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Corte dei Conti: spesa sanitaria mangiata dall’inflazione e profondi divari Nord-Sud
Un sistema sanitario che cresce sulla carta, e che invece nella realtà fatica a garantire i servizi essenziali e a colmare le storiche fratture tra Nord e Sud del paese. È questa la fotografia scattata dalla Corte dei Conti nella sua Relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali, […] L'articolo Corte dei Conti: spesa sanitaria mangiata dall’inflazione e profondi divari Nord-Sud su Contropiano.
Salari stagnanti divorati dall’inflazione ,regali ai padroni
Stagnazione dei salari reali e aumento delle retribuzioni nominali lorde incapace a compensare l’aumento dell’inflazione, in parte anche per la lentezza dei rinnovi contrattuali (il tempo medio è di oltre due anni) e per gli anomali livelli di crescita dei prezzi registrati nel biennio 2022-2023. È quanto emerge dall’Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti in Italia, appena presentata a Roma e realizzata dal Coordinamento generale Statistico attuariale e dalla direzione centrale Studi e ricerche dell’Inps. Nel settore privato le donne continuano ad avere retribuzioni medie effettive molto più basse di quelle degli uomini. “Si conferma la forbice tra le retribuzioni in base al genere. La retribuzione media annua delle donne, infatti, è circa il 70% di quella degli uomini. A fronte della stagnazione dei salari e alla crescita dell’inflazione senza piu’ meccanismi automatici di protezione del potere d’acquisto dei lavoratori ,si assiste dal 2014 ad un trasferimento di risorse a vario titolo alle imprese per quasi 40 miliardi. Ne parliamo con l’economista Andrea Fumagalli
La grande distribuzione alimenta l’inflazione nel carrello della spesa
l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha acceso la luce sul settore della Grande distribuzione nel settore alimentare . Il tutto parte dalla divaricazione netta che si è determinata negli ultimi anni tra l’inflazione generale e quella dei generi alimentari. In particolare, sulla base dei dati Istat, tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari hanno fatto registrare un incremento del 24,9%, superiore di quasi otto punti percentuali rispetto a quello registrato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo (pari al 17,3%). Alcuni rincari vengono spiegati da eventi eccezionali e dalle normali oscillazioni del mercato: a dicembre cacao e cioccolato in polvere costavano il 20% in più rispetto all’anno precedente, il caffè il 18%, carne e uova quasi l’8%. Si tratta dei prezzi sugli scaffali, che la grande distribuzione ha sempre giustificato con l’aumento dei costi a monte, dalle materie prime all’energia e al packaging ma il sospetto che è non tutti gli aumenti siano realmente legittimati perchè.anche con costi stabili o in calo, la grande distribuzione ha mantenuto prezzi elevati grazie al proprio potere di mercato. Lo squilibrio tra pochi grandi gruppi e molti piccoli produttori che ha inciso sui rincari più dei reali aumenti dei costi e rimanda ad una base produttiva estremamente frammentata che viene penalizzata anche dalle richieste della Grande distribuzioned di corrispettivi per l’acquisto dei servizi di vendita (come l’inserimento in assortimento, le modalità di collocamento dei prodotti a scaffale, le promozioni, il lancio di nuovi prodotti) Le politiche neoliberiste, la deregolamentazione del mercato interno, la spinta verso l’internazionalizzazione dei mercati agricoli con l’illusione che il mercato globale sarebbe continuato a crescere in eterno, la digitalizzazione e l’ingegneria genetica come risposta definitiva all’impatto della crisi climatica sull’agricoltura, oggi mostrano il loro limite assoluto. Non hanno fatto aumentare il reddito degli agricoltori, al contrario rendono il futuro molto incerto. Ne parliamo con Fabrizio Garbarino dell’Associazione rurale italiana
Inps: i salari ancora lontani dal recuperare l’inflazione
I salari degli italiani continuano a rincorrere il costo della vita, ma non riescono a recuperare l’inflazione. È quanto emerge dall’Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti in Italia, presentata giovedì 15 gennaio dal Coordinamento generale Statistico attuariale e dalla direzione centrale Studi e ricerche dell’Inps. Secondo il rapporto, tra […] L'articolo Inps: i salari ancora lontani dal recuperare l’inflazione su Contropiano.
Generi alimentari: +24%. Indagine Antitrust sulla grande distribuzione
Chi legge assiduamente il nostro giornale sa che sono mesi e mesi che ci occupiamo di riportare le notizie riguardo “l’anomalia” dei prezzi dei generi alimentari, che continuano ad aumentare a un ritmo molto più alto dell’inflazione media, con un effetto particolarmente negativo per le fasce popolari, il cui reddito […] L'articolo Generi alimentari: +24%. Indagine Antitrust sulla grande distribuzione su Contropiano.
