Il fallimento dei decreti flussi e l’inefficace sistema dei click-day
Il sistema degli ingressi per lavoro continua a produrre risultati preoccupanti:
a quasi due anni dai click day del 2024, a fronte di 146.850 persone programmate
per gli ingressi, risultano 24.858 permessi di soggiorno richiesti, pari a un
tasso di successo del 16,9%. Solo 17 persone circa su 100 riescono a entrare in
Italia e risultano avere un lavoro e un regolare titolo di soggiorno. Per il
2025 il quadro non pare migliorare: su 181.450 quote da decreto sono 14.349 i
permessi di soggiorno richiesti, il 7,9%, e cioè circa 8 persone su 100 hanno
finalizzato la procedura a dicembre 2025.
Sono i dati inediti che la campagna Ero straniero presenta nel IV rapporto
annuale sugli esiti della procedura d’ingresso per lavoro della programmazione
flussi triennale 2023-25, aggiornati a dicembre 2025. Un’analisi che monitora
l’intera filiera del decreto flussi – dalle domande ai nulla osta, dai visti
agli ingressi, fino alla firma del contratto di soggiorno – attraverso i dati
ottenuti da accessi civici ai ministeri competenti (Interno, Lavoro e MAECI) e
alla Presidenza del Consiglio. La campagna è promossa da A Buon Diritto,
ActionAid, ASGI, Federazione Chiese Evangeliche Italiane, Oxfam, Arci, CNCA,
CILD.
Altro dato da evidenziare riguarda i visti concessi: per il 2024, risultano
35.287 visti rilasciati, pari al 48,5% dei nulla osta emessi. Relativamente ai
flussi 2025, i visti rilasciati sono 32.968, pari al 66,25% dei nulla osta.
Anche il passaggio dei visti vede numerosi esiti negativi: 10.611, cui si
aggiungono 4.171 pratiche pendenti. Tali risultati vanno collegati alla
decisione del governo di intensificare i controlli verso i quattro paesi
ritenuti “a rischio” rispetto a truffe e illeciti: gli esiti negativi delle
persone originarie di Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka e Marocco sono il 34%
circa del totale, le domande pendenti rappresentano il 90% del totale, segno
dell’impatto dei controlli in fase pre-istruttoria e della sospensione delle
domande imposta dal decreto legge 145 del 2024.
Il sistema oggi appare più “pulito” solo sulla carta: meno domande, meno
pratiche sospese, meno visti formalmente non rilasciati ma, in realtà, i nuovi
filtri e i controlli introdotti hanno spostato il blocco ad inizio procedura,
allungando i tempi prima del rilascio del visto e restringendo l’accesso ai
canali regolari, con il rischio concreto di spingere lavoratori e lavoratrici
verso canali irregolari.
Quante persone sono entrate in Italia senza poi essere state assunte e sono a
rischio irregolarità? “La quantificazione di questo dato è difficile da
ottenere, sottolineano dalla campagna Ero straniero, non essendo possibile
conoscere dalle banche dati dei ministeri competenti quante persone sono
effettivamente entrate in Italia, ma si può effettuare una stima basandosi sui
dati ottenuti. Se sottraiamo al numero dei visti concessi quello delle persone
con in mano nulla osta e visto che sono ancora nei paesi di origine nella
posizione di “attesa ingresso”, dovremmo avere una stima delle persone che sono
effettivamente giunte in Italia. Togliendo il totale delle pratiche andate a
buon fine da questa cifra, possiamo ipotizzare una stima delle persone entrate
col decreto flussi e rimaste senza titolo di soggiorno attualmente in Italia.
Per i flussi 2024 si può stimare che siano effettivamente arrivate circa 26.700
persone, pari appena a poco più del 18% della forza lavoro programmata: di
queste il 7% vive il concreto rischio di scivolare nell’irregolarità. Quanto al
2025, delle 26.000 persone che hanno fatto ingresso in Italia – a dicembre
scorso – risultavano a rischio irregolarità 11.686 persone, circa la metà”.
