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Perù: le federazioni studentesche sostengono gli studenti dell’UNU e denunciano l’uso eccessivo della forza
Le federazioni universitarie di Lima e la Federazione degli Studenti del Perù (FEP) hanno espresso un massiccio sostegno agli studenti dell’Università Nazionale di Ucayali (UNU) in seguito all’intervento della Polizia Nazionale del Perù (PNP) nel campus universitario, caratterizzato da un uso smisurato della forza. Diversi studenti hanno riportato lesioni da corpo a corpo mentre protestavano contro una seduta del Consiglio universitario convocata dal rettore Edgardo Braul, figura fortemente contestata dagli studenti. Va sottolineato che gli studenti dell’UNU stanno protestando da maggio di quest’anno per avanzare 20 richieste, tra cui: il rinnovo delle autorità, del Consiglio Universitario, dell’Assemblea Universitaria e dei Consigli di Facoltà; la convocazione immediata delle elezioni dei rappresentanti studenteschi; una maggiore trasparenza sulle risorse e denunce relative a presunti atti di corruzione all’interno dell’università (in materia di logistica, assunzioni e nomina dei docenti); la semplificazione delle procedure per il conseguimento di titoli e lauree, tra le altre cose. La dichiarazione è sostenuta da 27 federazioni di studenti universitari e associazioni studentesche nazionali, che sottolineano che «questa misura non è isolata» e presenta un carattere ricorrente; per questo motivo, esigono «le dimissioni immediate dell’attuale rettore dell’UNU». Quest’ultimo afferma quanto segue: «A nome delle organizzazioni e delle associazioni studentesche firmatarie, esprimiamo il nostro più energico rifiuto dell’intervento della Polizia Nazionale del Perù contro gli studenti e le studentesse dell’Università Nazionale di Ucayali (UNU) che esercitavano il loro legittimo diritto di protesta per esigere le dimissioni dell’attuale rettore, Edgardo Leoncio Braul Gomero, nonché migliori condizioni per lo svolgimento dei propri studi, infrastrutture, trasparenza nella gestione universitaria e una pronta attenzione alle richieste della comunità studentesca. Durante l’intervento, abbiamo segnalato la sproporzionalità della violenza esercitata dalla PNP, che ha causato gravi feriti tra studenti e lavoratori a causa dei pallini e dell’esposizione ai gas lacrimogeni. Di fronte a ciò, riteniamo il rettore responsabile della violazione dei diritti della comunità universitaria e dell’incapacità di rispondere alle giuste richieste degli studenti. Purtroppo, questa misura non è un caso isolato. L’intervento della polizia nelle università e la persecuzione degli studenti organizzati si stanno verificando con sempre maggiore frequenza. A questo proposito, l’antidemocratica Legge Universitaria n. 30220 stabilisce, all’articolo 10, che l’accesso della Polizia Nazionale e del Ministero Pubblico ai campus universitari possa essere consentito o negato solo per mandato giudiziario o su richiesta del Rettore, il quale ha il solo dovere di renderne conto al Consiglio Universitario. Di fronte a ciò, gli altri membri della comunità universitaria rischiano di subire repressioni da parte di autorità chiuse al dialogo, che ricorrono all’intimidazione nei confronti di forme di protesta legittime. Pertanto, in qualità di associazioni studentesche, esigiamo: – Le dimissioni immediate del Rettore Edgardo Leoncio Braul Gomero; esigiamo inoltre che il Congresso della Repubblica, la SUNEDU, l’ANUP e il Ministero dell’Istruzione agiscano in conformità con i propri obblighi legali e politici, rivolgendo la propria attenzione a Ucayali. – Un’indagine obiettiva e indipendente sulle azioni delle forze dell’ordine e sulle decisioni che hanno portato all’intervento all’interno del campus universitario e sulle relative conseguenze, con l’attribuzione delle relative responsabilità. – L’intervento immediato del Ministero Pubblico, attraverso le Procura per la Prevenzione del Reato e le Procura Penali di turno, in collaborazione con il Difensore Civico, per garantire la tutela dell’intera comunità universitaria, la cessazione immediata della criminalizzazione del diritto di protesta e l’archiviazione definitiva di qualsiasi procedimento disciplinare o fascicolo penale istruito contro gli studenti. – La cessazione delle vessazioni e delle ritorsioni nei confronti degli studenti e delle studentesse che hanno partecipato alle proteste e alle azioni di lotta svolte da maggio ad oggi. – L’avvio di un processo di dialogo e di risoluzione delle rivendicazioni della comunità universitaria, alle condizioni concordate dalle parti per contrastare il dispotismo delle autorità universitarie corrotte. Lanciamo un appello all’unità tripartita dell’Università Nazionale di Ucayali e alla resistenza congiunta di tutte le forze democratiche – studenti, lavoratori e docenti – per difendere l’università e sottrarla alle mani di autorità corrotte e nefaste che, purtroppo, in questo momento saccheggiano e profanano il nome di tale istituzione accademica. Oggi, la difesa dell’UNU ha bisogno dell’unità dei suoi difensori. Oggi, più che mai, la forza tripartita di