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Come, e perché, nel luglio 2026 a Firenze si parla di pace
Martedì 14 si riunirà per la prima volta il Tavolo della Pace che aggrega, con il Comune, molteplici associazioni, enti, fondazioni e realtà cittadine. Prima, da venerdì 10 a domenica 12, il Re-Imagine Peace Festival raduna cantanti, musicisti, scrittori, attori e attivisti palestinesi e israeliani a testimoniare insieme le proprie esperienze e il comune impegno per la convivenza pacifica tra i rispettivi popoli. In ogni epoca poeti, romanzieri, pittori e scultori sono nati, si sono stabiliti o hanno soggiornato a Firenze, una città d’arte e una capitale mondiale cultura. Il centro storico della città, le cui architetture sono opere di celebri artisti di Medioevo e Rinascimento, è un Patrimonio dell’Umanità dal 1982. Quest’anno nelle giornate di luglio il Tavolo della Pace cittadino si insedierà a Palazzo Vecchio, uno degli edifici civici più antichi e celebri del mondo, nella Sala dei Dugento che è adornata con gli arazzi raffiguranti le Storie di Giuseppe ebreo narrate nel Libro della Genesi, in particolare della schiavitù in Egitto e della profezia del ritorno degli israeliti nella Terra Promessa, e in teatri e piazze di Firenze vanno in scena spettacoli ed eventi di cui sono protagonisti esponenti di cultura e società civile palestinesi e israeliane. Le iniziative sulla pace in svolgimento nella cornice e sui palcoscenici di cotale ‘regno della bellezza’ infondono e diffondono fiducia nella capacità degli esseri umani di reagire all’orrore di guerre, carneficine e persecuzioni senza farsi sopraffare dal rancore che istiga alla vendetta, fomenta l’odio e scatena la violenza e di agire nella prospettiva di debellare la guerra, disarmare la belligeranza e costruire (o immaginare) la pace. All’incontro cittadino e nella rassegna di spettacoli ed eventi hanno un’importanza fondamentale soprattutto le parole che danno forma a ricordi, sentimenti, idee e ideali. Firenze è una sede emblematica del loro pronunciamento anche perché è la ‘madre-patria’ della lingua nazionale italiana, un lessico in cui le parole che plasmano concetti e concezioni hanno significati indissolubilmente correlati alle loro valenze etiche espresse in opere che tramandano un ‘bagaglio’ di patrimoni culturali ed eredità spirituali, o morali. Ad esempio, i vocaboli ‘sofferenza’, ‘perdono’ e ‘pace’ enunciati nel Cantico delle Creature (o Laudato Si’) composto nel 1224 da Francesco d’Assisi e i sostantivi ‘brutalità’ e ‘umanità’, la cui definizione è indelebilmente incisa nel celebre verso (“fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”) contenuto nella Divina Commedia scritta tra il 1304 e il 1321 dal fiorentino Dante Alighieri. Quest’anno a Firenze i cittadini si radunano intorno al Tavolo della Pace e incontrano esponenti della cultura e della società civile palestinese e israeliana in date prossime e coincidenti con quelle che nella città hanno rilevanza per una ragione molto particolare: il motivo per cui la città celebra la Pasqua con un peculiare rituale rievocativo di un fatto avvenuto a Gerusalemme 927 anni fa… Oltre agli avvenimenti storici la cui memoria è tramandata nei testi biblici ed evangelici, la tradizione pasquale fiorentina rammenta che, e come, il 15 luglio 1099 i crociati conquistarono la Città Santa. Le cronache dell’epoca riferiscono che l’esercito di cavalieri e truppe dei regni cristiani partito da Costantinopoli all’inizio del 1097 giunse alla meta nel giugno 1099, dopo aver combattuto molte battaglie in Turchia, Siria e Libano, di cui aveva espugnato tante città. A Gerusalemme la difesa fatimide respinse il primo attacco e soccombette al successivo, dai crociati sferrato con torri d’assalto costruite usando alberi e scafi della flotta genovese nel frattempo approdata a