconda commissione ministeriale] “che troppo spesso sono più o meno le stesse persone che in precedenza hanno gestito (male) le cose che adesso si tratterebbe di cambiare”.  È qui che Galli della Loggia rincara la dose e non risparmia nessuno. Completiamo con nomi e cognomi il testo di Galli della Loggia. Secondo della Loggia, gli esperti cui si è rivolta la ministra sono una

“ristretta oligarchia accademica perlopiù formata di esponenti alla testa di atenei importanti [Iannantuoni, Cuzzocrea, Zauli, Mancini, Paleari], la quale, forte del proprio ruolo e di troppi legami con la politica, si è abituata da tempo ad occupare luoghi direttivi dell’alta dirigenza ministeriale [Mancini, Schiesaro] e degli organismi ausiliari dipendenti dal ministero [Graziosi, Uricchio]”. È questo gruppo oligarchico che soffoca la ministra e ne “paralizza ogni autonoma capacità di decidere, di contare e di agire, oscurandone l’immagine pubblica”.

Non è il caso questa volta di leggere l’editoriale come segnale di senilità e rimpianto dei bei tempi andati, come alcuni suggeriscono. C’è invece da capire cosa abbia scatenato l’ira di Galli della Loggia. È del tutto verosimile che Galli della Loggia abbia saputo che dalle parti del ministero si tenta di fare carta straccia della riforma della governance partorita, o quantomeno ‘sponsorizzata’, dalla sua commissione.

Chi ha dichiarato pubblicamente che la riforma non è da prendere sul serio è nientepopodimenoche Marco Mancini, segretario generale del MUR, nonché membro della seconda commissione nominata dalla ministra. Lo ha fatto il 18 dicembre 2025 durante un incontro tra l’ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari) e il MUR rappresentato appunto dal segretario generale e dalla direttrice generale per le istituzioni della formazione superiore, dott.ssa Marcella Gargano (membro della commissione della Loggia) . Questa la sintesi dell’incontro sul tema della governance

“il Segretario e la Direttrice hanno voluto subito chiarire che il documento cosiddetto “Galli della Loggia”, pur essendo “autentico”, non è all’attenzione del Ministro e che quella Commissione ha esaurito il suo compito istruttorio. Invece la Commissione di lavoro costituita per ‘riformare’ la Legge 240/10, coordinata dallo stesso Mancini e dal Prof. Zauli, non ha ancora elaborata una sua completa proposta che sarà comunque “meditata, coerente e di ampio spettro”. In ogni caso tale proposta affronterà vari passaggi: attività istruttoria del Gabinetto, Ufficio legislativo, Ministro. Da parte sua Mancini ha affermato di essere contrario a un mandato del rettore di 8 anni (4+4). Mancini ha inoltre affermato che il MUR non è interessato all’introduzione di un suo rappresentante nei CdA degli atenei, in quanto il Ministero è più preoccupato della tenuta finanziaria degli atenei e per questo ritiene più che sufficiente la presenza, già prevista, di un rappresentante ministeriale nei collegi dei revisori, che, tra l’altro, può dare l’allerta al Ministero in caso di disavanzi. Il Segretario ha infine anticipato che tra le proposte della Commissione c’è un rafforzamento del ruolo dei Senati Accademici.”

Ecco spiegata l’ira di Galli della Loggia: la sua commissione ha esaurito il suo compito e la sua proposta sta in qualche cestino dei rifiuti del ministero. Pare del tutto plausibile che dietro questo scontro di titani al MUR ci sia uno una disputa politica che avviene sottotraccia tra le diverse anime del governo di destra. Ciò che appare certo a questo punto, è che ad occuparsi della riforma sarà – e qui Galli della Loggia ha perfettamente ragione – la “migliore” oligarchia accademica, quella che ha gestito l’università italiana nell’ultimo ventennio sotto qualsiasi bandiera e a prova di qualsiasi scandalo.