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Come funziona la corruzione nell’Italia di oggi
In Italia, la corruzione negli appalti pubblici non si presenta oggi come un fenomeno monocorde, né si manifesta sempre con le stesse modalità, ma è il frutto di relazioni tra amministratori, funzionari operativi e imprenditori che nascono e si consolidano nel tempo a seconda delle opportunità. È questa, nella sua visione più ampia, la trama che emerge dal rapporto dell’Autorità nazionale anticorruzione “Corruzione e appalti in Italia”, dedicato al periodo compreso tra il 1° gennaio 2020 e il 15 maggio 2026. Il documento, basato sulle note informative redatte dal Nucleo della Guardia di Finanz... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Come funziona la corruzione nell’Italia di oggi appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 15, 2026
L'INDIPENDENTE
Il problema e la soluzione infame
L’inflazione sta tornando a salire rapidamente con conseguenze pesanti, soprattutto perché non è chiaro fino a che punto potrebbe arrivare il rialzo. Le condizioni internazionali sono pesantissime: blocco perdurante di Hormuz, guerra sine die in Ucraina, difficoltà dei transiti strategici come Gibuti e Suez, eccessiva dipendenza dal costoso GNL degli […] L'articolo Il problema e la soluzione infame su Contropiano.
July 21, 2026
Contropiano
Summit NATO ad Ankara: affari per le imprese e aumento della spesa pubblica
L’ultimo aggiornamento relativo alle spese militari conferma che Canada e Paesi UE hanno accresciuto oltre ogni previsione i propri investimenti, portando alcune nazioni ad attestarsi, nell’anno corrente, sul 3,5% del PIL.[1] Nei due giorni di summit ad Ankara non sono state superate le divisioni interne all’Alleanza Atlantica e conseguentemente il compromesso raggiunto si limita in sostanza all’aumento delle spese militari, dando vita a un insieme di commissioni per le imprese della guerra che farà lievitare gli investimenti in armi. In altri termini potremmo asserire che tale compromesso si materializzerà in un’ondata di appalti, «che aumenteranno la produzione e l’innovazione nella difesa in tutta l’Alleanza e forniranno nuove capacità per rafforzare la deterrenza e la difesa della NATO»[2]. Il Segretario Generale dell’Alleanza, Mark Rutte, annuncia l’acquisto congiunto di aerei con e senza pilota e la modernizzazione degli apparecchi oggi in dotazione, per un giro di affari considerevole. E infatti ad Ankara non erano presenti solo alti funzionari della NATO, ministri e membri dei Governi aderenti: erano circa 100 le aziende partecipanti, a conferma che dietro ogni Riarmo si celano interessi materiali. Non per caso «governi e industria hanno annunciato nuovi importanti impegni, tra cui nuovi contratti di acquisizione per un valore superiore a 50 miliardi di euro»[3]. Il summit appena terminato pare destinato a fare storia per il carattere pragmatico che l’ha caratterizzato, se pensiamo che i colloqui si sono indirizzati prevalentemente verso la capacità produttiva dell’industria della guerra e la capacità di attrarre nuovi investimenti. A tal proposito sono significativi i 27 miliardi di € previsti per il rafforzamento delle filiere, in particolar modo quelle dell’approvvigionamento energetico. Questa scelta rappresenta l’ulteriore conferma di come sia ormai difficile, nei Paesi NATO e altrove, discernere tra civile e militare, e questo per via del collegamento sempre più stretto tra le filiere produttive e logistiche dell’industria civile e quelle del complesso militare. Del resto, anche quando parliamo di spazio, sorveglianza, automotive, aeronautica, di cantieristica navale o perfino delle banchine portuali e via dicendo, non facciamo più riferimento soltanto alle tecnologie a uso civile che sono loro proprie, bensì anche a sistemi d’arma di difesa e offesa oppure alla logistica militare. Passando oltre, la guerra in Ucraina fortemente voluta dagli USA per consumare l’economia russa in un conflitto lungo e dispendioso (e gli ultimi dati del FMI confermano il peggioramento dello stato di salute dell’economia moscovita) è comunque servita a testare le capacità di risposta della NATO e a permettere di individuare le criticità del sistema produttivo e, in particolar modo, quelle del sistema di approvvigionamento. L’UE, del resto, negli ultimi due anni ha adottato politiche atte a stimolare la produzione militare e a semplificare le procedure per il rifornimento delle scorte. Il tema russo-ucraino è stato affrontato anche nel summit e a proposito segnaliamo sia il rinnovato sostegno di Erdogan al Paese aggredito, sia