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Al Centro Malaguzzi di Reggio Emilia: esercito israeliano, principessa del Galles e parmigiano
La segnalazione all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università relativa a diversi post pubblicati sulla sua pagina Facebook dall’antropologo e attivista Cosimo Pederzoli, ci porta a Reggio Emilia. Il problema, oggetto dell’invio, me lo spiega Pederzoli stesso, in risposta a una e-mail in cui gli chiedo approfondimenti. Riporto le sue parole: > «In sintesi la questione è la seguente: quali rapporti ha ReggioChildren > Srl con istituti e insegnanti pro-Israele? In che modo vengono organizzate > queste relazioni? Ovviamente, il giudizio non è rivolto a scuole ebraiche in > quanto tali ma al coinvolgimento in attività di supporto all’esercito. Il mio > focus è stato diretto, negli ultimi due anni, verso il network “Narea”, ossia > il North American Reggio Emilia Alliance. > La rete delle scuole, ma anche di organizzazioni più ampie, che si ispira al > Reggio Approach e che si forma a Reggio Emilia, ospiti al Centro > Internazionale Loris Malaguzzi, sotto forma di “Study Groups”, facendo > ufficialmente parte del “Reggio Children International Network” (creato nel > 2006). All’interno di questo Network ci sono, prima e dopo il 7 > ottobre, scuole ebraiche statunitensi molto attive nella propaganda > pro-israeliana, a volte schierate direttamente con l’IDF. > Avevo già fatto notare l’anno scorso le stesse dinamiche, venne sospesa una > collaborazione (solo perché a ridosso della visita in città dell’Albanese, la > mia segnalazione era precedentemente caduta nel vuoto 6 mesi prima). [ndr: qui > i link agli articoli di allora RaiNews, Il Resto del Carlino, Reggionline]» Sembra, ad un certo punto, che da Reggio Children arrivi una tenue smentita, soprattutto in relazione alla vendita del marchio alle scuole israeliane, eppure Pederzoli segnala nuovamente alcune foto sulla sua pagina che documentano la presenza di soldati israeliani a Reggio. Continua il giornalista: «Ho svolto poi una ricerca per capire se la “revisione delle collaborazioni” che era stata promessa fosse avvenuta ma è emerso che all’interno del “Reggio Children International Network“, proprio nello Study Group Narea, sono presenti scuole americane ebraiche che continuano a sponsorizzare Israele e l’IDF. Questi istituti comprendono la fascia early childhood / superiori, quindi la foto [nota mia: con due ragazzine di età superiore alla fascia 0/6]che ho pubblicato è stata scattata recentemente in una di queste scuole facenti parte del network Reggio Children». Pederzoli, impegnato in vari campi (i senza fissa dimora; i minori non accompagnati; le situazioni di sfruttamento del lavoro; il genocidio in Palestina), sottolinea la disattenzione della sinistra – in una città e in una regione storicamente legate alla sinistra storica – verso i temi che stanno al cuore del suo lavoro e nello specifico per il caso riguardante il fiore all’occhiello dell’Amministrazione Comunale, le scuole Reggio Children 0/6, compromesse con le quelle israeliane. Aggiunge che la pubblicazione sul nostro sito lo farà sentire meno solo in una città e in una regione sempre più indifferenti, a quanto pare anche nel partito Sinistra Italiana, in cui ha militato negli ultimi anni. Certamente criticare Reggio Children non torna facile, così come denunciare le complicità con lo Stato di Israele in Italia, e in Emilia in particolare. La sinistra, il Pd in particolar modo, si muove con molta ambiguità rispetto al genocidio in atto e alla questione riguardante la diade culturale e storica sionismo-semitismo, e il prefisso anti (si veda qui la proposta di decreto Romeo e Del Rio sulla prevenzione delle forme di opposizione allo stato di Israele di taglio antisemita). Provo a curiosare sul sito Reggio Emilia Approach. Si può trovare accesso alle informazioni sulle scuole, sulla filosofia dell’approccio educativo, sulle