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Lettera di una dirigente scolastica sul decreto scuola
Al Signor Presidente della Repbblca Prof. Sergio Mattarella Al Ministro dell’Istruzione e del Merito Prof. Giuseppe Valditara Sono una Dirigente Scolastica alla guida di un Istituto Comprensivo dell’hinterland milanese, una di quelle scuole complesse che il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) classifica in fascia “A”. Un istituto che conta […] L'articolo Lettera di una dirigente scolastica sul decreto scuola su Contropiano.
October 1, 2026
Contropiano
MESOPOTAMIA: LA FINE DELLA RIVOLUZIONE IN ROJAVA? L’ANALISI DI DAVIDE GRASSO
Nella puntata di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente di venerdì 18 settembre 2026, nella Cassetta degli attrezzi di Radio Onda d’Urto torniamo a occuparci del processo di integrazione delle Forze democratiche siriane (Sdf) e delle istituzioni dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est nello stato siriano presieduto da Ahmed al-Sharaa e dal suo cosiddetto governo di transizione. Ospite di questa puntata Davide Grasso, ricercatore dell’Università di Torino al dipartimento Culture, Politica e Società, visiting fellow all’Ecole des haute études en Sciences sociales di Parigi e autore di due articoli che pongono una serie di riflessioni e spunti critici sul tema, già a partire dai titoli: “Si sciolgono le forze combattenti curde e il sogno della rivoluzione: non perdiamo di vista le vittorie”, pubblicato sul sito de Il Fatto Quotidiano, e  “Siria: è la fine della rivoluzione del Rojava?”, uscito alcuni giorni dopo sul portale Dinamo Press. In questa intervista ai microfoni di Radio Onda d’Urto, gli abbiamo chiesto di articolare e condividere con ascoltatori e ascoltatrici una parte della sua analisi. In ogni caso, secondo Davide Grasso “il valore della rivoluzione confederale è indiscutibile e chi, come me, l’ha affermato in tutti questi anni non smetterà di farlo ora. Parlare di fine della rivoluzione non significa parlare di fine del movimento o fine della mobilitazione. Significa parlare della fine di una fase rivoluzionaria che ha costruito e imposto delle istituzioni, anche con la forza. La rivoluzione, nella Storia, è questo. Io credo che questo movimento abbia avuto ragione a farlo e i risultati sono immensi, non possono essere cancellati“. “Tuttavia – si domanda Grasso ai nostri microfoni – se non si discute del fatto che i fatti di gennaio 2026 rappresentano una sconfitta e che il bilancio dello scioglimento delle Sdf sarà, sotto molti aspetti, di sconfitta, come facciamo ad analizzare quali sono stati i problemi e a porci delle domande per rafforzare il pensiero e il metodo rivoluzionario per il futuro?”. La puntata di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente, trasmissione della Cassetta degli attrezzi di Radio Onda d’Urto, di venerdì 19 settembre 2026, con l’intervista a Davide Grasso. Ascolta o scarica.
