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“LA RESISTENZA HA FERMATO, PER ORA, I PIANI DELLE POTENZE CAPITALISTE CONTRO L’AUTOGOVERNO IN ROJAVA”, INTERVISTA AD HAVIN GUNESER
Radio Onda d’Urto ha intervistato Havin Guneser, tra le fondatrici dell’assemblea dell’Academy of Social Science e già portavoce della campagna “Freedom for Abdullah Öcalan – Peace in Kurdistan”. Con Havin Guneser abbiamo commentato quanto accaduto nelle ultime settimane, nel mese di gennaio 2026, in Siria del nord-est, Rojava, e in tutto il Kurdistan. Nell’intervista l’intellettuale e militante curda inquadra l’offensiva delle milizie del cosiddetto governo di transizione siriano contro l’Amministrazione autonoma della Siria del nord-est all’interno di quella che il movimento di liberazione curdo definisce come la Terza guerra mondiale. Con questa prospettiva, spiega Guneser nell’intervista, è possibile comprendere come le potenze imperialiste – globali e regionali – si siano allineate per sostenere Al-Jolani/Al-Sharaa, pronto a garantire i loro interessi, e attaccare l’autogoverno del Rojava, che propone invece una soluzione politica per il Medio oriente fondata sull’autodeterminazione dei popoli. Insieme ad Havin Guneser, inoltre, abbiamo commentato il ruolo dei media mainstream, da settimane impegnati in una propaganda feroce contro l’Amministrazione autonoma del Rojava e le Forze democratiche siriane. Infine, abbiamo ricordato il ruolo del leader e co-fondatore del movimento di liberazione curdo Abdullah Öcalan. Tra pochi giorni, infatti, ricorre il ventisettesimo anniversario del suo rapimento e incarcerazione sull’isola turca di Imrali. Qui l’intervista di Radio Onda d’Urto ad Havin Guneser doppiata in italiano. Ascolta o scarica. Here is the original English version of Radio Onda d’Urto’s interview with Havin Guneser. Listen or download.   Di seguito, invece, riportiamo la trascrizione dell’intervista di Radio Onda d’Urto ad Havin Guneser: Havin Guneser, per prima cosa ti chiediamo come possiamo definire e commentare quanto accaduto nelle ultime settimane in Siria del nord-est, Rojava, e poi in tutto il Kurdistan. Qual è la tua valutazione riguardo alla situazione attuale e all’accordo di cessate il fuoco? Risposta: Naturalmente, ci sono molti livelli di lettura di ciò che è accaduto nell’ultimo mese in Rojava e nella regione. Credo che ne avessimo parlato nell’ultima intervista che abbiamo fatto qui su Radio Onda d’Urto. Come abbiamo sottolineato, e come ha sottolineato Abdullah Öcalan, negli ultimi vent’anni circa ci siamo trovati nel mezzo di una Terza guerra mondiale. Negli ultimi due anni questa Terza guerra mondiale è diventata sempre più visibile, con l’epicentro che coincide con la geografia curda, che comprende Iran, Iraq, Siria e Turchia. Di conseguenza, tutto ciò che sta accadendo sta influenzando molto i curdi, il popolo curdo. Credo che le potenze globali e regionali, in Medio Oriente, abbiano compiuto molti sforzi per tenere i curdi dalla loro parte o per attaccarli, massacrandoli e così via, in modo da poter determinare quale sarà il nuovo assetto politico e territoriale del Medio Oriente nei prossimi 100 anni. Per questo motivo è stato molto, molto importante per i curdi sviluppare una propria visione di ciò che sta accadendo nella regione. Ci sono molti attori, dagli Stati Uniti all’Inghilterra, a Israele, così come l’Iran, alcuni paesi arabi come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, e soprattutto la Turchia, che determinano come saranno le cose in Medio Oriente. E sappiamo che il conflitto principale in atto riguarda i corridoi energetici, i combustibili fossili e, in generale, il controllo sulle risorse del Medio Oriente, nonché l’apertura di aree geografiche che non sono state ancora aperte davvero al sistema capitalista, al sistema mondiale in generale, per il loro sfruttamento. Come i territori dell’ex Unione Sovietica o l’Iran e la Siria o luoghi simili. Questo è un livello. Il secondo livello, ovviamente, è la questione curda stessa. Negli ultimi 100 anni, o poco più, i curdi sono stati divisi tra questi Stati coloniali, che sono stati creati, in realtà, da potenze come l’Inghilterra e la Francia, e questo quadro politico è stato mantenuto dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e da altri. Quindi tutto ciò che esula da questo quadro è stato dichiarato illegittimo, come nel caso del Movimento di liberazione curdo. È stato dichiarato illegittimo perché ha un proprio quadro filosofico e ideologico su come risolvere i conflitti in Medio Oriente. Penso che stiamo assistendo al dispiegarsi di tutte queste contraddizioni. Stiamo assistendo al modo in cui stanno cercando di dividere e governare nuovamente il Medio Oriente per i prossimi 100 anni. E così tutti vogliono attirare i curdi dalla propria parte e, se i curdi non lo fanno, se non agiscono o non si alleano con queste forze regionali o globali, allora li attende un massacro o un genocidio. Penso che questo sia ciò che abbiamo visto nell’ultimo mese. Sappiamo che negli ultimi 14 anni, dalla rivoluzione in Rojava, c’è stato un enorme sforzo da parte delle forze globali per convincere il Rojava a cambiare la sua prospettiva su come vivere, su quale tipo di sistema politico adottare, a eliminare l’autogoverno, l’autodifesa e la libertà delle donne nella regione. Quindi c’è stata un’enorme lotta politica. Naturalmente, prima di questo, come sapete, c’era stata una grande lotta esistenziale contro Daesh. Quindi, nell’ultimo mese, abbiamo assistito a una forte pressione sui curdi affinché diventassero alleati nella lotta contro Hashd al-Shaabi, contro l’Iran, sempre di più, e diventassero un alleato di questo tipo in Medio Oriente. Ma questo è stato rifiutato sia dal Movimento di liberazione curdo in generale, sia dall’autogoverno del Rojava. E così abbiamo visto che l’area è stata nuovamente lasciata in balia di Al-Qaeda, dell’Isis, della Turchia, tutte forze che in realtà vogliono conquistare più territorio e più controllo per sé stesse. Naturalmente, stiamo vedendo che, come sapete, la legittimità è concessa solo dalle potenze globali. Lo sapevamo già, ovviamente, ma ora è estremamente importante