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Crosetto: “Volenterosi a Hormuz, con l’ONU o senza”
Le parole che Crosetto ha affidato al quotidiano panarabo Asharq Al-Awsat e al Corriere della Sera mettono in chiaro l’avventurismo bellicista dei “Volenterosi”, nel tentativo spasmodico di contare qualcosa in uno scenario internazionale in cui le potenze del Vecchio Continente hanno dimostrato di contare poco o nulla, diventando tuttavia bersagli […] L'articolo Crosetto: “Volenterosi a Hormuz, con l’ONU o senza” su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
MIGRANTI: IL FILO DI COMPLICITAì CHE LEGA ROMA E TRIPOLI NEL MIRINO DELLA CPI E DELLE NAZIONI UNITE.
Non si fermano i problemi del governo della destra italiana, che mentre criminalizza il soccorso e la solidarietà aiuta chi imprigiona, tortura e uccide i migranti in Libia. La Corte Penale Internazionale ha annunciato ufficialmente, giovedì 2 aprile, la sua decisione di deferire l’Italia dall’Assemblea degli stati che aderiscono allo Statuto di Roma per “inadempienza a una richiesta di cooperazione” in riferimento al caso di Osama Almasri, il generale e torturatore libico arrestato a Torino il 19 gennaio 2025, liberato il 21 e “accompagnato” in Libia con un volo di Stato, nonostante fosse ricercato dall’Aja per crimini di guerra e contro l’umanità. “La discussione finale avverrà a dicembre a New York. In questo lasso di tempo possono succedere tante cose perché interesse della Corte Penale, oltre alla sanzione che comunque sarebbe di natura più che altro simbolica” commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista Mario Di Vito “l’interesse della Corte Penale è che noi in futuro coopereremo nelle operazioni che riguardano i nostri rapporti con la Corte Penale, cioè che daremo esecuzione a questi mandati d’arresto. E in questo senso la parte italiana si è registrata una qualche apertura al dialogo con la con l’Aja e questa, è la partita che si giocherà nei prossimi mesi lì perché poi in Italia è molto diverso. Il governo sta facendo quadrato intorno a tutti gli indagati della Procura di Roma per quei fatti”. Infatti a settembre, la procura della Capitale aveva chiesto il processo per Carlo Nordio, Matteo Piantesodi e Alfredo Mantovano ma, in quell’occasione, la Camera ha negato l’autorizzazione a procedere. Una sorte che potrebbe ripetersi anche per la capa di Gabinetto Giusi Bartolozzi; settimana prossima infatti si voterà per la sollevazione di un conflitto d’attribuzione tra poteri dello stato dabanti alla Corte costituzionale. Ma il filo che lega l’Italia alla Libia non si esaurisce qui, né si fermano le tensioni sul piano internazionale: l’Italia infatti sarà classificata come “non conforme” dal panel di esperti delle Nazioni Unite incaricato di monitorare l’embargo sulle armi alla Libia. La valutazione, contenuta nel rapporto finale (la cui pubblicazione è attesa il 9 aprile” riguarda la mancata risposta da parte di Roma a richieste formali di chiarimento su attività militari e trasferimenti verso il territorio libico. “Con questo nuovo rapporto delle Nazioni Unite si indaga sul fatto che venga addirittura violato l’embargo sulle armi per le milizie. Perché, chiaramente, l’Italia le addestra, oltre a fornire armi, soldi e mezzi come le motovedette, con cui vengono catturati donne, uomini e bambini in mare e deportati” commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Luca Casarini, capomissione e tra i fondatori di Mediterranea Saving Humans “c’è anche un addestramento militare che avviene in Italia: una delle basi è Gaeta, dove la Guardia di Finanza viene utilizzata per l’addestramento delle milizie libiche. Ma soprattutto l’addestramento avviene in Libia.” Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, gli aggiornamenti con il giornalista Mario Di Vito. Ascolta o scarica. L’analisi e il commento con Luca Casarini, capomissione e tra i fondatori di Mediterranea Saving Humans, organizzazione che più volte ha denunciato le violenze e le violazioni da parte delle milizie libiche. Ascolta o scarica.