Giaffa. Poi i crociati ‘suggellarono’ la vittoria militare sterminando i soldati della guarnigione, che erano arabi e sudanesi, e gli abitanti della città, prevalentemente ebrei e musulmani perché in previsione dell’assedio i cristiani erano stati o si erano allontanati. Secondo le diverse fonti, le vittime del massacro furono oltre 10 o circa 70 mila. Il primo a scalare le mura e aprire un varco da cui, dopo un mese di assedio e due giornate di cruenta battaglia, i crociati irruppero nella Città Santa, era stato il fiorentino Pazzino de’ Pazzi. A riconoscimento del suo merito, Goffredo di Buglione, che il 22 luglio 1099 era stato incoronato sovrano del Regno di Gerusalemme e poco dopo fondò l’Ordine dei cavalieri del Santo Sepolcro, gli donò tre schegge delle tre pietre focaie del Santo Sepolcro e da tempo immemore conservate dalle generazioni di custodi dell’enorme basilica nel IV secolo edificata nell’area in cui erano siti il masso del Calvario e la tomba di Gesù.   Tornato a Firenze due anni dopo, il 15 luglio 1101, Pazzino de’ Pazzi consegnò le reliquie ai propri concittadini e dalla Pasqua successiva, ora per 925 anni, con le sacre pietre del Santo Sepolcro nel Duomo di Firenze viene acceso il fuoco santo che illumina le cerimonie religiose e in passato attizzava i focolai domestici fiorentini. Come in ogni tradizione pasquale, anche nella fiorentina la pace è simboleggiata da una colomba bianca: la colombina che sagoma un marchingegno con cui la sacra fiamma viene trasportata in volo dall’interno all’esterno del duomo per appiccare la miccia che fa esplodere i fuochi artificiali disposti sul Brindellone, il monumentale carro decorato costruito nel XIV secolo dai discendenti di Pazzino de’ Pazzi, una stirpe di commercianti e banchieri che dal XII al XVIII secolo fu tra le più ricche e potenti a Firenze, e non solo, anche in tutta Europa e specialmente in Vaticano, di cui per un lungo periodo gestì le finanze. Il suggestivo spettacolo pirotecnico rammenta ai fiorentini che il proprio concittadino ebbe un ruolo decisivo nella battaglia finale di una guerra, a quel tempo mondiale, tra i regni cristiani e i califfati islamici. Il fragore dei fuochi artificiali con cui il 4 luglio negli USA viene celebrata la festa nazionale invece spaventa molto un americano Claude AnShin Thomas, che da ragazzo aveva combattuto la guerra in Vietnam e a cui le spettacolari esplosioni ricordano quelle delle battaglie in cui ha visto morire molti commilitoni e ucciso tante persone. Sicuramente, come il veterano del Vietnam che ora è un monaco buddista zen e attivista per la nonviolenza e come tutti i reduci di ogni guerra, anche Pazzino de’ Pazzi non dimenticò mai le sofferenze che aveva patito e inflitto in Terra Santa e, in particolare, durante l’assedio e la conquista di Gerusalemme. La battaglia combattuta alla Citta Santa nel 1099 fu conclusiva della crociata iniziata nel 1097, però non del conflitto bellico epocale incessante dal XII al XVIII secolo, le cui ripercussioni hanno innescato molte altre guerre deflagrate in Medio Oriente e che tuttora ‘infiammano’ tutto il mondo. Come Gerusalemme nel 1099, la Striscia di Gaza è assediata dall’ottobre 2023, in risoluzioni dell’ONU e sentenze della Corte Internazionale di Giustizia è documentato lo sterminio della popolazione palestinese e dalla Corte Penale Internazionale esponenti del governo e dell’esercito di Israele sono stati condannati responsabili di violazioni dei diritti umani e di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, in specifico il genocidio, che dal 2023 in poi hanno inflitto ai palestinesi, sia musulmani che cristiani, che abitano in zone e città sottoposte alla giurisdizione israeliana, tra cui Gerusalemme. Un’80ina di anni fa l’umanità aveva reagito all’orrore delle guerre e delle persecuzioni nazifasciste e, proclamando ‘mai più!’, si è impegnata a non dimenticare nessuna vittima di stragi, massacri, stermini e genocidi e a impedire che tali atrocità fossero nuovamente compiute. A Gerusalemme nel 1961 alle udienze del processo in cui un generale nazista, Adolf Eichmann, era accusato colpevole della morte di milioni di ebrei una reporter notò che, consapevole delle proprie responsabilità, l’imputato spiegava di aver “obbedito agli ordini” e “fatto quel che facevano tutti”. La giornalista inoltre osservò che in questa inchiesta, come in altre sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi dai nazifascisti, numerosi testimoni, persino ebrei, ammettevano di non aver voluto impedire le deportazioni nei campi di concentramento e di sterminio e anche di sapere che a organizzarle erano persone che conoscevano personalmente, i propri colleghi, vicini di casa, amici o parenti… Preoccupata, Hannah Arendt avvertì l’umanità della minaccia incombente nelle società non immunizzate alla subdola e insidiosa virulenza della banalità del male: come tante che l’avevano preceduta, anche la generazione vissuta quando in Europa predominavano il nazismo e il fascismo nella quotidianità aveva affrontato l’orrore della realtà mentendo a sé stessa e, fingendo di ignorare le terribili verità che assillavano la sua coscienza, si era assuefatta a tollerare ingiustizie, violenze e atrocità disumane. In queste giornate a Firenze, dove la guerra combattuta nel 1099 a Gerusalemme è vividamente ricordata con la suggestiva rievocazione e tante opere pittoriche conservate nei celebri musei cittadini rappresentano molte battaglie storiche, i fiorentini si raduneranno al Tavolo della Pace per concordare attività e iniziative e artisti e attivisti palestinesi e israeliani partecipano al Re-Imagine Peace Festival per testimoniare le rispettive esperienze e il proprio impegno. In questi avvenimenti ed eventi in svolgimento a luglio a Firenze si rammentano, narrano e spiegano molte ‘cose’ e si esprime una volontà: non dimenticare nessuna delle vittime delle guerre e delle carneficine sia del passato che del presente, onorare la loro memoria reagendo alla brutalità e all’abbrutimento e agire per consegnare ai posteri un mondo migliore, pacifico e nonviolento. Maddalena Brunasti
July 10, 2026
Pressenza
“L’Iran e Gaza sono solo l’inizio”
Il genocidio a Gaza è solo l’inizio. Benvenuti nel nuovo ordine mondiale. L’era della barbarie tecnologicamente avanzata. Non ci sono regole per i forti, solo per i deboli. Opporsi ai forti, rifiutarsi di piegarsi ai loro capricciosi desideri significa essere sommersi da missili e bombe. Assistiamo quotidianamente a questa follia […] L'articolo “L’Iran e Gaza sono solo l’inizio” su Contropiano.
March 29, 2026
Contropiano
Senatrice Segre, quando smetterete di usare l’Olocausto contro il popolo palestinese?
La senatrice Liliana Segre, in occasione delle celebrazione ufficiale della “Giornata della Memoria”, ha detto: ”Non si può usare Gaza contro l’Olocausto”.  La verità è che, da troppo tempo, ormai, in Occidente, si sta facendo l’esatto contrario. Francamente, io non alcuna remora a dire che, proprio mentre si sta consumando […] L'articolo Senatrice Segre, quando smetterete di usare l’Olocausto contro il popolo palestinese? su Contropiano.
January 28, 2026
Contropiano
Propaganda e memoria: Pina Picierno nel museo che esalta i nazisti contro i sovietici
Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, ha appena effettuato un viaggio in Lituania, in occasione di quello che è stato chiamato il “Giorno dei Difensori della Libertà”. Una commemorazione, che cade il 13 gennaio, degli scontri avvenuti al momento della dichiarazione di indipendenza del paese dall’Unione Sovietica, nel 1991. A […] L'articolo Propaganda e memoria: Pina Picierno nel museo che esalta i nazisti contro i sovietici su Contropiano.
