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Sovraffollamento, caldo e cimici: l’inferno delle carceri italiane in un rapporto
Che la questione delle carceri costituisca un’emergenza ormai strutturale non è una novità. Tuttavia, con le ondate di calore eccezionale che stanno interessando l’Italia in questo periodo, la situazione si è ulteriormente aggravata. Lo certifica l’associazione Antigone, nel suo rapporto di metà anno, che descrive una emergenza umanitaria «gravissima» nei confronti della quale le politiche governative non sanno offrire «nessuna soluzione efficace». Al 28 luglio, il tasso di sovraffollamento superava il 139%, con oltre 18mila detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare. I disagi propri di questa condizione vengono ulteriormente esacerbati dal caldo, complici l’inadeguatezza delle strutture e la carenza di ventilatori e altri strumenti di raffrescamento. Una situazione che contribuisce ad aggravare le già precarie condizioni sanitarie, tra carenze idriche e infestazioni di cimici. La situazione è grave al punto da essere «al limite della sopravvivenza», scrive l’associazione. Il 60% dei detenuti è infatti sottoposto al regime di cosiddetta “custodia chiusa”, con non più di otto ore a disposizione al di fuori della cella, dove le temperature possono superare facilmente i 40 gradi. Dal 26 aprile di quest’anno, inoltre, una circolare del DAP ha disposto la rimozione di frigoriferi e congelatori da celle e corridoi perchè, in caso di rivolta, potrebbero essere impiegati «come strumenti atti a offendere» – rendendo così impossibile per molti disporre di acqua fresca. Senza contare, poi, le infestazioni di cimici da letto e le interruzioni del servizio idrico – che a Milano Opera si sono prolungate al punto da richiedere l’utilizzo di bottiglie d’acqua distribuite dalla Croce Rossa. A metà giugno, nel carcere fiorentino di Sollicciano sono state sequestrate (per la prima volta in Italia) sette sezioni proprio a causa di problematiche legate alla pulizia delle sezioni, all’abitabilità dei dormitori e alle condizioni degli impianti elettrici, con oltre 200 detenuti che sono stati trasferiti provvisoriamente in altre strutture penitenziarie. Il tutto avviene in un contesto in cui i livelli di «saturazione», scrive Antigone, sono ormai «insostenibili», con il numero dei detenuti in eccesso che sono raddoppiati in poco più di due anni. Nessuna Regione della penisola è esente dal problema del sovraffollamento, che raggiunge picchi del 257% a Lucca e di oltre il 220% a San Vittore (Milano) e Latina. In alcune celle, lo spazio calpestabile è inferiore ai 3 metri quadri a persona. Eppure, lo scorso anno il governo aveva annunciato il controverso “piano carceri”, con il quale sarebbero dovuti essere predisposti circa 10mila posti in più negli istituti penitenziari, tra costruzione di nuove strutture, ampliamenti e ristrutturazioni. Un anno più tardi, invece che aumentare, i posti a disposizione sono addirittura diminuiti di 424 unità. In questo contesto, «con il blocco alle attività scolastiche e il rallentamento anche di molte attività di volontariato, le persone detenute sono sempre più sole in un’apatia generalizzata che è anche un vettore per i suicidi». Sono almeno una dozzina le persone che si sono tolte la vita, dall’inizio dell’estate ad oggi, 6 agosto, 38 dall’inizio dell’anno. Parallelamente, Antigone segnala un aumento dei casi di autolesionismo, con una media di oltre 26 casi per ogni 100 detenuti, mentre più del 9% dei detenuti ha diagnosi di patologie psichiatriche gravi. Per Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, la situazione è «l’effetto diretto e drammatico di un governo che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene» secondo una logica «emergenziale e repressiva». The post Sovraffollamento, caldo e cimici: l’inferno delle carceri italiane in un rapporto appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 6, 2026
L'INDIPENDENTE
Al carcere Bassone una pioggia di umanità
Sono le 14.50 e ci troviamo, varie associazioni, enti e sindacati, davanti al carcere Bassone di Como. L’iniziativa è quella di Alleanza per l’Articolo 27, per contribuire alla sensibilizzazione verso le condizioni dei detenuti. Fa caldo e in lontananza si vedono dei nuvoloni neri. C’è l’Arci, ci sono le Acli, il CSV, la CGIL, il Comune di Como, il mondo delle cooperative, da Lotta Contro l’Emarginazione al Gabbiano, la Fondazione Cariplo, Confindustria, la Camera di Commercio di Como-Lecco e molt3 altr3, guidat3 dalla garante per i diritti dei detenuti Gilda Ripamonti e dalla Direttrice Roberta Galati. Lo scopo della visita è quella di incontrare le persone che vivono dietro le sbarre e farsi raccontare i loro bisogni, ascoltare le loro necessità e rendersi conto che detenute e detenuti sono prima di tutto esseri umani. Persone, come noi. Per passare i controlli di routine mi separo dal mio fido orologio. Forse avrei potuto portarlo in carcere, ma me ne sono dimenticato: le due ore trascorse nel Bassone diventano così una sospensione della realtà, proprio come quella di cui ci raccontano i primi detenuti che incontriamo nel salone polivalente. Ci accoglie una delegazione composta da diverse persone provenienti dalle diverse sezioni del carcere: maschile, femminile e trans (il Bassone è l’unico carcere in Lombardia ad averla). Mentre siamo nel salone esplode il temporale, facendoci sobbalzare e facendo gioire molti dei detenuti: stasera, finalmente, si riuscirà a dormire. Si parla di tante cose: del lavoro, della dignità, delle attività, e di come anche in carcere si replichino le storture del mondo di fuori. Un esempio concreto? La sanità: soprattutto le detenute lamentano l’assenza di medici e visite regolari. I pavimenti dei bagni e i bidet che si rompono, la mancanza di acqua calda, la mancanza di ventilatori, le brande metalliche saldate. Uno dei ragazzi della prima sezione ci prende da parte e ci dice che abbiamo solo grattato la superfice, invitandoci a salire a vedere le loro condizioni. I secondini ci spalancano così le porte di un angolo di umanità di cui raramente si vede parlare sui giornali mainstream. È facile parlare di sovraffollamento senza vedere in faccia cosa vuol dire avere un carcere al 180% di capienza, sotto organico persino per una capienza normale. Il nostro accompagnatore dice agli altri che stiamo facendo una visita: c’è chi rientra in cella, mentre invece c’è chi resta a chiacchierare con noi. Vediamo la solidarietà fra detenuti, chi urla lamentandosi per il cibo scadente, chi ci racconta come anche solo una bomboletta del gas per i fornelletti da campeggio sia un bene di prima necessità. Il ragazzo che abbiamo conosciuto prima ci fa vedere la sua cella e ci fa conoscere il suo compagno: l’hanno abbellita come potevano. Ci raccontano, insieme ai loro compagni, di attese infinite per telefonate ai parenti e per vedersi una tv riparata. Sanno anche loro che mancano i fondi, e a me viene da pensare agli hotspot in Albania e al loro costo esagerato, o a chi dice che servono altre carceri, quando invece quello che manca sono investimenti strutturali in quelli che già esistono, prevenzione e un reinserimento vero, specialmente lavorativo, che non sia legato solo al tempo della pena. Mi rendo conto di trovarmi di fronte gente che ha qualche anno in meno di me, ma che probabilmente è cresciuta negli istituti penitenziari e non sa quando vedrà la fine di questo percorso. Persone che si arrabbiano se al piano di sopra arriva l’acqua calda e al loro no: sanno che non è giusto prendersela con gli altri, ma anche la più piccola minuzia, dietro le sbarre, può diventare un privilegio ambito da tuttə. Molti approfittano della presenza della Direttrice per esprimerle i bisogni più disparati: mi si è rotto il ventilatore, il cibo è arrivato scotto, la telefonata me l’hanno fatta durare troppo poco. Ci hanno raccontato di tutto e sono dispiaciuti a vederci andare via, una volta tanto che possono vedere persone non compagne di cella in un orario che non è solo quello delle visite. Scendiamo a visitare invece la sezione trans. Ci accoglie la loro “madrina”, di origini brasiliane, che ci mostra la sua cella coperta di foto di riviste di moda. Qui si respira sicuramente un’altra aria, dove tutto è più curato e dettagliato, ma sia la prima sezione maschile che questa condividono una cosa: nessuno vuole rinunciare alla propria dignità. Quando chiediamo alla nostra anfitriona cosa farà, visto che fra non molto potrà uscire di carcere, ci racconta che prima tornerà della città italiana che l’ha accolta all’inizio e poi cercherà di tornare in Brasile. Dietro a ogni sbarra vedo volti segnati dalla fatica e dal caldo, vedo la noia strisciante che fa andare fuori di testa, vedo rassegnazione e determinazione. Nel frattempo ha smesso di piovere: l’acqua è entrata ovunque, segno evidente delle mancanze strutturali della casa circondariale. Esco da questa esperienza come da sotto un temporale senza ombrello, pensando alle persone che ho incontrato, alla loro dignità di esseri umani e che il fallimento vero è di istituzioni ipocrite che considerano la pena solo come una punizione, e le carceri come un tappeto sotto a cui nascondere la polvere. Mi domando quante e quanti di coloro che ho visto sono stat3 arrestat3 per reati minori, mentre i kings viaggiano impuniti con i loro miliardi, sfruttando la miseria, l’ignoranza e la manipolazione per creare l3 ultim3, la fragilità, quell3 da scartare. Sorrido, pensando alla detenuta che mi ha scambiato per uno della prima. Penso che stanotte, almeno, dormiranno al fresco in tutti i sensi.   Ecoinformazioni
July 16, 2026
Pressenza
Viaggio nell’inferno della Dozza
E' una quadro drammatico quello che emerge dalla visita effettuata ieri da diverse associazioni. Ma il rischio è che la situazione possa ancora peggiorare. Da parte nostra, intanto, una domanda al Garante regionale dei detenuti: cosa c'entra il suo incarico con i problemi della Penitenziaria?