April 3, 2026
Radio Onda d`Urto
ONU: l’Italia chiarisca sulla possibile violazione dell’embargo militare sulla Libia
Il Panel of Experts delle Nazioni Unite sulla Libia denuncia la mancanza di chiarimenti da parte del governo italiano intorno al rispetto o meno della proibizione di vendita di armamenti e di addestramento militare nei confronti di una Libia che è sempre più evidentemente un complesso di gruppi militari, a […] L'articolo ONU: l’Italia chiarisca sulla possibile violazione dell’embargo militare sulla Libia su Contropiano.
April 2, 2026
Contropiano
Il nuovo progetto di ENI in Mozambico fortemente criticato dagli esperti delle Nazioni Unite sui diritti umani
ReCommon condivide le forti preoccupazioni espresse dagli esperti delle Nazioni Unite in merito al finanziamento di 150 milioni di dollari della Banca africana di sviluppo (AfDB) a sostegno di Coral North Floating Liquefied Natural Gas (FLNG), nel nord del Mozambico. Il progetto portato avanti da ENI consiste in una piattaforma galleggiante progettata per l’estrazione e la liquefazione del gas al largo delle coste di Cabo Delgado, la provincia più settentrionale del Mozambico. La zona è teatro da ormai otto anni di un conflitto fra l’esercito di Maputo e gruppi di insorti. L’opera è di fatto la replica di Coral South FLNG, sempre di ENI, che è invece attiva ed esporta gas liquefatto da novembre 2022. «Il progetto Coral North rischia di aggravare le violazioni dei diritti umani, di contribuire al cambiamento climatico e di sottrarre i già scarsi fondi pubblici agli investimenti urgenti nelle energie rinnovabili», hanno affermato gli esperti, che si sono detti anche convinti che Coral North possa esacerbare le tensioni causate dal settore del gas nella provincia di Cabo Delgado. Gli altri progetti per l’estrazione e il processamento del gas a Cabo Delgado, a partire da Mozambique LNG di TotalEnergies e di Rovuma LNG in capo a ExxonMobil e alla stessa ENI, hanno sofferto infatti di procedure di consultazione pubblica inadeguate, che hanno minato la partecipazione locale alle decisioni chiave del progetto e hanno provocato disagi socio-economici a lungo termine per le comunità che dipendono fortemente dalla pesca, dall’agricoltura e dalle risorse naturali. Nonostante le promesse di creazione di posti di lavoro, gli alti tassi di analfabetismo e l’accesso limitato all’istruzione fanno sì che, secondo quanto riferito, le comunità locali abbiano beneficiato in misura minima delle opportunità di lavoro generate finora. Ciò si è verificato in una regione in cui il conflitto armato ha già causato sfollamenti su larga scala, e dove gli eventi catastrofali associati al cambiamento climatico sono sempre più frequenti e violenti. Gli esperti hanno avvertito che il progetto Coral North FLNG potrebbe avere un impatto climatico significativo, finendo per aumentare le emissioni di gas serra. Un elemento denunciato da ReCommon già a marzo del 2025 con l’inchiesta “Fiamme nascoste”, relativa agli impatti sul clima dell’impianto Coral South FLNG, con un focus particolare sugli episodi di gas flaring e le associate emissioni, entrambi sottostimati dall’azienda italiana. «Siamo profondamente preoccupati dal fatto che una delle principali banche multilaterali di sviluppo finanzi un progetto di questa natura in un momento in cui le conseguenze dannose per l’ambiente e il clima derivanti dall’espansione dei combustibili fossili sono ben note. Le istituzioni finanziarie e le imprese hanno la responsabilità, ai sensi dei Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, di identificare, prevenire, mitigare e porre rimedio agli impatti sui diritti umani legati alle loro attività e relazioni commerciali» hanno dichiarato gli esperti. Il monito degli esperti delle Nazioni Unite parla esplicitamente di Coral North FLNG ed è indirizzato all’AfDB, ma la platea a cui si rivolge tra le righe è molto più ampia. TotalEnergies è coinvolta in due procedimenti giudiziari: il primo per omicidio colposo e mancata