che tutti lo vedano e ne traggano insegnamento. È chiaro che c’era un accordo tra Hts, l’ex Isis e tutti questi diversi gruppi jihadisti, che hanno accettato la conquista israeliana delle alture del Golan e anche, come sapete, della regione di Suwayda, quindi il sud della Siria. In sostanza, abbiamo visto che attraverso incontri a Parigi, Erbil e altrove, la capitolazione è stata imposta all’autogoverno della Siria sud-orientale e anche al Rojava, nel nord-est. Quindi c’è stata una grande resistenza a questi piani e abbiamo visto la resistenza e la lotta della popolazione locale insieme agli amici del Rojava in tutto il mondo. Tutto questo piano è stato fermato per un soffio. Non è ancora finita, si tratta di un processo. Prima di tutto, ciò che è stato accettato è stato di fermare i massacri che stavano per continuare, perché il Movimento di liberazione curdo, Abdullah Öcalan e l’autogoverno del Rojava hanno capito che coloro che hanno deciso questa offensiva volevano iniziare una guerra tra curdi, turchi, curdi, arabi, persiani. Ancora di più. Quindi, quello che si sta cercando di fare è, da un certo punto di vista, molto complicato, ma in un altro senso anche piuttosto chiaro, perché tutto è collegato. Da un lato, quello che stanno cercando di fare è dire ai curdi che il paradigma di Abdullah Öcalan non funziona: le tribù arabe hanno voltato le spalle a questo progetto, quindi la fratellanza tra i popoli non funziona, dicono. Vogliono affermare che in Medio Oriente ciò che funziona sono gli stati nazionali basati su un’unica etnia, quindi i curdi dovrebbero puntare a questo e dimenticare il confederalismo democratico e la nazione democratica. Quindi c’è stato un enorme attacco sia ad Abdullah Öcalan che al paradigma che egli propone. Ma d’altra parte, ovviamente, stiamo vedendo che questo è l’unico progetto, l’unico paradigma che può funzionare nella regione. Tutti gli altri comportano un bagno di sangue e un modo per l’imperialismo, o come vogliamo chiamarlo, le potenze globali, se preferite, per ridisegnare il sistema. Quindi tutti vogliono “avere un proprio curdo”. Anche la Turchia. Ovviamente ci sono ancora dei colloqui in corso in Turchia, ma anche lo Stato turco non è omogeneo. Ci sono diversi piani sul tavolo. Da un lato ci sono i colloqui, dall’altro ci sono Hezbollah o le guardie dei villaggi che sono ancora molto attive e che cercano anche di svolgere un ruolo negativo in questo processo. E se il Movimento di liberazione curdo si indebolisce, queste forze diventeranno più decisive e cercheranno di portare più curdi dalla loro parte per combattere qualche guerra per conto loro. Anche all’interno di Daesh ci sono alcuni curdi, anche se non sono molti. Anche l’Iran sta cercando di coinvolgere i curdi, lo stesso fa l’Iraq e naturalmente anche la Siria. Anche gli Stati Uniti, Israele e l’Inghilterra cercano di formare una propria “contingenza curda”, perché sanno che i curdi hanno subìto un torto e che c’è una certa emotività al riguardo. Quindi tutti questi attori pensano che potrebbe essere utile avere una popolazione che combatta contro turchi, gli arabi o gli iraniani, in modo da cambiare il panorama politico del Medio Oriente. Quello che Abdullah Öcalan e il Movimento di liberazione curdo in generale stanno cercando di fare è stringere una sorta di accordo basato sul riconoscimento legale dei curdi e impedire che questi ultimi vengano utilizzati dalle diverse forze – come Israele, Inghilterra, America o qualsiasi altra forza, comprese l’Iran, l’Isis o la Turchia – per ottenere benefici per loro e i loro interessi. Così potrebbe essere possibile ricostruire il ruolo dei curdi nella regione, affinché possa svilupparsi un processo costruttivo e positivo basato sulla libertà delle donne, sulla nazione democratica e sull’autogoverno. Questo potrebbe consentire anche di porre fine al massacro tra i popoli, perché una volta iniziato è impossibile fermarlo. Lo sforzo per la liberazione curda è evidente. Quindi, gli accordi stipulati in Siria dovrebbero essere visti da questa prospettiva. Non è sicuramente l’accordo più vantaggioso che sia mai stato stipulato, ma visti gli attacchi ad Aleppo, l’accordo tra le potenze regionali e mondiali, in particolare Stati Uniti, Regno Unito e, naturalmente, Francia e Israele per spazzare via l’amministrazione autonoma curda e invadere l’ultimo avamposto iraniano in Iraq, controllato dalle forze Hashd al-Shaabi, per poi entrare in Iran… Voglio dire, tutti nel mondo dovrebbero poter vedere il coraggio del movimento di liberazione curdo, sia in Rojava che in ogni altro luogo, nel cercare di trovare una soluzione ragionevole e logica davanti a ciò che sta accadendo nella regione e nel tentativo di impedire al fascismo di mettere le radici in Medio Oriente. Come ho detto, l’accordo in Siria è ben lungi dall’essere perfetto, ma è un punto di partenza, perché per la prima volta i curdi sono stati accettati come entità legali in Rojava, in Siria. Questo non significa che domani non ci saranno più combattimenti, perché non sappiamo cosa ci riserverà il futuro. Kobane è ancora sotto assedio, quindi il pericolo non è affatto scongiurato, ma l’approccio dei curdi è quello di continuare con questo tipo di colloqui e negoziati e di riuscire a trovare soluzioni ai problemi della regione attraverso la democrazia, mantenendo al contempo la loro autodifesa e il loro autogoverno, mantenendo i curdi in una posizione chiave in cui possano usare la loro determinazione per lo sviluppo della fratellanza tra i popoli, la libertà delle donne e la nazione democratica nella regione. Da questo punto di vista questo mese è stato molto, molto importante. Sapevamo che in questo mese Stati Uniti, Israele, Regno Unito e Francia avevano davvero fretta di concludere tutto molto rapidamente. Ma penso che la resistenza e la lotta, prima di tutto in Rojava, ma poi in tutto il mondo, siano state davvero fondamentali e decisive per impedire che questo piano avesse successo. Penso che possiamo dire che questo mese è stato compiuto un passo incredibile e cruciale. Possiamo giungere a questa conclusione con grande sicurezza. Gli attacchi del governo siriano contro l’Amministrazione autonoma