Fieri del genocidio
Durante la DefenseTech Week di Tel Aviv, diversi dirigenti delle principali
aziende israeliane di armamenti hanno esplicitamente collegato il valore dei
propri prodotti ai test “sul campo” condotti durante l’aggressione di Gaza. I
dirigenti e i loro clienti dell’esercito hanno parlato espressamente di Gaza
come un laboratorio di sterminio: Boaz Levy, presidente e ad di Israel Aerospace
Industries ha dichiarato esplicitamente che “la guerra che abbiamo combattuto in
questi due anni garantisce la validità dei nostri prodotti nel resto del mondo.”
Gili Drob-Heistein, la direttrice esecutiva del Blavatnik Interdisciplinary
Cyber Research Center, ha sostenuto che i due anni di utilizzo della tecnologia
militare israeliana sui palestinesi hanno aiutato Israele a passare da “startup
nation” a player globale nell’industria della difesa. Solo Shlomo Toaff, di
RAFAEL Advanced Defense Systems, ha ammesso che la fama internazionale di
Israele come paese stragista potrebbe essere un problema, citando il rischio
crescente dei boicottaggi, come è successo al Paris Air Show di giugno. Yehoshua
Yehuda, vicepresidente di Elbit Systems, ha vantato che l’azienda ormai ha
“tecnologie di combattimento provate,” che permette di colpire persone anche
“quando gli obiettivi sono più piccoli di un pixel.” (Drop Site)
I numeri giustificano l’entusiasmo: i dati sulle vendite globali di armi
certificano un aumento dei ricavi per le aziende di armi israeliane. Tre aziende
israeliane del settore hanno aumentato i propri ricavi del 16%, arrivando a un
totale di 16,2 miliardi di dollari. La ricercatrice per il Programma su
produzione e spesa per le armi del SIPRI Zubaida Karim commenta seccamente: “Il
crescente allarme per le azioni di Israele a Gaza sembra aver avuto un impatto
di poco conto sull’interesse per le armi israeliane.” (SIPRI)
Come in Europa — e in tutto il mondo — una industria delle armi sana ha bisogno
della guerra: Muhammad Shehada spiega sul New Arab come Tel Aviv sta cercando di
far cedere il cessate il fuoco a Gaza, partendo dall’omicidio di Raed Saed,
avvenuto dieci giorni fa. Storicamente, gli assassini mirati non hanno effetti
positivi sullo smantellamento dei gruppi armati — è un processo che in tutto il
mondo funziona solo attraverso soluzioni politiche. Il momento dell’uccisione di
Raed Saed non è casuale, spiega Shehada: Trump sta facendo pressioni per poter
annunciare la fase 2 del proprio piano per Gaza, e Israele sta cercando di far
infiammare di nuovo il conflitto per fermare il processo di pace. Saed, insieme
a Izz al-Din al-Haddad, aveva dato il preciso via libera ai rappresentanti del
gruppo per accettare il piano di Trump. (the New Arab / RAND)