assistenza di persone in pericolo, il secondo per complicità in crimini di guerra. Il sito su cui dovrebbe sorgere il progetto della multinazionale francese è in condivisione con Rovuma LNG di ExxonMobil ed ENI. Elementi, quelli relativi a Coral North FLNG e agli altri progetti estrattivi nell’area, che non devono essere trascurati dagli sponsor finanziari internazionali delle infrastrutture, sia quelli confermati che quelli potenziali. La decisione della Banca africana di sviluppo appare in contrasto con la sua Strategia sul cambiamento climatico e la crescita verde 2021–2030, con il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia sul cambiamento climatico e con l’imperativo, sancito dal diritto internazionale dei diritti umani, di decarbonizzare le economie nel corso di questo decennio. Gli esperti esortano la Banca a sospendere ogni finanziamento a progetti relativi ai combustibili fossili. «SACE e Cassa Depositi Prestiti hanno deciso di confermare il supporto finanziario a Mozambique LNG nonostante le gravi violazioni dei diritti umani associate al progetto. UBI Banca, ora controllata da Intesa Sanpaolo finanziò Coral South FLNG. Tutte queste istituzioni finanziarie sono in lizza per sostenere con capitali pubblici e privati sia Coral North FLNG che Rovuma LNG», afferma Simone Ogno di ReCommon. «Chiediamo loro di ascoltare il monito degli esperti delle Nazioni Unite e non sostenere finanziariamente questi progetti. Progetti che, guardando al contesto domestico, aggraverebbero la dipendenza italiana dai combustibili fossili, una scelta miope se guardiamo alle ripercussioni energetiche ed economiche derivanti dalla chiusura dello Stretto di Hormuz in questi giorni», conclude Ogno. Re: Common
March 27, 2026
Pressenza
22 MARZO GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA, LEGAMBIENTE LOMBARDIA INSISTE SUI DEPURATORI PER ARGINARE LA CRISI IDRICA
Servono miliardi di investimenti in tutta Italia, 300 milioni nella sola provincia di Brescia, per migliorare le criticità che riguardano il trattamento delle acque reflue. Lo afferma Legambiente in vista della Giornata Mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo. Tra emergenza climatica, stress idrico e habitat acquatici compromessi, Legambiente mette l’accento sull’importanza dei depuratori per migliorare le criticità che riguardano il trattamento delle acque reflue. La giornata Mondiale dell’Acqua 2026 è stata istituita dalle Nazioni Unite per ricordare a tutti l’importanza vitale di questa risorsa e la necessità di una sua gestione equa e sostenibile. In merito alla situazione in Lombardia, Legambiente scrive che “solo il 38% dei fiumi e il 51% dei laghi della regione raggiunge lo stato ecologico buono richiesto dalla Direttiva Acque Unione Europea”. Il punto per quanto riguarda l’Italia, la Lombardia e la provincia di Brescia, con Lorenzo Baio, vicepresidente di Legambiente per la Lombardia. Ascolta o scarica -------------------------------------------------------------------------------- COMUNICATO LEGAMBIENTE LOMBARDIA La depurazione è il sistema immunitario dell’acqua: invisibile, complesso, spesso dato per scontato, ma indispensabile per la salute delle comunità e degli ecosistemi. Come ci racconta, a livello generale, *l’Atlante dell’acqua 2026 di Legambiente, pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua (domenica 22 marzo 2026)*, entro il 2030 lo stress idrico e la scarsità d’acqua interesseranno probabilmente metà dei bacini fluviali europei, rendendo indispensabile avere cura dell’acqua che abbiamo e di quella che restituiamo all’ambiente ogni giorno. *Senza depuratori efficienti, ogni goccia utilizzata nelle città, nelle industrie e nelle campagne tornerebbe all’ambiente carica di sostanze organiche, eccesso di nutrienti, microinquinanti e agenti patogeni*. Ma la crisi climatica, la crescita urbana e l’emergere di nuove sostanze contaminanti stanno mettendo sotto pressione un sistema che, in molti paesi — Italia compresa — mostra limiti strutturali e