Lo scontro tra le commissioni per la riforma dell’universitàLa riforma dell’università promossa dalla ministra Bernini dovrebbe nascere dal
lavoro opaco di due commissioni ministeriali, una “fantasma” guidata da Ernesto
Galli della Loggia, e una formalmente istituita, composta della stessa
oligarchia accademica che governa l’università da decenni, al di là di
maggioranze e scandali. In questo post raccontiamo che lo scontro tra le due
commissioni è esploso quando la proposta sulla governance attribuita alla
commissione Galli della Loggia è stata dichiarata accantonata da Marco Mancini,
segretario generale del MUR e membro della seconda commissione.
La riforma a pezzi dell’università predisposta dalla ministra Bernini nasce dal
lavoro di due commissioni ministeriali parzialmente sovrapposte.
La prima è una commissione fantasma, quella presieduta da Ernesto Galli della
Loggia, incaricata forse di definire la “visione” politica della riforma. Questa
commissione non è mai stata nominata formalmente (se non con un comunicato
stampa della ministra Bernini) e non ha mai operato alla luce del sole. Nel
comunicato stampa del MUR (23 luglio 2024) il primo dei sei nomi è quello di
Ernesto Galli della Loggia, tra gli altri, spicca Alberto Mingardi, direttore
generale dell’Istituto Bruno Leoni. E, sempre secondo il comunicato stampa di
luglio, la commissione aveva già calendarizzato riunioni per l’ottobre 2024 con
all’ordine del giorno “la governance degli atenei”. Verosimilmente, la proposta
di riforma della governance degli atenei, che abbiamo pubblicato qualche mese
fa, è frutto del lavoro di questa commissione.
La seconda commissione è stata invece nominata con un decreto dalla ministra.
Ne fanno parte ben 18 membri, alcuni dei quali sono o erano al momento della
nomina, figure istituzionali di vertice del sistema universitario. C’è il
presidente di ANVUR Antonio Felice Uricchio, c’è la allora presidente della CRUI
Giovanna Iannantuoni, il presidente del CUN Paolo Vincenzo Pedone, il Presidente
della Consulta dei Presidenti degli Enti pubblici di Ricerca (CONPER) Antonio
Zoccoli, e c’è la presidente del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari
Alessia Conti. C’è Marco Mancini che di lì a qualche mese sarebbe assurto al
ruolo di segretario generale del MUR. Ci sono poi altri personaggi ben noti a
chi in questi anni si è occupato di vicende universitarie in Italia, la cui
autorevolezza e fortuna politica sembra immune da cambi di maggioranze
parlamentari, da vicende giudiziarie, record di presenze su pubpeer [si veda qui
e qui] e reiterate ritrattazioni di articoli scientifici [qui]. Anche questa
seconda commissione, come la prima, se ha lavorato, lo ha fatto nel più completo
riserbo, senza la produzione di documenti pubblici.
Perché due commissioni? Quale il loro ruolo rispettivo? Quali i loro rapporti?
Difficile dirlo visto che non hanno prodotto documenti. Ciò che i membri delle
due commissioni non hanno risparmiato sono gli interventi pubblici sulla stampa
nazionale. E analizzandoli forse potremmo capire qualcosa di più.
Non ci soffermiamo qui su Andrea Graziosi, membro della seconda commissione,
che dalle colonne del Foglio si è limitato a prospettare le magnifiche sorti e
progressive che aspettano l’università italiana con le nuove riforme. Visto che
a suo tempo aveva cantato le lodi della riforma Gelmini e di ANVUR, diventandone
poi il ben remunerato presidente, ha dovuto anche ammettere di essersi pentito.
Ci interessa di più sottolineare due vicende recenti. La prima, illumina i
rapporti non idilliaci tra le due commissioni ministeriali e le difficoltà
politiche del MUR. La seconda, oggetto di un post specifico, il modo in cui gli
accademici sono disposti a massaggiare i dati per difendere le scelte politiche
di chi li ha cooptati al potere.
SCONTRO DI TITANI.
Sabato 16 gennaio il Corriere della Sera pubblica come articolo di fondo un
editoriale di Ernesto Galli della Loggia dal titolo “Università la riforma
impossibile”. Dopo una (fantasiosa) ricostruzione delle vicende dell’università,
l’articolo arriva al punto. C’è bisogno di una riforma che ridia al ministro il
“diritto-dovere di guidare e normare l’istituzione universitaria”, che gli è
stato progressivamente tolto dall’estensione dell’autonomia che ha spostato il
“potere di decisione ministeriale a favore di altri organismi”. La situazione,
secondo Della Loggia, è paradossale:
> “il ripensamento del ruolo dell’università e della sua organizzazione -che
> pure a giudizio di coloro che più sanno e non hanno interessi da difendere [la
> commissione ministeriale di cui fa parte ndr] sarebbe necessarissima, in
> realtà non la chiede veramente nessuno”.
