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La cattiva scienza e la sua diffusione
Quali sono i motivi per cui gli scienziati adottano comportamenti scorretti? Perché commettono frodi nel loro lavoro scientifico? Cosa è il doping accademico? La valutazione amministrativa della ricerca funziona da incentivo o da freno alle malefatte? Quale è la diffusione della cattiva scienza? E la ricerca italiana soffre di questi problemi? Sono le domande cui si è tentato di rispondere in questo intervento all’Open Science Café organizzato dal Italian Education & Research Network (IRDN)/ ICDI / GARR svoltosi il 12 febbraio 2026. Le slide sono disponibili qua sotto e scaricabili da qua: https://zenodo.org/records/18629005 Open_science_café
February 17, 2026
ROARS
Lo scontro tra le commissioni per la riforma dell’università
La riforma dell’università promossa dalla ministra Bernini dovrebbe nascere dal lavoro opaco di due commissioni ministeriali, una “fantasma” guidata da Ernesto Galli della Loggia, e una formalmente istituita, composta della stessa oligarchia accademica che governa l’università da decenni, al di là di maggioranze e scandali. In questo post raccontiamo che lo scontro tra le due commissioni è esploso quando la proposta sulla governance attribuita alla commissione Galli della Loggia è stata dichiarata accantonata da Marco Mancini, segretario generale del MUR e membro della seconda commissione.  La riforma a pezzi dell’università predisposta dalla ministra Bernini nasce dal lavoro di due commissioni ministeriali parzialmente sovrapposte. La prima è una commissione fantasma, quella presieduta da Ernesto Galli della Loggia, incaricata forse di definire la “visione” politica della riforma. Questa commissione non è mai stata nominata formalmente (se non con un comunicato stampa della ministra Bernini) e non ha mai operato alla luce del sole. Nel comunicato stampa del MUR (23 luglio 2024) il primo dei sei nomi è quello di Ernesto Galli della Loggia, tra gli altri, spicca Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni. E, sempre secondo il comunicato stampa di luglio, la commissione aveva già calendarizzato riunioni per l’ottobre 2024 con all’ordine del giorno “la governance degli atenei”.  Verosimilmente, la proposta di riforma della governance degli atenei, che abbiamo pubblicato qualche mese fa, è frutto del lavoro di questa commissione. La seconda commissione è stata invece nominata con un decreto dalla ministra.  Ne fanno parte ben 18 membri, alcuni dei quali sono o erano al momento della nomina, figure istituzionali di vertice del sistema universitario. C’è il presidente di ANVUR Antonio Felice Uricchio, c’è la allora presidente della CRUI Giovanna Iannantuoni, il presidente del CUN Paolo Vincenzo Pedone, il Presidente della Consulta dei Presidenti degli Enti pubblici di Ricerca (CONPER) Antonio Zoccoli, e c’è la presidente del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari Alessia Conti. C’è Marco Mancini che di lì a qualche mese sarebbe assurto al ruolo di segretario generale del MUR.  Ci sono poi altri personaggi ben noti a chi in questi anni si è occupato di vicende universitarie in Italia, la cui autorevolezza e fortuna politica sembra immune da cambi di maggioranze parlamentari, da vicende giudiziarie, record di presenze su pubpeer [si veda qui e qui] e reiterate ritrattazioni di articoli scientifici [qui]. Anche questa seconda commissione, come la prima, se ha lavorato, lo ha fatto nel più completo riserbo, senza la produzione di documenti pubblici. Perché due commissioni? Quale il loro ruolo rispettivo? Quali i loro rapporti? Difficile dirlo visto che non hanno prodotto documenti. Ciò che i membri delle due commissioni non hanno risparmiato sono gli interventi pubblici sulla stampa nazionale. E analizzandoli forse potremmo capire qualcosa di più. Non ci soffermiamo qui su Andrea Graziosi,  membro della seconda commissione, che dalle colonne del Foglio si è limitato a prospettare le magnifiche sorti e progressive che aspettano l’università italiana con le nuove riforme. Visto che a suo tempo aveva cantato le lodi della riforma Gelmini e di ANVUR, diventandone poi il ben remunerato presidente, ha dovuto anche ammettere di essersi pentito. Ci interessa di più sottolineare due vicende recenti. La prima, illumina i rapporti non idilliaci tra le due commissioni ministeriali e le difficoltà politiche del MUR. La seconda, oggetto di un post specifico, il modo in cui gli accademici sono disposti a massaggiare i dati per difendere le scelte politiche di chi li ha cooptati al potere. SCONTRO DI TITANI. Sabato 16 gennaio il Corriere della Sera pubblica come articolo di fondo un editoriale di Ernesto Galli della Loggia dal