January 14, 2026
Contropiano
Equiparare antisionismo ed antisemitismo, l’ultimo tentativo di autogol del governo
Come già è successo negli Stati Uniti nel maggio dello scorso anno, ora anche in Italia la politica si muove per introdurre la definizione di antisemitismo coniata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Nella sostanza, esso viene equiparato all’antisionismo, e così si vuole stabilire per legge l’impossibilità di criticare e lottare […] L'articolo Equiparare antisionismo ed antisemitismo, l’ultimo tentativo di autogol del governo su Contropiano.
October 7, 2025
Contropiano
Negare la fame a Gaza non è meno vile che negare l’Olocausto
Non ci sono fenomeni più meschini della negazione dell’Olocausto ebraico. I negazionisti hanno affermato che non è mai avvenuto e che, se fosse avvenuto, il numero delle vittime sarebbe stato esiguo, o che non ci sono mai state camere a gas. Hanno preso delle misure e avevano dati a supporto. […] L'articolo Negare la fame a Gaza non è meno vile che negare l’Olocausto su Contropiano.
August 9, 2025
Contropiano
La guerra è tornata, la morte ha di nuovo fretta di rientrare nella nostre vite
I governi europei brancolano nel buio pesto della memoria storica. La seconda guerra mondiale rappresenta l’allargamento della guerra di massa in guerra totale. Le sue perdite sono letteralmente incalcolabili e anche stime approssimative sono impossibili, poiché (diversamente dalla prima guerra mondiale) la seconda guerra mondiale uccise i civili non meno dei […] L'articolo La guerra è tornata, la morte ha di nuovo fretta di rientrare nella nostre vite su Contropiano.
July 25, 2025
Contropiano
Pankaj Mishra: «Israele e i suoi sostenitori condurranno il mondo verso il caos»
Nel suo nuovo libro, Il mondo dopo Gaza. Una breve storia (Galaxia Gutenberg, 2025), Pankaj Mishra analizza il massacro di Gaza scatenato dopo l’invasione israeliana dell’enclave il 7 ottobre 2023. Tuttavia, Mishra non si concentra sulle morti palestinesi  (più di 53.000 al momento della scrittura dell’articolo) né sui feriti o sugli sfollati che il massacro si sta lasciando alle spalle. Egli va oltre e analizza concetti, tra gli altri, come la colpa, l’abuso della memoria della Shoah o l’eterna vittimizzazione del popolo ebraico. «Gaza rappresenta un crollo assoluto della morale. Il mondo che esisteva prima di Gaza appartiene a un’altra epoca», dichiara nel libro, dal quale prende di mira anche l’Occidente. «Storicamente, le politiche in Occidente promuovono risentimento e brutalità, non solidarietà e giustizia» scrive. «Le atrocità a Gaza, inflitte e addirittura benedette dalle classi politiche e giornalistiche di tutto il mondo libero e annunciate con audacia dai loro autori, non solo hanno devastato la già indebolita fiducia nel progresso sociale; hanno anche messo in discussione un presupposto fondamentale: la natura umana è intrinsecamente buona e capace di empatia». In un pianeta in cui i diritti individuali, le frontiere aperte e il diritto internazionale si stanno lentamente riducendo, Mishra parla apertamente: «Israele e i suoi sostenitori getteranno tutto il mondo nel caos».   Quando si è reso conto che il massacro di Gaza avrebbe rappresentato uno spartiacque? Poco dopo gli attacchi del 7 ottobre. Era chiaro che il governo israeliano avrebbe sfruttato questa opportunità per raggiungere una serie di obiettivi che si erano prefissati da lungo tempo, come l’annessione dei territori palestinesi sia a Gaza che in Cisgiordania. Avevano già ricevuto carta bianca dagli Stati Uniti e dalla Germania per rendere inabitabili alcune zone di Gaza e nel giro di quasi un mese, era chiaro che la loro intenzione fosse questa. Ora possiamo affermare con certezza di cosa si tratta: pulizia etnica. A poco a poco, la guerra è diventata sempre più crudele e si è trasformata in un massacro. Stiamo assistendo all’inizio di una nuova fase nella storia moderna. Il mondo che verrà dopo quello che Israele sta facendo a Gaza sarà un mondo