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Israele porta la guerra nello spazio: in sviluppo armi per colpire obiettivi sulla terra
Israele prepara un nuovo salto nella propria strategia militare: portare la capacità di attacco oltre l’atmosfera e trasformare lo spazio in un nuovo fronte di guerra. Il ministero della Difesa ha inserito nel proprio piano pluriennale lo sviluppo di sistemi capaci di proteggere i satelliti israeliani da quelli ostili e, soprattutto, colpire obiettivi sulla Terra direttamente dall’orbita. Non si tratta ancora di armi operative, ma di un programma al quale saranno destinati finanziamenti specifici e che coinvolgerà le Forze di difesa (IDF), la Direzione per la ricerca e lo sviluppo (MAFAT) e l’industria bellica nazionale. L’obiettivo dichiarato dai vertici della Difesa è conquistare una posizione di «superiorità» nello spazio e assicurare a Tel Aviv un chiaro vantaggio nei conflitti futuri. Il progetto si articola su più livelli. Il primo prevede l’ampliamento delle capacità di intelligence attraverso un sistema articolato su diversi piani, in grado di sorvegliare simultaneamente più aree, giorno e notte e con qualsiasi condizione meteorologica. Il secondo punta a rendere più sicure e continue le comunicazioni militari. Il terzo introduce apertamente la dimensione offensiva: da un lato, sistemi destinati a difendere i satelliti israeliani da veicoli avversari, dall’altro armi spaziali capaci di raggiungere bersagli terrestri. La distinzione tra difesa e attacco, già piuttosto elastica nelle dottrine di sicurezza israeliane, rischia di diventare ancora più labile quando viene trasferita nello spazio. A coordinare lo sviluppo saranno MAFAT, IDF e aziende della difesa, le stesse componenti che hanno trasformato Israele in uno dei maggiori laboratori mondiali per droni, missili, sorveglianza digitale e intelligenza artificiale applicata alla guerra. Il conflitto con l’Iran ha impresso un’accelerazione al programma: durante l’operazione Roaring Lion, i satelliti sono stati impiegati per raccogliere informazioni di intelligence ad alta precisione, ampliando e aggiornando l’elenco dei potenziali obiettivi militari da colpire. La svolta era stata anticipata il 25 giugno dallo stesso ministro Israel Katz, che aveva annunciato lo sviluppo di armi laser spaziali e dichiarato l’ambizione di fare di Israele il leader mondiale nelle capacità di attacco nello spazio. Il ministro aveva inoltre evocato la capacità di «attaccare» e «distruggere» i sistemi nemici, senza precisare le tecnologie allo studio. Laser, strumenti di disturbo e dispositivi capaci di paralizzare o danneggiare i satelliti sono stati indicati successivamente dalla stampa israeliana come possibili soluzioni. Nei colloqui riservati a porte chiuse, citati dalla stampa israeliana, il ministro ha fissato un traguardo più realistico: collocare Israele tra le prime cinque potenze del settore. Il Paese dispone di circa 25 satelliti, contro gli oltre 11.600 attribuiti agli Stati Uniti, più di mille alla Cina e circa 220 alla Russia, secondo Orbital Radar. I satelliti radar Ofek 13 e Ofek 19 permettono di osservare il territorio anche di notte e attraverso le nuvole, mentre Dror 1 garantisce comunicazioni avanzate. Per Avi Berger, responsabile della Direzione spaziale, queste capacità dovranno assicurare alle IDF «libertà d’azione» e produrre «effetti» su diverse aree geografiche: formule asettiche dietro cui si delinea la possibilità di sorvegliare, costruire banche di obiettivi e, in futuro, colpire direttamente dallo spazio. Israele entra così in una corsa già dominata da Stati Uniti, Cina e Russia, mentre il diritto internazionale mostra lacune sempre più vistose. Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, ratificato anche da Tel Aviv, vieta di collocare in orbita armi nucleari o altre armi di distruzione di massa, ma non proibisce esplicitamente il dispiegamento di armamenti convenzionali. Una zona grigia ereditata da un accordo concepito quando i sistemi oggi progettati appartenevano ancora in larga parte alla fantascienza e che consente alle potenze di presentare l’escalation come semplice progresso tecnologico. Ogni nuova arma viene presentata come necessaria alla deterrenza, alimentando una militarizzazione che prepara inevitabilmente quella successiva. Nel caso israeliano, la «difesa del fronte interno» torna a giustificare strumenti capaci di colpire ovunque, cancellando i limiti geografici e riducendo ulteriormente lo spazio del controllo politico. La questione non è soltanto se e quando queste armi diventeranno operative, ma quale precedente possa creare uno Stato già accusato di impiegare la propria superiorità tecnologica senza proporzione e senza riguardo per le vittime civili.   The post Israele porta la guerra nello spazio: in sviluppo armi per colpire obiettivi sulla terra appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 1, 2026
L'INDIPENDENTE
Sulla morte di Hind Rajab. Israele mente fingendo di “cercare la verità”
Storicamente, Israele non ha mai accusato un singolo soldato israeliano di aver ucciso un palestinese a Gaza durante i suoi attacchi su larga scala nel territorio, iniziati a intensificarsi nel 2008. L’esercito israeliano è tornato alla ribalta mercoledì, dopo aver ammesso per la prima volta di aver sparato contro il […] L'articolo Sulla morte di Hind Rajab. Israele mente fingendo di “cercare la verità” su Contropiano.