titolo “Università la riforma impossibile”. Dopo una (fantasiosa) ricostruzione delle vicende dell’università, l’articolo arriva al punto. C’è bisogno di una riforma che ridia al ministro il “diritto-dovere di guidare e normare l’istituzione universitaria”, che gli è stato progressivamente tolto dall’estensione dell’autonomia che ha spostato il “potere di decisione ministeriale a favore di altri organismi”. La situazione, secondo Della Loggia, è paradossale: > “il ripensamento del ruolo dell’università e della sua organizzazione -che > pure a giudizio di coloro che più sanno e non hanno interessi da difendere [la > commissione ministeriale di cui fa parte ndr] sarebbe necessarissima, in > realtà non la chiede veramente nessuno”. Eppure, continua Della Loggia, “qualche ministro di buona volontà c’è sempre” [come la ministra Bernini]. Peccato che debba ascoltare il consiglio di “persone esperte” [la seconda commissione ministeriale] “che troppo spesso sono più o meno le stesse persone che in precedenza hanno gestito (male) le cose che adesso si tratterebbe di cambiare”.  È qui che Galli della Loggia rincara la dose e non risparmia nessuno. Completiamo con nomi e cognomi il testo di Galli della Loggia. Secondo della Loggia, gli esperti cui si è rivolta la ministra sono una > “ristretta oligarchia accademica perlopiù formata di esponenti alla testa di > atenei importanti [Iannantuoni, Cuzzocrea, Zauli, Mancini, Paleari], la quale, > forte del proprio ruolo e di troppi legami con la politica, si è abituata da > tempo ad occupare luoghi direttivi dell’alta dirigenza ministeriale [Mancini, > Schiesaro] e degli organismi ausiliari dipendenti dal ministero [Graziosi, > Uricchio]”. È questo gruppo oligarchico che soffoca la ministra e ne > “paralizza ogni autonoma capacità di decidere, di contare e di agire, > oscurandone l’immagine pubblica”. Non è il caso questa volta di leggere l’editoriale come segnale di senilità e rimpianto dei bei tempi andati, come alcuni suggeriscono. C’è invece da capire cosa abbia scatenato l’ira di Galli della Loggia. È del tutto verosimile che Galli della Loggia abbia saputo che dalle parti del ministero si tenta di fare carta straccia della riforma della governance partorita, o quantomeno ‘sponsorizzata’, dalla sua commissione. Chi ha dichiarato pubblicamente che la riforma non è da prendere sul serio è nientepopodimenoche Marco Mancini, segretario generale del MUR, nonché membro della seconda commissione nominata dalla ministra. Lo ha fatto il 18 dicembre 2025 durante un incontro tra l’ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari) e il MUR rappresentato appunto dal segretario generale e dalla direttrice generale per le istituzioni della formazione superiore, dott.ssa Marcella Gargano (membro della commissione della Loggia) . Questa la sintesi dell’incontro sul tema della governance > “il Segretario e la Direttrice hanno voluto subito chiarire che il documento > cosiddetto “Galli della Loggia”, pur essendo “autentico”, non è all’attenzione > del Ministro e che quella Commissione ha esaurito il suo compito istruttorio. > Invece la Commissione di lavoro costituita per ‘riformare’ la Legge 240/10, > coordinata dallo stesso Mancini e dal Prof. Zauli, non ha ancora elaborata una > sua completa proposta che sarà comunque “meditata, coerente e di ampio > spettro”. In ogni caso tale proposta affronterà vari passaggi: attività > istruttoria del Gabinetto, Ufficio legislativo, Ministro. Da parte sua Mancini > ha affermato di essere contrario a un mandato del rettore di 8 anni (4+4). > Mancini ha inoltre affermato che il MUR non è interessato all’introduzione di > un suo rappresentante nei CdA degli atenei, in quanto il Ministero è più > preoccupato della tenuta finanziaria degli atenei e per questo ritiene più che > sufficiente la presenza, già prevista, di un rappresentante ministeriale nei > collegi dei revisori, che, tra l’altro, può dare l’allerta al Ministero in > caso di disavanzi. Il Segretario ha infine anticipato che tra le proposte > della Commissione c’è un rafforzamento del ruolo dei Senati Accademici.” Ecco spiegata l’ira di Galli della Loggia: la sua commissione ha esaurito il suo compito e la sua proposta sta in qualche cestino dei rifiuti del ministero. Pare del tutto plausibile che dietro questo scontro di titani al MUR ci sia uno una disputa politica che avviene sottotraccia tra le diverse anime del governo di destra. Ciò che appare certo a questo punto, è che ad occuparsi della riforma sarà – e qui Galli della Loggia ha perfettamente ragione – la “migliore” oligarchia accademica, quella che ha gestito l’università italiana nell’ultimo ventennio sotto qualsiasi bandiera e a prova di qualsiasi scandalo.    
