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«Gustavo, I love Colombia»: l’incontro tra Petro e Trump alla Casa Bianca
Alla fine si sono incontrati. Dopo mesi di guerra sui social, insulti, sanzioni e minacce di invasione, Donald Trump e Gustavo Petro si sono riuniti per più di un’ora nella sala ovale della Casa Bianca. Il tema principale di discussione tra i due leader è stata l’annosa questione della lotta al narcotraffico, che negli ultimi mesi lì ha visti su posizioni radicalmente opposte. Lo scorso ottobre Trump ha accusato Petro di essere un narcotrafficante, di avere fabbriche che producono cocaina, e lo ha inserito nella Lista Clinton, insieme al ministro degli Interni, Armando Benedetti. Il presidente colombiano si è difeso mostrando con i dati l’impegno del suo governo contro il narcotraffico, per poi definire Trump, durante la sua visita a New York per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, un tiranno. Quando il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela, la comunicazione tra i due capi di stato è repentinamente cambiata. Dopo un primo momento di tensione che ha portato Trump a segnalare Colombia e Messico come i prossimi obiettivi militari, i toni si sono abbassati. Petro non ha reagito alle minacce di Trump con la veemenza verbale che ha caratterizzato i loro scambi. Non ha usato le reti social per controbattere o litigare, ma è riuscito in poco tempo ad attivare un canale diplomatico diretto con Trump. Per la prima volta da quando sono entrambi presidenti, i due leader sono riusciti a parlarsi al telefono. In quel frangente, Petro ha teso la mano alla cooperazione tra i due governi – confermata pochi giorni più tardi con la proposta di azioni congiunte con Stati Uniti e Venezuela contro la guerriglia dell’ELN – e si sono poste le basi per una riunione in presenza alla Casa Bianca. Il 3 febbraio i due leader si sono incontrati. Trump si è detto entusiasta per la riunione e Petro lo ha confermato con soddisfazione, valutando l’incontro con «un 9 su 10». «Ci siamo intesi molto bene sulla lotta al narcotraffico», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, «e abbiamo affrontato anche il tema delle sanzioni». Nella sua conferenza stampa all’ambasciata colombiana a Washington, Petro ha detto di respirare «un’aria ottimista e positiva» dopo l’incontro e ha dichiarato di aver segnalato a Trump i nomi dei capi del narcotraffico che vivono «a Dubai, a Miami o a Madrid» per unire le forze e catturarli. Ha poi ammesso che c’è una certa «confusione sul tema del narcotraffico e dell’energia», con «prospettive diverse di vedere il problema», ma che si è sulla buona strada per «imparare a convivere nello stesso continente pur essendo diversi». Sul tema delle sanzioni al Venezuela, alla Colombia e allo stesso Petro, nessuno dei due leader è sceso in particolari nelle rispettive dichiarazioni. In merito al Venezuela, Petro ha dichiarato di aver invitato alla riunione con Trump il presidente di Ecopetrol, Ricardo Roa Barragán, e di come questa decisione sia stata molto apprezzata dal presidente statunitense. L’obiettivo, ha detto Petro, è collaborare con il governo venezuelano in maniera articolata in materia di gas, energia elettrica, petrolio e commercio marittimo nelle zone di frontiera. In questo scenario Ecopetrol potrebbe partecipare con un ruolo rilevante alla riattivazione economica in Venezuela e potrebbe diventare una delle imprese più importanti della regione nel generare energia pulita. Al termine dell’incontro, Trump ha regalato a Petro l’ormai celebre cappellino rosso con la scritta “Make America Great Again”. Il presidente colombiano, come mostrano alcune immagini, vi ha aggiunto a penna la lettera “S”, trasformando la parola “America” in “Americas”. Un gesto simbolico con cui Petro ha rivendicato la necessità di parlare di Americhe, al plurale, e concepire il continente come un mosaico di realtà diverse, chiamate a convivere, cooperare e «diventare tutte grandi». Oltre al cappellino, Trump ha donato a Petro una fotografia, che il presidente colombiano ha subito rilanciato sui social. L’istantanea ritrae i due leader sorridenti mentre si stringono la mano. Accanto alla foto, una dedica che – a giudicare anche dalla rapidità con cui i sentimenti di Trump sono cambiati con l’anno nuovo – assume i contorni della dichiarazione d’amore di un predatore: «Gustavo, è stato un grande onore. I love Colombia». Firmato: Donald Trump. La copertina è di Alioscia Castronovo: mobilitazione a Bogotá durante l’incontro tra Petro e Trump alla Casa Bianca il 3 febbraio 2026. SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo «Gustavo, I love Colombia»: l’incontro tra Petro e Trump alla Casa Bianca proviene da DINAMOpress.
