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Catania ha il “primato” nazionale della gioventù assorbita nel “NEET”
In Italia tocca a Catania il “primato” nazionale della gioventù totalmente assorbita nel “NEET”. Il comune di Catania, nel Documento Unico di Programmazione (DUP), solo alcuni giorni aveva evidenziato questo “primato” nazionale che riguarda i giovani catanesi – nella città che ambiva ad essere la Capitale della Cultura 2028 – […] L'articolo Catania ha il “primato” nazionale della gioventù assorbita nel “NEET” su Contropiano.
July 13, 2026
Contropiano
La Campania che cresce e non converge, Il lavoro che non paga
Primo di due articoli sulla Campania nel 2025, fondati sul Rapporto annuale della Banca d’Italia “L’economia della Campania”, giugno 2026. Nel giugno 2026 la Banca d’Italia ha pubblicato il suo rapporto annuale sull’economia campana. È un documento di 112 pagine, costruito su dati originali e indagini dirette presso imprese, banche e amministrazioni locali. Chi lo legge con attenzione trova qualcosa di diverso dalla narrazione corrente: non il racconto di una regione finalmente in recupero, ma quello di una crescita reale che avanza senza intaccare le fratture strutturali che la producono. Il punto di partenza è incoraggiante, almeno in apparenza. Nel 2025 in Campania l’occupazione è cresciuta del 2,6 per cento, le ore lavorate del 6 per cento. Entrambi i dati sono superiori alla media del Mezzogiorno e a quella nazionale. La quota di lavoratori a tempo pieno è salita all’86,7 per cento dall’84,8 dell’anno precedente. Le nuove posizioni lavorative alle dipendenze, al netto delle cessazioni, sono state prevalentemente a tempo indeterminato. Se ci si ferma qui, il quadro sembra quello di una regione che finalmente aggiusta la propria struttura occupazionale. Il problema è che non ci si può fermare qui. Il tasso di occupazione campano nel 2025 è al 46,7 per cento. Quello italiano è stimato attorno al 62-63 per cento. Il divario è di sedici punti percentuali, ed è rimasto sostanzialmente immutato nonostante cinque anni di crescita. La Campania corre più veloce della media nazionale, ma parte da così lontano che la convergenza è ancora una prospettiva teorica, non un processo misurabile nel breve periodo. Il tasso di partecipazione al mercato del lavoro — quante persone attivamente cercano o hanno un impiego — si ferma al 54,4 per cento, dodici punti sotto la media italiana. Il tasso di disoccupazione è sceso di quasi due punti percentuali, ma resta al 13,9 per cento: quasi tre volte il valore nazionale. Tra i giovani dai 15 ai 34 anni che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso formativo — i cosiddetti NEET — la Campania registra il 26,1 per cento, in calo rispetto al 29 del 2024 ma ancora quasi il doppio del dato italiano, fermo al 15,6 per cento. Un giovane campano su quattro è fuori da tutto. Questi sono i dati di stock: la fotografia di ciò che è accumulato nel tempo. I dati di flusso — quanti posti si sono creati nell’anno — dicono che il 2025 è stato un anno relativamente buono. Ma i flussi positivi, se non sono abbastanza grandi rispetto allo stock di esclusione, non spostano la fotografia. Riempiono la vasca mentre il foro nel fondo continua a svuotarla. Il dato più critico del rapporto, e il meno visibile nel dibattito pubblico, riguarda le retribuzioni. Tra il 2008 e il 2023 — quindici anni — le retribuzioni reali medie dei lavoratori dipendenti del settore privato in Campania sono calate dell’11,5 per cento. In termini nominali erano cresciute del 18,3 per cento, ma l’inflazione le ha erose più velocemente di quanto i salari nominali crescessero. Il calo reale campano è superiore a quello della media italiana (-6,2 per cento) e leggermente inferiore a quello del Mezzogiorno (-12,5). Il 2024 ha mostrato una ripresa più intensa della media nazionale, ma la Banca d’Italia la definisce esplicitamente «solo un parziale