diverso. Pensa che sarebbe cambiato qualcosa se negli Stati Uniti avessero vinto i Democratici invece dei Repubblicani? Il sostegno a Israele negli Stati Uniti è una questione bipartisan. Questo è dovuto al controllo sulle istituzioni esercitato dalle lobby israeliane, che sono molto potenti. Quasi tutti i deputati e i senatori sono filo-israeliani, e la maggior parte è sostenuta dall’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) [Comitato Israelo-Americano per gli Affari Pubblici, comprendemte a Washington i cui componenti comprendono democratici, repubblicani e indipendenti – ndt]. Forse alcuni Democratici avrebbero fatto un po’ più rumore, ma poco altro. Avrebbero continuato lungo la strada tracciata da Biden, che è un fanatico e un uomo molto corrotto con più interessi nell’AIPAC rispetto a qualsiasi altro politico. Non credo che sarebbe cambiato nulla con Kamala Harris.   Foto di Wafa da Wikimedia Commons Cosa ne pensi dell’annuncio di Trump su Gaza a proposito del resort per turisti? Sia Trump che Elon Musk sono persone con molta fantasia ma privi di piani realistici. Stiamo parlando di persone che vogliono colonizzare Marte. Alcune di queste fantasie potrebbero avverarsi, come occupare la Groenlandia, perché hanno il potere di farlo. Altre sono irrealizzabili. In ogni caso, il solo fatto che sia stata fatta una simile dichiarazione è degna di nota. Che lo facciano o meno, ormai il danno è stato fatto.   Cosa pensa della passività dell’Europa di fronte al massacro? La posizione assunta finora dall’Unione Europea rappresenterà un’ eterna vergogna per la sua reputazione, in particolare per quella delle sue attuali leader, Ursula von der Leyen e Kaja Kallas. Alcuni paesi europei, come Spagna e Irlanda, hanno chiesto fin dall’inizio un cessate il fuoco e un embargo sulle armi, ma sono stati ignorati. Le azioni di Spagna e Irlanda sono state di supporto ma inefficaci nel cambiare l’opinione pubblica in altri paesi.     Sembra esserci un enorme divario tra l’opinione pubblica, più vicina alla Palestina, e la classe politica, che ha poca voglia di fermare Netanyahu. Questo dimostra la corruzione che esiste nelle istituzioni democratiche, che non rappresentano più l’opinione pubblica. La classe politica, ma anche i media, ne sono pienamente responsabili. In alcuni paesi, i media si sono avvicinati troppo a imprenditori e politici, trasformandosi in portavoce delle loro opinioni e  smettendo di rappresentare il pubblico. Anzi, fanno il contrario: cercano di manipolarlo. L’opinione pubblica si è mostrata, quasi fin dall’inizio, favorevole ad un cessate il fuoco. È ormai diventato chiaro che Israele ha superato ogni limite e il suo indice di gradimento è crollato, ma come si riflette questo sulla politica estera degli stati? Gli spazi politici sono intrappolati dai loro stessi interessi, ci sono in gioco denaro e potere. Un caso interessante è quello dell’attuale Segretario Generale della NATO, Mark Rutte.     Perché? Diversi funzionari olandesi hanno scritto una lettera, poi trapelata, nella quale accusano Rutte di aver nascosto prove dei crimini di guerra israeliani perché voleva diventare Segretario Generale della NATO. Immagino che pensasse che, se avesse parlato troppo, non sarebbe piaciuto agli Americani. Questo è l’ennesimo esempio di un politico senza scrupoli che sfida l’opinione pubblica europea e del proprio Paese pur di ottenere una carica. Funziona così adesso: le persone non tengono più conto dei principi democratici e fanno ciò che è più conveniente per la loro carriera professionale. Ed è così che le persone diventano complici di crimini orribili. Abbiamo queste persone in posizioni di responsabilità, ed è per questo che ci troviamo in un momento così pericoloso.   