February 9, 2026
DINAMOpress
La Colombia oggi si mobilita a difesa della democrazia e della propria sovranità
Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha chiamato per oggi, 7 gennaio, la prima mobilitazione del 2026, con un appello al popolo a scendere nelle piazze del paese. “Mercoledì ci vedremo in tutte le piazze della Colombia, alle 16:00. Ora a difendere la sovranità nazionale,” ha detto il presidente in un suo […] L'articolo La Colombia oggi si mobilita a difesa della democrazia e della propria sovranità su Contropiano.
January 7, 2026
Contropiano
Gustavo Petro e l’autodeterminazione dell’America Latina
È arrivata la risposta del Presidente della Colombia Gustavo Petro alle minacce di invasione Usa e alle accuse deliranti di essere un “narcotrafficante” da parte di Donald Trump e del suo governo. Importante anche le parole spese il giorno prima in difesa di Maduro e del Venezuela bolivariano. * “Smetta […] L'articolo Gustavo Petro e l’autodeterminazione dell’America Latina su Contropiano.
January 6, 2026
Contropiano
Ancora un assassinio Usa nei Caraibi, Petro: “è una guerra per il petrolio”
Sabato 18 ottobre, il presidente colombiano Gustavo Petro ha chiesto spiegazioni formali al governo degli Stati Uniti dopo aver denunciato che un pescatore colombiano è stato ucciso durante un attacco aereo dalle forze statunitensi nelle acque territoriali colombiane lo scorso 16 settembre.  Petro mette in guardia dal nuovo scenario di guerra dei Caraibi  In […] L'articolo Ancora un assassinio Usa nei Caraibi, Petro: “è una guerra per il petrolio”  su Contropiano.
October 20, 2025
Contropiano
Petro: “la Colombia via dalla Nato”
Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha annunciato, nel corso del suo intervento alla Conferenza internazionale su Gaza i cui lavori si sono conclusi ieri a Bogotà, che il suo Paese cesserà di essere l’unico partner globale latino-americano della Nato. «Dalla Nato dobbiamo uscire, non c’è altra strada» ha dichiarato […] L'articolo Petro: “la Colombia via dalla Nato” su Contropiano.
July 20, 2025
Contropiano
Colombia, al via il vertice internazionale contro il genocidio in Palestina
Mentre l’Europa e gli Stati Uniti continuano, con poche eccezioni e prese di posizioni istituzionali, a essere complici con i crimini di Israele, garantendo l’impunità ai leader israeliani, rispetto alla pulizia etnica, ai ripetuti e continui crimini di guerra e più in generale con il genocidio portato avanti sistematicamente dal governo israeliano, una serie di leader del Sud globale hanno preso parola convocando a costruire posizioni alternative a livello internazionale, in risonanza con la solidarietà popolare con la Palestina. Una solidarietà, capace di cominciare a tessere un nuovo internazionalismo, che si è dispiegata in tutto il mondo a partire da movimenti sociali, studenteschi e società civile, con le proteste, negli ultimi due anni in particolare, della cosiddetta Palestina Globale, duramente repressa e perseguitata negli Stati Uniti e in Europa. Nato nel gennaio del 2025, il Gruppo de L’Aia è guidato dai governi della Colombia e del Sudafrica, e ha visto fin dall’inizio la partecipazione dei governi di Bolivia, Cuba, Honduras, Malesia, Namibia, Senegal, paesi che, come segnalato da Diana Carolina Alfonso su Diario Red, hanno adottato le seguenti importanti e significative misure come prime prese di posizione concrete e condivise: 1) compiere con gli ordini di mandato di arresto emessi da parte della Corte Penale Internazionale nei confronti di Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant per crimini di guerra; 2) rendere effettivo l’embargo di armi e combustibile per evitare che Israele continui nell’offensiva; 3) fermare nei propri porti e territori tutte le navi cargo che siano vincolate al traffico di armi verso Israele. Una iniziativa che «riflette un impegno con la giustizia internazionale e una critica frontale all’impunità di Israele, storicamente sostenuto dai paesi occidentali» La scorsa settimana, con un articolo pubblicato sul “Guardian”, il presidente colombiano Petro, che fin da subito ha preso posizione contro il genocidio, assieme ad altri presidenti (e movimenti) latinoamericani, ha annunciato la convocazione del vertice interministeriale a cui parteciperanno rappresentati di oltre trenta paesi e movimenti sociali, per contreibuire a rafforzare il multilateralismo dal Sud del mondo. Il vertice si terrà oggi e domani a Bogotá, con l’invito ai leader globali di prendere posizione sul genocidio. > Petro ha affermato che «la scelta davanti a cui ci troviamo è dura e > drammatica, è necessario agire subito: per miliardi di persone nel Sud del > mondo che contano sul diritto internazionale per la propria protezione, la > posta in gioco non potrebbe essere più alta. Il popolo palestinese merita > giustizia. Questo momento richiede coraggio. La storia ci giudicherà > severamente se non risponderemo alla loro chiamata». Foto