recupero». La scomposizione del dato per impresa è ancor più rivelatrice. Nelle aziende con salari più bassi — sotto il 90° percentile della distribuzione — le retribuzioni reali sono calate in Campania più che nella media nazionale. Nelle aziende con salari più elevati — dal 90° percentile in su — in Italia le retribuzioni reali nel periodo sono cresciute; in Campania sono calate anche lì. Non esiste una fascia del mercato del lavoro campano che si sia sottratta alla compressione salariale reale del quindicennio. Il calo ha riguardato tutti i settori, inclusi i servizi tecnologici e professionali — ICT, consulenza, attività professionali — che pure hanno visto crescere gli addetti del 45 per cento tra il 2012 e il 2023 e che presentano livelli di produttività superiori al resto dell’economia regionale. Si creano posti avanzati, ma i salari reali in quei posti calano ugualmente, anche se con entità lievemente inferiore rispetto al resto. La dinamica più sfavorevole riguarda commercio e turismo, dove la contrazione è più accentuata che nella media nazionale — e il turismo nel 2025 ha visto i visitatori stranieri crescere del 7,5 per cento con una spesa in aumento del 5,3 per cento. La Campania attrae turismo internazionale ma non riesce a trasformarlo in lavoro meglio pagato per chi ci lavora dentro. C’è un aspetto della questione salariale che il rapporto affronta con strumenti econometrici raffinati e che merita di essere tradotto in termini comprensibili. La Banca d’Italia isola, mediante tecniche di regressione, gli «effetti fissi d’impresa»: il salario medio reale che un’azienda offre al netto delle caratteristiche dei lavoratori — età, qualifica, tipologia di contratto, livello di istruzione. È la politica salariale dell’impresa, depurata dalla composizione della forza lavoro. Ebbene, questa componente è calata in Campania per tutti i decili della distribuzione, dal 5° al 95° percentile. Non è un effetto statistico legato al fatto che sono entrati nel mercato lavoratori più giovani o meno qualificati. È una compressione salariale reale, diffusa, che attraversa tutta la struttura produttiva regionale indipendentemente dal settore e dalla dimensione d’impresa. Nella media italiana, invece, le imprese collocate nelle fasce alte della distribuzione salariale hanno aumentato i salari reali. In Campania no. Questa forbice — che si apre tra la cima della distribuzione campana e quella italiana — è uno dei meccanismi attraverso cui il divario territoriale si riproduce e si consolida nel tempo. A questo si aggiunge il segnale degli ammortizzatori sociali. Le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni sono cresciute del 17,2 per cento nel 2025, contro una media nazionale del 7,5 per cento. La crescita ha riguardato esclusivamente la componente straordinaria, concentrata nel comparto dei mezzi di trasporto — l’automotive campano è in crisi strutturale, con una riduzione della produzione di circa un quinto nel 2025 e un calo analogo nel 2024 — ma anche nel commercio e nei trasporti. Nei primi tre mesi del 2026 le ore autorizzate sono ancora aumentate dell’1,8 per cento, mentre in Italia calano del 22,7. Le domande di NASpI — l’indennità di disoccupazione — sono cresciute dell’1,4 per cento in Campania mentre in Italia si riducevano dell’1,1 per cento. Il flusso di chi perde il lavoro è ancora in crescita, anche nell’anno in cui i posti netti aumentano. Il quadro che emerge dal rapporto è quello di un mercato del lavoro che si muove su due binari paralleli. Sul primo scorrono i dati di flusso: nuovi contratti, prevalentemente a tempo indeterminato, in settori che crescono, con ore lavorate in aumento. Sul secondo scorrono i dati strutturali: salari reali erosi nel lungo periodo, part-time involontario persistente, NEET al doppio della media nazionale, tasso di occupazione lontanissimo dalla convergenza. Il primo binario è visibile, si presta alla