Nel libro spieghi come molti Ebrei americani, senza aver vissuto l’Olocausto, siano più sionisti degli Ebrei vittime della barbarie nazista. Individui la guerra dello Yom Kippur del 1973 come un punto di svolta e l’inizio di quella paura irrazionale da parte della comunità ebraica americana che ha portato all’attuale radicalizzazione. È curioso, perché gli Stati Uniti sono un paese in cui la società è incoraggiata a rompere con il passato e a trasformarsi; ma questo non è mai possibile, perché per vivere abbiamo bisogno di trovare un significato alla nostra vita, e quel significato di solito deriva dalla religione, dalla tradizione o dalla storia personale di ciascuno. A un certo punto, durante il processo di secolarizzazione o americanizzazione, la società americana si rese conto di aver bisogno di qualcosa di più nella vita. Molti lo trovarono nella religione, nella New Age, nella scoperta dell’Oriente o nel Buddismo. In questo contesto e nel momento in cui gli afroamericani iniziarono a connettersi con l’Africa, molti Ebrei americani iniziarono a riconnettersi con la loro patria ancestrale. Stiamo parlando degli anni ’50 e ’60. A queste persone, lo Stato di Israele ha dato un senso alla vita, nonostante non fossero state colpite dall’Olocausto. Improvvisamente, Israele, come concetto, iniziò a colmare quel vuoto spirituale ed emotivo. Questo tipo di connessioni sono forti e agiscono su ambiti diversi: politico, tecnologico, lobbistico, economico. Tuttavia, la più importante è la connessione emotiva. Funziona come una setta, immune alla persuasione razionale e alle prove delle atrocità commesse da Israele. Quando vengono affrontati, adottano misure drastiche e ricorrono alla repressione. Israele sa di aver perso il controllo della narrazione perché ci sono tante persone consapevoli di ciò che stanno facendo gli israeliani. Possono soltanto reprimere il movimento filo-palestinese imprigionando brutalmente e deportando coloro che li criticano.   Israele ha capitalizzato e privatizzato il dolore causato dalla Shoah. Esattamente. Questo è il problema delle “culture della memoria”: riducono lo spazio per il pensiero morale. Si preoccupano solo della propria sicurezza e conservazione. La maggior parte di queste persone non è stata vittima diretta della Shoah; lo sono stati i loro genitori o i loro nonni. Eppure, sono intrappolati dal ricordo di quell’atrocità per via della narrazione del vittimismo. È questo che dà loro un’identità. E non solo: dà loro anche un diritto morale sul resto del mondo: «Sono stato offeso, sono una vittima, il mondo mi deve qualcosa». Questo è una forma controproducente di stare al mondo, fondamentalmente perché questa “cultura della memoria” può diventare genocida. Ed è quello che è successo in Israele.   Esiste la possibilità di un ponte di pace tra Israele e Palestina? È improbabile. In Israele c’è una società radicalizzata e profondamente vendicativa. Di fatto, la maggioranza dell’opinione pubblica israeliana ritiene che l’esercito israeliano non sia stato abbastanza duro a Gaza e in Cisgiordania. L’82% degli israeliani ha approvato il piano di Trump di ricorrere alla pulizia etnica. Netanyahu è un problema perché è un politico corrotto e senza scrupoli, ma credo che in Israele ci sia un problema più profondo che non vogliamo vedere: la radicalizzazione della sua società. E questo continuerà a essere un problema, con o senza Netanyahu.   Netanyahu è il leader più radicale che Israele abbia mai avuto dalla sua fondazione? Probabilmente sì. È senza ombra di dubbio il più spregiudicato. È anche molto più corrotto di altri leader di estrema destra, come Ariel Sharon. È interessato soltanto a soldi e potere. Non crede in nulla: né nella protezione degli Ebrei né in quella di Israele. Vuole solo champagne e sigari e farà qualsiasi cosa per averli.   