della Siria del nord-est sono stati accompagnati da una massiccia campagna mediatica e di propaganda contro l’Amministrazione autonoma e le Sdf in particolare. In questo attacco mediatico abbiamo visto attivi soprattutto media come Al Jazeera, Middle East eye, ovviamente i media turchi e gli esponenti del governo turco, ma anche diversi media occidentali. Perché? Risposta: Sì, come abbiamo sottolineato non esiste un governo siriano. Come ho già detto, erano terroristi, erano illegittimi. Sono stati loro a compiere l’attentato alle Torri Gemelle. E poi, Jolani aveva una taglia di non so quanti milioni di dollari sulla sua testa. Quindi, quello che stiamo vedendo è la corruzione delle élite del sistema mondiale. Non si tratta solo di Epstein. La corruzione cui stiamo assistendo ha permeato ogni angolo delle procedure statali. Stiamo scoprendo che molte persone sono collegate a questi file di Epstein. Ma a parte questo, voglio dire, potete immaginare qualcuno che è collegato all’attentato alle Torri Gemelle? Ci sono anche molte teorie cospirative, ne sono consapevole. Ma in effetti poi questi sono stati messi a capo della Siria. Non stiamo parlando di un sistema di valori. Quello cui assistiamo è che le élite delle potenze globali decidono chi è vantaggioso per loro. E in base a ciò, il terrorista di ieri può diventare legittimo. E coloro che sono legittimi, con l’autogoverno e tutto il resto, possono diventare illegittimi molto rapidamente. E lo abbiamo visto in Rojava. Il motivo per cui Al Jazeera, persino Der Spiegel – ovviamente sappiamo che Der Spiegel non ha mai riportato in modo molto obiettivo o indipendente nemmeno in passato – riportano le notizie in un certo modo è che è in atto un tentativo di convincere la gente che questi ora sono i buoni e gli altri, poiché non sono in linea con i nostri interessi e profitti, ora sono i cattivi. Questo è un tentativo di manipolare i fatti, rendere le cose più accettabili e mostrare che questi non sono più i cattivi di una volta, ma si sono trasformati. Quindi penso che dovremmo vederla in questo senso. Quello che stanno cercando di dimostrare a tutti è che non è possibile vivere come fanno i curdi, basandosi sulla libertà delle donne e così via… Che questo non è possibile. Voglio dire, abbiamo persino visto che, quando hanno gettato quella coraggiosa militante dall’edificio distrutto, invece di parlare di quanto sia barbaro – non voglio nemmeno usare la parola barbaro perché sappiamo che nella storia i barbari erano le persone buone, non quelle cattive… Ma, sapete, sono così crudeli e violenti e assetati di sangue che hanno gettato questa militante dall’edificio distrutto ad Aleppo – ebbene, invece di parlare di questo, hanno parlato di quanto la combattente fosse giovane. Insomma, si tratta solo di distorsione dei fatti e di rendere accettabile all’opinione pubblica l’idea che almeno possiamo lasciar perdere, che non dovremmo soffermarci troppo su quanto sta accadendo. In realtà stanno cercando di creare… Sapete, come dei tifosi, come fosse una partita di calcio o qualcosa del genere… Non si tratta di valori umani, ma solo di profitti, benefici, ed è tutta una questione di “campismo”. Voglio dire, anche alcuni esponenti della sinistra ortodossa stanno entrando in questo gioco. Per alcuni ormai non si tratta più di quali valori, ma di quale potere si sostiene, con quale potenza egemonica si è allineati. Per questo è molto importante avere mezzi di comunicazione alternativi, ed è anche importante esercitare pressione sui media mainstream con proteste, e-mail, lettere, per far capire che è inaccettabile che si comportino in questo modo. Per di più, alcuni di loro lo fanno utilizzando il denaro delle tasse, il denaro del popolo. Dobbiamo vedere e smantellare questo tipo di sforzi mediatici volti a legittimare gli orribili massacri e genocidi che stanno avvenendo. Tra pochi giorni sarà il 15 febbraio, cioè il ventisettesimo anniversario del rapimento di Abdullah Öcalan. Qual è stato il ruolo di Öcalan in queste settimane? Risposta: Sì, dal 15 febbraio 1999 stiamo entrando nel 27° anno dal rapimento di Abdullah Öcalan. All’epoca, la Turchia, l’esercito turco e lo Stato diedero alla Siria un ultimatum: consegnare Ocalan o subire un attacco. Stiamo ora guardando la situazione della Siria dopo tanti anni e vediamo che, come Abdullah Ocalan stesso ha ripetuto più volte, volevano avviare un intervento molto più profondo in Medio Oriente con il suo rapimento e riuscire a ottenere i curdi, a usare i curdi per poterlo fare, soprattutto se fossero riusciti a farlo uccidere durante il viaggio verso la Turchia o se in qualche modo si fosse tolto la vita o lo Stato turco lo avesse ucciso in prigione. In quel caso ci sarebbe stata una guerra enorme e tutti gli sviluppi in Medio Oriente fino ad oggi sarebbero diventati molto più rapidi. Invece, Abdullah Öcalan ha lavorato molto duramente sulla strategia durante tutta la sua detenzione, e anche prima, ovviamente, mentre era in Siria, per vedere quale tipo di soluzione per il Medio Oriente non favorisse l’imperialismo, le potenze mondiali globali, ma cercasse invece di trovare una soluzione con le comunità locali e le potenze della regione. Per questo ora Ocalan ha effettivamente tracciato un parallelo con ciò che è successo ad Aleppo. L’ha definito un secondo 15 febbraio, perché si tratta di un complotto simile a quello del 1999. Questo perché, come forse i vostri ascoltatori sanno, proprio mentre stavano per firmare un accordo il 4 gennaio, il ministro siriano Shibani, che è vicino allo Stato turco, è intervenuto e ha dichiarato che non potevano firmare. Dopo quello, ovviamente, ci sono stati gli attacchi ad Aleppo e ovunque, con le tribù arabe che hanno cambiato schieramento e tutto il resto, molto rapidamente. Siamo arrivati così sull’orlo di un enorme genocidio, di una resistenza e lotta in Siria. Ma abbiamo anche assistito a un’altra grande rivolta, come quella del 15 febbraio 1999, quando il popolo curdo si è sollevato in tutte le regioni del Kurdistan e in tutto il mondo. Quindi, proprio come in quei giorni, ci sono state nuove rivolte in Iran. E come forse sapete, più di 7.000 persone sono state