Tag - no alla guerra

Le “Donne in nero” sono donne in cammino per la Pace
Su esempio delle “Donne del sole” palestinesi e delle “Donne che osano la pace” israeliane ci ritroviamo in silenzio da oltre due anni, vestite di nero con una fascia bianca al braccio in segno di lutto, per ricordare le vittime … Leggi tutto L'articolo Le “Donne in nero” sono donne in cammino per la Pace sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Il 4 novembre non è la nostra festa! Appello dell’Osservatorio contro la militarizzazione
In questi giorni si stanno moltiplicando in tutto il Paese le circolari e gli inviti alle scuole per le iniziative legate alla celebrazione del 4 novembre come Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate. Simili celebrazioni rappresentano un ulteriore passo in avanti rispetto al processo di normalizzazione della guerra e di marginalizzazione della cultura della pace che quotidianamente come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denunciamo. Si tratta a nostro avviso di una ennesima narrazione falsa ed edulcorata, che tace sulla violenza e sulle distruzioni della guerra, facendo leva su quegli interventi delle Forze armate – in occasione, per esempio, di calamità naturali – che in realtà potrebbero essere svolti da un altrettanto valido servizio civile. Un tentativo di far accettare supinamente alle nuove generazioni l’inevitabilità delle guerre, eludendo ogni forma di riflessione critica sul tema. Si profila quindi un altro 4 novembre che mira a portare dentro le scuole una forte ventata di nazionalismo, attraverso la retorica del compimento dell’unità nazionale, e di militarismo, facendo ricorso alla retorica del sacrificio: «si intende ricordare, in special modo, tutti coloro che, anche giovanissimi molto giovani, hanno sacrificato il bene supremo della vita per un ideale di Patria e di attaccamento al dovere: valori immutati nel tempo, per i militari di allora e quelli di oggi». Noi, proprio perché abbiamo il massimo rispetto per chi ha perso la vita nel corso del primo conflitto mondiale, pensiamo che la riflessione sul 4 novembre debba indagare i fatti storici, sottraendoli alla retorica militarista. Il nostro obiettivo è quello di “gettare” finalmente la guerra fuori dalla storia. Va innanzitutto ricordato che la Prima guerra mondiale fu per il nostro Paese una guerra di aggressione. Fu, infatti, l’Italia a dichiarare guerra all’Austria, dopo aver sottoscritto il Patto di Londra, un accordo con il quale Francia, Gran Bretagna e Russia assicuravano all’Italia, in caso di vittoria, l’espansione dei propri confini anche in territori in cui la popolazione italiana era in netta minoranza. Territori nei quali pochi anni dopo avvenne l’italianizzazione forzata ai danni di lingue e tradizioni autoctone. È di tutta evidenza che non si trattava tanto di completare il percorso risorgimentale verso l’unità nazionale, intriso anch’esso di massacri di popolazioni del Sud inermi e di false promesse di riforme sociali, quanto invece di riaffermare il carattere imperialistico di un’Italia che rivendicava il diritto all’occupazione e allo sfruttamento economico di altri Paesi, né più né meno di altre potenze coloniali europee. Contro questa narrazione a senso unico è fondamentale ricordare la diffusa opposizione di tanti soldati verso i comandi, che sfociò in diversi episodi di diserzione e renitenza alla leva con conseguenti condanne nei tribunali militari e decimazioni al fronte: circa 870mila denunciati, 350mila processi celebrati, 170mila condanne eseguite. La ferocia dei comandi militari, le decimazioni, le condizioni bestiali in cui i militari italiani si trovarono in trincea sono tutti elementi, ampiamente riconosciuti dalla storiografia, che devono di necessità entrare in una riflessione didattica attorno alla Prima guerra mondiale. Un conflitto che Papa Benedetto XV definì prima “un’orrenda carneficina” che disonora l’Europa e successivamente una “inutile strage”. Ci sono dunque fondati motivi per evitare una ricostruzione storica tanto acritica quanto appiattita sulla propaganda militarista odierna o, ancor peggio, retorica e bellicista, di questo tragico periodo storico. Soprattutto oggi, in un mondo ancora attraversato da numerosi conflitti, quello in Ucraina e quello che ha già visto il massacro di 42.000 palestinesi, compresi donne e bambini,, è necessario difendere e diffondere la cultura della pace per contribuire a realizzare il fine politico e storico della “pace perpetua” per l’intera umanità, così come prescritto nella nostra Costituzione. Nel contesto attuale, le celebrazioni del 4 novembre, Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, diventano, perciò, l’occasione per esaltare non solo il passato bellicista, ma il presente sostegno alla guerra. Così scriveva don Lorenzo Milani: «Era nel ‘22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l’esercito non la difese. Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina e, riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo». Non intendiamo, a cent’anni di distanza da quei tragici eventi, annacquare la storia e la storiografia nell’esaltazione acritica delle idee di patria e del dovere dentro un sistema di disvalori in cui il sacrificio della propria vita e l’annientamento del nemico vanno a braccetto con le malsane idee di vittoria e gloria perpetua. La guerra, qualsiasi guerra, è solo morte e distruzione. La guerra non ammette vincitori. Per tutte queste ragioni, e per molte altre osservazioni che potrebbero essere aggiunte, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università propone per il prossimo 4 novembre una giornata di riflessione e approfondimento, una giornata da declinare nelle forme che le realtà territoriali riterranno opportune, individuando luoghi e percorsi che possano contribuire a rimettere in discussione la “voglia di guerra” che attraversa le classi dirigenti, e non solo loro, del nostro Paese. Facciamo appello, in particolare, a tutte le persone che operano nell’ambito della formazione, ma non solo a loro, per la segnalazione di tutte le iniziative che vedono coinvolte le Forze Armate nelle scuole e delle università per diffondere la narrazione militarista legata alla celebrazione del 4 novembre. Invitiamo, inoltre, le realtà territoriali e le associazioni pacifiste, antimilitariste e nonviolente a mobilitarsi per di una giornata di studio, a scuola e fuori dalla scuola, atta a promuovere la cultura della pace per opporsi alla crescente militarizzazione di ogni spazio sociale. Per segnalazioni e contatti: osservatorionomili@gmail.com Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
October 18, 2026
Pressenza
Firenze. Sabato 26 manifestazione regionale contro la guerra
Sabato 26 Settembre a Firenze, ore 15 in Piazza Bambini di Beslan. Manifestazione regionale a Firenze “Contro distruzione del territorio, sionismo, guerra e carovita”. Unire le lotte per costruire una alternativa di sistema contro l’attacco ai settori popolari, la militarizzazione dei territori, la devastazione ambientale. La manifestazione di Sabato 26 settembre […] L'articolo Firenze. Sabato 26 manifestazione regionale contro la guerra su Contropiano.
September 22, 2026
Contropiano
Italian Raid Commando… no, grazie! La protesta del 24 maggio a Monza
Nel territorio esteso nelle province Monza e Brianza e Lecco da anni viene disputata una gara sportiva in cui competono squadre di militari in servizio attivo e riservisti. Il programma dell’edizione 2026 non è ancora stato annunciato, ma le aggregazioni pacifiste locali sono pronte da mesi e già mobilitate con un’alternativa. All’iniziativa indetta per domenica 24 maggio parteciperanno cittadini, associazioni, sindacati, partiti e alcuni amministratori del territorio, che alle 15 si raduneranno a Monza, in piazza Walter Bonatti, e poi sfileranno in corteo, nella Marcia Contro La Guerra, ciascuno con una bandiera della pace o uno straccio bianco, tutti insieme all’insegna dello striscione con scritto “contro la guerra: disarmare, boicottare, obiettare”. Le motivazioni sono spiegate nel comunicato diffuso dal gruppo Monza per la pace formato da persone aggregate individualmente che dal febbraio 2024 ogni terza domenica del mese manifestano all’Arengario cittadino esponendo cartelli con scritto NO ALLA GUERRA e CESSATE IL FUOCO e distribuendo volantini: > L’Italian Raid Commando torna nel territorio di Monza e Brianza e del Lecchese > per una gara “sportiva” che da anni si svolge con squadre di militari in > servizio attivo e riservisti. > > Come società civile abbiamo deciso di essere anche noi presenti nelle strade > per dire che la guerra non la vogliamo neanche per gioco. > > Vogliamo costruire insieme un’alternativa, fermandoci in punti significatvi > della città parleremo di disarmo, di diritto alla salute, di militarizzazione > della cultura e delle scuole. > > Ci mobilitiamo per mettere al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica la > devastazione umana e ambientale prodotta dalle guerre, con l’incremento > costante delle vittime tra la popolazione civile, i processi di impoverimento > in corso, le derive autoritarie e distruttive della democrazia, innescati > anche nei paesi non direttamente colpiti dai conflitti, come l’Italia; e per > sottolineare le gravi responsabilità e complicità del nostro paese. > > Come cittadinanza possiamo dare un contributo concreto alla pace, partecipando > attivamente a campagne per il disarmo, l’obiezione di coscienza e il > boicottaggio. Facendo pesare il nostro ruolo di consumatori con investimenti > finanziari e consumi etici. > > Inoltre, riteniamo fondamentale esercitare pressione sui decisori politici > affinché applichino, anche a livello locale, il principio costituzionale > sancito dall’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra…”. > > Sfileremo con il nostro corteo che ripudia guerra, militarizzazione e riarmo, > nel rispetto dell’ambiente, della città, e delle persone, secondo una > responsabilità condivisa tra tutte le realtà aderenti, forti dei valori della > pace di cui siamo portatrici e portatori. Le informazioni sulla manifestazione sono divulgate nella pagina IG di Monza per la pace. Le adesioni all’iniziativa, al momento più di un centinaio, sono in continuo aggiornamento. L’elenco è consultabile mediante il qr code del volantino, qui sotto riportato. Redazione Italia
