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E sì, si muore per amore. Addio a Marjane Satrapi, la voce libera di Persepolis
L’AUTRICE FRANCO-IRANIANA CHE HA RACCONTATO AL MONDO IL VOLTO UMANO DELL’IRAN È MORTA A 56 ANNI. CON PERSEPOLIS HA COMBATTUTO STEREOTIPI, REPRESSIONE E PREGIUDIZI ATTRAVERSO IL LINGUAGGIO UNIVERSALE DEL FUMETTO. Video Trailer di Persepolis, il film d’animazione scritto e diretto da Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, tratto dall’omonima graphic novel autobiografica. https://www.mymovies.it/film/2007/persepolis/news/il-trailer-ufficiale-del-film-hd/ Marjane Satrapi, fumettista, illustratrice e regista franco-iraniana, è morta il 4 giugno 2026 all’età di 56 anni. La notizia è stata diffusa dai familiari, che hanno parlato di una donna consumata dal dolore dopo la perdita del marito Mattias Ripa, scomparso poco più di un anno fa e da lei definito pubblicamente «l’amore della mia vita». La sua scomparsa priva il mondo della cultura di una delle voci più originali e coraggiose degli ultimi decenni. Attraverso il fumetto, il cinema e l’illustrazione, Satrapi ha costruito un ponte tra culture diverse, raccontando la complessità dell’Iran senza cedere né agli stereotipi occidentali né alla propaganda del regime. Nata il 22 novembre 1969 a Rasht, sulle rive del Mar Caspio, e cresciuta a Teheran, visse da adolescente la rivoluzione islamica del 1979 e gli anni della guerra tra Iran e Iraq. Proveniva da una famiglia colta e impegnata sul piano civile e culturale. A quattordici anni i genitori la mandarono a studiare a Vienna nel tentativo di sottrarla al clima sempre più repressivo instaurato dal nuovo regime. L’esperienza europea la mise però di fronte a un’altra forma di difficoltà: quella dell’esilio, dello sradicamento e del pregiudizio. Dopo un ritorno in Iran e gli studi alla Facoltà di Belle Arti di Teheran, decise di lasciare definitivamente il Paese e si stabilì a Parigi nel 1994. Fu proprio nella capitale francese che nacque l’opera destinata a renderla famosa nel mondo. Pubblicato tra il 2000 e il 2003, Persepolis racconta la sua infanzia, l’adolescenza e il difficile rapporto con un Paese amato profondamente ma attraversato da profonde contraddizioni. Il valore dell’opera non risiede soltanto nella testimonianza storica. Satrapi riuscì a fare qualcosa di raro: raccontare l’Iran dall’interno senza trasformarlo in una caricatura. In anni in cui il Paese veniva spesso identificato esclusivamente con il fondamentalismo religioso, la repressione e i conflitti geopolitici, Persepolis mostrò al mondo famiglie, amicizie, ironia, paure e speranze. In altre parole, mostrò persone. L’autrice spiegò più volte che uno degli obiettivi del suo lavoro era contrastare i pregiudizi sul proprio Paese. Attraverso gli occhi di una bambina prima e di una giovane donna poi, il lettore scopre che nessun popolo può essere ridotto al proprio governo e che dietro ogni evento storico esistono vite reali, spesso ignorate dalle narrazioni ufficiali. Anche il tema del velo, frequentemente utilizzato in Occidente come simbolo assoluto della condizione femminile iraniana, viene affrontato con maggiore complessità. Nelle sue opere il problema non è soltanto un indumento imposto, ma il più vasto sistema di controllo delle idee, dei comportamenti e della libertà individuale. Nel 2007 Persepolis divenne un film d’animazione scritto e diretto dalla stessa Satrapi insieme a Vincent Paronnaud. Realizzato con uno stile grafico fedele al fumetto originale, il film vinse il Premio della Giuria al Festival di Cannes e ottenne una candidatura agli Oscar, contribuendo a far conoscere la sua opera a un pubblico ancora più ampio. Negli ultimi anni Satrapi era diventata una delle voci internazionali più ascoltate a sostegno delle donne e dei giovani iraniani. Dopo la morte di Mahsa Amini e le proteste del movimento “Donna, Vita, Libertà”, intervenne ripetutamente nel dibattito pubblico denunciando le violazioni dei diritti umani e sostenendo la società civile iraniana. Nel gennaio 2025 rifiutò la Legion d’Onore francese, criticando la politica di Parigi nei confronti del regime iraniano e chiedendo maggiore coerenza nella difesa dei diritti fondamentali. Con la morte di Marjane Satrapi scompare una grande artista, ma resta intatta la forza del suo messaggio. Persepolis continua a parlare a lettori di ogni età perché non racconta soltanto l’Iran. Racconta la libertà, l’identità, l’esilio, il coraggio di restare se stessi e la necessità di guardare oltre i pregiudizi. La sua eredità più importante non è forse soltanto quella artistica. Satrapi ci ha insegnato che raccontare una storia personale può diventare un atto politico, che l’ironia può convivere con la denuncia e che conoscere davvero un popolo significa ascoltarne le persone, non fermarsi alle immagini costruite dal potere o dai luoghi comuni. È per questo che la sua voce continuerà a essere ascoltata ben oltre la sua scomparsa. FONTI E APPROFONDIMENTI Vatican News – Addio a Marjane Satrapi, l’autrice di Persepolis https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-06/marjane-satrapi-morta-persepolis-iran-fumetto.html Cineteca di Bologna – Persepolis https://cinetecadibologna.it/distribuzione/film/persepolis/ Cineteca di Bologna – Genesi e realizzazione di Persepolis https://cinetecadibologna.it/distribuzione/approfondimento/genesi-e-realizzazione-persepolis/ Marjane Satrapi – Biografia https://it.wikipedia.org/wiki/Marjane_Satrapi Persepolis – Scheda del film https://it.wikipedia.org/wiki/Persepolis_(film) Lucia Montanaro
