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A fianco dell’amico e compagno Luciano Vasapollo
Come già avvenuto nell’autunno del 2024, il mio caro amico e compagno Luciano Vasapollo sta subendo una selvaggia aggressione di squadrismo mediatico da parte di giornalisti e politicanti della destra liberalfascista. Questi squallidi cacciatori di streghe si sono di nuovo scatenati contro di lui dopo il rapimento terroristico di Nicolas […] L'articolo A fianco dell’amico e compagno Luciano Vasapollo su Contropiano.
Stanno cercando di eliminare il movimento di solidarietà con la Palestina?
Edward Lorenz sosteneva che il battito delle ali di una farfalla in Brasile poteva scatenare un tornado nel Texas. Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni è il tentativo, con molte meno suggestioni scientifiche e decisamente forzato, di strumentalizzare una strage di civili di religione ebraica avvenuta all’altro capo del mondo – […] L'articolo Stanno cercando di eliminare il movimento di solidarietà con la Palestina? su Contropiano.
Italia, lo spazio civico sotto pressione: quando la sicurezza diventa repressione
Il declassamento dell’Italia a paese con “spazio civico ostruito” nel rapporto Power Under Attack 2025 del Civicus Monitor non è un fulmine a ciel sereno, ma il punto di arrivo di un processo lungo e ormai strutturale. Secondo l’osservatorio internazionale, che analizza lo stato delle libertà fondamentali in 197 paesi, […] L'articolo Italia, lo spazio civico sotto pressione: quando la sicurezza diventa repressione su Contropiano.
Ddl Delrio, o come liberare le piazze dalla solidarietà e spalancarle alle destre reazionaria
Nella vicenda del ddl Delrio, qualcosa sembra essere andato molto storto, considerato il fatto che quello che veniva passato come un doveroso e insindacabile contributo alla lotta all’antisemitismo sta sollevando proteste accese anche in buona parte dell’area progressista di cui l’operazione voleva captare il sostegno. L’avanzata sul ddl Delrio rientrava nell’operazione generale “tutti a casa”, che era scattata subito dopo la “pax trumpiana” da una parte di liberali e progressisti. Si trattava di rispondere alla grande ondata di partecipazione intorno alla Flotilla, che rischiava di produrre una forte politicizzazione dell’intero campo politico, dividendolo senza mediazioni tra sostenitori delle destre globali, della destrutturazione del diritto internazionale e dell’imporsi della logica della pura forza e, in generale, del “contraccolpo” autoritario da un lato, e dall’altro una grande mobilitazione contro la deriva genocidaria delle democrazie occidentali. Le piazze di solidarietà alla Palestina e alla Flotilla hanno fatto emergere in modo molto netto la possibilità di una politicizzazione ampia, che, mantenendo al centro la denuncia del genocidio, dell’occupazione e dell’apartheid in Israele, sta costruendo intorno alla solidarietà con la Palestina l’espressione di una domanda profonda di giustizia globale, in cui confluisce l’esperienza dei grandi movimenti globali di questi anni, cresciuti nel segno delle lotte femministe ed ecologiste, nonché delle mobilitazioni antirazziste, antisovraniste, di difesa e radicalizzazione della democrazia che mettono al centro la questione della resistenza alle destre mondiali, alla decostruzione nazionalista di ogni regola sovranazionale, alla mobilitazione continua verso lo “scontro di civiltà” all’interno e all’esterno degli Stati nazionali. Per la “Palestina globale”, per la giustizia internazionale, per le lotte antiautoritarie, per la trasformazione ecologica e femminista, contro le dimensioni intersezionali, di