August 23, 2026
Contropiano
Palestina : Taybeh nella morsa dei coloni e dell’IDF
Le notizie che arrivano da Taybeh , unico villaggio totalmente di fede cristiana della Palestina biblica, sono sempre più preoccupanti: il 23 luglio scorso , il «Comandante dell’IDF della regione di Giudea e Samaria», come viene chiamata ufficialmente la Cisgiordania dal governo israeliano, ha emesso una ordinanza militare che ordina la chiusura dell’area denominata «Taybeh and Rammoun Area», nella Cisgiordania occupata. Oggi sappiamo che questa ordinanza resta in vigore fino al 4 luglio 2027. Il testo del decreto lascia molto spazio all’interpretazione, i coloni israeliani che vivono nell’area o nelle sue vicinanze, compresi quelli presenti nei cosiddetti «avamposti collinari» sono considerati residenti per cui possono circolare liberamente. Esclusi dall’entrare o uscire da Taybeh, gli attivisti israeliani e internazionali, i giornalisti internazionali, le associazioni umanitarie, e tutti coloro oche non risultano residenti nel villaggio e nell’area di Rammoun, paese vicino a Taybeh. Il 17 Agosto in Palestina hanno inizio le lezioni scolastiche, Taybeh ha una scuola che, dalla Primaria alle superiori, serve tutto il circondario, per un raggio molto superiore al limite previsto dall’ordinanza. Questo significa che la maggioranza degli studenti e studentesse sarà privata da domani della partecipazione alle lezioni. Abbiamo sentito il Sindaco di Taybeh, Suliman Abu Elias che è stato confermato per il suo seconda mandato il 25 aprile 2026 che mette in guardia circa le reali intenzioni dell’IDF: “ tutta Taybeh e il suo territorio sono presi di mira dai coloni, questi ultimi sono presenti sempre con i loro animali, mentre i soldati dell’IDF organizzano i chek point permanenti all’ingresso ed all’uscita del paese. I Soldati decidono l’apertura e la chiusura per cui ci sono giorni che l’attesa per entrare o per uscire supera le tre ore ”. Gli avamposti collinari dei coloni attualmente sono 7 stabili, di cui 5 nel territorio di Taybeh e 2 nel territorio del paese limitrofo. Secondo l’Istat palestinese gli abitanti di Taybeh fino al 2024 contavano circa 1400 persone e il parroco del paese denuncia che in questi ultimi tre anni 15 famiglie più una decina di ragazzi hanno lasciato il paese recandosi all’estero alla ricerca di un posto più sicuro, più tranquillo. L’IDF ha cercato di tranquillizzare gli abitanti dicendo che questa misura è per tutelarli, ma sia il sindaco sia i parroci del paese (cattolico, ortodosso e melchita) descrivono un clima di insicurezza, di paura, di terrore non solo nello svolgimento dell’attività quotidiana, ma anche per la limitazione della libertà di movimento. La preoccupazione degli abitanti è che questa ordinanza sia finalizzata a permettere ai coloni di prendere possesso, in modo indisturbato, di vari terreni, ponendo le basi per altri 5 nuovi insediamenti sul terreno di Taybeh, cosa che di fatto soffocherà il paese e costringerà i cittadini palestinesi ad andare via. Taybeh si estende su una superficie di 25.000 dunms ( un dunm = 1000 metri quadrati). Migliaia di ettari di terra di Taybeh sono minacciati di essere confiscati da questi coloni sotto la protezione e la complicità dei soldati israeliani. Questo è il terzo anno consecutivo che i nostri contadini non riescono raccogliere le loro olive, oramai i coloni stanno mettendo le mani su due terzi del territorio di Taybeh, cosi afferma il sindaco. La paura si mescola con la preoccupazione degli abitanti soprattutto questa paura si intensifica a causa del silenzio internazionale. Nessun intervento, nessuna denuncia e nessun interesse nonostante l’attivismo della chiesa , degli enti locali e le varie denunce del Patriarca latino di Gerusalemme, l’italiano Pierbattista Pizzaballa. (Ieri Pizzaballa è andato a Taibeh per celebrare la messa e così rivendicare l’accesso al paese e oggi il Papa ha chiesto la fine delle persecuzioni ndr) Infine va ricordato è avviato un progetto di gemellaggio tra il Comune