uccise in tutto l’Iran, e la maggior parte di loro sono curdi. Quindi stiamo assistendo alla realizzazione di piani che stanno prendendo piede. Sapete, speravano forse di poter agire molto rapidamente e, di conseguenza, con le rivolte in Iran, tutto avrebbe combaciato e l’intera faccenda si sarebbe trasformata in un enorme bagno di sangue. Quindi, da quanto possiamo capire, quello che ha fatto Abdullah Öcalan dalla sua cella è stato mettersi in mezzo e dire che era inaccettabile, che non era nell’interesse di nessuno. Non era nell’interesse dei curdi, né degli arabi, né dei turchi. Quindi ha preso una posizione ferma e ha detto allo Stato turco che se le cose stavano così, allora non ci può essere pace. Non è possibile. Ha dichiarato che lui sarebbe in grado di trovare una mediazione tra le diverse forze e che tutti gli attori dovrebbero sedersi allo stesso tavolo, discuterne insieme in modo che non ci siano zone d’ombra e tutti siano trasparenti. Ora capiamo, anche se in ritardo, perché forse all’epoca era un argomento delicato, che in realtà non era così. Questa informazione non era stata divulgata. Ma oggi sappiamo che ci sono stati diversi incontri e diverse proposte da parte di Öcalan e che a questi incontri hanno partecipato rappresentanti degli Stati Uniti, di Damasco e del governo di transizione siriano. Diverse forze, tra cui anche i partiti KDP, ENKS, Talabani e Barzani, e la Turchia. Quindi erano presenti anche molti altri gruppi e a un certo punto Ocalan è riuscito a fermare tutto questo. Da quanto riferito Ocalan ha detto che questo non è l’accordo desiderato, né quello definitivo, ma è quello ragionevole, quello possibile, realistico, diciamo… Quello realistico sul campo. Penso che questo sia molto importante. Penso che i curdi abbiano dimostrato di non avere alcun problema a combattere, lottare, resistere, persino morire, ma anche a raggiungere accordi politici – anche se non di nostro gradimento – che costituiscano comunque un punto di partenza da cui continuare. Non è come 50 anni fa. Come stiamo dicendo, questa è la situazione di una Terza guerra mondiale, in cui qualunque sistema venga creato, rimarrà in vigore per un po’. E dobbiamo essere responsabili, non solo le forze del Medio Oriente, ma in tutto il mondo. Dobbiamo essere presenti come una forza organizzata ovunque, in Medio Oriente, nel mondo, per assicurarci che nella ristrutturazione del sistema mondiale non veniamo esclusi, repressi, oppressi e sfruttati. Dobbiamo essere presenti per assicurarci che, a nostro nome, non venga imposto un sistema capitalistico ancora peggiore. Al contrario, come dice Abdullah Ocalan nel suo paradigma: se siamo organizzati, saremo in grado di aprire uno spazio per la modernità democratica, il confederalismo democratico e la nazione democratica di cui stiamo parlando. La resistenza da sola non basta. È fondamentale anche avere una visione per il futuro, per il modo in cui vogliamo vivere. Ed è ancora più importante essere in grado di attuare una politica in tal senso. Credo che questo sia ciò che sta facendo Abdullah Öcalan. Sta attuando nella pratica la politica del confederalismo democratico e della modernità democratica oggi, nel Medio Oriente, tenendo conto del problema esistenziale dei curdi, ma anche di altri aspetti: la democrazia, la libertà delle donne e l’ecologia. Penso che abbia dato il meglio di sé nelle condizioni in cui si trova.
February 9, 2026
Radio Onda d`Urto
ROJAVA: LA RESISTENZA CONTINUA. LA “CAROVANA DEI POPOLI” BLOCCATA AL CONFINE TRA GRECIA E TURCHIA
In Siria la resistenza di Forze democratiche siriane, Ypg e Ypj sembra avere fermato, per ora, l’avanzata delle milizie salafite del cosiddetto governo di transizione. Le forze del confederalismo democratico in Rojava hanno riferito di continue violazioni del cessate il fuoco da parte di Damasco. Respinte diverse offensive, in particolare sul cantone di Cizire. Le truppe di Al Jolani puntano al border di Semalka per isolare ulteriormente la resistenza. Si tratta, infatti, dell’unica frontiera aperta con il Kurdistan iracheno. Più a ovest, Kobane rimane sotto assedio, accerchiata e senza servizi per la popolazione civile. Anche su questo fronte si registrano attacchi sporadici nonostante il cessate il fuoco. Diverse fonti parlano di un nuovo incontro, a Damasco, tra Amministrazione autonoma del nord-est e il governo ad interim. Nonostante la situazione sul terreno, secondo queste notizie un qualche tipo di negoziato sarebbe ancora in piedi. L’agenzia statale siriana Sana parla – ancora una volta – del raggiungimento di un accordo sull’integrazione delle Forze democratiche siriane nell’esercito governativo. Nessuna conferma, né smentita, dall’Amministrazione autonoma del Rojava. Sempre l’agenzia Sana riferisce del viaggio di Al Jolani/Al Sharaa a Mosca da Putin. L’autoproclamato presidente siriano è effettivamente atterrato in Russia per andare al Cremlino, cui intenderebbe chiedere l’estradizione di Assad. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, però, è improbabile che Al Sharaa si sia recato in Russia di persona solo per questa richiesta. Con ogni probabilità sul tavolo c’è anche la volontà russa di mantenere le proprie basi in Siria, in particolare quelle sulla costa mediterranea come Tartus. In cambio, l’esercito russo nei giorni scorsi ha smobilitato le proprie truppe dalla base di Qamishlo, Siria del nord-est. Su Radio Onda d’Urto il punto della situazione, diplomatica e sul campo, con Tiziano Saccucci, dell’Ufficio informazione del Kurdistan in Italia. Ascolta o scarica. Sul fronte della solidarietà internazionale: alcune compagne e compagni europei sono giunti in Bakur (Kurdistan turco), unendosi alle iniziative quotidiane che puntano al confine con la Siria, respinte dagli agenti armati turchi. Il tutto in collegamento con la “Carovana dei popoli in difesa dell’umanità”, in viaggio dall’Europa per raggiungere la resistenza in Rojava. Stamattina, mercoledì 28 gennaio, la Carovana è partita da Salonicco, in Grecia. Mentre pubblichiamo questo articolo, compagne e compagni sono al confine con lo stato turco, bloccati dalla polizia di frontiera di Erdogan, che al momento non vuole farli entrare.