occasioni formative, sulla documentazione delle attività, sull’elenco delle pubblicazioni. C’è un ma: tutto si vende e tutto si compra, se non ci si iscrive ufficialmente non si vedono e non si ricevono i materiali informativi. Ho visitato – quando dirigevo, in un Istituto Comprensivo di Roma, anche la scuola dell’infanzia statale, il Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio, aperto nel 2006, intitolato al maestro e pedagogista che ha ispirato con le sue idee – e creato – quello che oggi sono le scuole 0/6, contribuendo alla fama internazionale). Ne ricavai un forte impatto: struttura e idee-guida pedagogiche e didattiche degli atelier, cura degli spazi, quantità di materiali, tutto era effettivamente impressionante, i 100 linguaggi c’erano tutti. Ma provai anche il retrogusto che viene quando quel che vedi è troppo luccicante, ti sa di un po’ fasullo e, se poi si rivela autentico, troppo gridato e soprattutto profondamente ingiusto. Nella nostra scuola di periferia cercavamo di essere all’altezza dei bisogni di una zona popolare, dei molto minori non italiani, con i pochi mezzi a nostra disposizione, in locali squallidi che le maestre inventavano con fantasia e professionalità, perché la bellezza e la cura sono importanti quanto una buona pedagogia (anche le parole-chiave di Malaguzzi erano relazione, bambini, luoghi). Oggi, per approfondire lo sfondo relativo alla segnalazione di Cosimo Perdezoli, entro virtualmente in una delle loro scuole, l’istituto Diana. A ridosso di un parco pubblico, è un edificio magnifico: intorno a una piazza centrale si posizionano le aule, le pareti riproducono immagini favolose, le vetrate aggettano su due giardini. Apro la Carta dei Servizi, 83 pagine in cui tutto, ma proprio tutto, sembra spiegato, anche se non trovo quel che mi piacerebbe sapere alla voce valutazione della qualità del servizio, soprattutto dei percorsi educativi. Forse dovrei iscrivermi – pagando – a qualche a pista offerta dal sito ufficiale o dal Centro Malaguzzi (vedi qui). Una maestra di Reggio ben informata mi fa notare che anche queste scuole, come del resto la maggior parte dei nidi, dei gradi infanzia e primaria, sono tenute in piedi dal lavoro di maestre, di donne, sia nelle attività di aula che in quelle organizzative. Così, cercando ancora, incrocio il nome di Loretta Giaroni, comunista, moglie di un partigiano, figura importante dell’Unione Donne Italiane (UDI). Oggi, a circa tre anni dalla sua morte, le è stato dedicato un archivio contenente le sue carte, i suoi lavori, le riflessioni e i resoconti degli incontri (vedi qui). Ma, come icona della Reggio Children, non fa testo e non può competere con Malaguzzi. Maestre, donne, nate in famiglie umili che hanno studiato spesso da autodidatte, hanno lavorato senza troppa risonanza e costruito quel che ora vediamo sotto le pagliuzze luccicanti. È un aspetto della storia della scuola democratica in Italia che non fu un’impresa solo di grandi Maestri (da Milani, a Ciari, a Dolci, a Rodari, a Malaguzzi, ecc) ma di donne di poca istruzione e di grandi capacità, soprattutto nella lettura socio-politica dei territori in cui lavoravano e vivevano. Chi oggi dirige Reggio Children non bada a spese (anche perché sostenute dal Comune di Reggio che firma le convenzioni con le cooperative che costituisco il sistema integrato pubblico-privato). Così la macchina pubblicitaria non si ferma. Nei giorni scorsi è andata in visita anche la principessa del Galles, Catherine Middleton, moglie di William primogenito di Carlo III e di Diana Spencer. La missione era volta a rendere più performativa l’offerta Centro per la Prima Infanzia Royal Fundation (vedi qui). Gli scopi della fondazione inglese consistono nel prestare un aiuto nei percorsi di crescita ai minori di famiglie svantaggiate perché si sa, è scientificamente provato (leggo dal sito inglese), che i primi 6 anni di vita decidono del futuro. Lo sa anche l’INVALSI che su questa fascia di età