Forced Displacement of Gaza Strip. Ph Jaber Jehad Badwan da wikimedia commons A seguito del massacro di Gaza, le posizioni dell’estrema destra si stanno ridefinendo. Buona parte di coloro che prima erano antisemiti ora sostengono Israele. Siamo confusi perché tendiamo a pensare che il gioco abbia delle regole, ma non è così. I sionisti spesso trattano con chiunque gli permetta di raggiungere i loro obiettivi, quindi non sorprende che ora si alleino con gli antisemiti. Santiago Abascal [presidente del partito spagnolo di estrema destra Vox – ndt] probabilmente non aveva mai sentito parlare di Gaza prima di tutto questo, ma adesso è filo-israeliano. Perché? Perché vuole la sua fetta della torta. Cosa vuole? Potere nelle reti internazionali di estrema destra, perché in quelle reti circolano molti soldi. Che senso ha sostenere i Palestinesi? Dal loro punto di vista, sono dei perdenti. Vista così, tutto ha senso. D’altra parte, c’è la questione della supremazia bianca come fondamento dell’ordine sociale moderno. Per queste persone, questo concetto deve essere mantenuto a qualsiasi costo e questo ordine sociale suprematista bianco è sufficientemente flessibile da accogliere ogni tipo di persona. L’obiettivo rimane la ricerca di ricchezza e potere.   Nel suo libro parla di «vittimismo ereditario», un fenomeno che l’industria culturale, soprattutto negli Stati Uniti, ha contribuito a diffondere. Tuttavia, nella situazione attuale, chi provava una certa simpatia per Israele, o si sentiva chiamato in causa dall’Olocausto, se ne sta allontanando. Non credo che nessuno in Israele la pensi così, ma è vero che si sta creando una situazione complicata per la popolazione ebraica che si identifica con Israele. È una situazione molto pericolosa, ma chi governa Israele oggi non se ne preoccupa, non si preoccupa nemmeno degli ostaggi rimasti a Gaza. L’unica cosa che interessa a Netanyahu è non andare in prigione, tutto il resto è irrilevante.   Scrive che la Shoah è la misura di tutto ciò che accade nel mondo: è il genocidio paradigmatico. Dobbiamo osservare l'”industria dell’Olocausto” e gli Stati Uniti. La presenza dell’Olocausto nel nostro immaginario è molto più sentita, ad esempio, della carestia del 1943 che uccise tre milioni di persone in India. Questo è qualcosa di cui nessuno sa nulla, perché non esiste un solo film occidentale sull’argomento. Non esistono nemmeno narrazioni sulla spartizione dell’India e sulle atrocità che furono commesse. E se ci sono, non hanno la visibilità e l’importanza che hanno le narrazioni dell’Olocausto. Molte persone conoscono un solo genocidio: l’Olocausto.   La posizione della Germania in tutto questo è particolarmente interessante. È un Paese che permette tutte le atrocità che accadono oggi per via di quello che hanno fatto loro 80 anni fa. Questo mette in discussione la narrativa secondo la quale esiste una sorta di senso di colpa permanente. Chi si sente in colpa? Tra coloro che hanno commesso quei crimini, pochi. In Germania, alla popolazione è stato detto di comportarsi in un certo modo e c’è una linea ideologica stabilita dalla classe politica e dai media. Ma l’opinione pubblica, ancora una volta, la pensa diversamente e crede che Israele sia andato troppo oltre. Il mio libro è stato attaccato da tutti i giornali tedeschi, ma la cittadinanza lo compra perché sa di non potersi fidare della stampa tedesca su questo tema. La gente ha bisogno di fonti di informazione alternative. La classe politica e una parte dei giornalisti sono troppo concentrati sull’idea che la Germania possa saldare i propri debiti morali con Israele soltanto sostenendolo ciecamente, faccia quel che faccia. È una posizione che sfugge a qualsiasi discussione razionale; è stupida. Primo Levi ha affermato in più di un’occasione di non capire i tedeschi. Io direi lo stesso: non capisco il loro conformismo e la loro obbedienza. Li trovo terrificanti. La Germania è un Paese che non deve essere trascurato, men che meno in un contesto di riarmo. Potremmo avere una spiacevole sorpresa, e questo Paese è già stato responsabile di due guerre mondiali, un Olocausto e un secondo genocidio in meno di 80 anni.     