
Tra la foresta e il mare: la ricerca di una vita migliore
Progetto Melting Pot Europa - Friday, January 9, 2026VIAN MIRZA
Parte Prima: Il viaggio nella foresta
Fotografia tratta dal rapporto Brutal BarriersIl momento in cui decisi di lasciare tutto, tutto ciò che avevo conosciuto nella mia vita, fu un punto di svolta. Non fu una decisione facile; era una scommessa sulla vita stessa.
Avevo solo due opzioni: arrendermi alla dura realtà in cui vivevo oppure cercare un’altra vita, una vita che potesse essere migliore o, forse, una che avrebbe potuto condurmi alla morte.
Scegliere di partire fu difficile, ma inevitabile di fronte alla realtà crudele che mi circondava. La vita che conducevo era priva di speranza, come se fossi intrappolato in un ciclo infinito senza alcun segno di una nuova alba.
Per questo decisi di affrontare l’ignoto e rischiare tutto ciò che avevo. La foresta fu il punto di partenza, e dovevo attraversarla per prima.
La foresta era un luogo spietato. Fin dai primi momenti ebbi la sensazione di aver perso tutto, come se fossi uno straniero in un mondo sconosciuto. Gli alberi si facevano sempre più fitti a ogni passo, come se cercassero di inghiottirci uno a uno.
Più ci addentravamo, più il terreno diventava scivoloso e pericoloso. L’oscurità avvolgeva ogni cosa, come se la notte avesse deciso di prolungarsi anche quando il sole era ancora nel cielo.
Attraversare la foresta era come camminare in un labirinto senza fine. Non c’erano segnali a indicarci la strada giusta; dovevamo affidarci solo all’istinto. A volte eravamo costretti ad aspettare per ore, incerti su quale direzione prendere o su come affrontare ciò che ci attendeva.
La fame ci divorava e la sete logorava i nostri corpi. Alcuni di noi cercavano acqua nei piccoli ruscelli, pur sapendo che spesso era sporca. Eppure non avevamo scelta: dovevamo bere.
All’inizio la fame era sopportabile, ma col passare dei giorni divenne insostenibile. Non avevamo cibo, se non ciò che riuscivamo a raccogliere dagli alberi o dal suolo. A volte le foglie erano il nostro unico nutrimento; altri giorni mangiavamo erbe senza sapere se fossero commestibili.
Spesso sembrava di vivere in un mondo senza pietà, dove ogni passo poteva essere l’ultimo. I piedi ci facevano male e il cuore sembrava sgretolarsi dentro di noi.
Eppure non c’era tempo per arrendersi. Le difficoltà si susseguivano senza tregua e le tempeste ci inseguivano da ogni lato. La pioggia cadeva a torrenti, bagnando i nostri corpi tremanti senza alcun riparo dal freddo.
Il vento ululava con furia e i rovi ci intrappolavano i piedi, come se volessero impedirci di andare avanti. Spesso incontravamo altre persone – migranti come noi – che affrontavano lo stesso destino. La loro presenza rendeva il viaggio meno solitario.
Vivevamo in uno stato di profonda connessione umana. Ognuno cercava di sostenere l’altro, anche nelle condizioni più dure. Quando qualcuno cedeva alla stanchezza, ci aiutavamo a portare i bambini e i bagagli.
Nemmeno gli anziani venivano lasciati indietro; camminavano con noi nonostante le immense sofferenze. Le nostre emozioni erano intrecciate: dolore, paura, speranza e un bisogno travolgente di sopravvivere.
Negli occhi delle persone intorno a me vedevo la debolezza, ma anche la speranza. Ed era proprio quella speranza a spingerci a continuare. Nessuno parlava molto; le parole erano rare. Ma dentro ognuno di noi c’era una fede silenziosa, la convinzione che potessimo superare l’impossibile.
La foresta ci minacciava, ma allo stesso tempo forgiava qualcosa di nuovo dentro di noi: la resilienza. Era come se ci stesse insegnando che la vita vale la pena di essere vissuta, ma solo da chi ha la pazienza di resistere.
In quei giorni imparai che gli esseri umani non si arrendono facilmente, nemmeno nelle circostanze più difficili. Vidi persone perdere la speranza, ma ognuna di loro lottava per restare forte. Sapevamo che non c’era modo di tornare indietro.
Avevamo attraversato la foresta, consapevoli che la strada davanti a noi non sarebbe stata più facile. Ma nei nostri cuori una fiamma di speranza ardeva sempre più forte a ogni passo.