investe nelle sue ricerche sulle soft skills… I cui obiettivi sono più chiari se esploriamo le pagine della rivista on line ROARS: è il mercato (anche militare…) bellezza!. Nel caso dell’istituzione della principessa Kate i denari li mette la corte, il suo patrimonio famigliare, altre istituzioni private: un caso di sgocciolamento verso il basso della ricchezza? La classica carità e generosità dei grandi filantropi. Sempre per non farsi incantare da tanto luccicare di cristalli aggiungo due annotazioni. Alcune insegnanti di Reggio Children hanno confidato alla mia informatrice, maestra e sindacalista, quanto sia forte la pressione su di loro di tutta questa fama. Registrazioni, video, report, visite illustri, incontri di formazione a tamburo battente, riunioni, il carico e l’ansia di prestazione possono sembrare l’anticamera del burnout. Ma nessuna paura, sempre sulla carta dei servizi della scuola Diana, leggo che il personale viene fatto girare per una sana alternanza dei ruoli e delle relazioni: non so bene cosa voglia dire. A seguire ascolto anche lo sconforto con cui la mia amica racconta lo stato deplorevole in cui versano le scuole d’infanzia e primarie statali a Reggio, dagli edifici alle mense. Del resto, in un plesso nella periferia della città che conosco per esserci stata diverse volte a incontrare, su tematiche educative e politiche, insegnanti e genitori, le classi sono per il 50% formate da alunni non italiani e italiani di seconda generazione, le famiglie sono disfunzionali, faticano a crescere i loro figli, la scuola rappresenta il solo luogo dove riporre qualche speranza di futuro. Ma questi aspetti non li conosce la principessa e li misconosce il Ministro Valditara. Cosmopolitismo e parmigiano: tutto sta nel proteggere il marchio. Ah, viene a fagiolo: il Centro Malaguzzi è all’interno dell’edificio di bella archeologia industriale Locatelli, acquisito e donato dal Comune della Città. Ancora latte e formaggi, pur passati i noti marchi Locatelli, Galbani, Parmalat a miglior vita nel gruppo francese Lactalis (qualcuno ricorda lo scandalo del fallimento Parmalat, nel 2003?). Nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sappiamo che tutto si tiene sotto la voce mercato: l’istruzione, l’educazione, la guerra e la relativa propaganda incantatrice. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
June 2, 2026
Pressenza
Insegneremo disobbedienza
Fiumicino, “Legalmente Marciando”: oggi non si vola, si marcia…ma c’è l’Aeronautica Militare! “Legalmente Marciando”, a dispetto del nome, non è una gara podistica o una parata militare, ma una manifestazione simbolica che coinvolge le scuole del circondario del Comune di Fiumicino che la organizza in collaborazione con l’Aeronautica Militare. Fiumicino, vuoi per la contiguità con lo scalo aereo più importante d’Italia vuoi per la vicinanza di presenze militari di rilievo, (dalle varie postazioni radar, all’aeroporto di Furbara sede del 17° stormo specializzato in operazioni CSAR, ad alto rischio) non è nuovo ad attività che fanno della retorica panpenalista (la ben nota “educazione alla legalità”) uno dei propri cavalli di battaglia. Il problema, dal nostro punto di vista di insegnanti della scuola pubblica, tutte in teoria “scuole di pace”, è che il patriottismo/militarismo associato ad una legalità fine a sé stessa, che si traduce in semplice obbedienza a prescindere dalla giustezza delle leggi, normalizza non solo il valore intrinseco dell’obbedienza ma appunto la presenza e il connubio con la divisa militare, in questo caso quella blu scuro dell’Aeronautica. […] Stefano Bertoldi Salerno, presentazione Calendario Esercito 2026 con le scolaresche al grido “Lo giuro!” A Salerno il 18 febbraio 2.26 presso la Caserma dei Carabinieri “Gianalfonso D’Avossa” è stato presentato il CalendEsercito 2026. Come altre volte, coloro che inviano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università l’informazione, la raccolgono da emittenti e