ritardi storici. *Il tema della depurazione* Negli ultimi vent’anni l’Unione Europea ha richiamato più volte l’Italia per il mancato rispetto della *Direttiva Acque Reflue Urbane (91/271/CEE)*. Oggi il Paese conta ancora all’attivo tre procedure di infrazione per la depurazione inadeguata e oltre ottocento agglomerati privi di sistemi fognari e depuratori conformi, pari al 28% di quelli a cui si applica la Direttiva del 1991 (oltre i 2.000 /abitanti equivalenti/). Anche Regione Lombardia è stata coinvolta, a partire dal 2009, in tre procedure di infrazione per la violazione della Direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane. *Al 2025 sono ancora attive due procedure*: la prima, avviata nel 2014 (PI 2014/2059), che include formalmente *58 agglomerati*. Lo Stato italiano ha già sostenuto il raggiungimento della conformità per *38 agglomerati* ed il permanere in *situazione di non conformità per 20 agglomerati*, *tutti nell’ATO di Brescia* (Ambito Territoriale Ottimale, l’ente pubblico che organizza e controlla il Servizio Idrico Integrato: acqua potabile, fognatura e depurazione) e per i quali, nell’aggiornamento 2025, è previsto un costo totale stimato delle opere di circa € 215 Mln. La seconda procedura di infrazione è la 2017/2181 che coinvolge formalmente *47 agglomerati*. Anche per questa procedura lo Stato italiano ha potuto sostenere, nell’aggiornamento 2026, il raggiungimento della conformità per 29 agglomerati ed il permanere in situazione di non conformità per 18 agglomerati, *in gran parte a Brescia*, con una necessità di interventi per un costo stimato di circa € 96 Mln. Le conseguenze di assenza o scarsa depurazione hanno un impatto pesante sull’ambiente: scarichi non trattati o trattati male alimentano *fenomeni di eutrofizzazione, aumentano contaminazioni microbiologiche che incidono sulla salute pubblica e sulla balneazione e compromettono la qualità ecologica dei corpi idrici*. Gli scarichi di acque reflue urbane concorrono in modo significativo alla scarsa qualità dell’acqua. Secondo l’ultima classificazione di stato disponibile basata sui dati di monitoraggio del periodo 2014-2019 di Arpa Lombardia *solo il 38% dei fiumi, e il 51% dei laghi raggiunge lo Stato Ecologico “buono”* richiesto dalla Direttiva Acque. Anche città grandi e aree densamente popolate mostrano difficoltà: reti obsolete, tracimazioni, impianti privi di trattamenti avanzati, sottodimensionati rispetto ai carichi reali o alle fluttuazioni estive. Secondo i dati di *Arpa Lombardia*, nel 2024 gli *impianti controllati nella nostra regione* con potenzialità autorizzata ≥2.000 AE (minore o uguale ai duemila Abitanti Equivalenti, soglia prevista dal D.Lgs. 152/2006, che definisce come gli agglomerati urbani debbano essere dotati di appropriati sistemi di trattamento delle acque reflue e sottoposti a controlli periodici), sono stati *quattrocentodieci*. *Di questi impianti, 10 (ovvero il 2,4% del totale) sono stati dichiarati “Non Conformi”* perché non hanno rispettato i limiti previsti o perché è stata riscontrata un’inadeguatezza nel numero o nella modalità di controllo. *Complessivamente, il periodo 2015-24 si distingue positivamente dal biennio 2013-14, dove le percentuali di impianti “Non conformi” costituivano rispettivamente il 21% e 18% degli impianti controllati*. Per quanto riguarda invece i parametri di tabella 2 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. (*Fosforo totale e Azoto totale – P tot e N tot*), nel 2024 dei 410 impianti controllati, 227 sono quelli risultati soggetti anche al rispetto dei limiti per i parametri P e/o N totali; *7 di questi impianti (ovvero il 3% tra quelli soggetti) sono risultati non conformi *per la media annuale di P totale e/o N totale prescritta in autorizzazione o si è riscontrata un’inadeguatezza nel numero o nella modalità di controllo. Nell’anno 2024 sono stati giudicati non valutabili 15 impianti, a causa di interventi di ristrutturazione e riqualificazione degli impianti di depurazione.