January 26, 2026
ROARS
Un bug nei dati Springer Nature scuote la bibliometria
Un errore nei metadati di Springer Nature potrebbe aver alterato in modo sistematico i conteggi di citazioni in tutti i principali database bibliografici, compresi Scopus a Web of Science. Le conseguenze? Indicatori distorti, carriere accademiche potenzialmente alterate e un segnale d’allarme per l’intero sistema della valutazione quantitativa della ricerca. Cosa altro deve accadere perché si abbandoni la cieca fede nelle metriche bibliometriche? Può un errore di codifica nei metadati, apparentemente banale, alterare la geografia della scienza mondiale, falsare classifiche, influenzare carriere e politiche di ricerca? Secondo l’analisi di Tamás Kriváchy, ricercatore al Barcelona Institute of Science and Technology, contenuta in un preprint recentemente diffuso su arXiv è esattamente ciò che potrebbe essere accaduto. Frederik Joelving Categoriesha coperto la notizia per Retraction Watch con un articolo uscito l’11 novembre 2025. La storia è semplice: un difetto tecnico nei metadati di Springer Nature riferiti alle riviste pubblicate solo online avrebbe generato una distorsione sistemica nei conteggi di citazioni di centinaia di migliaia di ricercatori. IL CASO  Tamás Kriváchy mostra che la distorsione dei dati ha origine da un’anomalia nella gestione dei metadati di molte riviste online-only di Springer Nature (come Nature Communications, Scientific Reports e vari BMC journals). Secondo Kriváchy, l’origine del problema risiede nel passaggio dai numeri di pagina tradizionali agli “article numbers” adottati dalle riviste online. Un campo mancante o mal gestito nei metadati distribuiti tramite API e file RIS di Springer avrebbe causato una catena di errori nel collegamento tra articoli e citazioni.  In sostanza, una grande quantità di citazioni verrebbe erroneamente attribuita al primo articolo del volume (“Article 1”) di ciascun anno, invece che all’articolo effettivamente citato. Intervistato da Retraction Watch spiega: > “Sembra che milioni di scienziati abbiano perso alcune citazioni, mentre > decine di migliaia — gli autori degli Article 1 — le abbiano guadagnate tutte, > arrivando a conteggi assurdi”. Un difetto tecnico apparentemente minore, ma dalle enormi conseguenze sistemiche. Infatti l’anomalia nei dati non è limitata alla piattaforma Springer e al suo database bibliografico Dimensions, ma si propaga a tutti i database bibliografici che ne importano i metadati come Crossref, OpenCitations, Scopus e Web of Science. Le conseguenze, osserva Retraction Watch, sono potenzialmente enormi: confusione nella tracciabilità delle citazioni, alterazione di indici bibliometrici e, in alcuni casi, vantaggi indebiti per autori o istituzioni. Il caso emblematico è quello del primo articolo del volume 2018 di Nature Communications, intitolato “Structural absorption by barbule microstructures of super black bird of paradise feathers”. Secondo il sito della rivista, l’articolo avrebbe ricevuto ben 7.580 citazioni. Google Scholar ne riporta 584, Web of Science 582 e Scopus 1.323. La coautrice Dakota McCoy (Università di Chicago) ha confermato a Retraction Watch di aver cercato, invano, di ottenere la correzione di centinaia di citazioni spurie. Analogamente l’articolo n. 1 dell’anno 2021 di Scientific reports presenta lo stesso problema: 5.332 citazioni sul sito dell’editore e solo 118 su Google Scholar. E si potrebbe continuare. Kriváchy scrive di non essere in grado di precisare l’elenco esatto delle riviste interessate e quindi fornire un conteggio preciso: > Si noti, tuttavia, che sono interessate le due riviste più grandi in base al > numero di articoli pubblicati ogni anno, Scientific Reports e Nature > Communications, nonché le riviste BMC, che comprendono un gran numero di > riviste ad alto volume che utilizzano il riferimento al numero dell’articolo. > Il numero totale di articoli per Scientific Reports è di circa 250.000, per > Nature Communications di circa 75.000 e per diverse riviste BMC e Discover > Applied Sciences