Che succede in Iran? – di Fariba Adelkhah
Dietro l'intensificarsi delle proteste e la loro repressione si celano dinamiche complesse che intrecciano rivendicazioni popolari, lotte per interessi economici, divisioni interne al governo e incertezze sulle alternative politiche. Pertanto, il rapporto tra Stato e società appare profondamente conflittuale e il futuro del regime altamente incerto. Articolo pubblicato in francese sul sito AOC (Analyse [...]
Indagine su Powell, presidente della FED. Si allarga lo scontro istituzionale negli USA
Non è solo riguardo all’omicidio di Renee Nicole Good che è in corso un duro scontro istituzionale negli Stati Uniti, mentre le strade del paese sono attraversate da decine di migliaia di manifestanti contro l’ICE. La tattica della seconda amministrazione Trump, di tirare dritto contro tutti coloro che non si […] L'articolo Indagine su Powell, presidente della FED. Si allarga lo scontro istituzionale negli USA su Contropiano.
Il costo della vita aumenta, mentre la ricchezza cresce meno della media europea
  Negli ultimi tredici anni la ricchezza complessiva delle famiglie italiane è cresciuta meno della media dell’area euro ed ha perso il confronto con quella di tedeschi e francesi. Dal dicembre 2012 al giugno 2025 l’incremento è stato di circa il 20,6%, contro il 45,1% della Francia ed il 108,2% della Germania, mentre la media dell’area euro si è attestata al 66,2%. Se si considera che nel periodo in esame l’indice di rivalutazione monetaria è stato pari a 1,22 le famiglie italiane hanno perso circa il 2% di ricchezza in termini reali. È quanto emerge dall’analisi condotta dalla Fondazione Fiba di First Cisl sui dati forniti dalla Bce sulla ricchezza distribuita. In generale, la ricchezza netta dell’insieme delle famiglie italiane, pari nel 2025 a 10.991,5 miliardi di euro, rappresenta il 16,6% di quella dell’area euro, in discesa però dal 22,9% del 2012. L’indebitamento delle famiglie italiane è pari invece a circa il 10,1% dell’area euro (792,3 miliardi su 7.825,5), ed è cresciuto nel periodo in esame del 13,3%, contro il 27,9% dell’area euro, il 39,5% della Germania e il 52,6% della Francia. Se si considera la ricchezza per famiglia, questa a fine 2012 (pari a circa 375,6 mila euro) era più alta di quella delle famiglie francesi e di quelle tedesche (rispettivamente 325,1 e 228,5 mila euro), mentre a metà 2025 risulta inferiore (438,7 mila euro contro 442,2 mila dei francesi e 461,6 mila dei tedeschi). La concentrazione della ricchezza è invece sempre più elevata: sulla base dei dati a metà 2025, il 50% della popolazione possiede appena il 7,4% della ricchezza, il 60% si ferma al 12%, mentre il 10% più ricco controlla il 59,9%. Addirittura il 5% più ricco detiene oltre il 49,4% della ricchezza totale. Quest’ultimo è il dato più elevato tra i grandi Paesi europei. Solo Austria, Croazia e Lituania registrano un livello di concentrazione della ricchezza più elevato. Dai dati della Fondazione Fiba emerge come l’Italia non sia più un Paese per risparmiatori. I dati Eurostat mostrano infatti che il tasso di risparmio lordo delle famiglie, che, già oramai leggermente più basso in partenza, è cresciuto per le famiglie italiane meno della media europea in generale e delle famiglie francesi e tedesche in particolare. A giugno del 2025 il dato italiano (12,3%) è nettamente al di sotto sia di quello medio dell’area euro (15,4%) che di Germania (19,2%) e Francia (18,7%). Intanto, come denunciato da Federconsumatori, scendono le vendite nel settore alimentare, ma aumentano quelle presso i discount. Utilizzando dati dell’ISTAT sulle vendite al dettaglio, l’Associazione mette in luce come nei primi 11 mesi del 2025 siano salite leggermente in valore (+0,8% sullo stesso periodo del 2024) e scese leggermente in volume (-0,6%). A trascinare le vendite, in valore, sono i dadi del commercio elettronico (+2,9%) e dalla grande distribuzione (+2,1%). “Recentemente l’Istat, sottolinea Federconsumatori, ha infatti rivelato che, rispetto al 2019, i prodotti alimentari costano, oggi, in Italia, quasi un terzo in più, e che una famiglia su tre negli ultimi anni ha tagliato la propria spesa alimentare. Ancora l’Istat ha recentemente reso noto come le retribuzioni contrattuali in termini reali a settembre 2025 restino al di sotto dell’8,8% ai livelli di gennaio 2021. Una situazione che non migliorerà alla luce dei rincari previsti per l’anno in corso: l’O.N-F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, ha infatti stimato che, nel 2026, sono in arrivo aumenti medi di +672,60 euro a famiglia. Questi aumenti non faranno altro che