January 28, 2026
Radio Onda d`Urto
ROJAVA: SDF E YPJ RESISTONO, RESPINTI DIVERSI ASSALTI DELLE MILIZIE GOVERNATIVE. KOBANE SOTTO ASSEDIO SENZA ACQUA, LUCE E INTERNET
In Siria prosegue l’attacco totale alla rivoluzione confederale del Rojava da parte delle milizie del presidente autoproclamato Al Jolani, sostenuto dalla Turchia con il favore di Stati Uniti, Ue, Israele e petro-monarchie del Golfo. Nonostante il cessate il fuoco dichiarato martedì sera, i tagliagole dell’esercito governativo siriano continuano ad attaccare le posizioni delle Forze Siriane Democratiche e delle Ypj, poste ora a difesa delle aree a maggioranza curda dell’Amministrazione autonoma sui fronti di Hasake e soprattutto Kobane, città simbolo della resisteza a Daesh dieci anni fa, ora di nuovo sottoposta a un assedio. Damasco, con l’aiuto di Ankara, accerchia il cantone dell’Eufrate, al quale ha tagliato corrente, acqua e internet. Gli abitanti di Kobane e dintorni sono quindi senza servizi e senza cibo, poiché tutte le vie d’accesso sono bloccate. All’assedio governativo si aggiunge l’inverno: Kobane, infatti, è sotto una bufera di neve. Sotto la neve, però, Sdf, Ypg e Ypj resistono e rispondono al fuoco nemico. Nelle ultime ore hanno riferito di aver inflitto pesanti perdite alle bande di Hts e Daesh. Stamattina respinto un tentativo di avanzata sul fronte di Sarrin, sud di Kobane. All’artiglieria e ai droni di Damasco, le Sdf hanno risposto distruggendo vari mezzi militari delle milizie, uccidendo o ferendo diversi miliziani e sottraendo loro le armi. Sempre sotto la neve, dall’altra parte del confine con lo stato turco, nel Bakur (Kurdistan settentrionale), a Suruc, decine di migliaia di curdi continuano a riversarsi verso il confine per unirsi alla Resistenza. In corso duri scontri con la polizia turca. Stesse scene ai confini con la regione del Kurdistan iracheno, dove però le autorità dei partiti nazionalisti curdi al governo stanno facendo passare, al contrario dei soldati turchi che invece hanno sparato sulla folla in diverse occasioni. Proprio in Basur (Kurdistan meridionale), a Erbil, oggi ci sono stati movimenti diplomatici: Mazloum Abdi, comandante delle Sdf, e Ilham Ahmed, rappresentante degli Esteri dell’Amministrazione autonoma, hanno incontrato i leader della regione autonoma del Kurdistan iracheno e Tom Barrack, l’inviato speciale Usa, il quale però avrebbe  ribadito, in sostanza, la linea statunitense: le forze di autodifesa del Rojava devono sciogliersi e integrarsi come singoli nell’esercito siriano. C’è poi il fronte di Raqqa, dove gli jihadisti di Daesh, liberati dai loro compari governativi, sono tornati a sventolare le bandiere nere del sedicente Califfato, mettendo i video in rete. Poco distante, intanto, circondate da tutti i lati e sotto bombardamenti continui, unità anti-terrorismo delle Sdf e delle Ypj continuano a resistere asserragliate nella prigione di Al Aqatan, impedendo la fuga di altri 5mila militanti di Daesh che il governo di Damasco vuole liberare. Dentro tutto il Rojava prosegue la mobilitazione generale, con tutte le persone dai 7 ai 77 anni impegnate nelle strade – in armi o con altri compiti – per difendere la rivoluzione confederale. La chiamata, comunque, è a resistere in tutto il mondo. In Europa cresce la rabbia, a partire dai giovani della diaspora curda, arrivati ieri sotto il Parlamento europeo a Bruxelles, cercando di entrare all’interno contro le complicità dell’Ue con Damasco, visto il recente incontro tra Al Jolani e Von der Leyen, con 620 milioni di euro promessi all’ex esponente di Al Qaeda. La manifestazione è stata attaccata con gli idranti dalla polizia belga. Scene analoghe a Ginevra, in Svizzera, intorno alla sede delle Nazioni unite. Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto è intervenuta, per aggiornamenti e un commento, Daniela Galiè, giornalista di Dinamo press che lo scorso autunno si è recata nei territori dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord-est. Ascolta o scarica.
January 22, 2026
Radio Onda d`Urto
ROJAVA: DAVIDE GRASSO, “IL MOVIMENTO CONFEDERALE IN SIRIA PAGA LA SUA AMMIREVOLE COERENZA”
“Il movimento confederale paga la sua ammirevole coerenza: pensiamo a quanti soldi, oltre che posti di rilievo nel nuovo governo, sono stati offerti in questi mesi ai rappresentanti delle Sdf e della Daanes in cambio dell’abbandono della propria causa ideologica, per porre fine alle tensioni in Siria e permettere ai capitali internazionali di arrivare, cominciare la depredazione delle risorse e lo sfruttamento selvaggio della forza lavoro siriana secondo i crismi del FMI, cui Al-Sharaa ha aderito dopo che per anni la Siria non ne aveva fatto parte. Ora, invece, stanno rischiando moltissimo e si stanno preparando a proteggere le comunità in caso di un eventuale attacco. È un movimento che non fa dichiarazioni roboanti ma, se si guarda ai fatti, mantiene ferme le sue convinzioni e in questo è un esempio“. Sono le parole con cui Davide Grasso, ricercatore al Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, ha commentato quanto sta accadendo in Siria del nord-est e Rojava in queste ore ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Nell’intervista abbiamo parlato dell’attacco totale delle milizie salafite di Damasco contro la rivoluzione del confederalismo democratico, anche a partire dall’articolo da lui pubblicato su Dinamo Press dal titolo La rivoluzione confederale in Siria vive un momento decisivo. Con lui abbiamo commentato le enormi conquiste politiche e sociali ottenute dalla rivoluzione confederale nei territori dell’Amministrazione autonoma, ma anche le contraddizioni e i limiti che caratterizzano “ogni rivoluzione che ha luogo nel mondo reale”. Nell’intervista, Davide Grasso spiega anche perché, a suo avviso, “non ha senso stupirsi che l”Occidente’ abbia ‘abbandonato’ i ‘curdi’ suoi ‘alleati'” ma, al contrario, avrebbe senso stupirsi del fatto “che per un decennio un movimento socialista e democratico sia stato supportato, sia pur solo militarmente, perché contro un nemico come Daesh gli islamisti ostili ad Assad non avevano e non hanno avuto capacità o voglia di combattere”. Infine, abbiamo affrontato il tema di una delle fake-news sulle quali la propaganda turco-jihadista – e in generale dei nemici della rivoluzione del Rojava – insiste particolarmente: la presunta alleanza tra l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord-est e lo stato di Israele. “Essa non è mai stata provata perché non è mai esistita, ma conferma ancora una volta la povertà e la pateticità del discorso politico contemporaneo, in Medio oriente non meno che in Europa”, commenta Davide Grasso. Al contrario, aggiunge Grasso, “è davvero rimarchevole che la Daanes, nonostante l’assedio diplomatico sempre più soffocante da parte di Damasco (e di Turchia e Giordania) non abbia mai ceduto alle lusinghe israeliane, accettando l’isolamento globale piuttosto che tradire i valori che ispirano le sue avanguardie (i primi martiri del Pkk caddero al fianco dei Palestinesi in Libano nel 1982)”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Davide Grasso, ricercatore al Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino. Ascolta o scarica.