Si tratta, spesso, di lavoratori e lavoratrici vittime di vere e proprie truffe
e comportamenti illegittimi, che hanno pagato alcune migliaia di euro a presunti
intermediari, datori di lavoro o aziende fittizie in cambio dell’assunzione,
salvo arrivare in Italia e non avere da loro più notizie.
Una soluzione a legislazione invariata per evitare che queste persone diventino
irregolari, contrastando precarietà e sfruttamento, già esiste. Si tratta della
possibilità, prevista da una circolare del ministero dell’interno, di concedere
un permesso di soggiorno per attesa occupazione al lavoratore o alla lavoratrice
che, una volta in Italia, rilevi l’indisponibilità del datore o della datrice di
lavoro a finalizzare l’assunzione, quando tale situazione non è loro imputabile.
Finora, il ricorso a tale tutela è stato minimo e andrebbe incentivato e reso
più automatico presso l’amministrazione dell’interno.
Nel Rapporto si sottolinea come quello in atto sia un sistema che perde posti di
lavoro a ogni passaggio. Una novità rispetto al passato riguarda il calo
considerevole delle domande inviate nel 2025, che sono state 222.617, un numero
superiore alle quote ma molto lontano da quelli registrati negli anni precedenti
all’introduzione della pre-compilazione on line: nel 2024 le richieste erano
quasi cinque volte di più dei posti messi a disposizione.
Rispetto al passaggio successivo del rilascio del nulla osta, i flussi 2024, a
due anni dai click day, confermano la natura strutturalmente inefficace del
meccanismo. Su 720.848 domande, i nulla osta rilasciati sono stati 72.704. Molto
elevati invece gli esiti negativi: le pratiche rigettate, revocate, archiviate o
rinunciate a dicembre 2025 sono state 127.783. Per il 2025, seppur con dati
provvisori, si registra una situazione analoga e risultano 49.762 nulla osta
rilasciati e 33.777 esiti negativi. A fronte di tali esiti sfavorevoli,
tuttavia, pochissime, poco più del 3% degli esiti negativi nei due anni
considerati, sono le quote inutilizzate che vengono successivamente
redistribuite, come prevede la legge.
Migliaia di posti previsti dal decreto restano così di fatto da subito
inservibili, nonostante il fabbisogno di manodopera dichiarato. Va, infine,
sottolineato come le quote per gli ingressi concretamente utilizzabili – perché
assegnate alle singole prefetture italiane dal Ministero del lavoro a fine 2025
– sono solamente il 63,7% delle quote stabilite per il 2025 e l’81,6% per i
flussi 2024: di fatto, già in partenza, si perdono alcune migliaia di posti
disponibili previsti nella programmazione triennale del governo.
Da segnalare, l’impatto positivo che hanno avuto sul meccanismo d’ingresso le
modifiche più sostanziali introdotte negli ultimi anni in termini di maggiore
flessibilità nella procedura e di superamento del sistema rigido delle quote e
cioè il coinvolgimento delle associazioni datoriali nella procedura insieme a
conversioni e ingressi fuori quota, nel settore dell’assistenza alla persona e
di lavoratori formati all’estero.
Questa è, evidentemente, la strada da seguire verso una più generale riforma del
sistema di ingresso per lavoro, come quella che da tempo la campagna propone, a
partire dall’introduzione di canali diversificati e flessibili disegnati per far
effettivamente incontrare domanda e offerta e a partire non solo dalle esigenze
del nostro mercato del lavoro, ma anche tenendo conto delle aspettative di
lavoratrici e lavoratori dei paesi terzi, in modo da evitare che rischino le
proprie vite affidandosi ai trafficanti.
Qui il dossier:
https://erostraniero.it/wp-content/uploads/2026/02/IV_Monitoraggio_Flussi_26.pdf.
Giovanni Caprio