Trump with Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu Monday, Jan. 27, 2020. Photo by D. Myles Cullen. Wikimedia commons Quale impatto potrebbe avere sul resto del mondo l’esposizione a tanta violenza, a questo incessante bilancio delle vittime a Gaza? Ci troviamo di fronte a una “barbarizzazione”. Stiamo diventando sempre più insensibili alla sofferenza e alla crudeltà, al fatto che 200 bambini vengano uccisi ogni giorno dall’esercito israeliano. Ma nessuno dice nulla. Se non alziamo la voce oggi, se non protestiamo contro la violazione della vita e della dignità umana, da un momento all’altro quella violenza tornerà a colpirci. La violenza non si ferma ai confini di nessun Paese.   Ci sono molte differenze nel modo in cui sono state gestite la guerra in Ucraina e il massacro di Gaza? Gli Icraini sono stati accolti in tutto il mondo. Tutti hanno aperto loro le porte in un momento in cui la gente moriva nel Mediterraneo; invece i Palestinesi non hanno la possibilità di lasciare Gaza o la Cisgiordania. Finora, nessun governo europeo ha teso una mano, nonostante Israele abbia commesso molte più atrocità di Putin. Non è questione di doppie misure, è che non c’è proprio più misura.   Netanyahu ha un mandato d’arresto internazionale per crimini di guerra. Lo vedremo sul banco degli imputati? È probabile, i paesi che hanno aderito alla Corte Penale Internazionale (CPI) sono 125. Possiamo immaginare uno scenario simile a quello di Rodrigo Duterte [ex-Presidente delle Filippine , arrestato l’11 marzo 2025 a Manila dalla polizia nazionale filippina su mandato della Corte Penale Internazionale con l’accusa di crimini contro l’umanità durante la campagna contro il narcotraffico – ndt]. Verrà un momento in cui Netanyahu sorvolerà lo spazio aereo di un paese che deciderà di non farlo entrare e verrà arrestato. Tutto è possibile, perché una volta che hai un mandato d’arresto, sei un latitante. Oggi può andare in visita in Ungheria, ma domani chi lo sa? Questo, ovviamente, non sarà di consolazione per coloro che hanno perso i propri cari e visto morire i propri figli, ma almeno darà a tutti noi qualche speranza di giustizia.   A un certo momento della sua gioventù, spiega nel libro, provava una certa simpatia per il sionismo. Quando è cambiata questa percezione? Quando ho incontrato studenti palestinesi in India e mi hanno raccontato storie di espropriazione ed espulsione. È stato allora che ho capito che c’era qualcosa di più. Ero giovane, ho iniziato a leggere, sono andato in Israele e ho visto la realtà. Continuo a simpatizzare, non con il sionismo, ma con l’idea di Israele come paese ebraico. Non voglio che sia uno stato etno-nazionalista, come lo è adesso, ma credo che gli Ebrei abbiano il diritto all’autodeterminazione. Tuttavia, le guerre sono la via verso l’autodistruzione e l’unica soluzione per Israele è permettere l’esistenza di uno stato palestinese e normalizzare le relazioni con i propri vicini. Deve abbandonare la violenza come strumento principale a favore di soluzioni politiche; perché la violenza non porta da nessuna parte. Con questo atteggiamento, l’unica cosa che stanno ottenendo è che in ogni generazione [di Palestinesi – ndr] ci sono persone disposte a combattere e a sacrificare la propria vita. Ripudio l’idea della distruzione di Israele; voglio che prosperi, ma non in questo modo. Non se ne rendono conto, ma stanno andando verso l’autodistruzione.       Pubblicata originariamente su “El Salto”.Traduzione a cura di Michele Fazioli per DinamoPress Immagine di copertina di Matt Hrkac from Melbourne, Australia. Tratta da wikimedia commons L'articolo Pankaj Mishra: «Israele e i suoi sostenitori condurranno il mondo verso il caos» proviene da DINAMOpress.
July 24, 2025
DINAMOpress
Non serve una nuova Wannsee per parlare di genocidio
Gaza e l’illusione del paradigma unico Ogni volta che, nel discorso pubblico, si solleva la questione del genocidio a Gaza, una parte del fronte mediatico e intellettuale italiano reagisce in modo meccanico, quasi riflesso. “Non è un genocidio”, affermano, “perché non esiste un piano sistematico come quello messo a punto […] L'articolo Non serve una nuova Wannsee per parlare di genocidio su Contropiano.
July 7, 2025
Contropiano