January 21, 2026
Radio Onda d`Urto
SIRIA: ROJAVA SOTTO ATTACCO. JACOPO BINDI: “È UNO SCONTRO POLITICO TRA OPZIONI DIVERSE PER IL MEDIO ORIENTE”
In Siria l’offensiva su larga scala delle milizie jihadiste di Damasco minaccia l’autogoverno del confederalismo democratico nel nord-est del Paese. Quello appena trascorso è stato un fine settimana di durissimi scontri su tutta la linea di contatto tra le Forze siriane democratiche – l’esercito rivoluzionario del Rojava – e le truppe del governo di transizione di Al-Jolani/Al-Sharaa. “Questa guerra ci è stata imposta. È stata pianificata da molte forze”, ha dichiarato la sera di domenica 18 gennaio Mazloum Abdi, il comandante in capo delle Sdf. Il riferimento è all’evidente intesa tra i sostenitori di Damasco – dagli Usa alla Turchia, dagli stati dell’Ue a Israele – per dare il via libera alle milizie filoturche e liquidare l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord-est. Dopo l’avanzata, i bombardamenti indiscriminati sui civili, i massacri e le torture nei quartieri a maggioranza curda di Aleppo tra il 6 e l’11 gennaio, le milizie salafite di Damasco hanno ammassato per giorni uomini e mezzi su vari punti del confine tra i territori controllati dal governo autoproclamato e quelli dell’Amministrazione autonoma settentrionale e orientale. Nel fine settimana è iniziata l’escalation. Sabato 17 gennaio, i miliziani dell’esercito siriano hanno teso un’imboscata alla colonna delle Forze siriane democratiche che abbandonava la città di Deir Hafer, a ovest del fiume Eufrate, come concordato per raggiungere un cessate il fuoco. Contemporaneamente, decine di migliaia di uomini delle milizie hanno attaccato le città a maggioranza araba di Tabqa, Raqqa e Deirezzor, entrate a far parte dell’Amministrazione autonoma tra il 2017 e il 2019 nell’ambito della guerra di liberazione dall’occupazione degli jihadisti di Isis. Dopo ore di combattimenti intensi – con pesanti perdite per le Forze siriane democratiche ma anche per l’esercito di Damasco – le forze di autodifesa del Rojava hanno lasciato Tabqa, Deirezzor e una parte del territorio di Raqqa per, ha spiegato Mazloum Abdi, “evitare la guerra civile, con ulteriori uccisioni, in particolare tra i civili, fermare le morti prive di senso e un conflitto i cui esiti non sarebbero stati positivi”. Proprio dall’area di Raqqa ancora sotto il controllo dell’Amministrazione autonoma, la mattina di lunedì 19 gennaio le Forze siriane democratiche e le Ypj (le Unità di protezione delle donne) hanno riferito di attacchi delle milizie governative alle postazioni di guardia della prigione di al-Aqtan, dove sono detenuti miliziani jihadisti dell’organizzazione Isis. Grazie al riposizionamento delle Sdf è stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco. Da qui, il presidente siriano Al Sharaa ha annunciato la firma di un accordo per l’integrazione delle Forze siriane democratiche non come battaglioni, ma come singoli combattenti, oltre all’acquisizione del controllo, da parte di Damasco, sulle istituzioni del nord-est, sulle risorse idriche e petrolifere, sui confini. Nessuna conferma, sui termini dell’accordo, dall’Amministrazione autonoma. Sempre Mazloum Abdi ha chiarito ieri sera che si recherà oggi a Damasco proprio per discutere le condizioni del cessate il fuoco e dell’integrazione nello stato siriano. “Questa è una lotta a lungo termine – ha aggiunto Abdi – credo che il nostro popolo, la nostra organizzazione e i nostri compagni vinceranno questa guerra e questa sfida, proprio come hanno trionfato in altre negli ultimi 14 anni”. Gli fa eco l’Unione delle Comunità del Kurdistan, organizzazione ombrello del confederalismo democratico: “Lo spirito della resistenza di Kobane deve sollevarsi!” “Quanto sta accadendo in Siria è un tentativo di sabotare il processo per la pace e una società democratica”, ha commentato dall’isola-carcere di Imrali, in Turchia, il leader e cofondatore del Pkk Abdullah Öcalan, raggiunto domenica 18 gennaio da una delegazione di parlamentari del Partito Dem. “L’esistenza stessa dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord-est, un’opzione politica fondata sull’autogoverno, su idee di libertà e socialiste, che cerca di proporsi come un’alternativa per tutti i popoli della regione superando le divisioni storiche imposte dalle potenze coloniali, è un problema molto grosso per gli interessi delle potenze capitaliste – globali e regionali – rappresentati invece dal governo di transizione siriano di Al-Sharaa“, commenta Jacopo Bindi, dell’Accademia della modernità democratica, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Sul piano della solidarietà internazionale, Rise up 4 Rojava chiama alla mobilitazione, non soltanto a supporto della resistenza nella Siria del nord-est, ma per colpire, con azioni e manifestazioni, tutto l’apparato, militare, politico, informativo, della guerra globale voluta dalle potenze imperialiste e coloniali per i loro interessi. Gli aggiornamenti e l’analisi su Radio Onda d’Urto di Jacopo Bindi, dell’Accademia della modernità democratica. Ascolta o scarica.
January 19, 2026
Radio Onda d`Urto
SIRIA: ROJAVA SOTTO ATTACCO. “NON LASCIAMOLI SOLI”. L’APPELLO DI ALESSANDRO ORSETTI
In Siria, nel silenzio della comunità internazionale e della maggior parte dei media, gli jihadisti al potere a Damasco hanno dichiarato guerra all’Amministrazione autonoma democratica del Rojava, quindi alla rivoluzione del confederalismo democratico nei territori del nord-est siriano. Il cosiddetto esercito siriano – un mix di bande jihadiste e salafite, eterodirette dalla Turchia – prepara l’attacco massiccio contro le forze curde-siriane tra Aleppo e l’ovest dell’Eufrate, nelle località di Deir Hafer e Maskana, dove affluiscono mezzi e uomini spediti da Damasco. Nella serata di martedì 13 gennaio le forze di autodifesa del Rojava hanno respinto un tentativo di avanzata da parte delle milizie di Damasco e Ankara sull’asse del villaggio di Zubaida, nella campagna a sud di Deir Hafer, mentre si segnalano raid aerei effettuati da droni turchi Bayraktar, prodotti anche in Italia dalla Piaggio Aerospace, acquistata l’estate scorsa proprio dal gruppo turco Baykar. Attacchi, con droni e artiglieria, anche sulla Diga di Tishrin, nel cantone di Kobane. “Non lasciamoli soli. Come diceva Lorenzo e come si diceva per Afrin: facciamo sentir loro la nostra presenza, manifestiamo e parliamone!”. È l’appello ai microfoni di Radio Onda d’Urto di Alessandro Orsetti, padre di Lorenzo “Tekosher” Orsetti, internazionalista italiano che nel 2019 ha dato la propria vita per difendere la rivoluzione e il confederalismo democratico in Rojava dagli attacchi dell’organizzazione jihadista Isis. Ascolta o scarica l’intervista.