classe, di razza e di genere dell’oppressione e dello sfruttamento; oppure, dall’altro lato, per l’Occidente fortezza in guerra permanente contro il resto del mondo, per il contraccolpo reazionario volto a ristabilire le gerarchie sociali minacciate, per i nuovi nazionalismi e la difesa dei confini contro le migrazioni. > Quelle giornate avevano mostrato plasticamente che il conflitto decisivo si > collocava lungo questa grande ridefinizione sovranazionale del classico > “socialismo o barbarie”, nel segno della partecipazione diretta e della > consapevolezza precisa, ormai definitivamente maturata, della fine delle > mediazioni tradizionali. L’apertura di una simile faglia di politicizzazione è però l’incubo dei “liberali”, dei “moderati”, o di come vogliamo chiamare tutti quelli che, nel momento in cui la resistenza alle destre mondiali mette in gioco anche la lotta al privilegio e l’antiautoritarismo coinvolge anche la lotta alle gerarchie sociali che strutturano le democrazie “liberali”, smettono puntualmente di giocare. Per tutti questi, una politicizzazione radicale della giustizia globale e della questione democratica come quella di cui in quelle strade si è vista la possibilità è la peggiore sciagura possibile, poiché hanno bisogno, al contrario, di un clima di assopimento generale dei rapporti politici e sociali, in cui continuare a far passare la loro sciagurata e catastrofica linea di normalizzazione e integrazione delle estreme destre e del loro discorso nazionalista nella conservazione degli equilibri del presente.  Così, i “liberal-progressisti timidi” hanno provato a correre ai ripari, cercando di rimettere su un discorso “sul progresso moderato nei limiti della legge”, avrebbe detto quel genio di Jaroslav Hašek, fatto di condanna degli “eccessi” delle destre israeliane, ma di continuità delle relazioni con lo Stato canaglia, di ribadito silenzio su occupazione e apartheid e, quel che conta, della riaffermazione decisa della possibilità di essere “democratici” e “distinti” dalle destre globali, soffocando al tempo stesso però qualsiasi posizione radicale sulla crisi delle democrazie occidentali. In questo quadro, quindi, si è avuto l’attacco ai movimenti studenteschi con l’allineamento sostanziale alla destra sulla critica di boicottaggi e contestazioni, con l’uso ad hoc del “caso Fiano”, il passaggio dalle cittadinanze onorarie ad Albanese alla sua descrizione come estremista infrequentabile e, in generale, la presentazione del movimento di solidarietà con la Palestina come motore di antisemitismo e fondamentalismo, nonostante l’apparenza umanitaria e civile. L’operazione Delrio sarebbe stata il coronamento del “tutti a casa”: la lotta alle università, ai movimenti, a tutto il discorso critico post e decoloniale su Israele e sulle politiche occidentali sarebbe stata certificata come antisemitismo, per via dell’“antisionismo”. È questo, infatti, il senso dell’equiparazione fra antisemitismo e antisionismo: trasformare in antisemitismo la critica a Israele in quanto Stato coloniale e, al tempo stesso, coinvolgere nell’antisemitismo l’intero movimento di critica decoloniale e postcoloniale. Israele–Occidente sono un blocco compatto, di cui è vietato ricordare la matrice coloniale. Così però tutto diventa chiaro: l’equiparazione tra antisionismo e antisemitismo non è altro che un passo necessario della costruzione dell’Occidente nello “scontro di civiltà”. Ma è un passo che ha svelato il gioco: ha fatto vedere con chiarezza che la critica al movimento globale di solidarietà con la Palestina implica il sostanziale allineamento con le destre globali; non c’è