Ogni giorno in quella foresta era una sfida alla follia. Il dubbio e la paura tremolavano nei nostri occhi, ma noi ci rifiutavamo di abbandonare il cammino.
La pioggia cadeva senza sosta, il terreno diventava sempre più duro, la fame quasi ci divorava e la sete ci lacerava. Ma non ci fermavamo. Continuavamo a ripeterci:
“Non permetteremo alla morte di essere la nostra scelta.”
Parte seconda: Attraversare il mare
PH: Roberta Derosas (Mediterraneo centrale, ottobre 2025)Dopo aver attraversato la foresta, convinti di aver superato la parte più dura del viaggio, pensavamo che il mare sarebbe stato un percorso più rapido e semplice verso la nostra destinazione. Ma non sapevamo che il mare nascondeva un altro tipo di tormento, una sofferenza sconosciuta, non meno crudele delle prove della foresta, forse persino più amara.
Quando vedemmo per la prima volta la barca, una scintilla di speranza brillò nei nostri occhi, ma la paura si insinuò nei nostri cuori. Era una barca piccola, appena sufficiente a contenere metà delle persone presenti.
Tra le trenta e le cinquanta persone, tutte pronte a stiparsi in un’imbarcazione fragile, in mezzo al mare, dove c’erano solo onde che si infrangevano con forza incessante davanti a noi. In quei momenti il mare sembrava un inferno spietato, pronto a inghiottirci ad ogni onda.
Eravamo lì, nel mezzo di un mare senza fine. L’acqua infinita tutt’intorno ci faceva sentire prigionieri in un mondo lontano da tutto ciò che conoscevamo.
Tutti cercavano di restare calmi, ma il silenzio era pesante, carico dell’ansia di ogni persona a bordo.
Le onde si alzavano e poi si abbattevano su di noi, come se stessero lottando contro di noi, come a dire: «Non vi lascerò passare così facilmente».”
I nostri cuori battevano all’impazzata e la mente era invasa dal pensiero della morte, sempre vicina.
I movimenti sulla barca erano limitati. Dovevamo restare stretti gli uni agli altri, non solo per lo spazio ridotto, ma perché qualsiasi movimento improvviso avrebbe potuto mettere tutti in pericolo.
Le onde agitavano l’imbarcazione, sollevandola e scaraventandola verso il basso, come se fossimo nel cuore di una tempesta.
Ogni secondo era estenuante, con i nervi tesi al limite. Gli occhi scrutavano continuamente il mare, mentre un senso di minaccia aleggiava nell’aria.
La fame e la sete rendevano tutto ancora più difficile. Non c’era abbastanza acqua e chi aveva un po’ di cibo cercava di condividerlo. Ma sapevamo tutti che non era il momento di cedere.
I nostri corpi si indebolivano, le mani tremavano per il freddo pungente del mare, nonostante il sole fosse ancora all’orizzonte. I volti impallidivano e le ossa dolevano per la fame. Ma dentro di noi c’era una determinazione incrollabile.
Non si trattava solo di raggiungere l’altra sponda; si trattava di vivere il momento che avevamo sognato così a lungo. Eppure il mare metteva alla prova ogni briciolo di speranza, come se volesse insegnarci una lezione di pazienza e resistenza.
Ci furono momenti, nel cuore del mare, in cui sentii di star perdendo la lucidità. Il mare era spietato e tutto intorno a noi sembrava immenso e insopportabile. Paura e sfida si scontravano continuamente.
Ovunque guardassi, vedevo occhi pieni di terrore ma anche di speranza. Nonostante tutto, le persone continuavano a parlarsi, scambiandosi parole gentili e incoraggiandosi a resistere.
Col passare del tempo, la stanchezza ci sopraffece. Le onde diventavano più forti e la barca tremava senza sosta. Era costante la sensazione che potessimo affondare da un momento all’altro. Ma, nonostante la paura, condividevamo una speranza comune:
“Non ci arrenderemo” era la frase che continuavamo a ripeterci.
Non sapevamo quanto tempo fosse passato. Le ore si confondevano l’una nell’altra, con solo il mare infinito intorno a noi. La barca oscillava violentemente e i passeggeri sussurravano per nascondere il terrore. Dentro di me continuavo a ripetere: “Nessuna resa. Nulla può fermarci ora.”
Quando finalmente intravedemmo una costa all’orizzonte, la speranza di sopravvivere cominciò a prendere forma. Il mare si calmò leggermente, ma il cuore continuava a battere forte. Fu un momento decisivo: la terra era lì, a portata di mano. Avvicinandomi lentamente alla salvezza, ebbi la sensazione che la vita stesse ricominciando.
