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25 aprile a Pisa e Livorno. Bloccare le aggressioni imperialiste! Via il governo Meloni
Sabato 25 aprile alle ore 10 un corteo contro guerra e basi militari partirà dalla base USA di Camp Darby. Alle 10.45 a Livorno in Piazza Cavour ci sarà una commemorazione partigiana. Per le ore 18.00 a Pisa è convocato un presidio antifascista in Piazza Franco Serantini (ora P.zza San. […] L'articolo 25 aprile a Pisa e Livorno. Bloccare le aggressioni imperialiste! Via il governo Meloni su Contropiano.
April 24, 2026
Contropiano
Blocchiamo la guerra! Mandiamo a casa il governo! Rompiamo con il modello Lepore!
25 Aprile | H10:00 – Piazza dell’Unità Questo 25 aprile vogliamo festeggiare la Liberazione del nostro Paese con un grande corteo che parta dalle ore 10 da Piazza dell’Unità e giunga al Pratello. Vorremmo che una marea umana chiedesse a gran voce le dimissioni dell’attuale governo ed esprimesse la necessità di […] L'articolo Blocchiamo la guerra! Mandiamo a casa il governo! Rompiamo con il modello Lepore! su Contropiano.
April 24, 2026
Contropiano
Manifesto di Resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra
PREMESSA L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ritiene che non sia più il momento di limitare l’obiezione di coscienza a un mero diritto individuale, da esercitarsi come eccezione entro i confini del servizio militare. In un momento storico in cui la guerra viene normalizzata e i nostri luoghi del sapere vengono trasformati in avamposti ideologici e tecnologici per il conflitto, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vuole segnalare i rischi che il servizio civile oggi può rappresentare. Infatti, nell’attuale contesto di guerra permanente esso diventa uno strumento utile ai guerrafondai come cavallo di Troia per riportare nei Paesi europei la leva militare: l’obiezione di coscienza in questa fase deve essere totale e farsi scelta collettiva e politica. 1. IL RIPUDIO DELLA GUERRA COME VALORE ASSOLUTO Richiamiamo con forza l’Articolo 11 della Costituzione Italiana: l’Italia ripudia la guerra non solo come strumento di offesa, ma come logica di risoluzione dei conflitti. Questo ripudio non può essere sospeso né subordinato ad alleanze internazionali o logiche di riarmo. Rifiutiamo a priori ogni politica, ogni investimento e ogni decisione che spinga l’umanità verso l’autodistruzione. 2. SCUOLA E UNIVERSITÀ: LUOGHI DI PACE, NON DI GUERRA Denunciamo la penetrazione dei valori bellicisti nei luoghi della formazione. La scuola e l’università devono essere spazi di pensiero critico e di cooperazione. NO alla ricerca scientifica asservita all’industria bellica. NO ai protocolli tra istituzioni scolastiche e forze armate. NO alla militarizzazione e al nazionalismo dei programmi educativi. NO ad ogni forma di schedatura di massa finalizzata alla leva. La conoscenza deve servire alla vita e al progresso della società, non al perfezionamento di strumenti di distruzione e morte. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università considera rilevante l’impatto dell’obiezione non solo nell’ambito di scuole e università, ma anche nel resto della società per le implicazioni che ha sulle comunità e nei luoghi di lavoro. 3. OBIEZIONE DI COSCIENZA TOTALE E COLLETTIVA Rivendichiamo il diritto all’Obiezione di Coscienza Totale e Collettiva e in tutti gli ambiti della società civile: – Nel mondo del lavoro, per il diritto di rifiutare la produzione e il trasporto di armamenti. – Nella ricerca, per il diritto di sottrarsi a progetti “dual-use” o a scopi bellici. – In tutta la società, come barriera civile contro un sistema che prepara il Paese allo stato di guerra. 