Strage di Cutrio, carovana per una Calabria aperta e solidaleTorniamo a Crotone e a Steccato di Cutro, nel terzo anniversario della strage,
per non dimenticare le vittime del regime di frontiera della Fortezza Europa.
Dopo la Carovana dell’anno scorso ci mobiliteremo anche quest’anno per
accogliere i famigliari e i superstiti che dopo anni di impegni non mantenuti da
chi governa -con la complice latitanza di chi promette e non mantiene –
ritorneranno a Crotone ed in Calabria. L’anno scorso grazie alla presenza dei
testimoni (dalla rotta balcanica alle isole Canarie), dei famigliari e delle
associazioni solidali abbiamo cominciato a costruire dal basso un percorso di
solidarietà internazionale per contrastare le necropolitiche dei governi
europei, che criminalizzano le navi umanitarie e finanziano le attività armate
delle famigerate guardie costiere di Libia e Tunisia.
Nel 2025 abbiamo visto crescere un grande e inedito movimento mondiale per
fermare il genocidio del popolo palestinese e nell’estate scorsa sono partite
dalla Sicilia, dalla Calabria e dalla Puglia decine di barche delle Flotille
(coalizioni solidali internazionali) che hanno tentato di rompere l’assedio a
Gaza. Dopo lo sterminio in diretta, ora gran parte dei media sta oscurando
quanto accade in Palestina e nel Medio Oriente (Kurdistan, Iran, Siria).
Il piano di pace, con la “tregua” a Gaza, ha causato in pochi mesi centinaia
di morti ed è evidente, nelle provocazioni quotidiane di coloni e militari, una
situazione che prelude all’occupazione israeliana della Cisgiordania.
Per costruire un’altra via alla pace e all’autodeterminazione del popolo
palestinese nei prossimi mesi salperanno nuove flotille e anche in Calabria,
come nel sud d’Italia, si dovrà esprimere un sostegno concreto agli equipaggi a
partire dai porti di imbarco.
La tragedia di Cutro evidenzia che senza la popolazione locale e gli attivisti
impegnati giorno e notte un nuovo terribile delitto di Stato si sarebbe compiuto
nellʼindifferenza. Il silenzio prima di tutto e quel fumo grigio che rende tutto
indistinto nelle passerelle televisive e di governo, nelle condoglianze e nelle
celebrazioni.
Melilla, Ceuta, Isole Canarie, Pylos, Cutro e ancora una volta in Calabria,
Roccella Jonica. Sono tanti di più, non solo nel Mediterraneo, i luoghi delle
necropolitiche globali; in questi luoghi anche tristemente simbolici si affinano
gli strumenti della negazione, dellʼoccultamento dei corpi insieme a quelli dei
diritti delle famiglie e delle comunità. Roccella Jonica in ultimo ne è un buon
esempio. Le istituzioni italiane terrorizzate dallʼeffetto Cutro sull’opinione
pubblica hanno nascosto, disseminato cadaveri in luoghi diversi, hanno depistato
lʼinformazione, hanno impunemente maltrattato e disorientato le famiglie.
Una geografia del terrore, una risposta del Potere alla libertà di movimento
delle persone.
Quando gli opinionisti discutono amabilmente sul termine corretto per definire
il massacro di Gaza, genocidio o atti di guerra, bisognerebbe ricordare loro che
non vi è invece termine più appropriato che quello di “migranticidio” per
definire la mattanza alle frontiere dell’Occidente.
LʼEuropa che si riarma ha già un esercito comune: Frontex, schierato in armi
alle frontiere esterne per blindare la Fortezza Europa e moltiplicare i
respingimenti con il famigerato Patto Europeo sulla Migrazione e lʼAsilo (PEMA)
che entrerà in vigore a giugno e di cui vediamo, nella recente decretazione del
governo, i primi frutti avvelenati.
Sotto attacco feroce i migranti, i richiedenti asilo, le famiglie che tentano di
ricongiungersi e con loro le navi umanitarie, vessate in ogni modo, i solidali
criminalizzati preventivamente mentre per contro si parla comodamente nelle sedi
istituzionali di remigrazione e riconquista.
Non è un caso che i governi ai due lati dell’Oceano Atlantico si ritrovino con
una sola voce sulle pratiche di confinamento, di deportazione ed infine di
annientamento lungo le rotte migratorie; i migranti vanno meglio se inghiottiti
dal mare o dai trafficanti di terra che hanno diversificato sulle persone in
movimento il loro business criminale.
Questa guerra di frontiera ci insegna che la risposta dal basso deve darsi un
orizzonte più ampio, condividendo lotte, pratiche e testimonianze dalle rotte.
Intrecciando le voci delle madri, dei famigliari che da Tunisi e Algeri, dal
Marocco e dallʼestremo Oriente chiamano le Americhe e il resto del mondo.
La strage di Cutro e le giornate successive ne sono un esempio; dovremo occupare
gli spazi che le istituzioni lasciano deliberatamente vuoti costruendo lotte che
vedano al centro le madri, le famiglie ed i loro bisogni.
Appare oggi evidente che la battaglia sarà impari, il potere e le sue emanazioni
perseguono un altro disegno. Con coraggio dobbiamo avanzare proposte che
vincolino queste ultime, di fronte alle tragedie di mare e di terra, a procedure
certe, degne e trasparenti sullʼidentificazione, sul supporto psicologico ai
famigliari, sulla loro presenza nelle diverse fasi dellʼiter processuale, nelle
sepolture e nel rimpatrio dei corpi.
Lavoriamo insieme alla costruzione di un incontro internazionale con gli amici
spagnoli di Caravana Abriendo Fronteras e ai francesi di importanti
organizzazioni sociali, per dare voce e concretezza a un protocollo per
l’identificazione dei corpi, per la ricerca degli scomparsi, garantendo il
diritto inalienabile dei famigliari a conoscere la sorte dei loro cari. Un
processo lento ma ineludibile che non può che vedere al centro le famiglie.
Saremo a Cutro e in Calabria accompagnati da alcuni familiari delle vittime
della strage; saranno presenti anche Sabina Talović, attivista sulla rotta
balcanica nella città di Pljevlja in Montenegro e Tony La Piccirella, portavoce
della Global Sumud Flotilla.
Saranno sempre con noi i Lenzuoli della Memoria Migrante, oggetti preziosi che
vogliono rendere tangibile la volontà di dare nomi ai numeri, riaffermando con
forza la dignità di persona che viene regolarmente negata a chi scompare in mare
o lungo le rotte.
Con affetto, memoria, lotta quotidiana per verità e giustizia.
CarovaneMigranti
Redazione Italia