comunicazione politica, alimenta narrazioni di ripresa. Il secondo binario è quello su cui viaggia la realtà di chi lavora in Campania o cerca di farlo. La Banca d’Italia non trae conclusioni politiche. Registra, misura, scompone. Ma i dati che ha raccolto pongono una domanda che il dibattito pubblico campano — regionale e nazionale — fatica a formulare con chiarezza: quanto tempo deve durare una crescita che non converge prima che si decida di cambiare qualcosa nella struttura, non solo nei flussi? Le politiche attive del lavoro — il Supporto per la Formazione e il Lavoro, le misure della ZES Unica per il Mezzogiorno, le agevolazioni per i nuovi investimenti — agiscono sul margine. Non aggrediscono la compressione salariale strutturale, non chiudono il divario di sedici punti nel tasso di occupazione, non riducono di per sé la quota di NEET al 26 per cento. La Campania nel 2025 è una regione in cui si lavora di più rispetto agli anni precedenti, si lavora meglio in termini contrattuali, ma si guadagna in termini reali meno di quanto si guadagnasse quindici anni fa. Questa combinazione — più occupazione, salari reali compressi — non è una contraddizione temporanea da attribuire alla fase del ciclo economico. È la forma che ha assunto la crescita meridionale nell’ultimo quindicennio: inclusione nel lavoro dipendente a condizioni che non consentono l’accumulazione di reddito reale, né la riduzione della povertà relativa, né la convergenza con i livelli di benessere del resto del Paese. Il secondo articolo di questo dittico racconterà il lato speculare della stessa storia: cosa significa, per le famiglie campane, vivere in un mercato del lavoro che cresce senza pagare. FONTI Banca d’Italia – L’economia della Campania. Rapporto annuale, Economie regionali n. 15, giugno 2026 ISTAT – Rilevazione sulle forze di lavoro INPS – Osservatorio sul mercato del lavoro ISTAT – Conti economici territoriali Banca d’Italia – Indagine sulle imprese industriali e dei servizi Francesco Russo
June 18, 2026
Pressenza
L’Italia del centenario Istat: svaniscono i salari, e anche il futuro
Il 21 maggio è stato presentato alla Camera il Rapporto Annuale 2026 dell’Istat. L’occasione era storica, dato che questo è l’anno in cui l’istituto di statistica compie un secolo di vita, ma il quadro fatto del paese è il peggiore che ci poteva essere: l‘inflazione, l’invecchiamento della popolazione e la […] L'articolo L’Italia del centenario Istat: svaniscono i salari, e anche il futuro su Contropiano.
May 23, 2026
Contropiano
«Inchiesta sul lavoro»: un’indagine di massa
Patrizio Paolinelli sul libro pubblicato da Futura Editrice: con un questionario della Fondazione Di Vittorio che ha coinvolto oltre 50mila persone. Il lavoro ha fatto il suo ingresso nel terzo millennio zoppicando vistosamente. Oggi il movimento operaio non è che un ricordo, i partiti che si richiamavano a quel movimento non esistono più e quando la politica parla di economia
Giovanni Mazzetti e il tramonto del lavoro salariato
1. C’è un dato di fatto che si fatica ad accettare nella società dei paesi capitalisticamente più sviluppati e si presenta come «scarsità di lavoro.» Tutti i lavoratori che vivono del loro salario, quando percepiscono che il lavoro concreto che svolgono si sta dileguando e intuiscono che il valore di […] L'articolo Giovanni Mazzetti e il tramonto del lavoro salariato su Contropiano.
January 16, 2026
Contropiano
Meloni: economia-spot
di Mario Sommella (*) L’economia raccontata come spot: dove la narrazione del governo inciampa sui numeri di Mario Sommella (*) C’è un trucco vecchio come la propaganda: prendere un dato vero, isolarlo dal contesto, gonfiarlo con aggettivi e poi usarlo come prova generale di una “svolta”. Funziona perché parla alla pancia stanca di un Paese che vorrebbe credere a un
January 10, 2026
La Bottega del Barbieri
VENERDÌ 9 GENNAIO 2026: ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI.