4. CONTRO LA COMPLICITÀ E IL GENOCIDIO La nostra obiezione è un atto di solidarietà internazionale. Dire NO alla guerra oggi significa: – Dire NO al genocidio del popolo palestinese e ad altri genocidi in atto. – Dire NO al sionismo e al fascismo, basati sulla sopraffazione e sull’esclusione. – Dire NO alle politiche coloniali e alla complicità dell’Occidente nei massacri in corso. – Dire NO alla corsa al RIARMO. 5. CONTRO LA REPRESSIONE DEL DISSENSO Rifiutiamo la narrazione unica. La criminalizzazione di chi manifesta per la pace, il clima di minacce e ritorsioni contro la libertà d’insegnamento, la censura nelle scuole e nelle università e la repressione nelle piazze sono i sintomi di un sistema globale di guerra. Non esiste pace né democrazia senza libertà di dissenso. L’obiezione collettiva è la nostra risposta alla paura. L’Obiezione di Coscienza Totale è oggi un atto di realismo possibile contro la folle corsa verso la guerra. Non basta limitarsi a esercitare questo diritto individualmente solo in funzione del servizio di leva o di un’eventuale chiamata per entrare nell’esercito in caso di guerra, occorre rifiutare di essere ingranaggi del meccanismo bellico anche da un posizionamento civile. Riteniamo che oggi il servizio civile non si configuri più come scelta alternativa al militare: in tutta Europa è lo strumento che i guerrafondai utilizzano per militarizzare tutta la società, applicando la dottrina militare della “difesa totale” per la quale ogni cittadino e ogni cittadina sono considerati “soldati” a partire dai propri posti di lavoro o di studio o di cooperazione sociale. L’Obiezione di Coscienza Totale è la forza collettiva per salvare l’intero Paese dalla guerra in tutti gli ambiti della società nei quali si esercitano i diritti di cittadinanza. Non chiediamo il permesso di restare umani: NOI ESERCITIAMO IL DIRITTO DI RESTARE UMANI. LA NOSTRA PROPOSTA * Invitiamo a mettere in atto azioni di disobbedienza civile contro tutte le misure adottate dal Governo del nostro Paese e dalle altre istituzioni nazionali ed europee per militarizzare la società, incluso il ritorno della leva obbligatoria in qualsiasi forma (mini-leve, giornate sulle forze armate, questionari, visite mediche, settimane di esercitazioni, servizio civile finalizzato allo sforzo bellico etc.) e diciamo no alla schedatura di massa dei ragazzi e delle ragazze. * Vogliamo difendere le giovani ed i giovani e non lasciarli soli davanti ad un destino di guerra contro chi vuole trasformarli in carne da cannone, proponendo una Obiezione di Coscienza Totale e Collettiva. * Con questo manifesto invitiamo a respingere con determinazione i provvedimenti di chi vuole la guerra, facendo valere la superiorità dei principi della Costituzione della Repubblica alla prospettiva di scivolare in una guerra che distruggerà il nostro Paese. È così che vogliamo difenderlo, seguendo quel Ripudio della guerra espresso nell’art. 11 della nostra Costituzione. Ed è proprio nel solco del ripudio totale della guerra che si colloca il nostro rifiuto nei confronti di qualsiasi ipotesi di difesa militare e civile funzionale o complementare alla logica bellica. Se saremo in tante e in tanti, i progetti di guerra non avranno la meglio e riusciremo a difendere i valori fondanti della nostra Repubblica e i diritti di tutti i popoli. IN GUERRA SI COMBATTE PER LA PATRIA, MA QUANDO SI RIFIUTA LA GUERRA SI COMBATTE PER L’UMANITÀ. Scarica qui il PDF del Manifesto di Resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra e stampalo per diffonderlo. Manifesto obiezione totale2Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Negin Bank, attivista iraniana in esilio: “Il nostro destino politico appartiene solo a noi”