September 18, 2026
Radio Onda d`Urto
La campagna “siamo tutte Ypj” e le sfide dell’integrazione
Il 29gennaio è stato firmato un accordo tra l’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est e il neonato governo di Damasco in seguito di scontri a fuoco. Il 25 agosto è stato annunciato lo scioglimento delle Forze democratiche siriane, ed è in corso un processo di integrazione nello stato siriano delle forze e delle istituzioni del confederalismo democratico. In questo momento delicato e complesso una delegazione di “Donne che tessono il futuro” ha raggiunto la Siria del nord per comprendere da vicino la situazione e portare solidarietà alle Ypj impegnate nel preservare le conquiste ottenute con la Rivoluzione in particolare per quanto riguarda l’autonomia e l’autodifesa delle donne. Il tema dell’integrazione è molto complesso, i negoziati sono ancora in corso ed è un processo che richiederà tempo. Con una compagna che ha preso parte alla delegazione abbiamo ragionato su quali sono le sfide che questo pone, in particolare per la tenuta delle istituzioni autonome delle donne. Un altro tema è quello dell’educazione e la forza delle idee che hanno tenuto in piedi la rivoluzione e come le compagne delle Ypj auspicano che possano essere motrici di un cambiamento culturale più ampio. Ascolta la diretta:
September 15, 2026
Radio Blackout - Info
SIRIA: L’INTEGRAZIONE DELLE SDF “È L’ALTERNATIVA AL GENOCIDIO DEI CURDI SIRIANI. ORA DECISIVA LA LOTTA POLITICA”
Le Forze democratiche siriane (Sdf) hanno annunciato la completa integrazione nell’esercito siriano. Dal palazzo presidenziale di Damasco, il comandante in capo delle Sdf, Mazlum Abdi, ha confermato così l’implementazione di uno dei punti centrali dell’accordo siglato il 29 gennaio 2026, dopo alcune settimane di scontri armati, dal governo di transizione siriano retto dall'”ex”-jihadista Ahmed al-Sharaa e dall’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est. Prosegue anche l’integrazione nello stato siriano delle istituzioni politiche del Rojava. Sul piano militare, i combattenti delle forze militari del confederalismo democratico entreranno nell’esercito siriano “in blocco”, formeranno quattro brigate incaricate di difendere le aree a maggioranza curda, cioè il Rojava, e manterranno la propria catena di comando. Sul piano politico, Mazlum Abdi è stato nominato da al-Sharaa “consigliere presidenziale per gli affari curdi”, mentre Ilham Ahmed, di fatto la co-ministra degli esteri dell’Amministrazione autonoma a guida curda, avrà un ruolo nel comitato che elaborerà la nuova costituzione siriana. “I curdi, in Siria, non sono più un blocco politico marginale, l’integrazione apre alla possibilità (ovviamente sarà una lotta dura) di diventare un attore politico attivo su tutto il territorio siriano, con i propri partiti, le proprie associazioni e la propria proposta ideologica”, commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Mattia Berera, esponente dell’Accademia della modernità democratica. “Questo processo di integrazione, gemello del processo di integrazione in Turchia con lo scioglimento del Pkk, va visto, dal punto di vista storico, come una necessità“, aggiunge Berera. “Oggi – spiega l’esponente di Adm – la ristrutturazione del Medio Oriente portata avanti dagli Usa e dalle forze della Nato ha messo in chiaro che combatterà con qualsiasi mezzo necessario i soggetti politici non-statali armati. Le potenze regionali e mondiali sono disposte ad arrivare al genocidio. La scelta per le Sdf, quindi, era tra il martirio del proprio popolo, opzione possibile dal momento che questo era pronto a combattere fino all’ultima goccia di sangue, e quello che invece è accaduto con la resistenza armata sul terreno e con l’intervento di Abdullah Öcalan dall’isola di Imrali. Il leader del movimento curdo ha detto ad Ankara che se non fosse stata interrotta la linea del genocidio del popolo curdo in Siria sarebbe saltato il processo di pace in Turchia”. Il processo di integrazione non riguarda solo le Sdf. Sempre per quanto riguarda il piano militare, sembrerebbe ancora oggetto di negoziati il futuro delle Ypj, le Unità di protezione delle donne, struttura autonoma rispetto alle Sdf e invisa al governo islamista di al-Sharaa. Secondo alcune indiscrezioni, 1.500 combattenti donne dovrebbero