June 4, 2026
Pressenza
“Quella notte alla Diaz”. Il fumetto
Christian Mirra si trovava nella scuola quel 21 luglio: è stato picchiato, arrestato e portato in ospedale. Le sue tavole pubblicate da Guanda nel 2009 sono ora liberamente accessibili. Ha deciso infatti di diffonderle gratis sui social. Una fatica bellissima: “Sto riallacciando rapporti con tante persone conosciute anni fa e incontrando giovani attivisti e collettivi che non conoscevo. Dietro il
Cortázar-Muñoz: l’Argentina fa strani scherzi
di Daniele Barbieri (*). A seguire un quintetto di link per farvi ronzare orecchie e occhi con il cuoricino intorno.  Non è facile parlare del disegno di José Muñoz. Meno difficile partire dal racconto, per quanto impegnativo. E il racconto è L’inseguitore, di Julio Cortázar (traduzione di Ilide Carmignani, Sur, 2023 – ma il racconto è del 1959 e le
Un mondo senza sogni
Sabato 9 maggio a fumetti! Dal pomeriggio spazio illustrazioni antimilitariste, presentazione graphic novel e per finire musica onomatopeica.
April 28, 2026
Turba
Jean-Marc Rochette: l’estetica del gelo
di Bruno Lai BUON COMPLEANNO al papà di Le Transperceneige. Jean-Marc Rochette è un artista straordinario, capace di unire una forza espressiva quasi brutale a una sensibilità profonda per la natura, la montagna e la condizione umana. Rochette non è solamente un fumettista; è un artista che vive in una tensione costante tra la pittura ed il fumetto. La sua
Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi? Digito “Bonelli crisi” e trovo subito quello che cerco: “Da ormai molto tempo, i più avvertiti e sensibili tra i lettori provano preoccupazione alla lettura mensile degli albi Bonelli”. Un articolo circostanziato  fa il punto sul mondo bonelliano, a suo gusto in crisi di qualità e idee: Tex, Zagor, Nathan Never, Nick Raider… Nick Raider?!? Eh ma no, qui si parla di una “crisi” che sarebbe avvenuta a fine anni Novanta, quando l’articolo — un vero cimelio dell’Internet 1.0 — è stato scritto. In una stagione oggi ricordata in genere (dagli editori) con nostalgia, quando i modem ronzavano come calabroni felici e le edicole pullulavano ovunque di Dylan Dog. Può una crisi arrivare da così lontano? Sono punto e a capo. Ho bisogno di dati per ragionare. Il primo dato è che lo scorso aprile la Sergio Bonelli Editore ha aumentato il prezzo dei suoi albi di circa il 18% (tranne Dampyr, a cui ha ridotto la fogliazione in uguale misura). Il secondo è che dagli anni Settanta a oggi SBE lo ha aumentato praticamente ogni anno; il prezzo di Tex potrebbe quasi diventare un nuovo indice del potere d’acquisto, sul tipo del Big Mac Index. Davide Bonelli, buttandola sul patriottismo, ha definito l’ultimo aumento «un sacrificio inevitabile quanto ormai indispensabile per poter continuare a produrre i nostri “sogni su carta”, garantendo il “marchio di qualità” che da sempre ci contraddistingue: storie ed eroi rigorosamente “made in Italy”, frutto del talento dei migliori sceneggiatori e disegnatori». I NUMERI DEL DECLINO Guardando al prospetto economico il fatturato del 2024 dell’editore (28,32 milioni, con un utile netto di 1,7 milioni) è in flessione rispetto a tre anni prima (30,35 milioni), ma con in recupero sugli utili del 2023 (€823 mila) grazie a tagli e riduzione dei costi. Presa di per sé, la fotografia non sembra  drammatica, ma se la guardiamo come il fotogramma di un film in svolgimento però non promette niente di buono. Tra i vari flavour di Dylan Dog (come OldBoy, ecc.) e le infinite ristampe di Tex, non c’è dubbio infatti che il prodotto Bonelli — il fumetto popolare che ha educato all’avventura gli italiani, sfamando nel contempo orde di fumettisti — sia invecchiato, e non benissimo, in un mercato dove manga e anime hanno nel frattempo ridisegnato l’immaginario delle ultime generazioni. I suggerimenti che leggo in giro — internazionalizzazione delle vendite,  miglioramento della app, sfruttamento dei diritti cinematografici — non devono suonare nuovissimi alle orecchie di Bonelli e, per la verità, puntano tutti a mungere (meglio) la mucca, continuando a vedere una cash cow in luogo di un animale in via di estinzione. L’altro dato, sottolineato anche da Bonelli, è ovviamente la distribuzione delle edicole. I punti vendita che nei primi anni Duemila sfioravano i 40.000 (contando autogrill, supermercati, ecc.), oggi si calcola siano poco più di 12.000 (erano 14.626 nel 2019, secondo i dati Unioncamere). Le fumetterie, presenti per lo più nelle città e nei