Negin Bank è un’attivista iraniana del collettivo “Donna Vita Libertà” di Roma. È da anni in Italia e si definisce militante femminista dell’opposizione laica e di sinistra in esilio. La intervisto al termine di un’iniziativa intitolata “Diritto alla Resistenza, Lotte e resistenze dei popoli”, organizzata dalle studentesse e dagli studenti dell’Università La Sapienza, a cui hanno partecipato anche la partigiana Luciana Romoli delle Brigate Garibaldi, Maryam Fathi, militante curda dell’Organizzazione delle donne libere del Rojhelat e Sharif Hamat, militante palestinese di Gaza. Cosa ti hanno raccontato i tuoi familiari e amici sui tempi della monarchia e poi della rivoluzione del 1979? Che idea ti sei fatta della successiva sconfitta delle forze laiche, democratiche, socialiste e comuniste, che  avevano partecipato alla rivoluzione e che pure avevano un decennale radicamento nella società iraniana? Come hanno fatto le forze religiose più reazionarie a imporre il loro potere? Avevo solo nove anni durante la rivoluzione del 1979, ma ricordo nitidamente l’epoca dello Shah. In Iran le libertà politiche non esistevano: si poteva vivere “liberamente” solo a patto di non protestare. La SAVAK (la polizia segreta) controllava ogni aspetto della vita sociale; la censura colpiva duramente libri e film e il divario tra ricchi e poveri era abissale. Verso la fine degli anni Settanta, la corruzione governativa, la crisi economica e il degrado sociale — con una preoccupante diffusione della droga tra i giovani — esasperarono gli animi. Lo Shah era percepito come un semplice “servo” degli americani. Ricordo che nessuno, intorno a me, osava parlare di politica. Tutti questi fattori alimentarono un dissenso trasversale in ogni classe sociale. Paradossalmente, fu proprio la modernizzazione a creare una nuova consapevolezza che rese la realtà del regime ormai insostenibile. La rivoluzione del ’79 è stata di fatto dirottata dalla controrivoluzione islamica. Tra tutte le forze d’opposizione, i media e le istituzioni occidentali scelsero di dare risonanza quasi esclusiva alla fazione islamista, negando visibilità alle correnti marxiste e socialiste. All’improvviso, Khomeini fu imposto come una figura centrale. Oggi la storia sembra ripetersi. Le istituzioni e i media mainstream stanno “fabbricando” un’opposizione su misura per gli iraniani, offrendo una piattaforma politica ed europea a Reza Pahlavi, il figlio dello Shah. Stanno decidendo a tavolino il futuro politico dell’Iran, un’ingerenza che molti di noi contestano con forza. Troviamo disgustoso vedere parlamentari e senatori italiani accogliere Reza Pahlavi, leader di una corrente neofascista della diaspora. Mi riferisco a figure come Maurizio Gasparri, Riccardo Molinari, Erik Pretto, Simonetta Matone, Eugenio Zoffili, Stefano Candiani e Alessia Ambrosi, che lo hanno recentemente incontrato a Montecitorio. Come possono permettersi di legittimare una figura non eletta, sponsorizzata da Israele, mentre il popolo in Iran è soffocato dal blackout digitale e non può esprimersi? Questa è una pratica coloniale che calpesta il nostro diritto all’autodeterminazione. Chiediamo aiuto alla società civile italiana: fermate i vostri rappresentanti! Non permettete che al popolo iraniano venga imposto un leader dall’alto. Il nostro destino politico appartiene solo a noi. Come descriveresti e racconteresti questi 47 anni di Repubblica Islamica, soprattutto dal punto di vista delle donne? Tralasciando i nostalgici della monarchia, l’opposizione al regime è stata almeno in passato divisa: alcuni hanno scelto la lotta armata, unendosi alle forze irakene durante la guerra con l’Iraq, altri hanno tentato di operare nel Paese in clandestinità, spesso subendo una crudele e spietata repressione, altri hanno continuato la lotta dall’esilio e altri ancora hanno utilizzato le elezioni appoggiando i candidati meno reazionari. Infine talvolta l’opposizione è riuscita a scendere in piazza con manifestazioni di massa. Questi quarantasette anni sono stati per il popolo iraniano un tempo di resistenza e maturazione costante. Con ogni ondata di rivolta, la società ha acquisito una consapevolezza sempre più profonda: per noi, la resistenza quotidiana è diventata la vita