essere integrate nell’esercito siriano come unità speciale anti-terrorismo operativa nelle aree a maggioranza curda. Nelle trattative tra Damasco e Daanes è stato poi stabilito che i funzionari pubblici del Rojava manterranno i loro posti nelle strutture burocratiche e amministrative. Il loro stipendio, però, sarà ora pagato dal governo centrale. Un decreto presidenziale di al-Sharaa, infine, ha riconosciuto il curdo come una delle lingue ufficiali dello stato siriano e il Newroz (capodanno curdo e persiano) come festa nazionale siriana. Questi aspetti, però, sono assenti, al momento, dalla bozza di nuova costituzione dello stato siriano. Il ruolo istituzionale affidato a Ilham Ahmed dovrebbe servire da contrappeso proprio in questo senso. In ogni caso, l’accordo rappresenta una mediazione che, in quanto tale, non accontenta del tutto nessuna delle due parti. Oltre all’autonomia istituzionale e militare, infatti, con questa intesa la rivoluzione confederale del Rojava – che ha gennaio ha perso una parte consistente dei territori sotto il proprio controllo – cede il controllo dei giacimenti petroliferi della Siria nordorientale e la gestione dei valichi di frontiera con l’Iraq. “Il movimento curdo afferma che grazie a decenni di guerriglia sulle montagne, di resistenza e lotta in Rojava, l’esistenza del popolo curdo è stata dimostrata e oggi gli stati del Medio Oriente, così come le potenze internazionali, devono fare i conti col fatto che il popolo curdo ha le sue forme politiche e la sua volontà”, continua Mattia Berera su Radio Onda d’Urto. “Lo stesso movimento di liberazione curdo – spiega il nostro ospite – si rende conto che oggi non può andare più in là di così con la lotta armata, che non riesce a costruire il socialismo con la guerra di guerriglia e decide, in questa fase, di adottare altri metodi, quelli che Ocalan chiama ‘politica democratica’, facendo esplicito riferimento a scioperi, mobilitazioni di massa e lotta culturale, non solo alla politica parlamentare”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera, esponente dell’Accademia della Modernità Democratica. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Sulla chiusura del centro islamico di Borgo Marina a Rimini
La chiusura del Centro islamico di Borgo Marina non è una vittoria delle regole, ma il fallimento discriminatorio di una politica che cancella i diritti fondamentali. Gridare al trionfo per la sospensione delle attività del centro culturale Al Tawhid svela la natura reazionaria e securitaria della destra riminese, incarnata da Gioenzo Renzi. Per 22 anni l’unica “battaglia” portata avanti da Fratelli d’Italia non è stata quella per garantire spazi dignitosi e sicuri a migliaia di cittadini di fede musulmana, ma una persecuzione burocratica e ideologica volta a escluderli dal tessuto sociale. Parlare di “incompatibilità” e sventolare controlli igienico-sanitari e verifiche dei Vigili del Fuoco è pura ipocrisia. Se una struttura di 130 metri quadrati era insufficiente a contenere centinaia di fedeli, il dovere di una politica inclusiva e civile era trovare una soluzione alternativa, non esultare per la sua scomparsa. La libertà di culto è un diritto garantito dalla Costituzione, ma a Rimini la destra preferisce calpestarlo pur di racimolare consenso elettorale, trasformando un problema di spazi in una caccia alle streghe contro la comunità bengalese. La “rigenerazione” e il “recupero dell’identità riminese” auspicati da Renzi sono sinonimi di gentrificazione ed epurazione culturale. Borgo Marina non tornerà alla “normale vivibilità”, ma diventerà un quartiere più povero, privato di un punto di riferimento sociale e spirituale che per anni ha garantito aggregazione. Questa non è la fine di una battaglia legittima: è una vergogna politica che priva la città della sua anima multiculturale e accogliente, lasciando spazio solo all’intolleranza. Ufficio stampa-Rimini EcoSocialista Redazione Romagna
August 7, 2026
Pressenza
Migranti e (misconosciute) politiche di integrazione