stampa locali. Si tratta di servizi sempre molto compiaciuti, senza alcun accenno critico, come questo di “Telecolore”. La presentazione di “Lo giuro” avviene alla presenza delle autorità militari, religiose, del rettore dell’università cittadina. Come di consueto, sono invitate le scolaresche di alcuni istituti superiori. Giurare è un verbo performativo, la pronuncia coincide con il comportamento espresso. Si giura per dimostrare sincero impegno al rispetto di un obbligo. Un tempo giuravano – in quanto impiegati civili dello Stato, all’insegna della bona fides verso il Governo in carica, il Ministero e la sua amministrazione – anche le/ gli insegnanti, pratica fascista abolita solo nel 1981. […] Cultura infausta quella fondata su Patria e Nazione, che continua produrre guasti, basta leggere le Nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo dell’istruzione (DM 19 dicembre 2025 n. 211; https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/01/27/26G00021/SG), dove il suprematismo italiano è continuamente richiamato. Nella premessa e nel quadro delle competenze per i tre ordini di scuola, è presente in altre formule, più ambigue e più pervasive: il richiamo alla lingua nazionale, alla sua cultura di impianto latino-romano come cornice per l’integrazione e per l’inclusione dei non nativi (e dei nativi privi di accesso al diritto di cittadinanza!). Le virtù del buon soldato sono seduttive, la lealtà appare nella sua prima accezione di rispetto degli obblighi verso il proprio paese, rimanda a sentimenti che potrebbero costituire anche l’impianto etico di un buon cittadino che rispetta le regole, la legalità, nell’obbligazione che sanziona la disobbedienza. […] [Ma] la guerra in corso, la collaborazione dei colossi dell’industria degli armamenti alla pubblicazione, il ritorno della leva obbligatoria in Europa (da noi, forse) fanno purtroppo pensare alle possibili vite distrutte, oggi: nuovi orfani vittime di un giuramento. Renata Puleo Cagliari, liceo artistico “Foiso Fois” e nautico “Buccari” all’orientamento per le carriere militari Anche quest’anno scolastico le scuole superiori in Sardegna avranno il loro punto di riferimento nel Comando militare dell’Esercito – Sardegna per «informazione e orientamento sulle opportunità di arruolamento e prospettive di carriera» nell’arma dell’Esercito. Così dice la circolare pubblicata nel sito dell’URS Sardegna e diramata ai vari Istituti scolastici, comunicando altresì che il «Comando promuove le visite da parte delle studentesse e degli studenti presso gli Enti/Reparti dell’Esercito stanziati nell’Isola». Quindi si prevedono non solo incontri nell’ambiente scolastico, ma anche visite a siti militari. Il liceo artistico di Cagliari “Foiso Fois” è una delle scuole che da ottobre hanno diramato l’avviso a studenti studentesse, famiglie, docenti, aggiungendo tra i siti visitabili anche i musei militari e dando così quel tocco di cultura che può servire a rendere l’incontro con gli ambienti militari più proponibile, anche se non esattamente giustificabile. L’istituto tecnico nautico “Buccari” di Cagliari (ora denominato “trasporti e logistica” e da vari anni accorpato al tecnico Marconi) ha già svolto a novembre 2025 un incontro in sala conferenze con la Marina militare, dedicato alle classi quinte, e presenzierà il 13 aprile, con le classi quarte, alla “Giornata del mare 2026”, presso la sede operativa della Guardia di Finanza al porto canale di Cagliari. Le iniziative hanno la finalità di “orientamento”. Anche in questo caso l’iniziativa della scuola sta sulle orme della circolare indirizzata dal MIM all’Ufficio scolastico regionale nel mese di ottobre e avente come oggetto “Marina Militare italiana – Attività d’informazione e orientamento sulle opportunità di arruolamento e prospettive di carriera”. Sempre in quest’ottica il 7 gennaio c’è stato per le classi quarte e quinte, nella sala conferenze della scuola, l’incontro con un ex studente diplomato al Buccari, che adesso è allievo della Scuola Sottoufficiali della Marina Militare di Taranto. La circolare prevede che l’allievo parli del proprio percorso postdiploma evidenziando “gli strumenti” che permettono ai ragazzi di “definire il proprio ruolo nella società, sulla base delle proprie aspirazioni e competenze”, evidentemente all’interno di contesti militari, infatti il giovane “illustrerà le carriere che è possibile intraprendere frequentando la Scuola Sottoufficiali”.  