“Mi chiamo Handalino“: la fiaba di Antonio Mazzeo illustrata da Lelio Bonaccorso
DUE VIAGGI SUL MARE E UNA FIABA PER PARLARE IN CLASSE DI GAZA E DEL GENOCIDIO
La puntata di Scuola Resistente del 27 settembre (clicca qui per ascoltare)
parte da due esperienze vissute sul mare: quella a bordo della nave Aquarius di
SOS Méditerranée, impegnata nel soccorso delle persone migranti, e quella di
Antonio Mazzeo a bordo della Handala, la nave della Freedom Flotilla diretta
verso Gaza con aiuti e giocattoli per i bambini e bambine palestinesi. Sono
esperienze profondamente diverse, ma accomunate dall’incontro diretto con
persone costrette a vivere situazioni di guerra, fuga e vulnerabilità.
«A bordo – ha raccontato l’autore/disegnatore Bonaccorso – sono state
soprattutto emozioni come la paura, la tensione dell’attesa a farla da padrone,
ma anche il senso di impotenza di fronte a ciò che accade in mare e allo stesso
tempo la solidarietà e la capacità delle persone di sostenersi reciprocamente».
Nel caso della Handala, particolarmente significativo è il carico di peluche
affidati alla nave dai bambini e bambine italiane/i per i bambini e bambine di
Gaza: piccoli oggetti capaci di trasformare una missione umanitaria in un legame
concreto tra bambini lontani.
Da questa esperienza nasce Mi chiamo Handalino, la fiaba di Antonio Mazzeo
illustrata da Lelio Bonaccorso.
Un piccolo peluche parte dal Salento a bordo della Handala e, durante il
viaggio, incontra Handala, il bambino simbolo della Palestina creato da Naji
al-Ali.
Dopo l’assalto alla nave, Handalino trova rifugio tra le braccia del Vecchio
Marinaio, che gli racconta la fiaba che avrebbe voluto portare ai bambini di
Gaza.
È proprio questa fiaba a diventare un possibile strumento di lavoro nelle
scuole.
«La storia di Conigliopoli – ha spiegato Mazzeo – minacciata dai militaren
kattiven, permette di affrontare, anche con i bambini e le bambine,
contrariamente a quanto si pensi, temi complessi come guerra, paura,
distruzione, solidarietà, cooperazione. Il tutto attraverso personaggi
fantastici, simboli e situazioni nonviolente che possono essere rielaborate in
attività creative e collettive. Il percorso arriva alla parola PACE, individuata
dai piccoli abitanti della città come risposta alla violenza».
Il valore educativo del libro sta quindi anche nella possibilità di partire
dalla fiaba per costruire esercitazioni, discussioni, disegni, giochi di ruolo e
attività di gruppo, accompagnando progressivamente i bambini e le bambine dalla
dimensione fantastica del racconto alla conoscenza della storia della Palestina
e della realtà di Gaza.
Il fumetto e la fiaba diventano così un ponte: dall’emozione suscitata dalla
storia alla conoscenza, e dalla conoscenza alla riflessione. L’obiettivo non è
soltanto spiegare una guerra, ma aiutare i bambini e le bambine a interrogarsi
su cosa significhino pace, solidarietà, diritto a vivere, giocare e crescere
liberamente. Il libro è pensato proprio per la fascia 6-11 anni e propone la
Palestina attraverso un linguaggio accessibile fatto di avventura, ironia,
commozione e simboli.
In questo senso, l’esperienza vissuta dagli adulti sulle navi può trasformarsi
in qualcosa destinato alle nuove generazioni: una storia da leggere, ma
soprattutto un punto di partenza per lavorare insieme in classe sulla pace e
sulla capacità di comprendere ciò che accade anche a bambini e bambine che
vivono dall’altra parte del Mediterraneo.
Bonaccorso poi ha raccontato il filo rosso conduttore che lega l’inutile ponte
sullo Stretto, i fatti drammatici di Gaza, le guerre in generale e le migrazioni
con il loro “effetto collaterale” dei naufragi, un po’ come in “Naza”, il
docu-film più applaudito della storia del festival di Venezia ma nelle sale
italiane per soli tre giorni.
Stefano Bertoldi
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università