January 14, 2026
Radio Onda d`Urto
SIRIA: PESANTI ATTACCHI GOVERNATIVI SUI QUARTIERI CURDI DI ALEPPO. VITTIME CIVILI E ABITAZIONI DISTRUTTE
Nel nord della Siria, ad Aleppo, le milizie di Damasco stanno di nuovo attaccando i quartieri autogovernati, a maggioranza curda, Sheikh Maqsoud e Ashrefiye, che fanno parte dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est (DAANES) anche se sono divisi, a livello territoriale, dal resto della Siria nordorientale. In corso da ieri, martedì 6 gennaio 2026, pesanti bombardamenti di artiglieria. Le milizie, inquadrate nell’esercito siriano, avanzano anche con tank e altri mezzi militari. Le forze di sicurezza interna (Asayish) dei due quartieri curdi resistono e riferiscono di aver respinto 5 tentativi di incursione. L’autodifesa dell’area è stata affidata, infatti, alla sicurezza interna e alla popolazione dopo che le Forze democratiche siriane, le Ypg e le Ypj, si erano ritirate nell’aprile 2025 in seguito a un accordo con Damasco. Gli attacchi delle milizie hanno provocato diverse vittime e decine di feriti tra i civili. In tutto i morti sarebbero 9, tra i quali due donne e un bambino. Significativi anche i danni materiali, con circa 130 abitazioni che risultano parzialmente distrutte dai colpi di artiglieria. Ad Aleppo, in teoria, è in vigore un cessate il fuoco da aprile 2025. Due giorni fa, i vertici militari delle Forze democratiche siriane si erano recati a Damasco per un nuovo round di negoziati con il governo dell’autoproclamato presidente siriano Al-Sharaa. Ieri, il ministro della Difesa della Turchia – grande sponsor di Damasco – ha ribadito che tutti i gruppi armati legati al Pkk devono deporre le armi, comprese le Forze democratiche siriane. Intanto, con la mediazione degli Stati Uniti, Siria e Israele accelerano i colloqui per la normalizzazione dei rapporti. Damasco e Tel Aviv avrebbero concordato l’istituzione di una cellula di intelligence congiunta. Washington propone inoltre una zona demilitarizzata nel sud del Paese (cioè la cessione a Tel Aviv dei territori che ha occupato militarmente). Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Tiziano Saccucci, dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia (Uiki). Ascolta o scarica.
January 7, 2026
Radio Onda d`Urto
SIRIA: L’ESERCITO DI DAMASCO (HTS) ATTACCA I QUARTIERI CURDI DI ALEPPO. UNA VITTIMA E DIVERSI FERITI, MA L’OFFENSIVA È STATA RESPINTA
Le milizie salafite legate alla Turchia, inquadrate nell’esercito di Damasco, hanno attaccato di nuovo – martedì 22 dicembre 2025 – i quartieri a maggioranza curda di Aleppo, Sheikh Maqsoud e Ashrefyie. Si tratta del secondo tentativo in pochi mesi di entrare in quella porzione della seconda città siriana che è autogovernata secondo il modello del confederalismo democratico ed è parte dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est, con la quale però non c’è continuità territoriale. Come nello scorso mese di ottobre, l’attacco è stato respinto dalla popolazione e dalle forze di sicurezza interna confederali. Le Forze siriane democratiche, le Ypg e le Ypj si sono infatti ritirate dai quartieri curdi di Aleppo in seguito a un accordo di cessate il fuoco specifico per la situazione della città nord-occidentale siglato dalle Sdf e Damasco in aprile. Da allora, l’autodifesa dei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrefyie è dunque affidata ai loro oltre 200mila abitanti (in maggioranza curdi, ma anche arabi siriani della minoranza cristiana), alle istituzioni politiche civili e alle forze di sicurezza interna. Oggi, martedì 23 dicembre, nei due quartieri la situazione è di calma relativa, ma l’aggressione – con tank e artiglieria – ha causato l’uccisione di una donna e il ferimento di altri 19 civili, tra i quali un bambino di 9 anni. Lo scorso 10 marzo, il comandante in capo delle Forze democratiche siriane, Mazloum Abdi, e l’autoproclamato presidente siriano, Ahmed Al-Sharaa, hanno firmato un accordo di cessate il fuoco su tutto il territorio siriano. In teoria, però, il patto prevede l’implementazione – entro fine anno – di una serie di punti verso l’integrazione delle istituzioni autonome della Siria del nord-est nel nuovo assetto istituzionale della Siria “post-Assad”. I negoziati, tuttavia, vanno a rilento. Difficile trovare una mediazione tra le parti, soprattutto per quanto riguarda il nodo principale: l’integrazione delle Forze democratiche siriane, l’esercito de facto della Siria settentrionale e orientale (composto dalle Ypg/Ypj a maggioranza curda e da diversi consigli militari delle aree a maggioranza araba), nell’esercito di Damasco. Il governo siriano e la Turchia (suo principale sponsor e alleato) vorrebbero che il potere – anche militare – fosse centralizzato a Damasco. Le Sdf e l’Amministrazione autonoma del nord-est insistono sul modello di una Siria unita ma con un sistema decentralizzato, che riconosca l’autonomia, l’autogoverno e l’autodifesa (anche militare) alle comunità locali… In sostanza, sul modello del confederalismo democratico. Mediano tra le due posizioni gli Usa e gli stati europei della Coalizione internazionale anti-Isis, interessati a stabilizzare il Paese. Da alcune settimane i negoziati siriani sono – anche ufficialmente – uno dei temi sul tavolo delle trattative in corso da più di un anno tra lo stato turco e il leader del movimento di liberazione curdo Abdullah Öcalan, da 26 anni detenuto sull’isola-carcere di Imrali, in Turchia. Su Radio Onda d’Urto abbiamo fatto il punto della situazione con Jacopo Bindi dell’Accademia della Modernità Democratica. Ascolta o scarica.