l’impegno «a fornire almeno 70 miliardi di euro in equipaggiamento militare, assistenza e addestramento all’Ucraina quest’anno e di nuovo il prossimo»[4]. Non vi sono novità rispetto agli impegni presi al summit precedente, quello de L’Aja, nel quale l’Italia aveva dichiarato di voler aumentare le proprie spese militari fino a «raggiungere il 5 per cento del PIL entro il 2035»[5]. Rispetto invece al Documento Programmatico di Finanza Pubblica del 2025, in cui il Governo programmava «un incremento della spesa per la difesa in rapporto al PIL fino a 0,5 punti percentuali su base cumulata entro il 2028»[6], va (relativamente) meglio: nel summit Meloni ha pattuito un + 0,4%, a fronte di una crescita economica assai contenuta e al di sotto delle meno rosee previsioni. Una nuova conferma, questa, di come gli investimenti nel settore della Difesa in Italia siano difficili e rendano poco. Meglio così, ma nel frattempo l’economia di guerra indirizza sempre più risorse agli investimenti indispensabili per il salto tecnologico dei prodotti e delle infrastrutture militari: enormi capitali destinati alla “sicurezza”, che non viene declinata sotto forma di spese sociali e welfare ma attraverso sistemi di controllo e repressivi. F. Giusti, E. Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università [1] Comunicato stampa, NATO, Defence Investment of NATO Countries (2014-2026), https://www.nato.int/content/dam/nato/webready/documents/finance/def-exp-2026-en.pdf. [2] Cfr. https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2026/07/07/tens-of-billions-in-new-procurements-revealed-at-the-nato-summit-defence-industry-forum-in-ankara. [3] Cfr. https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2026/07/08/secretary-general-on-the-ankara-summit-nato-delivers. [4] Cfr. https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2026/07/08/secretary-general-on-the-ankara-summit-nato-delivers.[5] Documento di Finanza Pubblica 2026, 27 Aprile 2026, p. 108. [6] Ibidem. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il perimetro infame del capitalismo italiano
Esiste un perimetro inviolabile per i principali esponenti del capitalismo italiano. Si tratta della ferma ostilità verso ogni ipotesi di imposta sui grandi patrimoni, di riforma fiscale in grado di tassare le rendite finanziarie e gli extra profitti da monopoli, di limitazione del finanziamento pubblico delle testate giornalistiche nelle mani […] L'articolo Il perimetro infame del capitalismo italiano su Contropiano.
July 10, 2026
Contropiano
A Reggio Emilia, Leonardo e Confindustria propongono alle imprese riarmo e aerospace, espulsi i giornalisti scomodi
Presso la sede di Confindustria di Reggio Emilia, venerdì 11 giugno 2025 era prevista la conferenza “Aeronautica, Difesa, Aerospace: perimetro e regole del gioco”. Obiettivo era informare le industrie locali, sulle opportunità imprenditoriali offerte dal “nuovo scenario geopolitico” e dalle possibilità strategiche offerte nei settori dell’Aeronautica, Difesa e Spazio. Ancora […] L'articolo A Reggio Emilia, Leonardo e Confindustria propongono alle imprese riarmo e aerospace, espulsi i giornalisti scomodi su Contropiano.
June 14, 2026
Contropiano
Il lato oscuro della locomotiva bresciana
Brescia ama raccontarsi come la capitale del lavoro, dell’impresa e della produzione. Una provincia che esporta nel mondo, che resiste alle crisi e che continua a rappresentare uno dei motori economici più importanti del Paese. Secondo i dati recentemente richiamati dalla CGIA di Mestre e rilanciati dalla stampa locale, nel […] L'articolo Il lato oscuro della locomotiva bresciana su Contropiano.
June 9, 2026
Contropiano
Decreto lavoro o imprese? Dal governo nulla ai lavoratori impoveriti, ma c’è chi ci guadagna sempre
“Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome?”. Passare da Shakespeare al duo Meloni-Calderone distrugge ogni poesia e farà rivoltare il buon William nella tomba, ma in effetti se chiamiamo con altro nome – “decreto lavoro” – quel provvedimento varato il […] L'articolo Decreto lavoro o imprese? Dal governo nulla ai lavoratori impoveriti, ma c’è chi ci guadagna sempre su Contropiano.
May 4, 2026
Contropiano
Il “decreto Primo Maggio” è contro i lavoratori
Il cosiddetto decreto Primo Maggio del governo Meloni è una truffa e una doppia lesione, anche costituzionale, dei diritti del lavoro. È una truffa perché non stanzia un solo centesimo per i lavoratori, mentre finanzia le imprese con circa un miliardo di euro, distribuito su tre anni. L’unica spesa del […] L'articolo Il “decreto Primo Maggio” è contro i lavoratori su Contropiano.