Torna anche per il 2026 l’appuntamento del venerdi con il nostro collaboratore, l’economista Andrea Fumagalli e la sua rubrica di analisi critica dei fatti economici della settimana. Abbiamo analizzato, venerdì 9 gennaio, i dati Istat sulla propensione al risparmio degli italiani e l’occupazione; il petrolio venezuelano in mano agli Stati Uniti, e in chiusura, la crescita montre in borsa dei titoli  delle aziende di armi. La propensione al risparmio è stimata all’11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il potere d’acquisto, nello stesso lasso di tempo, è cresciuto rispetto al trimestre precedente dell’1,8%. È quanto rileva l’Istat nel suo report periodico sottolineando che la spesa per consumi finali rimane però debole. A novembre diminuiti occupati e disoccupati, mentre sono aumentati  gli inattivi. Il tasso di disoccupazione scende, ma l’occupazione rallenta e l’inattività sale al 33,5%. Lo rileva l’Istat, indicando che il tasso di disoccupazione scende al 5,7% toccando il livello più basso dall’avvio delle serie storiche nel 2004. Il presidente degli Stati Uniti Trump ha detto che il Venezuela inizierà a consegnare dai 30 ai 50 milioni di barili di petrolio agli Stati Uniti. Sul social Truth ha scritto che il petrolio sarà poi venduto al prezzo di mercato, quindi il valore complessivo della vendita potrebbe superare i due miliardi di dollari. Trump ha aggiunto che lui stesso controllerà il ricavato, e che lo userà a beneficio delle popolazioni di Venezuela e Stati Uniti, non è chiaro per ora come. L’intenzione di gestire le enormi riserve petrolifere del Venezuela è una delle poche cose chiare emerse finora dai piani presentati da Trump dopo aver attaccato il Venezuela e catturato il suo presidente, Nicolás Maduro. Il fatto che il 2025 borsistico sia stato l’anno della Difesa è assodato: è stato il riflesso di tensioni geopolitiche leggi: Ucraina e Medio Oriente in primis.  Fincantieri è stato il titolo dell’anno con una crescita monstre del 141%, seguita da quella di Leonardo dell’89,6%. Un trend, quello dei titoli della Difesa, che ha riguardato tutta Europa. Intanto  Trump ha annunciato l’intenzione di aumentare in modo significativo il budget della difesa degli Stati Uniti. Tali dichiarazioni hanno innescato una reazione immediata sui mercati finanziari, spingendo al rialzo le quotazioni del settore della difesa. A sorprendere gli investitori è stata però la geografia dei guadagni: a guidare il movimento non sono state le società americane, bensì diversi gruppi europei Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’Università di Pavia. Ascolta o scarica
January 9, 2026
Radio Onda d`Urto
Germania: 10 mila disoccupati al mese, crollo produzione ma riarmo
Cosa sta succedendo all’economia tedesca? Ad agosto, denuncia il Berliner Zeitung, «la produzione industriale è crollata significativamente». E l’Ufficio federale di statistica, trasforma il titolo in numeri. Industria, edilizia e fornitori di energia hanno prodotto complessivamente il 4,3% in meno rispetto al mese precedente. «Il calo più significativo dall’inizio della […] L'articolo Germania: 10 mila disoccupati al mese, crollo produzione ma riarmo su Contropiano.
October 31, 2025
Contropiano
Caos Nepal, il neoliberismo gestito “da sinistra”
Negli ultimi giorni il Nepal è stato scosso da una violenta ondata di proteste, che ha causato la morte di ventidue persone e costretto il Primo Ministro K. P. Sharma Oli a dimettersi, provocando ulteriori instabilità e un vuoto di potere che dovrebbe essere colmato a breve da una nuova […] L'articolo Caos Nepal, il neoliberismo gestito “da sinistra” su Contropiano.
September 11, 2025
Contropiano