CARCERI SOVRAFFOLLATE IN EMERGENZA CALDO, MA IL GOVERNO VARA UN NUOVO PACCHETTO “SICUREZZA” ANTI-GIOVANI: FERMO PREVENTIVO (ANCHE) PER I MINORENNI
Tra le categorie più esposte agli effetti del caldo estremo ci sono i detenuti delle sovraffollate carceri italiane. Le associazioni della società civile che aderiscono all’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione hanno visitato nella giornata di martedì 14 luglio le prigioni di numerose città per “riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle condizioni delle carceri italiane, oggi attraversate da una crisi sempre più grave, e riaffermare il principio secondo cui la pena deve essere conforme ai valori sanciti dalla Costituzione: umanità, dignità della persona e finalità di reinserimento sociale”. Nel bel mezzo di una crisi strutturale delle carceri, il Consiglio dei Ministri ha licenziato un nuovo (ennesimo) pacchetto sicurezza. Nel nuovo giro di vite repressivo nel ddl è prevista l’estensione del fermo preventivo anche per i minorenni per condotte definite “pericolose” nei luoghi della movida, il divieto di aggregazione, per contrastare quella che viene definita la violenza delle bande giovanili, la reclusione fino a 5 anni e multe di 15mila euro in caso di danneggiamenti di gruppo. Nel provvedimento c’è anche una modifica al codice civile: chi è vittima di rapina o di violenza sessuale non dovrà risarcire l’autore del delitto in caso di danno. Verranno poi rafforzati i controlli su strada e i pattugliamenti di polizia, con particolare attenzione – dice il testo – ai luoghi dove si concentra la presenza giovanile nelle ore serali e notturne. Abbiamo chiesto un commento a Stefano Nastasia, garante dei detenuti della regione Lazio, che ieri  ha visitato il carcere di Regina Coeli. Ascolta o scarica
July 15, 2026
Radio Onda d`Urto
Carceri al collasso tra sovraffollamento e criticità. I dati del Report del Garante
Al 7 aprile di quest’anno le persone adulte detenute in Italia sono 63.940, di cui: 61.142 uomini (95,62%) e 2.798 donne (4,38%). La composizione per cittadinanza mostra una prevalenza di cittadini italiani (43.816 persone, pari al 68,53%), affiancata da una consistente componente straniera di 20.124 persone (31,47%). All’interno di quest’ultima, emerge una marcata predominanza della componente extracomunitaria, che conta 17.421 persone e rappresenta l’86,6% del totale degli stranieri. Sono alcuni dei dati del recente Report analitico “Rispetto della dignità della persona privata della libertà personale” del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale (GNPL). La fascia d’età compresa tra 25 e 44 anni concentra la quota più consistente della popolazione detenuta: 14.670 unità nella fascia 25-34 anni (22.9%) e 17.681 nella fascia 35-44 anni (27.7%), per un totale di oltre il 57% dell’intera popolazione carceraria. Tra i 45 e i 64 anni di età si colloca oltre il 37% della popolazione, mentre è over 65 il 5,3% delle persone detenute. Oltre tre quarti della popolazione detenuta in Italia (il 76,1%) sconta una condanna definitiva o è in attesa di giudizio per altri procedimenti pur avendo già una condanna definitiva. Le persone in attesa di primo giudizio sono 9.118 (14,26%), rappresentando la seconda categoria per numerosità. Rispetto alla durata della pena, il Report segnala come le pene brevi (0-3 anni) rappresentino il 19,29% del totale (9.387 persone), con una concentrazione maggiore nella fascia 2-3 anni. Le pene medie (3-10 anni) sono invece la categoria più numerosa con il 53,84% del totale (26.199 persone). All’interno di questa fascia, le pene da 5 a 10 anni sono le più comuni. Le pene lunghe (oltre 10 anni) rappresentano il 22,97 % del totale, mentre l’ergastolo riguarda il 3,90% del totale (1.898 persone). Per quanto riguarda la “pena residua”, ossia il tempo di condanna rimanente da scontare, i dati mostrano come oltre la metà delle persone private della libertà personale (51,11%) abbia una pena residua tra 0 e 3 anni. Questo dato, unito a quello precedente, ossia di una forte concentrazione sempre nelle fasce 0-3 anni, indica un sistema penitenziario con un alto turnover, dove la maggior parte delle persone private