May 1, 2026
Contropiano
Migliaia di sconosciuti dal fisco, le tasse le pagano solo salari e pensioni
Per essere una novità non è che sia un granchè ma fa sempre un certo effetto – oltre che a far incazzare – il fatto che nel nostro paese ci siano oltre 200mila evasori totali tra persone fisiche e imprese. Tra questi risultano un bel po’ di “distratti” e alcuni […] L'articolo Migliaia di sconosciuti dal fisco, le tasse le pagano solo salari e pensioni su Contropiano.
February 6, 2026
Contropiano
Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali, un appello alla Regione Lazio
Carteinregola ha sottoscritto  l’appello  del Coordinamento CERS (Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali )  di Roma e Lazio alla Regione Lazio, che anzichè riprogettare il bando di gennaio 2025 per renderlo realmente accessibile e coerente con le finalità dichiarate, ha emesso un bando rivolto esclusivamente allo specifico consumo energetico delle imprese, escludendo quindi cittadini, associazioni e territori. Carteinregola condivide le richieste rivolte alla Regione dal Coordinamento, di cui fa parte un  membro del direttivo della nostra associazione:  * il ripristino di una linea di finanziamento dedicata alle Comunità Energetiche; * criteri proporzionati e compatibili con la natura civica e associativa delle CER; * l’attivazione di un confronto stabile e trasparente con le reti territoriali. In calce l’appello e li indicazioni per sottoscriverlo (AMBM) SENZA COMUNITÀ ENERGETICHE NON CI SARÀ UNA GIUSTA TRANSIZIONE Appello del Coordinamento CERS (Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali ) Roma e Lazio contro il dirottamento dei fondi regionali Roma, 23 gennaio 2025 – Senza il coinvolgimento diretto delle comunità locali, la transizione energetica rischia di diventare un mero processo tecnico, escludente e ingiusto. Con questo obiettivo, il Coordinamento delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali di Roma e Lazio lancia un appello pubblico contro la decisione della Regione Lazio di riallocare le risorse destinate alle Comunità Energetiche verso un bando rivolto esclusivamente allo specifico consumo energetico delle imprese, escludendo cittadini, associazioni e territori. Nel gennaio 2025 la Regione Lazio aveva pubblicato un bando da 14 milioni di euro per le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Tuttavia, i requisiti economici e i vincoli normativi previsti si sono rivelati di fatto inaccessibili per le realtà civiche e associative che operano sui territori. Il risultato è stato evidente: solo due domande presentate e meno di 500.000 euro effettivamente assegnati. Nonostante le criticità segnalate e le soluzioni proposte dalle reti territoriali, la Regione ha scelto di abbandonare la linea di finanziamento dedicata alle CER, dirottando integralmente le risorse verso altri obiettivi. Una scelta che il Coordinamento considera gravissima e incoerente. Le Comunità Energetiche sono uno strumento previsto dalla normativa europea per produrre energia rinnovabile localmente, ridurre la necessità di grandi investimenti infrastrutturali, condividere i benefici economici e sociali dell’energia rinnovabile, rafforzare la coesione e la giustizia sociale e contrastare la povertà energetica e le disuguaglianze. Le CER richiedono quindi politiche dedicate, coerenti con il loro carattere civico, partecipativo e territoriale. La Regione avrebbe dovuto riprogettare il bando di gennaio 2025, per renderlo realmente accessibile e coerente con le finalità dichiarate. Non abbandonare le CER! Con questo appello, il Coordinamento chiede alla Regione Lazio: * il ripristino di una linea di finanziamento dedicata alle Comunità Energetiche; * criteri proporzionati e compatibili con la natura civica e associativa delle CER; * l’attivazione di un confronto stabile e trasparente con le reti territoriali. «La transizione energetica non è solo una questione tecnica – afferma il Coordinamento – ma una scelta di democrazia, giustizia sociale e giustizia ambientale. Senza comunità energetiche rinnovabili, non può esserci una transizione giusta». L’appello è pubblico e aperto alle adesioni di cittadine e cittadini, comunità energetiche, associazioni, amministratori locali e reti civiche. Firma e condividi l’appello: https://cersromalazio.org/appello/ Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com (nota: l’associazione Carteinregola sottoscrive e rilancia l’appello di cui non è il promotore)
January 26, 2026
carteinregola