stessa. Comprendiamo bene, dunque, il grido delle nostre sorelle combattenti curde: “La resistenza è vita”. In quasi mezzo secolo, la lotta è stata condotta in forme diverse da ogni settore della società, ma la resistenza delle donne è stata senza dubbio la più numerosa, costante e incisiva. A questa si affianca la battaglia dei prigionieri politici, che portano avanti la protesta dalle celle attraverso lettere e scioperi della fame, insieme a quella di lavoratori, insegnanti e pensionati, che manifestano contro privatizzazioni e una corruzione sistemica che li ha ormai emarginati. Un ruolo cruciale è svolto dalle campagne contro la pena di morte e dagli spazi di resistenza organizzati dalle madri in lutto — madri di manifestanti uccisi o fatti sparire dal regime. I loro non sono solo spazi di solidarietà e guarigione, ma veri atti politici che rivendicano giustizia al grido di: “Non perdoniamo e non dimentichiamo”. La resistenza contro il velo obbligatorio è un atto di disobbedienza civile quotidiano. Donne che rifiutano i codici imposti sui loro corpi, sfidando arresti violenti e multe ogni volta che escono di casa, sono arrivate a togliersi il velo del tutto, seguendo l’esempio delle “Ragazze di via della Rivoluzione”. Ricordiamo Vida Movahed, che nel bel mezzo delle rivolte radicali del 2017 e 2019 contro il carovita e la discriminazione etnica (che colpisce duramente Kurdistan, Khuzestan, Lorestan e Baluchistan), salì su una cabina elettrica sventolando il suo velo bianco. Con quel gesto, Vida ha trasformato la lotta in un movimento intersezionale, unendo le rivendicazioni di genere, classe ed etnia. Queste donne sono riuscite a riconquistare la parola “Rivoluzione”, per lungo tempo monopolizzata dalla controrivoluzione islamica del ’79. La rivoluzione oggi è nostra: è la rivoluzione delle donne. È Jin, Jiyan, Azadî. La nostra lotta va ben oltre la falsa scelta tra Repubblica Islamica e monarchia; da qui nasce il movimento “Donna, Vita, Libertà”. Il sacrificio di Vida Movahed ha gettato le basi per la rivoluzione scoppiata dopo l’uccisione di Mahsa Jina Amini. In quel momento, l’intero popolo oppresso si è immedesimato in Jina: donne discriminate, giovani disoccupati e minoranze represse sono scesi in piazza uniti sotto lo stesso slogan. Questa è la vera lotta di liberazione del popolo iraniano, che Israele, gli Stati Uniti e il regime di Teheran — in una sorta di complicità implicita — stanno cercando di reprimere. Vogliono costringerci a una falsa scelta tra il “Re” (Pahlavi) e il “Mullah”, tra i nostri attuali assassini e potenze straniere che rappresentano in ogni caso il patriarcato. La sfida che noi donne iraniane abbiamo di fronte è riprendere la nostra lotta, interrotta dalla guerra e dalle interferenze e riportarla sui binari di Jin, Jiyan, Azadî per un’emancipazione reale e definitiva. In alcune manifestazioni oltre alle bandiere cubane, palestinesi, venezuelane e libanesi, c’è chi porta la bandiera della Repubblica Islamica, per non parlare di chi l’8  marzo pretendeva di partecipare al corteo con la bandiera della monarchia. Per me l’unica bandiera al momento è quella di Jin Jiyan Azadi. Sarebbe sufficiente uno striscione di JJA alle manifestazioni e cartelloni e slogan per indicare l’Iran e la geografia di riferimento quando protestiamo per l’Iran. La lotta comunque è internazionalista e di classe.   Mauro Carlo Zanella
April 23, 2026
Pressenza
Roma. Un 25 aprile per resistere all’imperialismo e opporsi al riarmo
“Da Cuba alla Palestina, dalla parte dei popoli che resistono”. Su questo contenuto per sabato 25 aprile è stato convocato un pre-concentramento ore 8:30 sotto la FAO (metro B Circo Massimo) per raggiungere la partenza del corteo a Porta San Paolo passando per un omaggio all’Ambasciata di Cuba e al […] L'articolo Roma. Un 25 aprile per resistere all’imperialismo e opporsi al riarmo su Contropiano.