accrescere i tagli, le rinunce e le modifiche delle abitudini di consumo da parte delle famiglie: per questo si fa sempre più urgente e improrogabile un intervento del Governo a sostegno del potere di acquisto dei cittadini, attraverso una rimodulazione dell’IVA sui beni di largo consumo e azioni di contrasto alla povertà energetica e alla povertà alimentare. Misure che ci saremmo aspettati di vedere in manovra”. E in alcune grandi città la situazione è ancora più critica. Prendendo in esame un paniere composto da prodotti ortofrutticoli, alimentari e servizi vari (dal dentista alla messa in piega, passando per tintorie e toilettatura cani) emerge, secondo una rilevazione del Codacons, come a Milano, per l’acquisto delle varie voci, si spenda un totale di quasi 600 euro (per l’esattezza 598,95 euro), il 62,3% in più rispetto alla spesa di Napoli per lo stesso paniere. Segue Aosta con uno scontrino complessivo da 586 euro, e al terzo posto Bolzano con 574 euro. Tra le 18 grandi città monitorate Napoli, con una spesa totale da circa 369 euro per i beni e servizi considerati, è risultata quella più economica, seguita da Palermo con 408 euro e Catanzaro con 424 euro. Sul fronte della sola spesa alimentare, per l’acquisto di 28 prodotti che spaziano dall’ortofrutta alla carne, dal salmone a pane, pasta, olio, ecc., Catanzaro, con una spesa da circa 165 euro, è la città più conveniente, seguita da Napoli (168 euro) e Bari (172 euro). Per rifornire dispense e frigoriferi la città più cara è risultata Bolzano, con una spesa da circa 220 euro per cibi e bevande (il 33,3% in più rispetto alla città più economica). Non mancano le curiosità: per un panino al bar il prezzo più basso è ad Ancona, 2,67 euro contro una media nazionale di 3,80 euro, a Milano servono 5,64 euro; è a Bologna che la carne bovina costa di più (in media 26,7 euro/kg), ma le zucchine più care sono quelle di Genova (4,60 euro/kg), evidenzia il Codacons. Per una otturazione dal dentista la spesa va dal record di Aosta di 176 euro ai 70 euro di Napoli, e per lavare l’auto bastano 8,5 euro ad Ancona, ma ne servono oltre 21 a Bolzano, città che vanta anche il prezzo più alto per il cappuccino al bar, ben 2,29 euro in media. Per acconciare i capelli conviene trasferirsi a Napoli: qui una messa in piega costa in media meno di 13 euro contro i 23,5 euro della più cara Bologna, mentre il taglio capelli per donna meno di 15 euro contro i 30 euro della più cara Trieste. Per una serata di svago al cinema meglio scegliere Bari, dove un biglietto costa in media 7,3 euro: a Genova per vedere un film in una sala cinematografica ne servono addirittura 11,2. A sorpresa Milano è la città col più basso costo del servizio “lavatura e stiratura camicia”: in media 2,89 euro contro i 5,3 euro di Catanzaro e Ancona. L’indagine Codacons prende in esame anche le spese per gli amici a quattro zampe: il servizio di toilettatura cani più costoso è quello di Aosta, 49,6 euro, contro una spesa media in Italia di 34,6 euro. Qui l’analisi della Fondazione FIBA di First Cisl sulla ricchezza degli italiani: https://www.firstcisl.it/wp-content/uploads/2026/01/FirstCisl_20260102_Analisi_su_ricchezza_famiglie_italiane.pdf. Qui per approfondire i dati del Codacons:  https://codacons.it/indagine-codacons-sui-prezzi-di-beni-e-servizi-nelle-principali-citta-italiane/.   Giovanni Caprio
ITALIA: L’INFLAZIONE SI MANGIA LE PENSIONI, IL GOVERNO AUMENTA LE MINIME…DI 3.13 € AL MESE
I pensionati, in particolare quelli con la minima, dall’anno prossimo potranno permettersi ben…tre caffè in più al mese. È il risultato della perequazione all’inflazione fissata, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, all’1,4% (3.13 euro in più al mese): l’assegno passa da 616 a 619 euro al mese. La misura è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 28 novembre 2025. Non va meglio per altri assegni: con 800 euro netti al mese arriveranno 9 euro in più, mentre con 1000 euro netti di pensione, 11 euro in più. Ai nostri microfoni il commento di Ezio Cigna, responsabile previdenza della Cgil nazionale. Ascolta o scarica
Istat: i prezzi degli alimentari corrono molto più veloce dell’inflazione media
Tra l’ottobre 2021 e l’ottobre 2025, gli italiani hanno affrontato un’impennata dei prezzi alimentari del 24,9%, un aumento di quasi l’8% superiore a quello dell’indice generale dei prezzi al consumo armonizzato, che si è ‘fermato’ al 17,3%. Lo rileva l’Istat, che identifica la causa principale nello shock dei prezzi dell’energia […] L'articolo Istat: i prezzi degli alimentari corrono molto più veloce dell’inflazione media su Contropiano.