della libertà personale sconta pene relativamente brevi. Quasi un terzo della popolazione presso gli istituti penitenziari è legittimato a chiedere misure alternative alla detenzione. In riferimento ai reati, utilizzando la classificazione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP), si registrano un totale di 155.808 reati ascritti complessivamente, di cui 40.732 (26,14%) relativi a persone straniere. I reati contro il patrimonio rappresentano la categoria più numerosa con 36.864 (23,66% del totale), confermando la centralità di questa tipologia delittuosa nel sistema penitenziario italiano. I reati contro la persona interessano 29.108 persone detenute (18,68% del totale), con 9.435 stranieri (22,94% della categoria). Questa tipologia include reati gravi come omicidi, lesioni personali, violenze, evidenziando la presenza di criminalità violenta all’interno del sistema penitenziario. I reati connessi alla legge droga coinvolgono 21.724 persone private della libertà personale (13,94% del totale), con 6.194 stranieri (15,21% della categoria). Il Report analizza anche la situazione delle madri private della libertà personale con figli al seguito, che risultano essere 21, con 25 bambini che vivono in carcere con loro. Un dato significativo riguarda la componente straniera: 10 delle 21 madri (45,7%) e 12 dei 25 bambini (48%) non sono italiani. È una delle situazioni più delicate del sistema penitenziario, dove le esigenze di sicurezza si intrecciano con i diritti fondamentali dei minori. Infine, un focus specifico è dedicato al tema del sovraffollamento, con un indice calcolato al 138% su base nazionale. In particolare, su un totale di 189 istituti censiti, 4 si trovano in condizioni di sovraffollamento critico (oltre il 200%), mentre 61 presentano un tasso di occupazione superiore al 150%. Gli Istituti tra 100% e 150% sono 101 e solo 23 strutture operano sotto la capienza regolamentare. Come denuncia da tempo Antigone, le carceri italiane sono fuori dalla legalità a causa del sovraffollamento persistente e crescente. “Nei giorni scorsi, ha sottolineato l’associazione Antigone, l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, attualmente recluso nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, ha ricevuto uno sconto di pena di 39 giorni a seguito dell’accoglimento di un ricorso da lui presentato per i trattamenti inumani e degradanti subiti nell’ambito della detenzione. Il caso di Gianni Alemanno è infatti solo uno delle migliaia di ricorsi accolti negli ultimi anni. Solo nel 2024, ultimo dato finora disponibile, a 5.837 persone detenute era stato riconosciuto uno sconto di pena per analoghe ragioni, generalmente riconducibili al fatto di essere stati reclusi in celle in cui mancava lo spazio minimo di 3 mq a persona. A fine 2024 le persone detenute nelle carceri italiane erano 61.861. Nel mese di marzo di quest’anno erano 64.000; è quindi facilmente prevedibile di come i ricorsi accolti cresceranno. Nel 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza Torreggiani, condannò l’Italia per le condizioni inumane o degradanti delle nostre carceri. Circa 4.000 ricorsi erano stati presentati da altrettante persone detenute italiane. Quella sentenza pilota aprì le porte a una stagione di riforme, dove le condizioni di detenzione erano al centro dell’attenzione pubblica. Oggi i numeri dei ricorsi accolti sono più alti di quelli all’epoca presentati, eppure, nonostante il bisogno di interventi urgenti, al carcere si guarda solo come orizzonte di politiche penal-populistiche. E, nel frattempo, lo Stato italiano viene condannato dai Tribunali di sorveglianza.” Qualche settimana fa Antigone ha lanciato la campagna “Inumane e degradanti”, chiedendo al Governo e al Parlamento (anche attraverso una petizione) di intervenire subito con riforme necessarie a garantire condizioni di detenzione rispettose dei diritti: https://www.antigone.it/iniziative/3611-il-carcere-italiano-e-fuori-dalla-legalita-costituzionale. Qui il Report del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale: https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/Report_aprile_2026.pdf.   Giovanni Caprio
May 4, 2026
Pressenza