studenti, lavoratori e docenti ha il compito storico di recuperare i valori e i principi che hanno portato alla creazione dell’università. Sta a loro portare a termine questo compito storico, difendere l’università e lottare affinché essa sia, ora e sempre, un’università nazionale, scientifica e democratica, al servizio del popolo. Allo stesso modo, invitiamo le organizzazioni sociali per i diritti umani, popolari, ambientaliste, femministe, locali e della società civile di Ucayali a sostenere la legittima lotta dei nostri compagni dell’UNU e a non lasciarli soli in questa battaglia che stanno intraprendendo. Chiediamo inoltre a tutto il popolo peruviano di denunciare questi atti che criminalizzano il diritto di protesta. Noi studenti non rappresentiamo un pericolo, né tantomeno la forza della mobilitazione può essere paragonata alla forza repressiva e letale dello Stato. Segnaliamo con preoccupazione l’impunità con cui la PNP ricorre a un uso sproporzionato della violenza. Pertanto, riteniamo le autorità competenti responsabili della minaccia imminente al benessere degli studenti rappresentata da questi atti. Redacción Perú
July 9, 2026
Pressenza
Starmer e soci, la peggiore politica possibile
Con le dimissioni di Starmer si certifica lo stato comatoso della “democrazia liberale anglosassone”, che già era uscita massacrata dall’arrivo di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Il sesto premier dimissionario in soli dieci anni sta ad indicare che l’instabilità è il segno distintivo di questa lunga fase storica. […] L'articolo Starmer e soci, la peggiore politica possibile su Contropiano.
June 23, 2026
Contropiano
Perù: la stampa alternativa viene criminalizzata
Nel contesto di polarizzazione che sta vivendo il Paese a causa dello spoglio elettorale, domenica scorsa il programma televisivo “Cuarto Poder” ha mandato in onda un servizio intitolato “I volti che cercano lo scontro nelle strade”, identificando tra i presunti “istigatori” Pável Yábar, giornalista della stampa alternativa e direttore del canale digitale Yachay Wasy. Al di là del tono “conflittuale” del servizio stesso, questo evidenzia un approccio di parte perché, oltre a definirlo “istigatore”, collega Yábar all’“attacco a un mezzo di comunicazione” e lo colloca accanto ad “attivisti e organizzazioni legate a settori radicali come il Movadef” (Movimento per l’Amnistia e i Diritti Fondamentali), braccio politico di Sendero Luminoso. Il giornalista Pável Yábar, una volta venuto a conoscenza del servizio, ha riferito che il 13 giugno è stato aggredito e rapito con presunte finalità di intimidazione politica nel distretto di Los Olivos, nella città di Lima. Gli sono stati sottratti i suoi effetti personali, gli sono stati svuotati i conti bancari e hanno avuto accesso alle informazioni contenute nel suo cellulare. «Mi hanno chiesto per chi avessi votato e mi hanno detto: “Perché non accettate che abbia vinto Keiko?”». Il giornalista ha sporto denuncia presso la stazione di polizia di Sol de Oro. Pável Yábar ha ricevuto oggi numerose manifestazioni di solidarietà e il sostegno dell’Associazione Nazionale dei Giornalisti (ANP), che chiede un’indagine indipendente per fare chiarezza su possibili ritorsioni contro i giornalisti a causa della loro linea editoriale. LA VOCE DI CHI NON HA VOCE La stampa alternativa svolge un ruolo determinante nel processo elettorale e nelle varie manifestazioni che la popolazione organizza spontaneamente. È la voce di chi non ha voce, si mantiene al margine dei grandi gruppi commerciali e documenta i vari fatti di cronaca con uno stile diretto e critico, utilizzando canali digitali che democratizzano l’informazione. In Perù, la stampa alternativa si è espansa a partire dal 2021 (durante il governo di Pedro Castillo), ma affonda le sue radici nei giornali regionali (che davano visibilità alla realtà delle zone emarginate) e si è poi diffusa con il boom dei social network a partire dal 2015. A livello mondiale, affonda le sue radici nelle realtà universitarie, dove vengono promosse unità di ricerca giornalistica di stampo alternativo e critico. Oggi, in un Perù caratterizzato da un’elevata concentrazione dei mass media, la stampa alternativa rappresenta un’importante opzione informativa per la popolazione, che cerca notizie diverse da quelle fornite dai media tradizionali, i quali, in molti casi, riportano in modo omologato lo stesso contenuto informativo. Tuttavia, la stigmatizzazione del lavoro della stampa alternativa è un rischio latente, soprattutto in un paese in cui, dall’inizio dell’anno, si sono registrati 140 attacchi a giornalisti e mezzi di comunicazione. Redacción Perú
June 17, 2026
Pressenza
Lezioni da Bologna. Venerdi assemblea in piazza con Contropiano
Se vuoi la pace combatti la guerra. Come Redazione di Contropiano, proponiamo la costruzione di un’assemblea in Piazza Nettuno a Bologna di fronte al Sacrario dei Partigiani per venerdì 8 maggio alle ore 18.00 che dia voce e continui ad amplificare la profonda avversione alla guerra ed alle politiche belliciste. […] L'articolo Lezioni da Bologna. Venerdi assemblea in piazza con Contropiano su Contropiano.