Eppure, continua Della Loggia, “qualche ministro di buona volontà c’è sempre”
[come la ministra Bernini]. Peccato che debba ascoltare il consiglio di “persone
esperte” [la seconda commissione ministeriale] “che troppo spesso sono più o
meno le stesse persone che in precedenza hanno gestito (male) le cose che adesso
si tratterebbe di cambiare”. È qui che Galli della Loggia rincara la dose e non
risparmia nessuno. Completiamo con nomi e cognomi il testo di Galli della
Loggia. Secondo della Loggia, gli esperti cui si è rivolta la ministra sono una
> “ristretta oligarchia accademica perlopiù formata di esponenti alla testa di
> atenei importanti [Iannantuoni, Cuzzocrea, Zauli, Mancini, Paleari], la quale,
> forte del proprio ruolo e di troppi legami con la politica, si è abituata da
> tempo ad occupare luoghi direttivi dell’alta dirigenza ministeriale [Mancini,
> Schiesaro] e degli organismi ausiliari dipendenti dal ministero [Graziosi,
> Uricchio]”. È questo gruppo oligarchico che soffoca la ministra e ne
> “paralizza ogni autonoma capacità di decidere, di contare e di agire,
> oscurandone l’immagine pubblica”.
Non è il caso questa volta di leggere l’editoriale come segnale di senilità e
rimpianto dei bei tempi andati, come alcuni suggeriscono. C’è invece da capire
cosa abbia scatenato l’ira di Galli della Loggia. È del tutto verosimile che
Galli della Loggia abbia saputo che dalle parti del ministero si tenta di fare
carta straccia della riforma della governance partorita, o quantomeno
‘sponsorizzata’, dalla sua commissione.
Chi ha dichiarato pubblicamente che la riforma non è da prendere sul serio è
nientepopodimenoche Marco Mancini, segretario generale del MUR, nonché membro
della seconda commissione nominata dalla ministra. Lo ha fatto il 18 dicembre
2025 durante un incontro tra l’ANDU (Associazione Nazionale Docenti
Universitari) e il MUR rappresentato appunto dal segretario generale e dalla
direttrice generale per le istituzioni della formazione superiore, dott.ssa
Marcella Gargano (membro della commissione della Loggia) . Questa la sintesi
dell’incontro sul tema della governance
> “il Segretario e la Direttrice hanno voluto subito chiarire che il documento
> cosiddetto “Galli della Loggia”, pur essendo “autentico”, non è all’attenzione
> del Ministro e che quella Commissione ha esaurito il suo compito istruttorio.
> Invece la Commissione di lavoro costituita per ‘riformare’ la Legge 240/10,
> coordinata dallo stesso Mancini e dal Prof. Zauli, non ha ancora elaborata una
> sua completa proposta che sarà comunque “meditata, coerente e di ampio
> spettro”. In ogni caso tale proposta affronterà vari passaggi: attività
> istruttoria del Gabinetto, Ufficio legislativo, Ministro. Da parte sua Mancini
> ha affermato di essere contrario a un mandato del rettore di 8 anni (4+4).
> Mancini ha inoltre affermato che il MUR non è interessato all’introduzione di
> un suo rappresentante nei CdA degli atenei, in quanto il Ministero è più
> preoccupato della tenuta finanziaria degli atenei e per questo ritiene più che
> sufficiente la presenza, già prevista, di un rappresentante ministeriale nei
> collegi dei revisori, che, tra l’altro, può dare l’allerta al Ministero in
> caso di disavanzi. Il Segretario ha infine anticipato che tra le proposte
> della Commissione c’è un rafforzamento del ruolo dei Senati Accademici.”
Ecco spiegata l’ira di Galli della Loggia: la sua commissione ha esaurito il suo
compito e la sua proposta sta in qualche cestino dei rifiuti del ministero. Pare
del tutto plausibile che dietro questo scontro di titani al MUR ci sia uno una
disputa politica che avviene sottotraccia tra le diverse anime del governo di
destra. Ciò che appare certo a questo punto, è che ad occuparsi della riforma
sarà – e qui Galli della Loggia ha perfettamente ragione – la “migliore”
oligarchia accademica, quella che ha gestito l’università italiana nell’ultimo
ventennio sotto qualsiasi bandiera e a prova di qualsiasi scandalo.