March 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Francesca Albanese non si ferma: ecco il report che accusa l’Occidente
Nonostante una intensa campagna di disinformazione e di odio nei suoi confronti Francesca Albanese continua nel suo lavoro di Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati e pubblica un nuovo report. Il genocidio di Gaza: un crimine … Leggi tutto L'articolo Francesca Albanese non si ferma: ecco il report che accusa l’Occidente sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
CAMERUN: RIELETTO PER L’OTTAVA VOLTA IL 92ENNE PAUL BIYA. PROTESTE IN TUTTO IL PAESE, ALMENO 22 MORTI
Il 92enne Paul Biya, al potere dal 1982, è stato rieletto per l’ottavo mandato consecutivo con il 53,66% dei voti. Potrà governare altri 7 anni e tecnicamente presentarsi nuovamente alle elezioni all’età di 99 anni. I risultati sono stati resi noti dalla Commissione elettorale del Camerun nella giornata di lunedì 27 ottobre. Il leader dell’opposizione Issa Tchiroma Bakary, arrivato secondo con il 35,19% dei voti, ha messo in dubbio i numeri e ha rivendicato la vittoria: durante le manifestazioni in suo sostegno ci sono stati scontri con la polizia, arresti e diversi i morti: 10 nella capitale Duala, altri 4 a Garoua, dove Bakary ha denunciato la presenza di cecchini sui tetti non lontano dalla sua abitazione. 4 morti anche a Bertoua, 2 morti a Befang e 2 a Bafoussam. 8 milioni gli aventi diritto che erano stati convocati alle urne per le elezioni presidenziali lo scorso 12 ottobre. Per l’occasione, soltanto 11 candidati erano stati dichiarati eleggibili dalle autorità elettorali, si erano presentati in 83. Il presidente Paul Biya succedette nel 1982 ad Ahmadou Ahidjo e dopo essere stato per sette anni il primo ministro del Camerun. Da allora ha consolidato il potere, tentando anche il colpo di stato nel 1984. Nel 2008 fece approvare una riforma della Costituzione che rimosse i limiti ai mandati presidenziali. Ha rivinto le elezioni nel 2011 e nel 2018, ricevendo già allora accuse di brogli. L’analisi del ricercatore camerunese, specializzato in sicurezza internazionale, Achille Sommo Pende. Ascolta o scarica
October 28, 2025
Radio Onda d`Urto
«Il genocidio a Gaza è un crimine collettivo» – il nuovo report di Albanese accusa l’Occidente
Non solo armi e profitti. Il 20 ottobre è stato pubblicato il nuovo rapporto di Francesca Albanese, con accuse senza precedenti: il genocidio è «un crimine collettivo», il risultato di una catena transnazionale di complicità militari ed economiche – come già denunciato a giugno –, ma anche diplomatiche e di gestione umanitaria. Più incisivo del report del 30 giugno, il nuovo studio è stato presentato a Pretoria, dove Albanese ha tenuto la “Nelson Mandela Lecture”, in concomitanza con l’anniversario della causa per genocidio intentata dal Sudafrica. Dal marzo 2025, si scrive, in quattro mesi sono stati distrutti 23 siti UNRWA e nel corso dell’assedio totale, e la carestia che ne è conseguita, sono stati uccisi 2.100 civili disarmati e ferite centinaia di migliaia di persone ai punti distribuzione della Gaza Humanitarian Foundation (GHF), epicentro logistico controllato da militari e mercenari statunitensi. Solo dopo il cosiddetto “piano di pace” di Trump, la GHF è stata dismessa. Ad essere documentato ora, il sostegno ai crimini israeliani attraverso inadempienze diplomatiche, armi, finanziamenti, e gestioni umanitarie manipolate – quattro livelli di corresponsabilità di cui il documento offre un’analisi capillare, sostenuta da un ampio apparato di fonti (tra cui figura anche una recente inchiesta del Manifesto sui porti di Ravenna). > Un quadro di complicità che, secondo la Relatrice, non rappresenta > un’eccezione, ma la logica conseguenza del double standard di una politica > internazionale selettiva e «colonialista». A partire dalla totale inazione internazionale di fronte al blocco della Global Sumud Flotilla, il rapporto documenta un uso strategico e «perverso» dell’assistenza umanitaria. La Gaza Humanitarian Foundation, fondata nel dicembre 2023 con fondi