di circa 126.000. Quindi, solo per queste 10 riviste ci sono > circa 450.000 articoli potenzialmente interessati, con un numero totale > probabilmente ancora più elevato. Springer Nature dichiara di ospitare 7 > milioni di articoli. Data l’immensa crescita degli articoli online negli > ultimi anni, ci si può aspettare che una parte ignificativa dei 7 milioni sia > presente in riviste solo online, portando il numero reale di articoli > interessati a milioni. L’estensione temporale del problema risale, secondo l’autore, al 2011, quando il bug fu introdotto nelle API di Springer. PERCHÉ TUTTO QUESTO È IMPORTANTE?  I risultati di Kriváchy sono molto importanti perché è la prima volta che errori nei metadati vengono documentati su scala globale, interessando tutti i principali database bibliografici, commerciali e non. Siamo abituati ai problemi di Google Scholar, dove le incongruenze restano perlopiù localizzate — come nel celebre caso di Ike Antkare o in quelli italici, meno noti, di citazioni attribuite all’autore “Primo Capitolo” [si veda qui]. Nel caso dei metadati di Springer Nature, invece, siamo di fronte a qualcosa di radicalmente diverso: un errore sistematico nei metadati che produce un effetto domino su molti indicatori bibliometrici, a tutti i livelli di aggregazione. Il problema questa volta va considerato su tre piani distinti. 1. Il livello dei dati e delle metriche. Gli errori influenzano direttamente gli indici basati sulle citazioni: molti articoli attualmente “highly cited” diventeranno articoli “normali” dopo la correzione. Ciò avrà effetto sugli autori (sui loro h-index, conteggi complessivi, ecc.), su indicatori avanzati come SNIP, e sututti quelli basati su “top-cited papers” per rivista, istituzione, settore o Paese. In pratica, abbiamo lavorato per anni con dati in cui molti (quanti?) “highly cited papers” non erano realmente tali. (L’IF,  per costruzione non è alterato dall’errore). 2. Il livello comportamentale. Qui entra in gioco il ben noto Effetto Matteo: gli articoli percepiti come molto citati tendono a ricevere ulteriori citazioni proprio per la loro fama. L’errore iniziale nei metadati ha quindi verosimilmente influenzato il comportamento dei ricercatori, che hanno citato lavori “falsamente” molto citati. Questo secondo effetto non è correggibile: quante di quelle citazioni sopravvivranno anche dopo la bonifica dei dati? 3. Il livello istituzionale. Le conseguenze riguardano la valutazione della ricerca e le carriere accademiche. Il peso di questo errore è proporzionale all’uso — spesso acritico — che le istituzioni fanno delle metriche di citazione. In Italia, come è ben noto, il ministero e ANVUR hanno imposto l’uso di indicatori bibliometrici come requisito per l’Abilitazione Scientifica Nazionale e per le progressioni di carriera universitarie. Dobbiamo chiederci fino a che punto un errore sistemico come questo possa aver alterato carriere individuali e valutazioni istituzionali. La comunità scientifica, in particolare quella italiana, non è abbastanza consapevole dell’inquinamento che affligge la scienza contemporanea e dell’estensione dei meccanismi — come le citation mills — che hanno corrotto il significato delle citazioni. La percezione prevalente è che si tratti di problemi localizzati, che riguardano pochi casi isolati, e che una opportuna “polizia bibliometrica” sia in grado di ripulire gli indiciatori dai dati anomali.  Questo caso è diverso e non solo per la scala: nasce da un errore genuino, non da una manipolazione intenzionale, e proprio per questo è ancora più istruttivo. Mostra la fragilità di un sistema che ha affidato la valutazione della ricerca a numeri e algoritmi di cui spesso non si conoscono nemmeno i fondamenti tecnici. Forse, paradossalmente, questo bug potrebbe avere un effetto benefico: costringerci a ripensare la nostra cieca fede nelle metriche quantitative, una fede che ha contribuito in modo determinante alla corruzione della scienza contemporanea.  
November 19, 2025
ROARS
I Lincei premiano Carlo M. Croce. Hanno fatto bene?