ormai una terza collocazione sostenibile. > L’attacco a quel movimento come antisemita comporta l’occultamento > dell’antisemitismo delle destre estreme occidentali di governo e alleate di > Israele. Antisemita, ora, è chi lotta contro il razzismo e l’islamofobia; > nazionalisti, razzisti e islamofobi stanno difendendo l’Occidente in guerra, e > il loro antisemitismo storico è completamente cancellato dal regime di guerra. Criminalizzare come antisemita il movimento per la Palestina e la giustizia globale e invitare al “tutti a casa” rispetto alla politicizzazione radicale in corso significa allinearsi perfettamente alla strategia delle nuove destre, ripulirle della loro storia, normalizzarle definitivamente e lasciare il campo al neoautoritarismo. Il “cortocircuito Delrio” riporta allora la questione ai suoi termini di base: o partecipare al movimento globale di radicalizzazione democratica sorto intorno alla Palestina globale e spingerlo sempre più ad allargarsi alla contestazione del regime di guerra globale — insomma verso una nuova “generazione Vietnam”, se siete boomer, o verso una generazione “pirati dal Cappello di paglia”, se siete GenZ, ditelo come vi pare — oppure schierarsi, in modo più o meno subalterno, con le forze del contraccolpo reazionario. Il Partito del Progresso Moderato nei Limiti della Legge non è cosa per i tempi della crisi permanente delle mediazioni, diventata essa stessa modalità di governo. E chi prova ancora a spacciarsi per “moderato” e a raffigurare come fondamentalista o antisemita la produzione di anticorpi contro la crisi genocidaria comincia a essere subito identificato come un reazionario camuffato, anche da quelli che vorrebbe “riportare a casa”. Da questa polarizzazione, probabilmente, non si ritorna: dobbiamo lavorare, e molto, per farle dare i migliori frutti di approfondimento e radicalizzazione democratica, e spazzare via il contraccolpo. La copertina è di Patrizia Coluccia Francesco Pierantoni (Wikimedia) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Ddl Delrio, o come liberare le piazze dalla solidarietà e spalancarle alle destre reazionaria proviene da DINAMOpress.
C’è una opposizione vera nel paese. No alla criminalizzazione delle mobilitazioni
E’ evidente quanto sfacciato il tentativo degli apparati del governo, dei mass media “a servizio” e delle stesse forze di opposizione, di oscurare due grandi giornate di mobilitazione popolare nelle piazze delle città italiane con lo sciopero del 28 novembre e a Roma con la grande manifestazione del giorno dopo, […] L'articolo C’è una opposizione vera nel paese. No alla criminalizzazione delle mobilitazioni su Contropiano.
Convegno | Anni di guerra: menzogne, verità, scintille – di Effimera
Effimera.org organizza per il 15 novembre 2025, al C.S. Cantiere a Milano, Viale Monterosa, 84, un convegno dal titolo: ANNI DI GUERRA: MENZOGNE, VERITÀ, SCINTILLE. L’incontro si terrà a partire dalle 10 sino alle 19. Pubblichiamo il documento di indizione che illustra i temi che verranno trattati e i nomi dei relatori e delle [...]
Gran Bretagna. Decine di attivisti per la Palestina arrestati alla conferenza del Partito Laburista
La polizia di Liverpool ha arrestato decine di manifestanti fuori dalla conferenza del Partito Laburista in corso nella città portuale britannica dopo che gli attivisti hanno organizzato un sit-in contro la messa fuorilegge del movimento Palestine Action. Un centinaio di persone si sono radunate domenica con cartelli che dichiaravano: “Mi […] L'articolo Gran Bretagna. Decine di attivisti per la Palestina arrestati alla conferenza del Partito Laburista su Contropiano.