Anche questa iniziativa è collocata nei moduli di “orientamento”, che al Buccari hanno una particolare insistenza con la Marina militare. In questo insieme di incontri con figure della Marina militare e della vita marittima decisamente orientate ad arruolare “militarmente” lo studente o studentessa del Buccari, si nota un altro incontro, svolto per le classi quinte il 9 dic. presso il teatro Massimo, con un diverso genere di figura, cioè Giuliana Sgrena, la giornalista del Manifesto che ha presentato il suo libro intitolato “Me la sono andata a cercare – diari di una reporter di guerra”. Qui lo sguardo dei/delle discenti potrà leggere la realtà da un punto di vista differente, non solo quello della bella carriera prospettata dalle attività di “orientamento” con i militari, ma quella della guerra vera e propria col suo orrore e distruttività. Da iniziative come queste si desume che la sensibilità su queste tematiche tra chi ha il ruolo di docente non si sia fatta cancellare. Gli studenti e le studentesse che svolgono l’orientamento dovrebbero aver presente che la vita militare può comportare un coinvolgimento diretto nelle operazioni di guerra, e, come vediamo dall’attualità dei nostri giorni, le guerre dilagano, con i lutti e le tremende ingiustizie che si trascinano dietro. Non a caso i corpi d’arma militare del nostro Stato (e dei vari Stati europei) sono alla ricerca di nuove e giovani reclute, e incombe la forte possibilità che sia reintrodotta la leva obbligatoria. Che ruolo vorrebbe avere lo studente, la studentessa, nei terribili contesti della guerra? Quello del soldato che deve obbedire agli ordini? Quello di un/una civile che vorrebbe evitare le guerre e il riarmo accelerato? La seconda opzione si può praticare già da subito, cerchiamo di capire come. Circolare Liceo artistico Cagliari sull’orientamento con l’Esercito Italiano Intervento dell’Osservatorio all’assemblea promossa dalla Cgil a Pisa Vale la pena ricordare che la leva non è abrogata, ma solo sospesa; la presenza di militari nelle scuole presenta obiettivi ben chiari: guadagnare il consenso delle giovani generazioni al riarmo, alla cultura di guerra e al militarismo, favorire atteggiamenti accondiscendenti verso la sostanziale riscrittura della storia novecentesca, abbattere ogni critica e obiezione etica e morale alle tecnologie duali, all’utilizzo della scienza a fini bellici. Nell’università proprio i ristretti fondi per la ricerca rappresentano l’occasione per privati e multinazionali di guadagnare spazi e consensi presentandosi come finanziatori e mecenati della libera ricerca che poi libera non è. Le giovani generazioni vanno lusingate, conquistate e indirizzate ad atteggiamenti acritici e passivi, lo strumento migliore è iniziare fin dalla tenera età a far passare l’idea che la guerra sia normale, anzi indispensabile a salvaguardare il nostro stile di vita, gli interessi del Paese, ad accaparrarsi, ovunque siano, le materie critiche. Per raggiungere questi scopi hanno dovuto attaccare fin dalle fondamenta il mondo della scuola, promuovere non conoscenze ma competenze, favorire la cultura del merito e della performance per giustificare le disuguaglianze crescenti acuite nel tempo dall’arrestarsi del classico motore sociale.[ …] La guerra acuisce le disuguaglianze economiche e sociali, alimenta ingiustizie e disparità, la guerra non porta benefici se non a chi produce armi e speculazione. Meglio fermarla e con essa la devastante cultura militarista.     Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