statunitensi, avrebbe trasformato la distribuzione degli aiuti in uno strumento di sfollamento forzato verso l’Egitto, anticipando il progetto di pulizia etnica Gaza Riviera, mentre Belgio, Canada, Danimarca, Giordania e Regno Unito hanno continuato a paracadutare aiuti costosi, «insufficienti e pericolosi», col solo effetto di alimentare illusioni sulla capacità di fornire assistenza reale. Sul piano militare e logistico, il rapporto sottolinea come Israele importi armi più del doppio della media OCSE e oltre quattro volte gli Stati Uniti. > Porti e aeroporti in Belgio, Francia, Italia (citati i casi di Genova e di > Ravenna), Olanda, Grecia, Irlanda e Stati Uniti, ma anche in Marocco, Emirati > Arabi Uniti e Turchia, hanno facilitato il transito di F-35, carburante, olio, > armi e materiali essenziali. La condotta del gas EMG nel Mediterraneo orientale, inoltre, viola i diritti sovrani palestinesi, mentre l’Egitto ha recentemente firmato un accordo da 35 miliardi di dollari per forniture di gas israeliano, nel pieno della carestia a Gaza. L’ultimo paragrafo è dedicato alla complicità economica globale. Israele sopravvive e prospera grazie a un sistema di interdipendenza finanziaria internazionale: nel 2024 il commercio in beni e servizi ha rappresentato il 54% del PIL, con l’Unione Europea a coprire da sola quasi un terzo del totale. Gran parte delle importazioni è di uso strategico, spesso a dual use: nel 2024 rappresentavano il 31% degli acquisti dall’UE, destinati a impieghi sia civili che militare. Le esportazioni israeliane, pari a 474 miliardi di dollari tra il 2022 e il 2024, hanno alimentato le casse dello Stato e l’industria militare, con i circuiti integrati come prima voce di export, destinati a droni, munizioni guidate, sistemi antimissile e altre tecnologie militari. Israele beneficia inoltre di almeno 45 accordi di cooperazione economica, inclusi UE, USA e Emirati Arabi Uniti, che eludono le normali barriere tariffarie e non tariffarie per beni a dual use e militari, legittimando implicitamente le attività dei coloni illegali e l’annessione di terre palestinesi. > Dal lato europeo, la Commissione Europea ha stanziato 2,1 miliardi di euro dal > 2014 a entità israeliane in ricerca, tecnologia e innovazione, mentre lo > European Innovation Council (EIC, programma Horizon) ha finanziato 34 aziende > israeliane con 550 milioni di euro in equity e blended finance dal 2021. La Banca Europea per gli Investimenti ha concesso prestiti per 2,7 miliardi di euro, incluso un finanziamento di 760 milioni alla Bank Leumi, nota per il suo coinvolgimento nell’occupazione dei territori palestinesi. «Incorniciata da narrazioni coloniali che disumanizzano i palestinesi, questa atrocità trasmessa in diretta streaming è stata facilitata […] dal sostegno degli Stati terzi», scrive Albanese, denunciando come la retorica mediatica degli “scudi umani” e il più ampio assedio di Gaza «come una battaglia di civiltà contro la barbarie ha riprodotto le distorsioni israeliane del diritto internazionale e i tropi coloniali». Questo tipo di narrazioni giustificative, aggiunge, si sono estese alla sfera culturale e sportiva: la partecipazione israeliana alle Olimpiadi, alle qualificazioni FIFA e FIBA, alla Coppa Davis, all’Eurovision e alla Biennale di Venezia è proseguita senza condizionamenti, nonostante le gravi violazioni documentate del diritto internazionale. Il rapporto si chiude auspicando misure concrete: sospensione di tutte le relazioni militari, commerciali e diplomatiche con Israele, indagini contro responsabili di genocidio e di crimini contro l’umanità, cooperazione con la Corte Penale Internazionale e la Corte Internazionale di Giustizia. «Sindacati, società civile e cittadini sono invitati a monitorare e fare pressione fino alla fine dell’occupazione e dei crimini correlati». La foto di copertina è presa dall’account Instagram di Francesca Albanese SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo «Il genocidio a Gaza è un crimine collettivo» – il nuovo report di Albanese accusa l’Occidente proviene da DINAMOpress.
