Leggi su sicurezza e antisemitismo, un pericolo per la libertà d’espressione
Nelle prossime settimane la nostra democrazia si troverà a superare il passaggio
più stretto dai tempi dello stragismo e dei tentativi golpisti degli anni
Settanta. La raffica di ddl Sicurezza ha preparato la strada a un duplice
affondo contro i pilastri dell’impianto costituzionale: l’autonomia della
magistratura e la libertà di espressione in ogni sua forma. La riforma Nordio
della giustizia e il disegno di legge Romeo, che inchioda l’antisionismo e la
critica allo Stato di Israele all’infame reato di antisemitismo, puntano a
trasformare la visione di valori e di principi su cui si fonda la convivenza nel
nostro Paese in una mera cornice formale entro la quale restaurare il totale
controllo della società civile.
Il disegno di legge presentato al Senato dalla maggioranza e sul quale la destra
auspica la naturale convergenza di alcuni esponenti del Pd che hanno presentato
proposte analoghe nelle finalità e nei contenuti è composto da tre articoli che
rimandano poi a un decreto attuativo successivo della Presidenza del Consiglio.
Le “direttive” indicate all’esecutivo prevedono l’introduzione di sanzioni che
potrebbero colpire tutti coloro che esprimano consenso all’indipendenza
palestinese, alla fine dell’occupazione di Gaza, alla costituzione di un nuovo
Stato “dal fiume al mare”, fino alla denuncia del genocidio, della pulizia
etnica e dei crimini del governo israeliano. Perfino l’istigazione al
boicottaggio del commercio e dei rapporti accademici e istituzionali con lo
Stato ebraico potrebbero finire nel mirino della magistratura. Gli strumenti di
reato prefigurati vanno dalle opinioni espresse sugli articoli di giornale, ai
post sui social, alle manifestazioni pubbliche fino all’attività di
informazione, protesta e denuncia svolta in scuole e università.
La proposta di legge prevede anche una particolare formazione di funzionari
pubblici, forze dell’ordine e insegnanti, per orientarli nell’individuazione di
manifestazioni di antisemitismo da denunciare alle autorità competenti. Sui
social gli account dei trasgressori potranno essere sospesi o cancellati.
Un altro fronte è stato aperto sempre in Parlamento dal Ministro della Difesa
Guido Crosetto, che ha inviato nello scorso novembre una relazione allarmata e
allarmante sulla cosiddetta “guerra ibrida” in cui sarebbe finita l’Italia da
quando governa Meloni. Il messaggio del ministro della guerra alla nazione è:
“Nonostante non si spari ancora, siamo già sotto attacco”, con tanto di nemici
spietati che lavorano nell’ombra per saggiare e indebolire le nostre difese e
soprattutto di spie, fiancheggiatori e “quinte colonne.”
Nell’elenco dei primi troviamo praticamente tutti gli Stati nella lista nera di
Trump, dalla Russia, alla Cina alla Corea, a Cuba e all’Iran. Tra i secondi
giornalisti, politici, intellettuali e semplici cittadini che chiedono di
fermare il riarmo, di non mandare più armi all’Ucraina e a Israele e di cercare
un accordo diplomatico che porti al cessate il fuoco. Per Crosetto sono da
considerare “intelligence” con il nemico manifestazioni e critiche contro le
alleanze internazionali strette dall’Italia, come la Nato e l’Unione Europea.
Da qui la necessità di ulteriori e più stringenti controlli su comunicazioni
personali, attività politiche, media e social network. E chi non salta putiniano
e antisemita è.
Redazione Italia