December 23, 2025
Radio Onda d`Urto
SIRIA: UN ANNO FA LA CADUTA DI ASSAD E LA PRESA DEL POTERE DI AL SHARAA. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
In Siria migliaia di persone hanno affollato le strade delle principali città del Paese – lunedì 8 dicembre 2025 quelle della capitale Damasco – per celebrare il primo anniversario di quello che è stato battezzato come il “Giorno della liberazione”, cioè della presa del potere da parte delle milizie jihadiste di Hayat Tahrir al Sham dopo la caduta del regime degli Assad con la fuga in Russia dell’ex presidente siriano Bashar al-Assad. A guidare le truppe salafite – arrivate in pochi giorni da Idlib a Damasco tra fine novembre e inizio dicembre 2024 – fu l’attuale “presidente ad interim” Ahmed al-Sharaa, ex miliziano dell’ala irachena di Al-Qaeda, tra i fondatori del Fronte Al Nusra in Siria e, successivamente, della coalizione di milizie jihadiste Hayat Tahrir al Sham. Da allora, al-Sharaa ha goduto del supporto e della legittimazione totale da parte degli stessi stati occidentali – Usa di Trump in testa – che fino a pochi mesi fa lo consideravano un ricercato internazionale per terrorismo. Tra i principali sponsor del nuovo regime siriano, inoltre, spicca la Turchia di Erdogan. Inoltre, al-Sharaa sta conducendo negoziati per la normalizzazione dei rapporti con lo stato di Israele che, nel frattempo, ha bombardato più volte il territorio siriano e ha espanso ancora l’area, a sud, sotto la propria occupazione. Da quando Hts ha preso il potere, al-Sharaa ha promosso elezioni dalle quali ha escluso l’Amministrazione autonoma della Siria del nord-est (Rojava) e la città a maggioranza drusa di Sweida, nominato personalmente la maggior parte dei deputati del nuovo parlamento e scritto una costituzione transitoria senza coinvolgere le numerose comunità linguistiche e le differenti organizzazioni politiche presenti nel paese. Soprattutto, durante l’anno appena trascorso milizie salafite inquadrate nel nuovo esercito governativo hanno compiuto massacri delle popolazioni alawite e cristiane che vivono sulla costa occidentale (nelle aree di Hama, Homs, Latakia e Tartus) e hanno assaltato in diverse occasioni la città a maggioranza drusa di Sweida nel sud. Il governo di al-Sharaa non ha mai rivendicato queste azioni, in alcuni casi le ha condannate. Tuttavia, non sono mai state annunciate conseguenze per gli autori, che fanno parte dell’esercito attuale e ne condividono l’ideologia. Il governo di al-Sharaa non rappresenta l’unica opzione politica presente in Siria: “La caduta del regime non significa la fine dell’ingiustizia. Da parte nostra la lotta per raggiungere i veri obiettivi di libertà e dignità del popolo siriano continua”, afferma dal Rojava il TEV-DEM (Movimento della società democratica, forza politica che guida la rivoluzione confederale). Il movimento invita tutti i siriani “a opporsi a ogni forma di incitamento settario e nazionalista, a rafforzare la pace e a sostenere le Forze Democratiche Siriane e l’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del nord e dell’est come garanti della costruzione di una Siria libera e democratica”. L’Amministrazione autonoma democratica comprende un terzo del territorio siriano e il 20% della popolazione del Paese. Lo scorso 10 marzo, Damasco e le Forze democratiche siriane hanno firmato un accordo di cessate il fuoco e sono impegnati in una difficile trattativa sul futuro della Siria. Su Radio Onda d’Urto ne abbiamo parlato con Davide Grasso, ricercatore dell’Università di Torino e autore, sul tema, di un articolo intitolato La nuova Siria e la prevedibile parabola dell’Islam politico, pubblicato dal portale Dinamo Press. Ascolta o scarica.
December 9, 2025
Radio Onda d`Urto
SIRIA: TRUMP ACCOGLIE AL-SHARAA ALLA CASA BIANCA. L'(EX?) JIHADISTA TRA INTERESSI DEL CAPITALISMO GLOBALE E TENSIONI INTERNE
Il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha incontrato a Washington l’autoproclamato presidente siriano Ahmed Al Sharaa. È la prima volta, da quando la Siria è stata dichiarata stato indipendente nel 1946, che un leader siriano mette piede nello Studio ovale della Casa Bianca. Le questioni principali sul tavolo sono due: la surreale adesione della Siria – governata da personaggi, a partire dallo stesso Al Sharaa, che hanno militato in Daesh e/o in altre formazioni jihadiste fino a ieri – alla Coalizione internazionale anti-Isis a guida Usa; e la volontà degli Usa di stabilire una propria base militare nel sud del Paese, vicino Damasco. Ovviamente, il tema del confronto è molto più ampio e riguarda aspetti differenti, anche se connessi tra loro: tra questi la promessa di rimuovere Al Sharaa e altri esponenti del suo cosiddetto “governo di transizione” dalle liste nere Usa dei ricercati internazionali per terrorismo, l’impegno statunitense a rimuovere almeno alcune delle sanzioni che da decenni stritolano l’economia e la popolazione siriana, ora estremamente provata anche da 15 anni di guerra civile, l’adesione di Damasco agli Accordi di Abramo. Sullo sfondo ci sono gli interessi – spesso contrastanti – di diverse potenze capitaliste regionali e globali, dalla Turchia di Erdogan (principale sponsor del nuovo regime siriano) a Israele, dagli Usa alla Russia fino alle monarchie del Golfo. Il futuro della Siria, infatti, è centrale rispetto al processo di ridefinizione dei rapporti di forza nella regione che ha subito un’importante accelerazione dal 7 ottobre 2023, con la guerra portata da Israele in tutta l’area. Su Radio Onda d’Urto, abbiamo approfondito questi aspetti con il giornalista Alberto Negri, editorialista de Il Manifesto. Ascolta o scarica. Per delineare un quadro completo della situazione, però, è importante tenere in considerazione la situazione interna siriana, in particolare per quanto riguarda la società e le sue numerose componenti anche nazionali, religiose e linguistiche. Da questo punto di vista, Al Sharaa sta tentando di rafforzare la propria legittimità politica, al momento piuttosto debole. Il suo “governo di transizione” non può contare su un consenso ampio per diversi fattori. Il più importante riguarda proprio la composizione eterogenea della società siriana dal punto di vista delle differenze culturali e religiose. Diverse comunità non si sentono rappresentate da un governo che da un lato si dichiara protettore dei diritti delle minoranze, dall’altro è espressione diretta di gruppi salafiti e jihadisti. I massacri ai danni della popolazione alawita nelle regioni della costa occidentale e quelli contro i drusi nell’area meridionale di Sweida – compiuti da milizie islamiste inquadrate nell’attuale esercito governativo – hanno alimentato diffidenza, paura e malcontento nei confronti di Damasco. Nonostante avesse dichiarato l’intenzione di costruire una democrazia dopo oltre sessant’anni di regime degli Assad (incassando l’endorsement di tutte le cancellerie europee e occidentali), Al Sharaa ha organizzato elezioni che sono state più che altro una selezione diretta – da parte sua – di gran parte dei parlamentari e dalle quali sono state escluse Sweida, l’area a maggioranza drusa, e soprattutto i territori controllati dall’Amministrazione autonoma democratica del nord e dell’est e dalle Forze Siriane Democratiche a guida curda e araba. Non solo, dopo aver simulato un approccio democratico, aperto a tutte le religioni e culture, e aver promesso una costituzione che rappresentasse tutte le componenti siriane, il governo di transizione di Al Sharaa ha scritto da solo la propria Carta, senza alcun tipo di consultazione, e ha iniziato a disporre leggi di chiara impronta islamista. Di tutto questo abbiamo parlato con Tiziano Saccucci, dell’Ufficio di informazione del Kurdistan in Italia, con particolare attenzione alle trattative in corso tra Damasco e l’Amministrazione autonoma del confederalismo democratico, cioè l’autogoverno rivoluzionario e socialista del Rojava e del nord-est siriano (oltre un terzo del Paese). Ascolta o scarica.
November 11, 2025
Radio Onda d`Urto