Gli ultimi sondaggi elettorali danno in crescita il partito di Vannacci, soprattutto tra gli elettori con i redditi più bassi. Sembra assurdo ma in realtà non lo è. Credo che il dato di partenza stia nel fatto che ormai la questione dei migranti sia quella che, in modo quasi esclusivo, divide l’elettorato di destra da quello di sinistra. Per quanto strano possa sembrare credo che ormai la gente comune, a partire dai più poveri, si sia come rassegnata alle nefandezze del neoliberismo (anche militarista). Diritti del lavoro, tassazione progressiva contro la ricchezza, rilancio della sanità pubblica, pacifismo, e via dicendo, vengono vissute come belle ma irraggiungibili chimere. Al contrario il tema del migrante tocca questioni ritenute vitali, specialmente ora che più o meno tutti avvertono (anche in modo inconsapevole) il senso di profonda decadenza dell’Occidente e dell’Europa in particolare. Sia il vedere l’altro come opportunità di incontro e di crescita reciproca sia la paura dello straniero e del diverso sono entrambi dati antropologici che ci appartengono. La politica sfrutta in modo ingannevole e strumentale questi sentimenti. Da una parte la destra xenofoba che illude con idee come respingimenti e remigrazione, che oltre a quanto possano essere sbagliate, sono anche del tutto irrealizzabili. Dall’altra parte la sinistra radical chic parla a vanvera di accoglienza, ignorando che il vero problema è la concreta integrazione. Mi permetto di indicare tre vie che andrebbero seguite: 1 – REGOLARE I FLUSSI MIGRATORI È difficile, ma intanto si potrebbe creare (per esempio) un tavolo permanente di confronto tra Europa e paesi africani, o anche una Conferenza del Mediterraneo per trovare soluzioni comuni. Non con lo scopo di respingere ma, al contrario, per programmare gli arrivi. 2 – POLITICHE DI INTEGRAZIONE Andrebbero realizzati, (anche attraverso il sistema scolastico) corsi per stranieri per apprendere la lingua e per studiare la Costituzione e le nostre leggi, anche con esami finali che potrebbero accelerare i tempi della concessione della cittadinanza. 3 – POLITICHE A FAVORE DELLA MATERNITÀ Si tratta di una questione collaterale ma fondamentale. Il senso di perdita e di caduta del nostro mondo, che alimenta la paura dello straniero, si fonda anche su quello che è ormai un vero e proprio suicidio demografico. Al riguardo sarebbe necessario istituire una serie di misure, come per esempio: un congruo premio di maternità; prolungare i tempi del congedo parentale dividendolo obbligatoriamente a metà tra la madre e il padre (così gli uomini la smetteranno di sentirsi il “ministero degli esteri” della famiglia); infine creare una rete nazionale di asili nido completamente gratuiti, da considerare come parte del servizio scolastico nazionale (e non come puri “posteggi”). Nascerà un soggetto politico capace di prendersi cura di queste esigenze? Antonio Minaldi
July 7, 2026
Pressenza
La crociata dei coraggiosi (da tastiera)
Non sono un cittadino di nessun posto, non ho bisogno di documenti e non ho mai provato un senso di patriottismo per alcun Paese, ma sono un patriota dell’umanità nel suo complesso. Io sono un cittadino del mondo. (Charlie Chaplin) Mentre il sangue non era ancora asciutto sul selciato di Modena, Matteo Salvini — ministro delle Infrastrutture, nonché autoproclamato guardiano della purezza nazionale — era già al suo posto di combattimento: lo smartphone. Con la tempestività di un pompiere che appiccica il fuoco, il nostro eroe padano ha trasformato sette persone ferite in munizioni elettorali, lanciandosi nella sua prediletta crociata contro i “figli di” — quella categoria pericolosissima di italiani che hanno il torto imperdonabile di avere genitori nati altrove. Al suo fianco, immancabile come un’ombra in divisa, il generale Vannacci — già vice segretario leghista, studioso di battaglie combattute rigorosamente dietro una scrivania — pronto a ergere barricate verbali contro chi non rientra nei suoi canoni di italianità doc. Piccolo dettaglio che i nostri paladini sembrano aver smarrito tra un post e l’altro: El Koudri è stato bloccato da tre persone. Una italiana. Due no — almeno non di nascita. Tra questi, Osama Shalaby, 56 anni, trent’anni vissuti in Italia, che non ha ancora la cittadinanza. Quello che Salvini chiamerebbe “problema”. Quello che chiunque abbia un briciolo di decenza chiama eroe. Osama non aveva il passaporto giusto. Aveva però qualcosa che evidentemente scarseggia nei palazzi della politica: la risolutezza di gettarsi su un’auto lanciata sulla folla. Salvini e Vannacci, nel frattempo, avevano le dita sul telefono. La città di Modena è scesa in piazza contro l’odio. I suoi salvatori avevano facce, nomi e storie diverse. L’unica cosa che li univa? Essere lì, in carne e ossa, quando contava davvero — non su X alle 23:47. Aurelio Angelini