centri medio-grandi, se la cavano molto meglio ma in tutto non arrivano a 500, e con una superficie divisa in genere tra fumetti, action figure e giochi di ruolo. Dove comunque nessuno entrerebbe a chiedere Zagor. Personalmente non ricordo l’ultima volta in cui mi sono fermato a un’edicola, né per comprare cosa. Da allora siamo anche entrati in un’altra epoca: nuove fiere del fumetto spuntano ogni mese come funghi, con folle di cosplayer , mentre nelle librerie gli editori di varia hanno da tempo fatto passare l’equazione “graphic novel uguale romanzo”, quindi uguale a cosa loro. La crisi del fumetto bonelliano, che forse bisognerebbe cominciare a chiamare con il suo nome, ovvero “declino”, per quanto seria mi sembra faccia caso a sé. Eppure, a quel che sento in giro, viene letta da osservatori ed esperti di settore come l’imminente affondamento di un Titanic che trascinerà tutto e tutti a fondo. L’ansia ha sicuramente un suo fondamento, non solo psicologico, nelle condizioni materiali ed economiche di precarietà in cui versa oggi l’editoria (piccoli editori indebitati, autori non pagati, ecc.), rispetto alle quali SBE ha rappresentato per decenni una sicurezza, per alcuni il “posto fisso” o quasi. IL MERCATO IN ITALIA E NEGLI USA Ma alla fine, è un’analisi corretta? Per capirlo, riguardiamo i dati di vendita presentati a Lucca Comics lo scorso novembre. Negli ultimi sei anni, cioè rispetto al 2019, le vendite dei fumetti nelle librerie, online e nei supermercati hanno segnato una crescita record del 193% in copie e del 196% a valore (59,5 milioni di euro). Al boom pandemico ha fatto seguito, negli ultimi tre anni, un assestamento con contrazioni annuali passate gradualmente dal 15,9% (2023), al 9,5% (2024) e infine al 2,8% nel 2025 (dati Nielsen Bookdata). Ovviamente a nessuno piace il segno meno a bilancio, nemmeno per un trimestre, ma se ci togliamo gli occhiali del catastrofismo non c’è dubbio che la crescita di questi ultimi anni — di quasi il 200% nel post-Covid — suggerisca una tendenza piuttosto rosea e uno scenario che qualsiasi altro comparto dell’editoria scambierebbe al volo con il proprio. Il report conferma peraltro il cambio di passo nell’andamento dei generi: * Dal 2019 a oggi, il manga è cresciuto del 280,7% e copre oggi il 74,4% di tutte le vendite di fumetti. * I fumetti per ragazzi sono cresciuti del 270,6% e rappresentano adesso il 14,3% delle vendite. * La graphic novel è cresciuta del 12,5%, rappresentando il 10,1% del mercato». Solo le «strisce» risulterebbero in flessione (-30,2%), ma rappresentano appena l’1,2% di tutte le vendite. Alle spalle di questi numeri, il profilo dei lettori di fumetti in Italia, rilevato dall’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori (AIE), suggerisce una domanda promettente anche per il prossimo futuro: uno su quattro ha letto fumetti negli ultimi dodici mesi (uno su tre tra i soli maschi), ma il bacino occasionale raggiunge i due terzi degli italiani. La percentuale dei lettori sale ovviamente tra i giovani: leggono fumetti il 50% dei 18-24enni, il 49% dei 15-17enni e il 38% dei 25-34enni. La quota raggiunge il 29% anche tra i laureati e tra i lettori forti (più di 12 libri l’anno, fumetti esclusi). Insomma, la domanda, c’è. Il buon momento italiano non sembra neppure un fatto isolato. Secondo il report U.S. Comic Books Market (2025 – 2033): «Il mercato americano dei fumetti sta attraversando una fase di crescita significativa: le proiezioni indicano che passerà da circa 1,3-1,9 miliardi di dollari nel 2024 a oltre 3,5 miliardi di dollari entro il 2033, con un CAGR (tasso di crescita annuo composto) compreso tra circa il 7,1% e il 10,2%. Questa crescita è trainata da un mix di forti vendite fisiche (incluse le graphic novel) e una rapida espansione digitale». Pur sottolineando l’opacità del mercato americano quanto a indicatori e strumenti di misurazione condivisi, anche  Fumettologica approda a una conclusione simile: «numeri che suggeriscono una fase espansiva». E segnala, ad esempio, che Lunar Distribution, principale distributore di DC Comics e Image Comics (pari a circa il 38% del mercato)  ha parlato di un 2025 con risultati «a doppia cifra» con alcuni negozi in crescita addirittura del 1.000% rispetto all’anno precedente. La stessa Lunar avrebbe aperto 462 nuovi account nel corso dell’anno, contro i circa 200 del 2024. CONCLUSIONE Non vogliamo arrivare qui nemmeno a una mezza conclusione, eppure una prima idea forse ce la siamo fatta: al di là dei dazi di Trump o del prezzo della carta, la transizione non sarà breve e, purtroppo per alcuni, neppure indolore, ma presenta tutti gli elementi — e in primo luogo un pubblico — che già in questi anni hanno pilotato il cambiamento e che continueranno a farlo nel prossimo futuro. Certo, le incognite — e in primo luogo la distribuzione — sono numerose, ma questa finestra di opportunità non durerà in eterno, mentre forse là fuori stanno aspettando che piccoli Bonelli crescano   L'articolo Ma cos’è questa crisi? proviene da Pulp Magazine.