Il disumano Regolamento sui Rimpatri deve essere rigettato
L’11 marzo 2025 la Commissione Europea ha presentato una nuova proposta di Regolamento sui Rimpatri, destinata a sostituire l’attuale Direttiva Rimpatri. Dietro un titolo apparentemente tecnico, la proposta introduce misure coercitive e lesive dei diritti fondamentali, con l’obiettivo dichiarato di aumentare i tassi di espulsione. Invece di investire in protezione, accoglienza, sanità e istruzione, il testo punta su detenzione, deportazioni e strumenti punitivi. Le oltre 200 organizzazioni firmatarie del documento congiunto denunciano un vero e proprio cambio di paradigma nelle politiche migratorie europee: i movimenti delle persone vengono trattati come una minaccia, giustificando deroghe alle garanzie fondamentali. L’approccio dominante diventa così la criminalizzazione, la sorveglianza e la discriminazione, anziché l’inclusione sociale, i percorsi sicuri e regolari di ingresso e i permessi di soggiorno basati sui diritti. Come organizzazioni firmatarie contestiamo la proposta su più fronti: * Deportazioni verso Paesi senza legami personali: il testo prevede la possibilità di espellere persone in Stati terzi con cui non hanno alcuna connessione, introducendo anche centri di rimpatrio offshore simili a strutture detentive. * Sorveglianza e rilevamento forzato: gli Stati sarebbero obbligati a rafforzare controlli e identificazioni, con il rischio di alimentare pratiche di profilazione razziale. * Espansione della detenzione: la durata massima verrebbe estesa fino a 24 mesi, con nuove categorie di persone detenibili, inclusi minori e soggetti vulnerabili. * Misure punitive e coercitive: pesanti sanzioni, restrizioni e limitazioni dei diritti per chi non riesce a collaborare al rimpatrio, anche in situazioni indipendenti dalla propria volontà (ad esempio in caso di apolidia). * Erosione dei diritti di ricorso: la sospensione automatica delle espulsioni durante un appello verrebbe rimossa, rendendo più difficile ottenere tutela giudiziaria. * Sorveglianza digitale: ampliamento della raccolta e condivisione di dati personali, fino all’uso di tecnologie invasive come il tracciamento GPS. Il regolamento produrrebbe solo un aumento delle persone spinte nell’irregolarità e nella marginalità, privandole di diritti fondamentali come l’accesso alla salute, alla casa o al lavoro dignitoso. Invece di consolidare un sistema basato su punizione e esclusione, si chiede all’UE di ritirare la proposta e orientare le politiche verso la sicurezza, la protezione e l’inclusione sociale. L’Unione Europea deve smettere di alimentare sentimenti razzisti e interessi economici legati ai sistemi di detenzione e di sorveglianza. È tempo di tornare a investire in comunità forti, dignità e diritti per tutti, indipendentemente dallo status. “In un momento in cui le politiche di esclusione avanzano, chiediamo un rinnovato impegno verso la solidarietà e i diritti umani. La sicurezza non può fondarsi sulla paura e sulla discriminazione, ma solo sull’inclusione, il rispetto e le pari opportunità” afferma Giovanna Cavallo, coordinatrice del Forum e della Road Map per il Diritto D’Asilo e la Libertà di Movimento. Invitiamo le istituzioni europee e gli stati membri a reindirizzare risorse e attenzione verso politiche che rafforzino la coesione sociale e la giustizia. CALL TO ACTION: firma l’appello accedendo al FORM ONLINE e segnala la tua adesione alla Road Map italiana a forum4maggio@gmail.com Forum per cambiare l’ordine delle cose Redazione Italia
Politiche abitative pubbliche: nemmeno questa è la volta buona
Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei Deputati ed esponente di Fratelli d’Italia, con un editoriale sulla pagina romana de Il Tempo decide di attaccare frontalmente quelli che definisce “fantomatici Movimenti per il Diritto all’Abitare”. Agitando accuse infamanti (e non comprovate in alcuna sede), Rampelli cavalca il vecchio adagio di far […] L'articolo Politiche abitative pubbliche: nemmeno questa è la volta buona su Contropiano.
Londra. Arrestati 41 sostenitori di Palestine Action
La polizia britannica ha arrestato a Londra 41 attivisti di Palestine Action, che stavano manifestando fuori dal Parlamento. Il gruppo di attivisti solidali con il popolo palestinese è stato definito come dalle autorità lo scorso 2 luglio come “organizzazione terroristica nel Regno Unito”, dopo che alcuni attivisti avevano fatto irruzione […] L'articolo Londra. Arrestati 41 sostenitori di Palestine Action su Contropiano.