di Alioscia Castronovo > «Se non agiamo ora, non solo tradiremmo il popolo palestinese, ma diventeremmo > complici delle atrocità commesse dal governo di Netanyahu»: l’invito è quello > di espandere tali prese di posizione, ma anche costruire possibilità concrete > di intervenire nello scenario politico internazionale. Ha inoltre ricordato che nel mese di settembre del 2024 centoventiquattro Paesi hanno votato a favore della risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulle politiche e le pratiche di Israele nei Territori Palestinesi Occupati. In quella occasione, afferma Petro, «ci siamo assunti obblighi concreti: indagini, procedimenti giudiziari, sanzioni, congelamento dei beni e cessazione delle importazioni e delle armi». Quella risoluzione fissava un termine di 12 mesi affinché Israele «ponesse fine senza indugio alla sua presenza illegale». Centoventiquattro stati «hanno votato a favore, tra cui la Colombia. Il tempo stringe». Non è un caso che paesi come Sudafrica e Colombia siano la guida a livello internazionale di posizione chiare e nette contro il genocidio: la questione di Gaza viene vissuta e sentita in modo particolare da chi ha vissuto la lunga e drammatica storia dell’apartheid sudafricano, ma anche le grandi lotte per sconfiggerlo, così come il lungo conflitto armato colombiano, il genocidio politico delle sinistre (in particolare quello dell’Unión Patriótica) e il massacro continuo contro movimenti sociali, indigeni e leader sociali e sindacali in Colombia. Un paese dove la violenza e gli attori armati in processo di riconfigurazione continuano a dispiegarsi nei territori del paese, dove è in corso una crisi umanitaria nel Catatumbo, che segnala i limiti del processo della Pace Totale del governo Petro, ma anche in altri territori del paese, dove si dispiega la continuità della violenza dei gruppi paramilitari, narcotrafficanti, di diversi tipi di gruppi armati e dissidenze delle guerriglie. La pace come obiettivo, così come la fine di ogni apartheid, è al centro delle sfide politiche in questi paesi e la questione palestinese viene sentita e vissuta in maniera particolare e significativa. > Alle attività del vertice è stata invitata anche Francesca Albanese, relatrice > speciale ONU per i territori occupati in Palestina, sotto attacco da parte > degli Stati Uniti e di Israele per i rapporti che ha curato denunciando le > violazioni dei diritti umani, la pulizia etnica, il genocidio e gli interessi > politici ed economici che lo sostengono. * * * Francesca Albanese sarà ospite di diverse iniziative a Bogotá e sarà accolta da mobilitazioni sociali di piazza, che sono state rilanciate come momenti di articolazione di un nuovo internazionalismo contro il genocidio in Palestina. Martedì 15 sarà ospite del dibattito “Azione collettiva in difesa della Palestina”, organizzato dal Gruppo de L’Aia, che si terrà al Museo Nazionale, con la partecipazione di Yaddai Kadamani Fonrodona, ministra della Cultura del governo colombiano, con Jeremy Corbyn, deputato al parlamento inglese, Rima Assan, eurodeputata de La France Insumise, e Andrés Macías Tolosa, del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sui Mercenari. Mercoledì 16 ci sarà fin dalla mattina una mobilitazione solidale con la Palestina e contro il genocidio nel centro della capitale colombiana, chiamata proprio in occasione della conferenza interministeriale: «Accogliamo con la nostra mobilitazione la relatrice speciale ONU Francesca Albanese, sotto attacco da parte degli Stati Uniti e delle imprese multinazionali che lucrano con il genocidio», scrivono nell’appello: e poi «andremo con bandiere della Palestina nelle piazze del centro della capitale, dalla Cancelleria alla Plaza de Bolivar, con una parola d’ordine comune: fermiamo il genocidio». La manifestazione è stata convocata da movimenti, organizzazioni sociali e politiche solidali con la Palestina, che invitano a rilanciare una forza transnazionale contro il genocidio. Nel pomeriggio della stessa giornata, mercoledì 16 luglio, Francesca Albanese sarà presente al Senato della Repubblica invitata dalla coalizione di governo del Pacto Historico per intervenire nel forum “Il Sud Globale per la Palestina: giustizia e solidarietà dalla Colombia”.   L’incontro di questa settimana rappresenta un’importante presa di posizione internazionale che rivendica la difesa dei diritti umani a livello globale ed esprime posizioni sul genocidio chiare, nette, coraggiose e decisive in un contesto di totale impunità, con l’obiettivo di estendere ad altri paesi queste prese di posizione politica per contribuire all’urgenza di fermare il genocidio in corso. Immagine di copertina: Presidenza della Repubblica della Colombia (da wikimedia), concerto per la Palestina a Bogotá, 2024 L'articolo Colombia, al via il vertice internazionale contro il genocidio in Palestina proviene da DINAMOpress.
July 15, 2025
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