April 23, 2026
Contropiano
RADIO AFRICA: “LA RESISTENZA AFRICANA CONTRO IL FASCISMO” E GLI ABUSI SULLE DONNE MIGRANTI
Radio Africa: nuova puntata, giovedì 23 aprile, per l’approfondimento quindicinale dedicato all’Africa sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, dentro la Cassetta degli attrezzi. Oggi dedicheremo i 35 minuti a nostra parlando innanzitutto del convegno intitolato “Bella Ciao. Resistenza africana contro il fascismo”. Lo faremo con il direttore di Africa Rivista, che organizza l’iniziativa, Marco Trovato. La parola poi a Pietro Gorza, antropologo e coordinatore dei progetti dell’associazione On Borders, che ci racconterà del rapporto presentato mercoledì 22 aprile al Parlamento Europeo e intitolato “Woman State Trafficking. Violenze di genere, espulsioni e tratta delle donne nere migranti tra Tunisia e Libia. 33 testimonianze da un confine esterno della UE”. La puntata di Radio Africa, in onda giovedì 23 aprile alle ore 18.45 e in replica venerdì 24 aprile, alle ore 6.30. Ascolta o scarica Pubblichiamo il programma del convegno online che si tiene giovedì 23 aprile dalle ore 18.15 alle 19.20, al quale è possibile iscriversi gratuitamente cliccando qui. C’è una storia della Resistenza che raramente trova spazio nei manuali, ma che attraversa mari, deserti, altipiani e città ben oltre i confini italiani ed europei. È la storia delle donne e degli uomini africani che si opposero all’occupazione coloniale fascista, pagando un prezzo altissimo in termini di vite, repressione e memoria negata. Questo incontro online vuole riportare alla luce quelle vicende rimosse, intrecciando la Resistenza italiana e il contributo dei “partigiani neri” con le lotte anticoloniali nel continente africano. Dall’Etiopia alla Libia, fino all’esperienza dei combattenti antifascisti afrodiscendenti in Italia, emergerà un racconto più ampio, complesso e necessario: quello di una Resistenza plurale, capace di mettere in discussione miti consolatori, rimozioni e narrazioni parziali del nostro passato. Un viaggio nella storia, alla vigilia della Festa della Liberazione, che è anche un invito a guardare il presente con occhi più consapevoli, a partire da ciò che abbiamo scelto — troppo a lungo — di non vedere. Con l’adesione e il sostegno della CGIL – Confederazione Generale Italiana del Lavoro e IAFTUN – International Network of Antifascist Trade Unions e con il patrocinio dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri. Programma: Memoria e Liberazione: Giustizia e antifascismo globale – Akhator Joel Odigie, Segretario Generale ITUC-AFRICA. Partigiani d’oltremare: dal Corno d’Africa alla lotta di Liberazione italiana – Matteo Petracci, storico e saggista. Etiopia resistente: la lunga lotta contro l’occupazione fascista – Gabriella Ghermandi, scrittrice italo-etiope. Giorgio Marincola, il partigiano nero: identità, lotta e memoria di un antifascista dimenticato – Carlo Costa, storico, dottore di ricerca, saggista. L’ascaro: una storia anticoloniale – Uoldelul Chelati Dirar, professore di Storia e Istituzioni dell’Africa, Università di Macerata. La Libia sotto l’occupazione italiana: repressione, deportazioni e Resistenza – Farid Adli, giornalista, direttore di AnbaMed. I miti del colonialismo italiano tra propaganda e rimozione – Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano scomparso nel 2021 (videointervista). Noi però gli abbiamo fatto le strade: il fascismo e le colonie tra bugie e razzismi – Francesco Filippi, storico della mentalità. Conduce Marco Trovato, direttore editoriale di Rivista Africa. Il video del convegno verrà pubblicato sul canale YouTube di Africa Rivista.