May 19, 2026
Pressenza
Protocollo d’intesa tra Sviluppo Lavoro Italia e UNICEF per l’inclusione socio-lavorativa dei minori stranieri
 Promuovere l’integrazione sociale e lavorativa dei minori stranieri non accompagnati e dei giovani migranti, attraverso percorsi che mirano a potenziare le loro competenze, accrescere l’occupabilità e sostenere il raggiungimento di una maggiore autonomia personale e professionale. È l’obiettivo del Protocollo d’intesa firmato da Paola Nicastro, Presidente e Amministratore Delegato di Sviluppo Lavoro Italia, società in house del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore dell’ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia UNICEF (ECARO). “Con questo Protocollo rafforziamo il nostro impegno per garantire a ogni ragazza e ragazzo, in particolare ai più vulnerabili come i minori stranieri non accompagnati e i giovani migranti e rifugiati, opportunità concrete per costruire il proprio futuro. L’orientamento al lavoro e lo sviluppo delle competenze rappresentano strumenti fondamentali di inclusione e autonomia. Mettere in sinergia esperienze e modelli come Skills4YOUth e gli interventi di Sviluppo Lavoro Italia significa valorizzare le potenzialità dei giovani e accompagnarli in percorsi sostenibili di crescita personale e professionale”, ha dichiarato Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore dell’ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale della risposta a favore dei minorenni migranti e rifugiati in Italia. “Continuiamo a lavorare per rafforzare le politiche di inclusione rivolte ai giovani più vulnerabili”, ha dichiarato Paola Nicastro, Presidente e Amministratore Delegato di Sviluppo Lavoro Italia. “Questo protocollo rappresenta un passo concreto verso un modello di intervento sempre più integrato, capace di mettere a sistema competenze, strumenti e reti territoriali per ampliare le opportunità di accesso al lavoro e alla formazione. L’obiettivo è accompagnare i minori stranieri non accompagnati e i giovani migranti in percorsi strutturati e personalizzati, che ne valorizzino il potenziale e ne sostengano l’autonomia. In questa prospettiva, il rafforzamento delle sinergie tra istituzioni e organizzazioni internazionali consente di rendere più efficaci e duraturi gli interventi, favorendo una reale inclusione sociale e una partecipazione attiva alla vita economica del Paese”. L’accordo si colloca nell’ambito delle azioni promosse dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, realizzate da Sviluppo Lavoro Italia, e del modello Skills4YOUth, realizzato dall’UNICEF, con l’obiettivo di rafforzare in modo integrato le opportunità di inclusione sociale e lavorativa per i minori stranieri non accompagnati e i giovani migranti. Sviluppo Lavoro Italia promuove percorsi personalizzati di inserimento socio-lavorativo attraverso servizi di presa in carico, orientamento specialistico e tirocini extracurriculari della durata di sei mesi rivolti anche ai minori stranieri non accompagnati e ai giovani migranti in transizione verso l’età adulta. Skills4YOUth è orientato allo sviluppo delle competenze trasversali e all’accompagnamento al lavoro, attraverso strumenti e percorsi formativi diffusi su tutto il territorio nazionale con il coinvolgimento della rete dell’accoglienza e degli attori istituzionali. Nell’ambito dell’intesa, Sviluppo Lavoro Italia e UNICEF promuoveranno azioni congiunte finalizzate alla diffusione delle opportunità tra i beneficiari di Skills4YOUth, alla condivisione di contenuti e materiali formativi, al rafforzamento delle competenze dei destinatari e all’ampliamento delle reti territoriali, anche attraverso momenti di confronto tecnico-operativo. Particolare attenzione sarà dedicata allo sviluppo di prassi comuni e alla valorizzazione delle buone pratiche, per rendere gli interventi sempre più efficaci, coordinati e sostenibili nel tempo, in una logica di complementarità e continuità volta a superare eventuali duplicazioni e sovrapposizioni degli interventi. UNICEF
March 23, 2026
Pressenza