February 2, 2026
Pulp Magazine
Genesi dell’underground. Storia di R.Crumb
Dalla repressione degli anni ’50 alla controcultura psichedelica, passando per la rivoluzione del fumetto underground: la vita e l’opera di Robert Crumb sono… L'articolo Genesi dell’underground. Storia di R.Crumb sembra essere il primo su L'INDISCRETO.
October 29, 2025
L'INDISCRETO
Tra storia e fumetto: guerra sporca, eroi e poeti
Per millenni e millenni gli esseri umani si sono raccontati storie l’uno con l’altro. Incontrarsi e raccontarsi erano sinonimi, e queste storie erano loro stesse vive, mutavano, crescevano e si riproducevano, generandone altre. Questi racconti nel tempo si sono sedimentati, generando un inconscio speciale, collettivo, dove noi stessi e i personaggi che li abitavano ci siamo trasformati, nel bene e nel male. È solo negli ultimi istanti della nostra vita che questo processo si è accelerato in modo prima inimmaginabile, creando e bruciando intere mitologie sull’altare di Internet nell’arco di poche ore. Questo però non impedisce, se si riesce a resistere all’impetuosa corrente del tempo, di fermarsi e ancora dare spazio a delle storie davanti al fuoco, dove si racconta di eroi e di poeti. COMACCHIO E GARIBALDI Questa primavera è sbocciata una di quelle occasioni. Il comune di Comacchio, in occasione dell’80° Anniversario della Liberazione, ha reso disponibile un’edizione speciale de Un pallido sole primaverile, breve graphic novel pubblicata da Hugo Pratt nel 1992 in cui, attraverso una sua libera reinterpretazione di ciò che accadde negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale nella Valle di Comacchio, vengono raccontati i luoghi, le persone, gli amori.  Questa riedizione, voluta dal Sindaco e dal Comune di Comacchio, oltre alle tavole di Hugo Pratt contiene un saggio di Thomas Harder sulle figure storiche di due personaggi indirettamente abbozzati nel fumetto: Anders Lassen e Thomas Peck Hunter. L’opera di Pratt, pur non raccontando direttamente la storia del maggiore danese (Anders Lassen), si muove negli stessi luoghi e nello stesso periodo in cui il marinaio trovò la morte. È uno straordinario racconto per immagini basato su fatti realmente accaduti nell’aprile 1945, a pochi giorni dalla vittoria, nelle valli di Comacchio, nei luoghi che videro la fuga, un centinaio di anni prima, di Giuseppe Garibaldi e della sua compagna Anita. Il protagonista del fumetto è William (Bill) Fogg, un ufficiale inglese con parenti in Romagna, di formazione socialista e con studi effettuati in Italia, che arriva alla laguna di Comacchio dall’Inghilterra per partecipare insieme ai partigiani italiani a una delle ultime azioni di guerra contro i tedeschi. Anders Frederik Emil Victor Schau Lassen, marinaio danese in forza ai reparti speciali inglesi, rappresenta una delle figure più straordinarie e tragiche delle forze speciali britanniche durante la Seconda Guerra Mondiale. Nato il 22 settembre 1920, è stato l’unico destinatario non-Commonwealth della Victoria Cross durante la Seconda Guerra Mondiale. La sua storia inizia in Danimarca, dove nasce benestante, figlio di proprietari terrieri, e si sviluppa attraverso una serie di operazioni sempre più audaci che lo porteranno dall’Africa occidentale alle isole greche, fino alle valli di Comacchio. Mentre prestava servizio nella marina mercantile danese, Lassen si ritrovò a dover decidere se consegnare la nave ai nazisti oppure ribellarsi. Fuggì, e arrivò nel Regno Unito poco dopo l’inizio della guerra. Si unì ai commando britannici nel 1940, prestando servizio con il Commando n. 62 (noto anche con il nome di Small Scale Raiding Force). La sua prima operazione di rilievo fu quella che lo rese leggendario: l’Operazione Postmaster. L’AFRICA E IAN FLEMING Questa fu condotta da unità britanniche (circa una quarantina di uomini) nel gennaio 1942 in Guinea Equatoriale, nel quadro della battaglia dell’Atlantico della Seconda guerra mondiale. L’azione segreta avvenne nel capoluogo Santa Isabel sull’isola di Fernando Po, all’epoca territorio spagnolo, e quindi formalmente neutrale. Nel porto dell’isola erano presenti tre navi: la Duchessa d’Aosta, un mercantile italiano da 8 500 tonnellate, il Likomba, un grosso rimorchiatore tedesco, e la Bibundi, una chiatta con motore diesel. La Duchessa d’Aosta possedeva una radio funzionante, perciò era considerata una minaccia, dato che poteva fornire ai tedeschi dettagli immediati sulle manovre navali degli Alleati. Uno del commando, l’unico marinaio di professione, il soldato Anders Lassen, fu il primo a salire a bordo della Duchessa d’Aosta. L’operazione fu un successo senza precedenti: le tre navi furono catturate in circa trenta minuti senza perdere nemmeno un uomo. Questa operazione, rimasta a lungo segreta, è tornata di recente alla ribalta grazie al cinema. Il ministero della guerra sporca (The Ministry of Ungentlemanly Warfare) è un film del 2024 diretto da Guy Ritchie. La pellicola è l’adattamento cinematografico del libro Il ministero della guerra sporca. Le unità militari segrete di Churchill dietro le file naziste di Damien Lewis. Il film, disponibile su Prime Video, ripercorre le vicende dell’esercito privato voluto da Churchill