March 14, 2026
Pressenza
A Decimomannu i docenti obiettori han vinto una ‘battaglia’ contro il militarismo
Al Collegio dei Docenti dell’I.I.S. “Meucci-Mattei” di Cagliari e Decimomannu del 28 ottobre 2025 un piccolo gruppo docenti aveva portato la mozione di minoranza formulata sulla base del modello riportato nel vademecum contro la militarizzazione delle scuole. Nella mozione i cinque docenti dichiaravano di essere contrari alla commistione tra studenti, studentesse e forze armate o forze dell’ordine, e pertanto indisponibili a esporre le classi a incontri con figure di militari sia in presenza che da remoto. Alla sua presentazione e lettura in collegio hanno constatato con stupore che molti più colleghi e colleghe di quanti non prevedessero vi hanno aderito… Arrivata a 30 firme, nel collegio successivo, tenutosi nell’attuale mese di gennaio, la mozione è stata inserita nel PTOF. Quest’obiezione di minoranza varrà ad evitare a studenti e studentesse parecchie iniziative “militarizzate” perché, per consuetudine di questa scuola, le iniziative parascolastiche, dell’orientamento e della FSL (ex PCTO) vengono prese con l’approvazione all’unanimità dei/delle docenti dei Consigli di classe. Ciò va indubbiamente visto come un segnale di affinamento della sensibilità educativa in una scuola di cui un’ampia parte, il “Mattei”, è situata a Decimomannu, cittadina che ospita un’attivissima base militare aeronautica, con funzione di raccordo tra i poligoni militari della Sardegna, rilanciatasi da alcuni anni come scuola dei piloti che andranno a guidare aerei F35 e Eurofighter. Docenti che in passato hanno portato le classi a visitare la base ora ritengono che sia forse arrivato il momento di riflettere sulle prospettive ultimative dell’umanità e sul rifiuto della guerra come portatrice di distruzioni drastiche e irreversibili per il genere umano. Che la critica alla presenza dei militari nelle scuole, strenuamente portata avanti dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, stia creando un imbarazzo diffuso e molte obiezioni, si capisce anche dal fatto che ormai difficilmente le circolari che indicono iniziative scolastiche con militari sono reperibili nei siti scolastici. Più spesso sono accessibili solo dai registri elettronici che non sono pubblici. Purtroppo però è tutt’ora vigente nelle scuole l’espediente, voluto da scelte politiche verticistiche e inaccettabili, di fare incontrare studenti, studentesse e militari. Le finalità sono la propaganda di valori militari e l’informazione sulle relative carriere, che culmina nell’invito all’arruolamento, visto il notevole bisogno delle nostre FFAA di incrementare gli effettivi. LA MOZIONE > I sottoscritti docenti dell’Istituto Meucci – Mattei di Cagliari, > > vista l’approvazione del PTOF e le pregresse iniziative di orientamento alle > quali hanno partecipato gli studenti e le studentesse del nostro Istituto e > nelle quali erano presenti le Forze dell’ordine e > > CONSIDERATO CHE > > * la presenza della militarizzazione e della guerra, in qualunque modalità e > forma con cui vengono presentate e promosse, è incompatibile con un > effettivo processo educativo in quanto i valori e le pratiche che esse > diffondono, contrastano con il ruolo di crescita personale e > socio-relazionale strettamente connesso alla scuola; > * la scuola a fine anno scolastico 2024/25 si è espressa a favore di una > educazione alla pace; > * le attività che coinvolgano i militari sono in conflitto con la nota MIUR, > prot. n. 4469 del 14 settembre 2017, che fornisce linee guida per > l’educazione alla pace e alla cittadinanza glocale; > * tali attività sono in contrasto con il comma 7 lettera d) della Legge > 107/2015, che indica tra gli obiettivi prioritari delle scuole lo sviluppo > delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso > l’educazione interculturale e alla pace; > * tali attività sono in contrasto con l’art. 