24-25 gennaio a Bologna: “Contro i re e le loro guerre, per il futuro”
Da qualunque parte si osservi il mondo, siamo di fronte alla fine dell’illusione
del capitalismo per tutti e della favola liberista del mercato come garanzia di
benessere.
Il migliore dei mondi possibili è di fatto imploso dentro le contraddizioni da
esso stesso create: una disuguaglianza sociale mai così ampia nella storia
dell’umanità; una crisi ecologica che mette a repentaglio persino la
sopravvivenza della specie umana sulla terra; una democrazia, resa orpello
formale dei grandi interessi finanziari, che non solo viene espropriata, ma
rischia addirittura di smettere di essere desiderabile per le fasce più
svantaggiate della popolazione.
Nasce da qui la scelta sistemica della dimensione della guerra e della
militarizzazione. La guerra per ridisegnare i rapporti di forza geopolitici a
fronte della crisi della globalizzazione liberista e per l’accaparramento
coloniale delle risorse primarie, per la prima volta rivendicato come tale,
senza più bisogno di giustificazioni ideologiche (“esportazione della
democrazia”, “lotta al terrorismo”, “lotta al narcotraffico” e via
inventando). La militarizzazione per disciplinare società ribollenti di rabbia,
o intrise di disincantata rassegnazione.
Rinascono da questa melma i nazionalismi e i fascismi contemporanei, come
ennesimo tentativo di compattamento identitario e di costruzione del nemico
esterno e interno, con un unico scopo: nascondere la realtà di una minoranza di
ricchi che è causa di tutte le crisi in atto.
Come segnala l’ultimo rapporto di Oxfam sulla disuguaglianza sociale, i numeri
sono spietati: i dodici miliardari più ricchi del mondo possiedono una ricchezza
superiore a quella posseduta dalla metà più povera della popolazione mondiale,
ovvero quattro miliardi di persone. Per restare all’Italia, il 91%
dell’incremento di ricchezza prodotto negli ultimi 15 anni è andato al 5% dei
nuclei familiari più ricchi, mentre la metà più povera delle famiglie italiane
ha incamerato complessivamente il 2,7%.
Sul fronte della crisi ecologica, con buona pace dei sostenitori dell’ideologia
“siamo tutti sulla stessa barca”, sono ancora i ricchi la causa primaria dei
cambiamenti climatici. E’ sempre Oxfam a documentare la realtà: un individuo
appartenente allo 0,1% della parte più ricca del pianeta emette in un giorno più
CO2 di quella prodotta in un anno dal 50% della popolazione più povera del
mondo.
Sono ormai decenni che ogni anno viene calcolato l’Overshoot Day, ovvero il
giorno dell’anno in cui ogni Stato esaurisce le risorse della Terra che avrebbe
a disposizione, provocando dal giorno successivo un debito ecologico nei
confronti della natura.
Per quanto riguarda l’intera umanità, nel 2025 l’Overshoot Day è arrivato l’8
agosto, mentre per quanto riguarda l’Italia è stato il 6 maggio. Ma se dagli
Stati passiamo alle classi sociali, scopriamo che lo 1% dei più ricchi del
pianeta ha esaurito le risorse naturali a propria disposizione già il 10 gennaio
e l’0,01% degli ultra-ricchi non supera il 3 gennaio.
E chi sono questi ricchi? Sono i possessori dei grandi fondi finanziari che
detengono le leve dell’economia e della ricchezza e che influenzano, quando non
governano direttamente, le leve del potere.
Sono i re e le regine che chiamano al riarmo e alla guerra, che chiedono di
marciare contro nemici da loro indicati per non farci pensare che un nemico
certamente c’è ed è quello che marcia alla nostra testa.
Siamo entrati nell’epoca del dominio dei ricchi contro i poveri, dei re contro i
sudditi, degli oligarchi contro la democrazia. Serve una ribellione collettiva,
ampia e determinata, convergente e plurale per dire a chiare lettere che non è
tutto loro quello che luccica e che in nessun caso consegneremo il nostro futuro
ai generali.
Ci vediamo a Bologna il 24-25 gennaio “Contro i re e le loro guerre”.
Attac Italia