per combattere i nazisti, con Anders Lassen interpretato dall’attore Alan Ritchson, mentre Gus March-Phillips da Henry Cavill. Il film, pur basato sulla storia vera dell’Operazione Postmaster, romanza in modo eccessivo i personaggi e gli eventi, ma ha il merito di aver riportato l’attenzione su questi eroi dimenticati. Un dettaglio interessante è che Ian Fleming, all’epoca in quota ai servizi segreti inglesi, fu uno degli organizzatori del team che diede vita all’operazione. Gus March-Phillips, comandante degli incursori, prima della guerra aveva pubblicato tre romanzi, rappresentava in un certo senso, il prototipo dell’ufficiale-intellettuale britannico, ed è stato storicamente una figura centrale nella creazione dei gruppi speciali e del controspionaggio. Probabilmente quest’ultimo fu per Fleming una delle fonti di ispirazione per confluirono nel personaggio di James Bond. Dopo il successo dell’Operazione Postmaster, Lassen ricevette la Military Cross per il suo ruolo nell’operazione, ma – come vedremo – la sua guerra era appena iniziata. Nel febbraio 1943, Anders Lassen fu inviato in Egitto per unirsi a una forza anfibia recentemente costituita, lo Special Boat Squadron. CRETA E PATRICK LEIGH FERMOR La destinazione successiva fu Creta, dove Lassen partecipò a una delle operazioni più significative: l’operazione Albumen, condotta tra il 22 giugno e il 12 luglio 1943. Gli inglesi escogitarono un piano complesso che prevedeva un evento inscenato in cui un individuo deceduto portava una valigetta piena di documenti falsificati che sarebbero caduti nelle mani tedesche. L’obiettivo era ingannare il nemico facendogli credere che il principale sbarco alleato sarebbe avvenuto a Creta o in Sardegna, distogliendo la loro attenzione dalla Sicilia, dove era programmato lo sbarco reale per il 10 luglio 1943. Anders Lassen, accompagnato da 13 compagni, sbarcò a Tripiti sulla costa meridionale di Creta. La squadra si divise poi in tre gruppi, ciascuno con il compito di attaccare tre aeroporti militari tedeschi chiave: Tympaki, Kastelli Pediadas e Heraklion. Furono azioni molto rischiose, ma ebbero successo e Lassen riuscì ad allontanarsi da Creta dopo aver distrutto diversi aerei nazisti. È in questo contesto cretese che probabilmente avvenne un incontro che merita di essere sottolineato: Lassen potrebbe aver incontrato il grande scrittore viaggiatore Patrick Leigh Fermor.  Fermor era a Creta come agente SOE già dal 1942, noto ai cretesi come “Michalis”, mentre Lassen partecipò all’operazione Albumen proprio a Creta nel luglio 1943. Gli inglesi formarono un gran numero di cellule isolate sparse per le montagne, con buone comunicazioni tra loro, e considerando il piccolo mondo delle forze speciali britanniche nel Mediterraneo orientale, sarebbe sorprendente se i due non si fossero mai incontrati, anche solo di passaggio. Inoltre, sembra che almeno due partigiani greci, Kimon Zografakis e Giannis Androulaki, abbiano collaborato con entrambi seppur in operazioni differenti. Sebbene non esistano documenti che attestino un incontro diretto tra i due, la rete delle operazioni SOE a Creta era sufficientemente ristretta da rendere probabile almeno un contatto indiretto. Lassen, da un punto di vista militare era indisciplinato e ribelle, riluttante verso la gerarchia, ma alla prova dei fatti, sul campo, estremamente efficace, Patrick Leigh Fermor invece rappresentava l’altra faccia delle operazioni speciali britanniche: l’intellettuale-avventuriero che aveva fatto del viaggio e della conoscenza delle culture locali la sua missione di vita. Nato a Londra l’11 febbraio 1915, Fermor aveva intrapreso a diciotto anni un leggendario viaggio a piedi attraverso l’Europa, dai Paesi Bassi a Istanbul, partendo l’8 dicembre 1933, poco dopo l’ascesa al potere di Adolf Hitler in Germania, portando con sé solo pochi abiti, The Oxford Book of English Verse, e un volume contenente le Odi di Orazio. La guerra lo trovò quindi perfettamente preparato per operazioni dietro le linee nemiche. Fermor, che parlava greco e tedesco perfettamente, ebbe un ruolo importante dietro le linee della battaglia di Creta, durante la Seconda guerra mondiale. Fu infatti il comandante dell’operazione che portò alla cattura del generale tedesco Heinrich Kreipe. La notte del 26 aprile del 1944, rapirono, travestiti da polizia militare della Wehrmacht, il generale tedesco Heinrich Kreipe. Ne seguì una rocambolesca fuga. L’operazione Kreipe fu un capolavoro di audacia e pianificazione. Il maggiore Patrick L. Fermor e il capitano W. Stanley Moss aspettarono l’auto di Kreipe prima della sua residenza, in un finto posto di blocco. Quando arrivò, chiesero all’autista di fermarsi e di mostrare i documenti. Non appena la macchina si fermò, Fermor aprì la portiera dal lato di Kreipe, lo minacciò con la pistola e lo rinchiuse, legato e imbavagliato, nel bagagliaio della vettura. L’episodio più celebre dell’operazione avvenne quando Kreipe, condotto dal commando fino sul monte Ida, colpito dallo spettacolo dell’alba sulla montagna innevata, recitò ad alta voce la prima strofa dell’ode di Orazio che inizia con Vides ut alta stet nive candidum / Soracte, a cui Fermor rispose citando le restanti strofe. Questa straordinaria avventura è stata tradotta sia in letteratura sia al cinema, prima di tutto nel diario di Moss, I’ll Met by Moonlight (Trad. It.  