11 della Costituzione italiana; > * tali attività sono in contrasto con la Convenzione ONU sui diritti > dell’infanzia e dell’adolescenza approvata dall’Assemblea generale delle > Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con legge del 27 > maggio 1991, n. 176; > * l’educazione alla pace è incompatibile con attività scolastiche che > prevedano il coinvolgimento diretto o indiretto delle Forze dell’ordine, > delle Forze Armate italiane, delle forze armate di altre nazioni e di corpi > o istituzioni europee e internazionali che svolgono attività militari così > come di enti e soggetti ad essi collegati; > * tali attività sono in palese conflitto con la funzione istituzionale e > costituzionale della scuola e con i principi consacrati nella Carta delle > Nazioni Unite; > * la situazione internazionale richiede, al contrario, un’implementazione > della cultura della pace e dell’educazione alla pace; > > PREMESSO CHE I SOTTOSCRITTI > > * sono fortemente contrari ad attività che prevedano il coinvolgimento > diretto o indiretto delle Forze dell’ordine, delle Forze Armate italiane e > delle forze armate di altre nazioni e di istituzioni europee e > internazionali che svolgono attività militari così come di enti e soggetti > ad essi collegati, in quanto incompatibili con l’educazione alla pace; > * sono fortemente contrari all’esposizione e alla diffusione nella scuola o > fuori dalla scuola durante attività di orientamento, di materiale > promozionale delle sopra indicate Forze di Pubblica Sicurezza e Forze > Armate né di qualsiasi materiale finalizzato a propagandare le attività > belliche e militari, l’arruolamento e la vita militare (anche al fine di > orientare e condizionare le future scelte professionali degli/lle > studenti/esse); > * sono fortemente contrari all’organizzazione nella scuola di visite guidate > presso strutture militari (quali basi militari, sedi di forze militari > nazionali e non, caserme, ecc..) siano esse italiane o appartenenti ad > altre nazioni e organismi internazionali (ad esempio basi statunitensi o > basi NATO); > * sono fortemente contrari alla realizzazione di progetti in partenariato con > strutture militari o aziende (italiane e non) coinvolte nella produzione di > materiale bellico; > > DICHIARANO > > * di avvalersi dell’opzione metodologica di gruppo minoritario ai sensi > dell’art. 3, comma 2 del DPR n.275/1999 come modificato dalla legge > 107/2015, art. 1 comma 14; > * di non rendersi disponibili a far entrare nella propria classe personale > militare per qualsivoglia attività, sia in presenza che in modalità online; > * di svolgere autonomamente le tematiche individuate o di avvalersi per le > stesse di esperti esterni della società civile che interverranno a titolo > gratuito, previa delibera del Consiglio di Classe; > * di non rendersi disponibili fin da ora nelle proprie ore di servizio ad > accompagnare le proprie classi in manifestazioni che prevedano la presenza > di militari e in visite presso basi militari, sedi di forze militari > nazionali e non, caserme, ecc. siano esse italiane o appartenenti ad altre > nazioni e organismi internazionali (ad esempio basi USA o basi NATO); > * di non rendersi disponibili fin da ora nelle proprie ore di servizio a > realizzare progetti in partenariato con strutture militari o aziende > (italiane e non) coinvolte nella produzione di materiale bellico; > * di non rendersi disponibili ad esporre i propri studenti/studentesse ad > attività di orientamento che prevedano la presenza di militari. > > CHIEDONO > > ai sensi della normativa vigente che la presente opzione di gruppo minoritario > sia inserita nel verbale della presente riunione e diventi parte integrante > del PTOF. > > Decimomannu, 28/10/2025 > > ( firme ) > >   > >   Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
January 20, 2026
Pressenza
Fuori i militari dalle scuole