May 5, 2026
Contropiano
Criminalizzazione delle nuove generazioni e leva militare volontaria
Assistiamo con sospetto e preoccupazione al processo in corso di criminalizzazione delle giovani e dei giovani. Parallelamente alla svolta repressiva rappresentata dai decreti sicurezza che hanno aumentato “i crimini” (blocco stradale, occupazioni, manifestazioni sociali, forme di resistenza passiva) la repressione entra nelle scuole camuffandosi per prevenzione. Le continue denunce che come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università pubblichiamo, relative all’ingresso delle forze dell’ordine e delle forze armate nelle scuole, mostrano un volto intimidatorio e punitivo che poco ha a che fare con il mondo dell’istruzione e della formazione.  A fine febbraio abbiamo letto dell’inedito procedimento aperto nei confronti di una studentessa del Liceo “Machiavelli-Capponi”, segnalata dalla Questura di Firenze alla Procura dei minori e da questa ai servizi sociali solo perché l’8 novembre 2025 partecipava a un sit-in in Piazza Duomo a Firenze. Lei si chiama Haji ed era nella decina di studenti e studentesse del collettivo scolastico a sostegno dei lavoratori della stireria L’Alba di Montemurlo, in sciopero da settembre. Lo sciopero in forma pacifica si teneva proprio davanti alle porte del negozio di un importante brand italiano di moda per chiedere che partecipasse al tavolo sindacale in quanto committente della stireria e quindi, per legge, responsabile delle condizioni dei lavoratori. Haji è italiana e i suoi genitori immigrati dal Marocco hanno ottenuto anch’essi la cittadinanza italiana. Questa segnalazione ai servizi sociali sembra essere, appunto, un atto intimidatorio e repressivo. Infatti durante l’incontro tra lei, i suoi genitori e gli assistenti sociali le è stato intimato di non partecipare ad altre manifestazioni perché comporterebbe gravi conseguenze.  Possiamo ritenere che Haji si stia formando alla politica dal basso, partecipando con i collettivi studenteschi agli scioperi e alle proteste delle operaie e degli operai del distretto industriale pratese. Per questo consideriamo la reazione delle autorità preposte un’azione intimidatoria, denigrante e criminalizzante verso la coscienza politica della diciassettenne e le seconde generazioni in generale. All’esatto opposto ci troviamo noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che consideriamo la partecipazione politica attiva un diritto fondamentale e un merito, tutt’altro che un tratto deviante!  Non siamo in linea con la tendenza comune a parlare dei/delle giovani in termini negativi, e poi se leggiamo le evidenze dell’ultimo report dell’associazione Antigone (a p. 10) troviamo che: «I minori stranieri complessivamente in carico al servizio sociale della giustizia, di cui una gran parte per violazioni di ben ridotta gravità, costituiscono lo 0,52% del totale dei minori stranieri residenti in Italia» e (a p. 2) «I dati sono sempre di difficile lettura e non vogliamo piegarci a semplificazioni. Tuttavia, sembrerebbe plasticamente evidente come l’esplosione dei numeri nelle carceri minorili, e non solo, sia dovuta all’esplosione della reazione penale introdotta con le nuove norme e non come si dice troppo frettolosamente a un progressivo aumento della criminalità». E ancora (a p. 3) «L’azione legislativa inaugurata con il recente decreto Sicurezza 2026, si pone in perfetta continuità con un programma politico volto a ridefinire i confini del controllo sociale in Italia. Legittimato da una narrazione pubblica che, strumentalizzando isolati fatti di cronaca ed esasperando i minimi disordini a margine di ampie manifestazioni democratiche, ha costruito l’alibi per un nuovo intervento normativo che fomenta quel concetto di sicurezza: non orientato ad una sicurezza sociale e dei diritti ma come mero strumento giustificativo al potere punitivo. Molte delle norme colpiscono i giovani in quanto sono coloro in prima linea nelle proteste». In altre parole, questo governo sta agendo una stretta mortale sul corpo giovane della popolazione, con una mano aumenta le fattispecie di reato e con l’altra rafforza i controlli sul territorio. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara hanno fissato in una direttiva la possibilità, per i dirigenti scolastici in accordo con i prefetti, di richiedere un controllo a sorpresa con i metal detector e con unità cinofile all’ingresso delle scuole. E così sono partiti i controlli in alcuni istituti campani (e non solo): le forze dell’ordine accolgono le studentesse e gli studenti con cani poliziotto e metal detector con plausi dei dirigenti (vd. il caso della scuola Marie Curie e la dirigente scolastica Valeria Pirone). Interessante come il Corriere della Sera nell’articolo Napoli metal detector a scuola sottolinei che il problema della criminalità sia trasversale a tutte le classi sociali denunciando così un fenomeno generazionale, giovanile appunto. Queste politiche repressive e di controllo degli spazi scolastici e pubblici contribuiscono alla creazione di un clima di crisi, di insicurezza, di emergenza permanente e strutturale, per dirla con le parole del ministro Guido Crosetto, totalmente strumentale alle politiche di propaganda della cultura securitaria e della difesa. In vista della nuova leva militare volontaria, che il ministro della Difesa annuncerà presto per l’Italia, come Osservatorio pensiamo che questa massiccia criminalizzazione mediatica delle fasce giovanili sia funzionale a indirizzare in senso favorevole l’opinione pubblica verso delle soluzioni rigide di rieducazione delle ragazze e dei ragazzi. Con l’obiettivo dichiarato di reintegrarli nel corpo fattivo della nazione, dare loro un futuro e usare al meglio le loro potenzialità verrà proposto un qualche tipo di arruolamento di massa, con dei bonus, vantaggi e benefits, tipo attestati e crediti nel curriculum. Come hanno scritto i Sudd Cobas Prato Firenze «C’è un filo nero che unisce la storia di Haji con la schedatura degli studenti palestinesi o la proposta di Fratelli d’Italia a Bagno a Ripoli di schedare i docenti di sinistra e antifascisti – o il sistema dei controlli fuori dalle scuole, aggiungiamo noi -. Ma c’è anche un filo rosso che tesse trame solidali di un’alternativa, e che unisce già studentesse, docenti di un liceo e operai. Finché continueremo a tesserlo, non passeranno». Roberta Leoni e Maria Pastore, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La Cassazione smonta il teorema giudiziario contro Mohammed Hannoun e i palestinesi in Italia
La Corte di Cassazione ha annullato le ordinanze del Tribunale del Riesame che avevano confermato gli arresti del gip del tribunale di Genova nei confronti del presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji, in carcere con l’accusa di avere finanziato Hamas. La […] L'articolo La Cassazione smonta il teorema giudiziario contro Mohammed Hannoun e i palestinesi in Italia su Contropiano.
April 9, 2026
Contropiano
L’8 aprile la Cassazione discute sui palestinesi arrestati in Italia
L’udienza davanti alla Corte di Cassazione per i palestinesi dell’Associazione Palestinesi in Italia e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il popolo palestinese, è stata fissata per mercoledì 8 aprile. Tra gli arrestati il più noto è Mohammed Hannoun da tempo al centro di una campagna di criminalizzazione portata avanti dagli […] L'articolo L’8 aprile la Cassazione discute sui palestinesi arrestati in Italia su Contropiano.
March 17, 2026
Contropiano
Criminalizzare la solidarietà con la Palestina: il vero significato del DDL Antisemitismo approvato al Senato
Il Senato della Repubblica ha approvato il cosiddetto DDL sull’antisemitismo, un provvedimento che solleva interrogativi profondi e inquietanti sul futuro della libertà di espressione e del dibattito democratico nel nostro Paese. Il testo si fonda sulla controversa definizione proposta dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), una formulazione che da anni è […] L'articolo Criminalizzare la solidarietà con la Palestina: il vero significato del DDL Antisemitismo approvato al Senato su Contropiano.
March 10, 2026
Contropiano