May 20, 2026
Pressenza
Il pacifismo italiano in cerca di autore
Il 18 aprile si è tenuto a Roma, al Caffè Letterario nel quartiere Ostiense, un interessante convegno organizzato dal gruppo di pacifisti de Il Coraggio della Pace. Iniziativa sicuramente opportuna in questa fase in cui il mondo sembra sprofondare … Leggi tutto L'articolo Il pacifismo italiano in cerca di autore sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Primavera contro la guerra nelle strade di Varese
Nel pieno della primavera varesina, domenica 19 aprile, un corteo colorato ed entusiasta ha attraversato le strade del centro di Varese, sventolando bandiere arcobaleno, palestinesi e di associazioni locali. Un migliaio di persone, soprattutto giovani, si è mobilitato per la manifestazione organizzata, con il patrocinio del Comune, da diverse associazioni per gridare NO ALLA GUERRA, contro l’economia bellica e la militarizzazione. Il corteo è partito alle 15.40 dall’ingresso dei Giardini Estensi ed è stato aperto dalla voce di Michela e Francesco del Collettivo “Da Varese a Gaza”, che hanno posto l’accento su due dati di fatto: le guerre hanno sempre dei responsabili e, nel caso attuale, vengono individuati nell’imperialismo degli Stati Uniti e nel colonialismo di Israele; inoltre non è necessario essere attivisti per opporsi, perché ognuno può contribuire con piccoli gesti. Prima della partenza è intervenuto Monsignor Franco Gallivanone, vicario episcopale, con un saluto in italiano e in arabo e un invito a essere costruttori di pace. Il corteo è quindi partito, ricco di striscioni, cartelli, slogan, cori e musica italiana e araba, cantata e ballata dai partecipanti. In Piazza della Repubblica sono intervenuti i rappresentanti degli studenti varesini, che hanno ribadito il loro rifiuto della guerra e di un futuro legato a un conflitto. Hanno chiesto più partecipazione nelle decisioni scolastiche e politiche e che le risorse vengano destinate a scuola, sanità e welfare, invece che alle armi. Secondo gli studenti, il sistema può essere cambiato attraverso organizzazioni dal basso e la costruzione di un pensiero critico: per loro la pace è una scelta politica da costruire a partire dalle nuove generazioni. Proseguendo per le vie cittadine, si è arrivati in via Puccini, dove l’artista Andrea Trotti ha voluto esporre al corteo la sua opera “Karamah”, che in arabo significa dignità, onore e resilienza. La grande tela, dedicata alle rovine della guerra, ha attirato l’attenzione di diversi manifestanti, che sono entrati nel suo studio a visionare altre sue opere ispirate alla tragedia di tutte le guerre. Poco più avanti, in Largo della Resistenza, è partito il coro di “Bella Ciao”, che ha coinvolto i partecipanti. A seguire, la testimonianza di Yara, una giovane donna palestinese, che ha offerto un racconto personale e toccante parlando del suo percorso per diventare medico e della difficoltà di crescere senza un’identità, come cittadina di serie B, senza la possibilità di conoscere la propria storia, perché dal 1948 il popolo arabo palestinese è stato vessato da un progetto sionista di colonialismo e di pulizia etnica. Il momento si è concluso con la diffusione della canzone araba “Mawtini” (“La mia patria”), interpretata dalla cantante Elissa, su testo del poeta palestinese Ibrahim Tuqan degli anni ’30. Il corteo è poi proseguito verso Piazza Carducci dove, sulle note di “Rossa Palestina”, brano degli anni ’70, i partecipanti hanno cantato e ballato con entusiasmo. Altri interventi hanno richiamato l’attenzione sul conflitto in Palestina, su quanto accade in Iran e in Medio Oriente e sulle responsabilità politiche internazionali e del governo italiano. È stata inoltre sottolineata la questione della criminalizzazione del dissenso, con riferimento al Ddl contro l’antisemitismo, che è ben diverso dall’antisionismo. Uno degli ultimi interventi si è concentrato sul ruolo del territorio locale nella produzione di materiale bellico, come aerei, munizioni ed elicotteri utilizzati nei conflitti. La manifestazione si è conclusa in Piazza Monte Grappa con un invito al boicottaggio e all’organizzazione collettiva per continuare a resistere e a costruire alternative alla guerra. La società tende a scoraggiare la partecipazione politica, ma per i manifestanti l’unica strada per cambiare le cose resta unirsi, non isolarsi, organizzarsi, facendo rete e trasformare la rabbia in un progetto comune. Foto di Michele Testoni   Monica Perri
April 20, 2026
Pressenza
I portuali si coordinano a livello europeo per non lavorare per la guerra
La due giorni del meeting internazionale del 2&/27 settembre sul tema “I lavoratori portuali non lavorano per la guerra”, alla quale hanno partecipato delegazioni provenienti da Francia, Grecia, Paesi Baschi, Cipro, Slovenia, Amburgo e la presenza di altri osservatori, si e conclusa con il risultato della condivisione di un documento […] L'articolo I portuali si coordinano a livello europeo per non lavorare per la guerra su Contropiano.