L’accademia dei Lincei ha da poco assegnato i premi Feltrinelli. Quest’anno il premio Feltrinelli per la medicina, consistente in €100.000, è stato assegnato a Carlo M. Croce. Questa la motivazione: > Carlo Croce – Medicina  > È stato un pioniere nell’identificazione del ruolo della deregolazione dei > microRNA nello sviluppo del cancro umano, rivoluzionando la nostra > comprensione dei meccanismi molecolari alla base della tumorigenesi. La sua > scoperta del coinvolgimento di miR-15 e miR-16 nella regolazione di BCL-2 e > nella patogenesi della leucemia linfatica cronica, ha aperto la strada a una > nuova era della ricerca oncologica, stimolando studi su numerosi altri > microRNA implicati in diversi tipi di tumore. L’impatto del suo lavoro non si > è limitato alla ricerca di base: le sue intuizioni hanno portato allo sviluppo > di terapie innovative, tra cui gli inibitori di BCL-2, oggi approvati e > utilizzati nella pratica clinica per il trattamento di alcuni tumori > ematologici. Questo traguardo rappresenta un esempio emblematico di come la > ricerca traslazionale possa trasformare le conoscenze scientifiche in > trattamenti salvavita. Oltre ai suoi straordinari risultati scientifici, Croce > ha ispirato generazioni di ricercatori, promuovendo un approccio > multidisciplinare allo studio dei tumori e contribuendo a ridefinire il ruolo > dei microRNA come potenziali biomarcatori e target terapeutici. La sua eredità > nella lotta contro il cancro è immensa e il suo lavoro continua a influenzare > profondamente la ricerca e la pratica clinica, con il potenziale di salvare > ancora molte vite in futuro. Non sappiamo se chi ha preso la decisione abbia avuto a disposizione una serie di informazioni che, circolando prevalentemente in lingua inglese e su web, potrebbero non aver raggiunto le felpate stanze Lincee. A dire il vero per avere quelle informazioni, anche se di seconda mano, sarebbe bastato leggere in italiano il Corriere della Sera o Wired. E non possiamo certo pretendere che un Linceo apra wikipedia per cercare informazioni su un candidato alla premiazione (in versione italiana o in inglese) o per fare un controllo della list of scientific misconduct incidents. Carlo M. Croce è ovviamente un Top Italian Scientist con un enorme h-index. Ce lo ricorda anche Il Fatto Quotidiano (che sia questo l’unica fonte di informazione usata dai Lincei?). Non possiamo nemmeno pretendere che ai Lincei conoscano Pubpeer che è una piattaforma notissima e punto di riferimento per la comunità dei detective della scienza. Pubpeer accoglie commenti e revisioni aperte, anche in forma anonima, di articoli già pubblicati (post-publication open peer-review). E’ utilizzato soprattutto per segnalare problemi relativi a duplicazioni, manipolazioni di immagini, uso fraudolento di AI, e così via. La piattaforma è moderata, e contiene soltanto documentazione verificabile. Su Pubpeer sono “flaggati” e commentati 113 articoli in cui Carlo M. Croce figura tra gli autori.   Forse ai Lincei non sanno neanche cosa siano le retraction di articoli scientifici. E forse non sanno neanche che queste si trovano facilmente sulla piattaforma PubMed, il punto di riferimento per le ricerche di area biomedica. Ad oggi, Pubmed registra 28 articoli ritrattati in cui Carlo M. Croce figura tra gli autori.     Questo è uno degli articoli ritrattati sulla rivista Cancer Cell dopo che essa è stata “notified” dalla Ohio State University. Gran parte degli autori “disagree” con la decisione della rivista.   Il New York Times dedicò a Carlo M. Croce un lungo articolo nel 2017 a firma James Glanz and Agustin Armendariz. Può essere letto qui. Croce iniziò una causa per diffamazione contro i due giornalisti e contro David A. Sanders, virologo della Purdue University. La causa si concluse con il proscioglimento dei giornalisti e di Sanders che per l’occasione fu difeso “d’ufficio” dai legali del suo ateneo (qua una intervista di Sanders su Retraction Watch).   Questo un articolo su Nature che ricostruisce il clima nel laboratorio di Carlo A. Croce. > Exclusive: City of Hope cancer researcher goes to court to fight misconduct > finding Sulle vicende successive, il lettore interessato può leggere questo. L’assenza di reazioni pubbliche, se non i comunicati stampa ufficiali accolti acriticamnete dai giornali, è un segnale, l’ennesimo, della mancanza sempre più evidente di anticorpi e pensiero critico e più in generale dell’indebolimento delle istituzioni scientifiche e accademiche italiane.
June 23, 2025
ROARS