In questo periodo in cui il governo italiano parla di nazione e non di repubblica, di armi e di militari e non di pace e che sta cancellando l’articolo 11 della Costituzione; un governo che attacca i corsi di formazione per gli insegnanti che parlano liberamente di non far entrare i militari nelle scuole, cosa che invece sta ormai accadendo. Vorrei cercare di spiegare da insegnante e sociologo i possibili pericoli della presenza dei militari nelle scuole.  L’introduzione della cultura militare nei contesti scolastici (attraverso progetti di alternanza scuola-lavoro, conferenze di orientamento o programmi sulla “cultura della difesa”)  interferisce negativamente con questi processi: * Contrasto tra Obbedienza e Critica: Il modello militare è fondato sulla disciplina ferrea e sull’obbedienza immediata e incondizionata ai superiori, un principio che è antitetico allo sviluppo del pensiero critico e dell’autonomia decisionale che la scuola è chiamata a coltivare. L’umiliazione e la sottomissione (talvolta centrali nell’addestramento militare) sono in netto contrasto con il rispetto della dignità dello studente ed i principi del trattato sui diritti dell’uomo  delle Nazioni unite. * Promozione di una “Cultura di Guerra”: L’eccessiva vicinanza tra mondo militare e scuola è  una forma di propaganda o “pedagogia nera” che normalizza e legittima l’uso della forza, della gerarchia autoritaria e dell’aggressività. Questo distorce i valori pacifisti e democratici che la scuola dovrebbe trasmettere. * Militarizzazione dei Concetti (Sicurezza/Legalità): Quando temi come il bullismo, la legalità o la cittadinanza sono affrontati esclusivamente attraverso l’ottica e il personale delle forze armate, il rischio è che vengano trattati principalmente attraverso la lente del controllo e della sicurezza, instillando potenzialmente la paura e trascurando gli aspetti sociali, etici, psicologici e di prevenzione civile che necessitano di una trattazione più approfondita e complessa. * Orientamento Professionale e Reclutamento: Le iniziative di orientamento condotte dalle forze armate sono spesso percepite come reclutamento mascherato, soprattutto in aree con alta disoccupazione giovanile. Questo trasforma la scuola in un terreno di conquista per fini che sono esterni e funzionali a un’istituzione specifica (l’esercito) piuttosto che agli obiettivi formativi universali dell’istruzione pubblica. I militari portano in classe un paradigma formativo opposto a quello richiesto per la formazione democratica del cittadino: un modello verticistico, monologico e funzionale a un apparato, in contrasto con il modello orizzontale, dialogico e pluralista della scuola democratica. I modelli della guerra e delle armi, già paradigma universale nei film di vendetta e violenza americani e non solo, sono un facile specchietto per gli adolescenti ed i loro comportamenti sociali di cui ormai si evidenzia una correlazione ben definita sociologicamente.  Il linguaggio militare è altresì foriero di contrasti, divisioni tra giusto e sbagliato, e reazioni. E’ ormai evidente che il nostro paese sia in mano a dei politici che vedono nella forza, nella repressione del dissenso, nelle armi un modello di società autocratica, unidecisionale e fascista. Da qui il bisogno di indottrinare i giovani, affinché diventino esecutori acritici di ordini di violenza. Non dimentichiamolo, le armi sono fatte per uccidere e come diceva Nelson Mandela le parole fanno sempre paura ai dittatori.  Nelson N.d.R. chi ha scritto quest’articolo preferisce firmare con uno pseudonimo per motivi che si possono facilmente intuire. Olivier Turquet
November 3, 2025
Pressenza
Guerra, patria, patriarcato
Improvvisamente la guerra è tornata. In questi seicento giorni ho partecipato a un crescendo di dibattiti. Spesso mi sono lasciata trasportare dalle emozioni, da incredulità, da rabbia. Da paura, anche, perché siamo nel centro della guerra: le basi militari sono … Leggi tutto L'articolo Guerra, patria, patriarcato sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.