October 26, 2025
DINAMOpress
USA: TRUMP ALL’ONU TAGLIA CORTO SULLA PALESTINA, “RICONOSCERLA È UNA RICOMPENSA PER I TERRORISTI”
Discorso fiume del presidente USA Donald Trump all’80esima sessione dell’ONU a New York, che si è aperta oggi. Un’ora di discorso, quando il protocollo prevede interventi della durata di 15 minuti. Trump contro tutti, in primis contro le stesse Nazioni Unite e particolarmente concentrato sulle questioni di politica interna statunitense, glorificando il lavoro della sua amministrazione. Il Presidente ha dedicato poco tempo alle guerre in Ucraina e in Palestina. Nel primo caso ha ricordato che se fosse per lui la guerra non sarebbe mai iniziata. Nel secondo caso Trump ha ribadito nuovamente il pieno sostegno ad Israele sostenendo che “la creazione di uno Stato di Palestina sarebbe una ricompensa per i terroristi”, ricordando anche le sue richieste specifiche: “la liberazione di tutti gli ostaggi contemporaneamente”, cadaveri compresi, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa per fermare il genocidio. Il tutto mentre, sempre all’Onu, altri 11 Stati – con la Francia capofila – hanno annunciato formalmente il riconoscimento dello Stato di Palestina, come già fatto da più di tre quarti degli Stati del mondo. Un uso strumentale dell’assemblea delle Nazioni Unite quello di Trump, che ha sparato a zero, tra l’altro, contro le energie rinnovabili, i migranti, Biden, i gruppi Antifa, la NATO. L’80esima sessione dell’assemblea delle Nazioni Unite verdrà alternarsi tutti i capi di stato e le varie delegazioni: domani sarà il turno di Meloni e Zelensky, venerdì quello di Netanyahu. Al termine del discorso di Trump, abbiamo contattato a New York la giornalista Marina Catucci che sta seguendo per conto di diverse testate la Settimana ad Alto Livello dell’80esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ascolta o scarica
September 23, 2025
Radio Onda d`Urto
ROMA: SANITARI PER GAZA IN PIAZZA MONTECITORIO PER FRANCESCA ALBANESE E IN SOLIDARIETÀ CON LA POPOLAZIONE PALESTINESE
Presidio in corso dalle ore 16 a Roma, davanti alla Camera dei deputati, in solidarietà alla popolazione palestinese e a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, già colpita da sanzioni statunitensi. La piazza è stata chiamata dall’associazione Sanitari per Gaza. Il presidio continuerà almeno fino alle ore 20, ma potrebbe proseguire anche oltre. Dalle ore 14 infatti erano già presenti in piazza attivisti e attiviste dell’organizzazione Liberti cittadini per la Palestina, che intende restare a oltranza. L’azione di emergenza è stata convocata anche per chiedere lo sblocco immediato degli aiuti umanitari e la fine dell’assedio di Gaza. In collegamento con noi dalla piazza romana Stefano Bertoldi, nostro collaboratore dalla capitale, che ci aggiorna anche sulla Global Sumud Flotilla. Ascolta o scarica L’intervista di Stefano Bertoldi a Paola Prestigiacomo di Sanitari per Gaza. Ascolta o scarica
July 22, 2025
Radio Onda d`Urto