Brutti incontri al chiaro di luna, Adelphi), pubblicato nel 1950, mentre pochi anni dopo il libro è stato poi adattato in un film con lo stesso titolo (in italiano Colpo di mano a Creta) diretto e prodotto da Michael Powell e Emeric Pressburger. Il film fu interpretato da uno splendido Dirk Bogarde nei panni di Patrick Leigh Fermor, mentre David Oxley era Stanley Moss. Anders Lassen invece, dopo la sua fuga da Creta continuava la sua guerra mortale attraverso il Mediterraneo. Dopo la capitolazione italiana l’8 settembre 1943, le forze britanniche – con l’SBS come elemento di supporto importante – tentarono invano di stabilire il controllo sull’Egeo prima che i tedeschi potessero impossessarsi delle isole, subentrando all’esercito italiano. Il tentativo fallì, ma fino a quando i tedeschi iniziarono finalmente a ritirarsi dalla Grecia nell’autunno del 1944, l’SBS continuò a svolgere un ruolo importante nella guerriglia combattuta dagli inglesi. Lassen si distinse come leader di queste operazioni, che impegnarono considerevoli forze tedesche che altrimenti avrebbero potuto essere impiegate sul fronte orientale o per opporsi agli sbarchi in Normandia. Lassen fu decorato con la Military Cross per le sue azioni a Creta, Santorini e Symi nel 1943. Fu uno dei soli ventiquattro ufficiali a ricevere la MC tre volte durante la Seconda Guerra Mondiale, ma il destino di Lassen si stava già delineando verso il suo epilogo nelle acque italiane, dove la guerra stava volgendo al termine COMACCHIO E PRATT Il maggiore Anders Lassen (a destra) nel 1945, mentre discute dell’imminente raid sul Lago di Comacchio. La fine arrivò nelle valli di Comacchio, negli stessi luoghi che avrebbero ispirato Hugo Pratt mezzo secolo dopo. Accadde nella notte tra l’otto e il nove di aprile, quando il maggiore Anders Lassen dello Special Boat Section, una sottounità dello Special Air Service, aggregato alla 2ª Brigata Commando, guidò un audace assalto contro una serie di postazioni tedesche. A Lassen in particolare fu ordinato di guidare una pattuglia per razziare la sponda nord della laguna. I suoi compiti erano causare il maggior numero di vittime e confusione possibile, dare l’impressione di un grande sbarco e catturare prigionieri. Si trattava, come a Creta, di una operazione per sviare il nemico, far credere che una determinata zona fosse sotto attacco così da indure i tedeschi a ridurre l’attenzione in altri territori. Sotto il fuoco nemico, mosse i suoi uomini in avanti silenziando personalmente tre posizioni nemiche che ospitavano sei mitragliatrici tedesche. Lassen e i suoi uomini furono avvistati da forze molto superiori, e, nonostante fosse ferito più volte, continuò a guidare e ispirare i suoi uomini, prima di soccombere a una raffica di mitragliatrice che lo ferì mortalmente. Poiché la vita dei suoi uomini sarebbe stata messa in pericolo durante la ritirata, rifiutò di essere evacuato dall’area. Per questo ultimo atto di eroismo ricevette la Victoria Cross postuma. La storia di Lassen, dalla Costa d’Oro africana alle valli emiliane, attraverso le isole greche e le operazioni più segrete della guerra, rappresenta l’epitome del coraggio e della dedizione. È una storia che ha affascinato anche Hugo Pratt, il maestro del fumetto d’avventura che proprio in quegli stessi luoghi ha ambientato una delle sue opere. Il 2025 segna un anno particolare per la memoria di Hugo Pratt: il 20 agosto si ricordava il trentennale dalla sua scomparsa ed è stato ricordato con iniziative che hanno dato il via al cosiddetto “triennio prattiano”, un periodo di celebrazioni che si concluderà nel 2027 con il centenario della nascita dell’autore, avvenuta il 15 giugno 1927. Le mostre dedicate al maestro di Corto Maltese si moltiplicano in questi mesi, e sorgono in moltissime città italiane e no: Siena, Roma, Bologna, Milano, Cagliari, Genova, Parigi, Ginevra. L’arte di Pratt continua a esercitare un fascino particolare sul pubblico, proprio perché capace di coniugare avventura, storia e una profonda riflessione sulla condizione umana. La sua capacità di trasformare eventi storici reali in narrazioni universali, come dimostrato in Un pallido sole primaverile, conferma ancora una volta la grandezza di un autore che ha saputo fare del fumetto una forma d’arte elevata. La nuova edizione dell’opera dedicata agli eventi di Comacchio rappresenta quindi non solo un omaggio a quegli eroi dimenticati, ma anche una testimonianza della capacità dell’arte di mantenere viva la memoria storica, trasformandola in qualcosa di eterno e universale. D’altronde, non è difficile riconoscere in un marinaio danese, sradicato e giramondo, i tratti di un altro marinaio, che probabilmente scompare anche lui combattendo la stessa guerra, in Spagna. Lassen conclude eroicamente la sua vita a Comacchio, poco a nord della natia Rimini e poco a sud della adottiva Venezia, davanti a quell’adriatico che riempie le finestre di una casa a Malamocco. L'articolo Tra storia e fumetto: guerra sporca, eroi e poeti proviene da Pulp Magazine.
October 4, 2025
Pulp Magazine
Lenz fumetto: quando le lenzuola raccontano la comunità
A Ome il Festival del Fumetto da Marciapiede diventa un rito collettivo tra memoria, arte e partecipazione – 30/31 Agosto 2025 Ome (BS) — In un’Italia che spesso dimentica le sue piazze, il piccolo comune bresciano di Ome fa l’opposto: la piazza la riempie. Di storie, di volti, di segni. E di lenzuola. No, non è un bucato fuori stagione: sono lenzuola matrimoniali trasformate in tavole da fumetto, stese tra i palazzi e le vie del paese per raccontare vite, sogni, fragilità e desideri. Si chiama LENZ FUMETTO, è il tema e cuore pulsante del Festival del Fumetto da Marciapiede (FFM), e giunge quest’anno alla sua quinta edizione. Ma non è solo una mostra a cielo aperto: è un esperimento sociale, un atto di memoria collettiva e restituzione affettiva che coinvolge l’intera comunità, dai più anziani ai più giovani, dagli artisti affermati agli studenti, dalle famiglie alle cooperative sociali. È un festival che, come pochi, sa intrecciare arte, territorio e persone. Le lenzuola come archivi dell’anima A ideare il progetto è stato il Comune di Ome con una visione ben precisa: restituire valore e voce ai racconti di vita delle persone del posto. Con l’aiuto della storica Debora Masserdotti, sono state raccolte testimonianze orali autentiche, trasformate in fumetti grazie alla direzione artistica di Pietro Arrigoni e al talento di tredici illustratori. Le storie, cucite sulla memoria di sette cittadini di Ome, sono diventate segni su stoffa: lenzuola di dote matrimoniale su cui si intrecciano parole e immagini. Proprio quelle lenzuola che un tempo accoglievano l’intimità di una coppia, oggi diventano veicolo di narrazione sociale, appese in pubblico come bandiere della memoria. “Come Clelia Marchi, che scrisse la sua autobiografia su un lenzuolo matrimoniale, anche noi vogliamo trasformare il tessuto in pagina, in voce visiva”, spiega il direttore artistico Pietro Arrigoni. La comunità come opera d’arte Il Festival si fonda su un’idea semplice e radicale: la comunità è un’opera d’arte vivente. Per questo le lenzuola non stanno nei musei, ma dialogano con l’aria, il sole, la vita di paese. E per questo ogni storia è esposta nel luogo dove è nata: una contrada, una piazza, un vicolo. “In questa edizione rendiamo omaggio a sette straordinarie persone del nostro paese che hanno avuto la generosità e il coraggio di raccontarci le loro vite. Storie intense, autentiche, radicate nella nostra terra e nel nostro tempo”, spiega il sindaco di Ome Alberto Vanoglio. Il progetto è parte di un più ampio Archivio della Memoria Orale di Ome, nato nel 2023 con l’obiettivo di salvare dall’oblio le storie locali, integrando la storia documentale con quella vissuta, emotiva, e a volte contraddittoria, ma sempre vera. Quando il fumetto incontra il sociale LENZ FUMETTO che si terrà sabato 30 agosto e domenica 31 agosto, non è solo testimonianza: è anche relazione, educazione e inclusione. Durante il festival, adulti e bambini sono invitati a disegnare sulle federe, simboli di sogno e protezione, trasformandole in spazi creativi dove elaborare paure, desideri, affetti. In questo senso va letto anche il progetto FED FUMETTO – Attraverso il sonno, che affronta il delicato tema dell’addormentamento nei bambini, offrendo strumenti ai genitori e ai piccoli per dare forma alle emozioni notturne. E ancora, l’anteprima del fumetto “Un giorno questo DENTE ti sarà utile”, realizzato con la cooperativa sociale Il Cardo di Edolo, dà spazio a voci fragili e straordinarie, come quella di Michele Baccanelli, giovane con disabilità che scrive per la rivista Zeus! da quando aveva 12 anni. “Ogni edizione del festival si interroga su cosa voglia dire includere: non basta esporre, bisogna dare spazio e ascolto alle differenze“, afferma Pietro Arrigoni, direttore artistico del festival. Tra vino, gioco e letteratura: il territorio si racconta Il Festival è anche celebrazione del territorio in tutte le sue sfumature. Come quella della Cantina Le Panische, condotta da donne, che produce vino biologico e racconta Ome attraverso le stagioni e le vigne. O la mostra ChiNere, dove il fumetto femminile si fonde con la degustazione dei vini della Cantina Marchisa, in un’esperienza sensoriale e culturale. Anche la letteratura entra in scena: con la Scuola Internazionale di Comics di Brescia, gli studenti hanno trasformato un capitolo del romanzo I giorni di vetro di Nicoletta Verna in un lenzuolo narrativo. Un ponte fra carta stampata e illustrazione, fra romanzo e immaginazione. A completare il quadro, laboratori per bambini, incontri con fumettisti, letture sonorizzate per i più piccoli e due serate di giochi da tavolo con il gruppo sociale Giocatori Malmostosi — perché il gioco è anche un linguaggio culturale, capace di unire, educare e costruire legami. Il tempo dell’oralità, il tempo della festa Il momento forse più potente sarà la grande tavolata popolare della domenica: tavoli da osteria, tovaglie a quadretti, posate portate da casa. È il ritorno alla festa