di Taybeh e il Comune di San Pietro in Casale (BO), grazie alla sensibilità del Comune stesso e il mondo dell’associazionismo tra cui la Cgil di Bologna, Spi CGIL di Bologna, Anpi, Arci, Assopace Palestina , i quali hanno organizzato una bella iniziativa il 25 luglio che ha visto la partecipazione sia della cittadinanza che del mondo del volontariato per avviare questo progetto che vedrà la luce al più presto possibile. Il sindaco di Taybeh fa appello a tutti, alla Chiesa cattolica, e al Vaticano, e chiede che la comunità internazionale si mobiliti con urgenza per interrompere questa morsa che soffocherà la sua cittadina. Milad Jubran Basir Giornalista italo palestinese ( originario di Taybeh ) e attivista per i diritti umani. Milad Jubran Basir
August 16, 2026
Pressenza
Giornalisti palestinesi uccisi a Gaza e minorenni israeliani arruolati nelle milizie di coloni
“L’immagine è presente, la penna è presente, la voce è presente e i volti sono presenti, nonostante tutte le perdite, il dolore e la stanchezza”: questo il testo del cartello che ieri i giornalisti hanno esposto dove un anno fa venivano assassinati Anas Al-Sharif, corrispondente di Al-Jazeera, i reporter Mohammed Al-Khalidi e Mohammed Qariqa e i cameramen Mohammed Noufal, Ibrahim Zahere e Mo’men Aliwa. Il 10 agosto 2025 un raid aereo israeliano ha bersagliato la tenda adibita a postazione stampa di fronte all’ospedale Al-Shifa di Gaza City, colpendo l’obiettivo mentre i sei giornalisti stavano svolgendo il proprio lavoro. Filmati d’archivio mostrano che il drone israeliano ha sparato il missile pochi istanti dopo che nella tenda erano rientrati Qariqa e Zahere, che avevano appena trasmesso una diretta a cui erano presenti anche Al-Sharif, Nawfal e Aliwa. Nato nel 1996 nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, Anas al-Sharif è stato una delle figure di spicco del giornalismo palestinese a Gaza. Ha trasmesso immagini di bombardamenti, sfollamenti e fame da ospedali, strade e rifugi nonostante sapesse di essere nel ‘mirino’ dell’IDF, pubblicamente minacciato da alti ufficiali israeliani. Poco prima di venire assassinato aveva scritto: “Queste minacce sono continue e persistenti, compresi i tentativi di intimidamento da parte dell’esercito di occupazione per impedirmi di trasmettere queste immagini. Ma questo è il mio dovere, e sto diffondendo le immagini con la massima professionalità e credibilità”. Con bombardamenti mirati, dall’ottobre 2023 a oggi a Gaza Israele ha ucciso 262 giornalisti, per la maggior parte palestinesi. Di altri 3 non si sa più nulla da quando sono ‘spariti’, inghiottiti nei campi di concentramento israeliano nel deserto del Negev. E oggi, all’alba, le forze di occupazione israeliane hanno demolito la casa del contadino palestinese Farouq Ramadan, ucciso nel suo terreno nei pressi del villaggio di Tell, a sud-ovest di Nablus, dove era stato attaccato dai coloni ebrei israeliani armati e, riuscito a strappare il mitra dalle mani di uno dei suoi aggressori, aveva colpito a morte due soldati intervenuti a supporto dei coloni. Questa sparatoria, in cui sono stati uccisi anche Farouq Ramadan e suoi 3 cugini, è stata oggetto di molte polemiche e uno scandaloso servizio del giornalista RAI Giovan Battista Brunori che mostrava l’attacco terroristico palestinese definendo i coloni armati degli ‘escursionisti’. Un nostro contatto a Tell ha riferito che prima delle squadre del genio militare sono intervenute le forze israeliane supportate da decine di veicoli militari. Le truppe hanno fatto irruzione nel villaggio e costretto decine di famiglie palestinesi ad evacuare le proprie abitazioni, quindi circondato l’area intorno alla costruzione, un edificio di tre piani, che hanno minato e fatto esplodere. GAZA – Saba Naeem Abdullah al-Hashash, tredicenne, è deceduta ieri a causa delle ferite riportate in seguito ai colpi di artiglieria israeliana nella zona di al-Mawasi, a Khan Younis. Diversi civili palestinesi sono rimasti feriti dai colpi di artiglieria israeliana a Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Nostri contatti locali hanno riferito che l’artiglieria israeliana ha bombardato diverse aree di Khan Younis, al-Bureij e Beit Lahia. Veicoli militari israeliani hanno aperto il fuoco anche nella zona di Qizan Rashwan, a sud di Khan Younis. Secondo i rapporti del ministero della sanità, il numero totale di palestinesi uccisi dall’11 ottobre, data dell’accordo di Sharm Sheikh, è salito a 1.259, con 4.139 feriti e 807 corpi recuperati da sotto le macerie. EMERGENZA UMANITARIA – Il sistema di trasporto e spedizione nella Striscia di Gaza è stato completamente paralizzato dalla distruzione, da parte di Israele, delle infrastrutture stradali e di stoccaggio, dagli attacchi contro gli autisti e dal blocco dell’ingresso di pezzi di ricambio. L’Organizzazione euro-mediterranea per i Diritti Umani, che ha sede a Ginevra, ha affermato che Israele sta attuando “una politica vendicativa volta a smantellare la catena di approvvigionamento, dal momento in cui anche le poche merci e aiuti che entrano attraverso i valichi non è possibile trasferirle all’interno per essere distribuite alla popolazione”. Prima dell’invasione israeliana, nella Striscia operava una flotta di circa 1.200 camion, che coprivano i bisogni della popolazione in termini di cibo, medicine, carburante, foraggio, materiali da costruzione e altri beni di prima necessità. Solo circa 400 camion sono sopravvissuti ai bombardamenti e alla distruzione israeliani, di cui circa 100 si sono guastati a causa dell’impedimento dell’ingresso di pezzi di ricambio, pneumatici, oli e batterie, così che il numero di camion attualmente operativi è solo di circa 300, ovvero il 25% della dimensione della flotta precedente. CISGIORDANIA – Ieri, lunedì 10 agosto, le forze di occupazione israeliane hanno lanciato una campagna di arresti contro 25 palestinesi, tra cui nel governatorato di El-Khalil (Hebron) un giornalista del campo di Al-Fawwar, e in concomitanza alla dichiarazione del villaggio di Al-Taybeh “zona militare chiusa” hanno effettuato raid e demolito due case. Nostri contatti locali hanno riferito che a Taybeh i coloni insediati nei terreni della comunità di Ka’abneh hanno attaccato attivisti internazionali per la solidarietà e che venerdì il villaggio è stato anche teatro di un attacco da parte dei coloni contro i suoi abitanti. I palestinesi della zona vivono in uno stato di paura e apprensione, poiché la scena di giovani coloni che assaltano i loro villaggi, supportati dall’esercito, diventa sempre più frequente. Questa operazione sistematica mira a stringere la morsa intorno a loro e a costringerli ad abbandonare le loro terre, nell’ambito di una continua espansione degli insediamenti volta a modificare la composizione demografica della Cisgiordania, con una sostituzione etnica, cacciando i nativi. Un residente, che per timore di ritorsioni ha preferito rimanere anonimo, ha espresso il timore che “l’occupazione ci ucciderà o ci costringerà a lasciare le nostre case, come ha fatto con le nostre famiglie”, una scena che riflette la realtà quotidiana di paura e oppressione vissuta dai palestinesi nella zona. Il ruolo dei coloni è combinato con le attività militari, con l’obiettivo di deportare coercitivamente la popolazione nativa. I testimoni palestinesi intervistati hanno confermato che i coloni arrivano armati e scortati dall’esercito. Un’indagine ha rivelato una rete organizzata che persegue gli obiettivi degli insediamenti nella città di Deir Jarir e nelle aree circostanti a nord-est di Ramallah. MINORENNI ARRUOLATI NELLE MILIZIE DEI COLONI – Un rinomato leader, considerato il padre spirituale del movimento dei “giovani coloni delle colline” e risiede su una collina che domina migliaia di dunam, recluta minorenni per compiere atti di intimidazione che hanno costretto gli abitanti della città di Yanoun alla deportazione forzata. Per quanto riguarda la provenienza di questi ragazzi, un’inchiesta spiega che sono adolescenti “ribelli contro le loro famiglie” o “affetti da difficoltà di apprendimento”. Il Ministero dell’Istruzione israeliano ha istituito per loro un programma chiamato Terapia nella Natura, che prevede il loro impiego sulle montagne della Cisgiordania. In seguito, il Ministero della Difesa israeliano ha adottato un altro programma chiamato Forza del Cuore, che mira a valorizzare le potenzialità di questi ragazzi e a fornire loro supporto educativo e terapeutico, arruolandoli nelle milizie che attaccano i villaggi palestinesi. L’inchiesta documenta un addestramento militare estenuante dei minorenni tra le colline e le valli della Cisgiordania, comprese esercitazioni di attacco e controllo, guidate da un ufficiale dell’esercito israeliano che pubblica video, diffusi sui suoi profili personali, in cui appare in uniforme militare e si vanta apertamente, dalla cima delle colline, di ciò che sta facendo, invitando gli altri a non “perdere l’occasione” e a partecipare a “questa missione”. Le dichiarazioni di alcuni leader dei coloni confermano che stanno lavorando per preparare una generazione che “formerà un esercito più capace di controllare il territorio ed espellere chiunque non sia uno di loro”, rivelando una strategia a lungo termine volta a consolidare il controllo dei coloni attraverso successive generazioni di minori addestrati militarmente. Gli osservatori dei diritti umani sottolineano che questi programmi offrono protezione legale ai minorenni di fronte agli organismi internazionali, poiché la loro giovane età viene sfruttata come scudo per eludere le proprie responsabilità. Nel frattempo, l’intero sistema israeliano è responsabile dell’organizzazione e della direzione di questa violenza, ponendo questi ragazzi in prima linea negli attacchi contro i nativi palestinesi. ANBAMED
August 11, 2026
Pressenza
Offensiva sionista in Cisgiordania, la pulizia etnica si inasprisce
La spirale di violenza sionista che sta attraversando la Cisgiordania occupata viene raccontata come un’esplosione improvvisa che segue gli scontri di Nablus (se non addirittura come la “legittima difesa” di Israele nei confronti dei palestinesi che hanno la colpa di non farsi ammazzare quando e come pare ai coloni). Ma […] L'articolo Offensiva sionista in Cisgiordania, la pulizia etnica si inasprisce su Contropiano.
July 27, 2026
Contropiano
CISGIORDANIA: BRUTALI AGGRESSIONI DI COLONI ED ESERCITO ISRAELIANI. 4 PALESTINESI UCCISI
Situazione sempre più brutale nei villaggi palestinesi della Cisgiordania occupata. Solo questa mattina, venerdì 24 luglio, 4 palestinesi sono stati uccisi dalle forze di occupazione israeliane durante un attacco dei coloni al villaggio di Tell, a sud-ovest di Nablus. I residenti palestinesi hanno respinto in un primo momento i coloni israeliani che dopo mezz’ora hanno attaccato nuovamente la parte occidentale della città, questa volta protetti dai militari. Durante l’attacco è morto anche un colono israeliano. Chiusi dai militari i check point di ingresso che circondano la città di Nablus, il capo di stato maggiore delle Idf ha ordinato un “massiccio dispiegamento” nella Cisgiordania occupata. Dall’inizio dell’anno sono 82 i palestinesi ammazzati nei governatorati della Cisgiordania occupata, di cui 21 per mano di coloni israeliani. L’intervisa a Damiano Censi, coordinatore del progetto di Medeterranea in Palestina. Ascolta o scarica Gli aggiornamenti da Nablus che abbiamo ricevuto da Fabian Odeh, cittadino italo-palestinese che vive a Brescia e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
July 24, 2026
Radio Onda d`Urto
Killer israeliani “in vacanza” vandalizzano Cagliari
Da Cagliari arrivano notizie di inaudita gravità sulle vacanze dei sionisti genocidari in Italia. Nei giorni scorsi, al Parco di Monte Claro, è stata gravemente danneggiata la targa che ricorda le vittime dell’eccidio di Sabra e Shatila: più di 3000 palestinesi, in gran parte donne, anziani e bambini, martirizzate a […] L'articolo Killer israeliani “in vacanza” vandalizzano Cagliari su Contropiano.
July 9, 2026
Contropiano