September 30, 2025
Contropiano
Il treno della Pace non si ferma
> Comunicato stampa > dell’Associazione Augusto Castrucci > Diffidati da Fondazione FS per aver associato al treno a vapore, durante la > festa nazionale dei macchinisti e dei ferrovieri, i simboli della pace, della > resistenza e per i richiami alla Costituzione. In ferrovia tutti i treni hanno un numero od un nome. Quello fatto venerdì 26 da Firenze a Pistoia organizzato da macchinisti ed ex macchinisti con una vecchia macchina a vapore lo avevano chiamato un “Treno per la Pace e la difesa della Costituzione”. Già questo nome non era piaciuto alle F.S. e più precisamente alla “Fondazione Ferrovie dello Stato” che avevano precisato che “deve essere preventivamente autorizzata, pena la sospensione dell’attività”. Sicuramente la locandina di Ancora In Marcia con i colori della Palestina, con quella denominazione e con l’annuncio del coro “Bella Ciao” non era piaciuta alle F.S. e per questo i macchinisti avevano provveduto a cambiare la locandina con colori ed elementi più neutri (anche se il treno è pagato profumatamente dai macchinisti). Erano seguite altre email della fondazione che prendeva atto della “nuova evoluzione positiva della locandina dalla precedente” e che avrebbero avvisato comunque la security delle F.S.. Abbiamo visto infatti la presenza della security ma, come gli anni precedenti, prima della partenza del treno alcuni partecipanti con il festoso consenso dei presenti (senza che alcuno facesse osservazione) sono state esposte sul frontale della vecchia locomotiva, le bandiere della pace, della Palestina e dell’ANPI, subito rimosse prima della partenza del treno. Il treno con più di 300 partecipanti, venuti da tutta Italia, per Pistoia dove al dopolavoro ferroviario fra suoni e canti e premi si è svolta la festa. La sera però ci è stata subito inviata dalla Fondazione F.S. una mail con una diffida a mandare le foto ai media locali e regionali e “che è definitivamente sospesa ogni forma di collaborazione con la nostra associazione” e che “gli uffici competenti valuteranno eventuali azioni legali a tutela della fondazione F.S.”. Pronta la risposta della presidente dell’associazione Augusto Castrucci, Cristina Cabassi, che, pur assente alla iniziativa per malattia si è dichiarata “orgogliosa che nella sua ferrovia, nella quale ha dedicato 40 anni di lavoro, possano aver ospitato un simbolo della resistenza e della pace”. Potremmo chiudere qui la cronaca del comunicato, ma desideriamo informare i cittadini e ricordare ai dirigenti della fondazione arrivati da poco, che la locomotiva a vapore e i treni storici ci sono perché i macchinisti ne posero l’esigenza individuando una buona locomotiva a vapore (740-425) nel lontano deposito di Modica, richiesta avanzata e sollecitata dal loro rappresentante sindacale Gallori al presidente Necci e al ministro Bernini e trasportata a Firenze con l’autorizzazione del responsabile delle locomotive a vapore Vannucchi Roberto. Per anni i macchinisti volontari hanno accudito gratuitamente la macchina a vapore (con l’aiuto di alcuni amatori come Don Enrico Chiavacci e l’Avo Neri Baldi, figlio del macchinista Berti) per la creazione di una area museale in quella città. Per queste ragioni il treno a vapore veniva dato nei primi 10 anni gratis ai macchinisti. Oggi le cose sono cambiate, è nata l’istituzione della fondazione e sono stati nominati dirigenti e ne prendiamo atto (e paghiamo saporitamente il treno), ma non crediamo che per aver esposto la bandiera della pace, dell’ANPI e della Palestina prima della partenza del treno abbia offeso l’immagine e la reputazione di quella nostra ferrovia a cui gli organizzatori hanno dato lo la vita lavorativa. Per info: Ezio Gallori 338 605 8383 L’associazione dei Macchinisti Augusto Castrucci SCARICA IL COMUNICATO L'articolo Il treno della Pace non si ferma proviene da Ancora in Marcia!.
September 29, 2025
Ancora in Marcia!