collettiva, quella che unisce, quella che fa comunità. Qui l’oralità torna protagonista. Le anziane del paese, le stesse che hanno regalato le loro storie, siedono accanto ai giovani fumettisti, tra una fetta di torta salata e una battuta. La memoria si fa presente, il presente si fa racconto. Un festival necessario LENZ FUMETTO è un festival necessario. Non solo perché celebra la nona arte — il fumetto — in forme nuove e inedite. Ma perché ricuce strappi, restituisce voce, genera appartenenza. Dimostra che la cultura, quando è radicata nel territorio e nei suoi abitanti, può diventare strumento di rinascita e relazione. A Ome, le lenzuola non coprono: scoprono. E lo fanno con l’umiltà del gesto domestico e la forza del segno artistico. Perché raccontare è un atto d’amore. E farlo insieme, un atto politico.  Ome (BS) | 30–31 agosto 2025 Per maggiori informazioni sul programma del festival si consiglia la visita al sito ufficiale: https://sites.google.com/view/festivalfumettomarciapiede/home Simona Duci
August 27, 2025
Pressenza
Alejandro Jodorowsky, Moebius / Cronache picaresche del prossimo messia
Smontare la razionalità occidentale pezzo per pezzo, costruendo un culto visivo dove religione, desiderio e delirio si fondono senza pudore: con una coppia come Jodorowsky e Moebius non ci si può aspettare nulla di meno e la riedizione di La pazza del Sacro Cuore segna un’esplosione della nona arte che sfida ogni ortodossia, narrativa e morale. Edizioni BD raccoglie in un volume unico i tre capitoli che compongono questa avventura onirica e fuor di sesto, senza dubbio una delle opere più sorprendenti del sodalizio tra i due artisti, già consacrato con la celebrata collaborazione su L’Incal, Gli occhi del gatto e Artigli d’angelo. Inizialmente pubblicato in Francia tra il 1992 e il 1998, questo fumetto segna un allontanamento dai generi per cui erano già celebri – in primis la fantascienza – per avventurarsi in una commedia grottesca e surreale ambientata nella contemporaneità. La vicenda ha per protagonista Alain Mangel, eminente professore di filosofia razionalista alla Sorbona, che alla soglia dei sessant’anni vede la sua vita andare in pezzi e si imbatte nell’estasi mistica della giovane Elisabeth. Combattuto fra desiderio fisico e repressione dei propri istinti, Alain si trova in perenne squilibrio tra un convinto razionalismo occidentale e il forte richiamo del proprio inconscio, che trova antropomorfizzazione nel suo doppelgänger più giovane, visibile solo al confuso professore. Da qui Elisabeth trascina Mangel in un’avventura picaresca verso la venuta di un Messia e la fondazione di una nuova Chiesa, mentre il protagonista (alter ego di Jodorowsky) compie una ricerca della propria identità confrontandosi costantemente con un profondo nichilismo. A metà strada fra road-movie spirituale e commedia degli equivoci, puntellato di situazioni sempre più strampalate e folli, la trilogia segna un nuovo incontro creativo fra il regista e drammaturgo cileno e il fumettista francese, per una collaborazione in cui l’equilibrio tra queste due forti personalità segna prepotentemente l’opera. Da una parte Jodorowsky attinge alla sua autobiografia per scrivere una sceneggiatura dai tratti originalissimi, dall’altra Moebius sposta l’asse del proprio stile spaziando fra riferimenti orientali e occidentali. Nei primi capitoli, ambientati a Parigi, predominano i toni da commedia realistica, mentre un tratto chiaro e pulito ammorbidisce la rappresentazione di scene piccanti e situazioni assurde. Man mano che la narrazione procede e gli eventi si fanno più deliranti, il disegno di Giraud si fa più rapido e istintivo, trasferendo su carta l’esplosione di caos e irrazionalità che coinvolge i personaggi. Cuore pulsante dell’opera è però la dissacrante riflessione sul fanatismo religioso e sul bisogno umano di “credere”. La Pazza del Sacro Cuore mescola senza paura elementi del simbolismo biblico con un’ironia profana e pungente, ma anche con un linguaggio che viaggia fra il forbito e il volgare. La vicenda richiama esplicitamente l’iconografia cristiana (Giovanni Battista, la Vergine, il Messia), stravolgendola in chiave grottesca e sollevando interrogativi sulla tensione fra istituzione e rivelazione. Il desiderio viene declinato sia come pulsione sessuale sia come ricerca di completezza interiore e la componente erotica, spinta fino al limite del pornografico e del grottesco, diventa diretta contrapposizione all’ossessione della ragione che affligge il protagonista. La Pazza del Sacro Cuore è una riflessione sull’ipocrisia del mondo intellettuale, sulla decadenza di certa cultura “alta” e sulla necessità di trovare una dimensione di equilibrio. Una cavalcata folle fra streghe mistiche e viaggi psichedelici, foreste vergini e grigie metropoli, trafficanti colombiani e politici francesi, il tutto per poi capire che la vita deve essere una lunga festa, possibilmente in famiglia.   L'articolo Alejandro Jodorowsky, Moebius / Cronache picaresche del prossimo messia proviene da Pulp Magazine.
August 23, 2025
Pulp Magazine