April 23, 2026
Radio Onda d`Urto
Colori di terra e Resistenza
Appuntamenti con i laboratori di tintura naturale di Biishoss Sabato 25 aprile a Selargius (CA), Domenica 26 aprile a Santu Lussurgiu (OR), Sabato 2 maggio a Rimini, Martedì 12 maggio a Reggio Emilia Sabato 25 aprile al Centro Asce di Selargius Per la prima volta in Sardegna, l’artista e fashion designer Mohammed Haida (Biishoss) arriva da Betlemme per portare il
Cuba tra embargo e resistenza
In studio, con due compagni da poco rientrati da Cuba, parliamo della situazione nell'isola, a fronte dell'embargo e delle minacce trumpiane, sempre più stringenti. Nonostante tutto questo, la popolazione cubana dimostra un profondo spirito di resilienza e cerca di risolvere le difficoltà legate alla carenza di carburante, di elettricità e di beni essenziali, soprattutto a L'Avana, dove la solidarietà popolare è molto forte: gli ospedali, pur mancando di medicinali e di attrezzature, continuano ad essere aperti, così come i musei, sia pure con orario ridotto. Le diverse espressioni dello stato sociale, nonostante le difficoltà legate all'embargo, sono assai ben percepibili. La situazione attuale rappresenta, però, uno dei momenti peggiori che Cuba abbia vissuto sino ad oggi: la popolazione resiste, ma si attende una prossima aggressione militare statunitense, per fronteggiare la quale i Comitati di Difesa Rivoluzionari si sono attivati, addestrando le persone nei quartieri. L'attività più pressante che, al momento, gli USA stanno portando avanti è la guerra mediatica, a cui è necessario rispondere colpo su colpo con un minuzioso lavoro di controinformazione e con la concreta solidarietà internazionale. 
April 22, 2026
Radio Onda Rossa
25 aprile: ieri come oggi, siamo partigiane contro la guerra!
Come donne e persone queer che in questi mesi si sono mobilitate contro la guerra, il genocidio in Palestina, le aggressioni degli USA e le strumentalizzazioni delle questioni di genere per legittimare l’interventismo militare, questo 25 aprile scendiamo nuovamente nelle piazze di tutta Italia come partigiane contro la guerra! Mai […] L'articolo 25 aprile: ieri come oggi, siamo partigiane contro la guerra! su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
Catanzaro. 25 aprile: liberiamoci dall’imperialismo e dalla guerra, contro ogni fascismo vecchio e nuovo!
Iran, Palestina, Venezuela, Cuba… e purtroppo tanti altri! La crisi del modo di produzione capitalista e dell’imperialismo occidentale sta trascinando l’umanità dentro una dinamica sempre più pericolosa, in cui lo scontro tra blocchi geopolitici si alimenta attraverso l’escalation militare. L’imperialismo USA e quello israeliano sono attualmente uno dei principali ostacoli […] L'articolo Catanzaro. 25 aprile: liberiamoci dall’imperialismo e dalla guerra, contro ogni fascismo vecchio e nuovo! su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano