
Cosa chiedono gli iraniani all’Occidente
The Submarine - Tuesday, January 13, 2026
Sono passati più di 10 giorni da quando Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti erano già “pronti all’azione” per andare in “soccorso” ai manifestanti che protestavano per le condizioni economiche molto affaticate del paese, che hanno portato a un aumento molto alto di alimenti e beni di necessità — con il pane che già quest’estate registrava aumenti fino al 50%. Dopo giorni di minacce di interventi militari, lunedì Trump ha fatto la prima mossa vera, annunciando ulteriori dazi — al 25% — per tutti i paesi che “fanno business” con l’Iran. Mentre scriviamo l’annuncio non è ancora stato corredato da nessuna documentazione ufficiale sul sito della Casa bianca, e non è nemmeno chiaro quali sarebbe l’autorità legale degli Stati Uniti di imporre i dazi. Le autorità cinesi hanno criticato la decisione, parlando di “sanzioni unilaterali e illecite,” ricordando come “le guerre commerciali non hanno vincitori, e coercizione e pressione non risolvono i problemi.” (the New York Times / Iran International / the Guardian)
L’annuncio di Trump ha seguito di poche ore la circolazione diffusa di un video di qualche giorno fa, che mostrava numerosi sacchi neri disposti fuori dal magazzino di un obitorio — dimostrazione plastica di come durante le proteste di questi giorni sono state uccise molte persone, al punto che la struttura non aveva più spazio dove disporli se non in strada. In un’operazione di comunicazione che ricorda quelle del loro storico avversario, le autorità di Teheran hanno invitato gli ambasciatori europei per mostrargli un video che ritrae “manifestanti” armati che sparano durante le proteste, chiedendo loro di “ritirare le dichiarazioni ufficiali dei loro governi in sostegno dei manifestanti,” e di trasmettere i video ai rispettivi ministeri degli Esteri. Secondo le autorità di Teheran il supporto dall’estero alle manifestazioni costituisce una “ingerenza inaccettabile” sulla propria politica interna. (NBC News / CNN / X / Anadolu)
Nelle scorse ore si è accodato a queste dichiarazioni anche il presidente ucraino Zelenskyj, che ha pubblicato su X una dichiarazione in lingua persiana, scrivendo che le proteste in Iran sono “un chiaro segno che la vita non sarà più facile per la Russia,” e che “ogni persona di buon senso sulla Terra desidera fortemente che il popolo iraniano abbia finalmente la fortuna di liberarsi dal regime locale, che ha causato molti mali, anche all’Ucraina.” “Ogni leader, ogni paese, ogni organizzazione internazionale deve impegnarsi ad aiutare la popolazione e eliminare i responsabili [enfasi nostra] di ciò che l’Iran è purtroppo diventato.” (X)
Ma cosa possono fare effettivamente gli Stati Uniti e gli stati legati a Washington? Trump ha davanti a sé diverse opzioni, tra cui sì, anche quelle militari. Ma cosa chiedono davvero i cittadini iraniani alle autorità che, dall’estero, vogliono aiutarli? Secondo gli esperti di un panel organizzato dal Quincy Institute for Responsible Statecraft la domanda principale non è un intervento esterno, piuttosto il sollevare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, che hanno danneggiato in modo drastico l’economia del paese. Secondo l’esperto Mohammad Ali Shabani le sanzioni statunitensi finora hanno avuto l’effetto opposto a quello desiderato, perché sono state così dure da aver indebolito in modo irreparabile la borghesia iraniana, limitando qualsiasi possibilità di un cambiamento “organico” nel paese. Vali Nasr sottolinea che anche le attuali proteste non hanno organizzazioni e richieste specifiche, e per questo sono difficili da mantenere nel lungo periodo — ma questo non vuol dire, sottolinea Ellie Geranmayeh, che in Iran non ci sia una società civile attiva. Merita una citazione diretta l’ultimo comunicato del sindacato dei lavoratori impiegati nei mezzi pubblici a Teheran, che scrive: “Lo abbiamo detto più volte e lo ripetiamo ancora: la via per la liberazione dei lavoratori non passa attraverso una guida creata dall’alto, né affidandosi a potenze straniere, né attraverso fazioni all'interno del governo, ma piuttosto attraverso l'unità, la solidarietà e la creazione di organizzazioni indipendenti nei luoghi di lavoro e a livello nazionale. Non dobbiamo permetterci di essere nuovamente vittime dei giochi di potere e degli interessi delle classi dominanti.” “Il sindacato condanna fermamente qualsiasi propaganda, giustificazione o sostegno all’intervento militare da parte di governi esteri, inclusi Stati Uniti e Israele. Tali interventi non solo portano alla distruzione della società civile e all’uccisione di persone, ma forniscono anche un’ulteriore scusa per la continuazione della violenza e della repressione da parte del governo.” “Le esperienze passate hanno dimostrato che i governi occidentali autoritari non attribuiscono il minimo valore alla libertà, ai mezzi di sussistenza e ai diritti del popolo iraniano.” (the New Arab / Middle East Eye / Telegram)