Parte Terza: Raggiungere la riva – Un nuovo inizio
Dopo lunghi e durissimi giorni in mare, raggiungemmo finalmente la terra. Ma non era una terra qualunque: era la terra della speranza. Quella che avevamo sognato dopo tutti quei momenti terribili.
Le onde si erano calmate e la barca si avvicinò alla riva. Tuttavia, nessuno sapeva cosa ci aspettasse. Sarebbe stato davvero un rifugio o le difficoltà avrebbero continuato a perseguitarci?
Il primo passo sulla sabbia fu indimenticabile. Uno dopo l’altro scendemmo dalla barca. I nostri piedi esausti e le mani gelate trovarono finalmente sollievo sulla terra ferma. Appena toccammo la spiaggia, molti di noi scoppiarono in lacrime.
Non sapevamo se fossero lacrime di gioia o di stanchezza, ma sapevamo che quel momento segnava una svolta nelle nostre vite.
In piedi sulla riva, lavammo il sale dai nostri volti e respirammo profondamente per la prima volta dopo giorni. La sensazione di sicurezza era indescrivibile. L’aria era fresca e il sole illuminava i nostri volti stanchi.
Sapevamo però che il viaggio non era ancora finito: c’erano i campi, l’aiuto, un riparo da trovare. Ma avevamo una cosa preziosa che mancava da tempo: la speranza.
In quel momento capii che il viaggio non era solo uno spostamento geografico. Era una lotta per la sopravvivenza, per una vita che sembrava perduta ed ora era di nuovo possibile. Raggiungere quel luogo non era la fine, ma l’inizio di qualcosa di nuovo. Il cammino era stato lungo, ma avevamo imparato che la sofferenza forgia la forza.
Ciò che rese quel momento ancora più potente fu il fatto che non ero solo. Tutti intorno a me avevano vissuto la stessa prova. Non eravamo più estranei: eravamo diventati una famiglia insolita, unita dalla sofferenza e rafforzata da essa.
Nei giorni successivi cominciammo lentamente a riprenderci. Le cose migliorarono poco a poco. Riuscimmo a entrare in contatto con alcune organizzazioni umanitarie e ad avere cibo e acqua. Ma i piccoli momenti più pieni di speranza.
Quando riuscii finalmente a chiamare la mia famiglia, le parole non bastavano e gli occhi si riempirono di lacrime. Ogni parola era vita.
Ci furono molti momenti in cui ero sul punto di arrendermi. Ma ora posso dire di essere diventato più forte. La forza non è solo superare le difficoltà, ma continuare nonostante esse. Attraversando il mare, ogni onda sembrava colpire i nostri sogni. Ma non ci siamo fermati. E quando raggiungemmo la riva, non fu solo una conquista, ma il simbolo della forza interiore che avevamo acquisito.
Un messaggio dal cuore di un migrante
A chi insegue i propri sogni, a chi sente che la vita offre solo difficoltà, a chi cerca una vita migliore e più sicura, dico: non siete soli, e ciò che state vivendo non è la fine del cammino.
Ho vissuto ciò che molti di voi stanno vivendo: fallimenti, dolore, paura e dubbi. Spesso mi sono sentito immerso nell’oscurità, con solo l’ignoto davanti a me. Ma ho imparato che la vita non ci regala ciò che vogliamo facilmente; ci offre ciò che meritiamo quando dimostriamo di saper resistere e di non volerci arrendere.
La vita non è solo un viaggio da un punto all’altro. È un percorso fatto di prove che ci plasmano. Le difficoltà sono ciò che ci rende più forti. La vita non si misura con la ricchezza o la bellezza, ma con la determinazione e la volontà che portiamo dentro.
Ogni sogno comporta ostacoli. Ci saranno giorni di fame, sete e dolore. Ma ricordate: in ogni momento difficile c’è una nuova possibilità. Il fallimento non è la fine, è l’inizio di qualcosa di più grande.
Non arrendetevi. L’oscurità non dura per sempre. C’è sempre un’alba pronta a sorgere. Il successo appartiene a chi non smette di lottare.
Fine
Quando raggiungerete ciò che avete sognato, capirete che il viaggio è valso ogni istante di dolore. Non guardate indietro. Il passato è solo una parte della vostra storia. Il presente e il futuro devono essere pieni di speranza.
Siete più forti di quanto crediate. Continuate ad andare avanti. State percorrendo la strada giusta.