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Il cinico gioco di Fioravanti e Mambro con i familiari di una vittima
Riassunto della puntata precedente (qui) Condannati per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, nonostante si siano sempre proclamati innocenti, Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, avviano uno scambio epistolare con Anna Di Vittorio e suo marito Giancarlo Calidori, familiari di Mauro Di Vittorio, una delle 85 vittime […] L'articolo Il cinico gioco di Fioravanti e Mambro con i familiari di una vittima su Contropiano.
August 4, 2026
Contropiano
Bologna sa da che parte stare
Alcune migliaia di persone hanno partecipato all’annuale manifestazione in ricordo della Strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, con un corteo partito da piazza Maggiore e giunto fino al piazzale antistante lo scalo ferroviario. Quella mattina alle 10:25 un ordigno celato dentro una valigia, su un tavolino nella […] L'articolo Bologna sa da che parte stare su Contropiano.
August 3, 2026
Contropiano
2 AGOSTO 1980: 46 ANNI DALLA STRAGE FASCISTA E DI STATO DELLA STAZIONE DI BOLOGNA, CON 85 MORTI E 200 FERITI
2 agosto 1980 – 2 agosto 2026: 46 anni dalla strage fascista e di Stato alla stazione ferroviaria di Bologna. Alle 10.25 di sabato 2 agosto 1980, il giorno delle partenze per le vacanze di migliaia di persone, una bomba esplode nella sala d’aspetto di seconda classe. L’ordigno è appoggiato al muro portante dell’ala Ovest, con l’effetto deliberato di aumentare la potenza dell’ordigno stesso: 23 chilogrammi di esplosivo, con 5 chilogrammi di tritolo e T4, potenziati da 18 chilogrammi di nitroglicerina. L’esplosione fa letteralmente crollare l’ala Ovest della stazione, investendo in pieno il treno in attesa sul primo binario, l’Adria Express Ancona – Basilea, oltre alla pensilina e all’antistante parcheggio dei taxi. Una strage vera e propria, deliberata, contro i civili: 85 i morti, oltre 200 i feriti. La mano fascista e di Stato fu subito lampante, come scandita dalle migliaia di persone scese in piazza nel capoluogo emiliano nelle ore immediatamente successive. Le indagini dell’ultimo (quasi) mezzo secolo, nonostante decenni di depistaggi a tutti i livelli, hanno – seppur parzialmente – confermato la matrice fascista della strage, con legami espliciti e conclamati con pezzi interi dello Stato Italiano e delle strutture Usa presenti nel nostro Paese. I primi ad essere condannati come esecutori materiali sono stati Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, neofascisti dei Nar, in via definitiva dal 1995. Poi il loro sodale, Luigi Ciavardini, condannato definitivamente nel 2007. Del 2025 invece le condanne a Gilberto Cavallini, anche lui dei Nar, e Paolo Bellini, di Avanguardia Nazionale (altro movimento neofascista), legato a doppio filo ai servizi italiani e Usa. Sul fronte depistaggi invece condannati in definitivo Licio Gelli, a capo della loggia massonica segreta P2; Francesco Pazienza, collaboratore del Sismi, il servizio segreto militare italiano dell’epoca, oltre a Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, generale e colonnello dello stesso servizio segreto militare. Infine i mandanti: le inchieste hanno individuato come finanziatori e organizzatori lo stesso Licio Gelli, il banchiere e faccendiere (tra P2, Vaticano e dintorni) Umberto Ortolani, l’ex prefetto Federico Umberto D’Amato e il senatore dell’Msi e giornalista Mario Tedeschi, tutti però morti prima di poter essere portati a processo. Condannato, come esecutore e organizzatore, solo Bellini. Su Radio Onda d’Urto la puntata speciale dell’Archivio del Gatto Nero del 29 luglio 2026, dedicata proprio alla strage di Bologna del 2 agosto 1980, con audio storici di Radio Onda d’Urto raccolti negli anni, da Primo Moroni – sull’inquadramento storico e politico degli anni della strage – e del politologo Marco Revelli, sulle inchieste e i legami tra neofascisti e Stato.. Ascolta o scarica
August 2, 2026
Radio Onda d`Urto
Bologna la resiliente, che chiede sempre Verità e Giustizia
Nell’introduzione al volume “Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica”, il vicedirettore di “Repubblica” Carlo Bonini e ed il prefetto Franco Gabrielli – ex capo della polizia e dei servizi segreti – scrivono testualmente che: «la sicurezza non è il privilegio dei più forti, ma il diritto dei più […] L'articolo Bologna la resiliente, che chiede sempre Verità e Giustizia su Contropiano.
August 1, 2026
Contropiano
La stazione di Como senza frontiere
Dopo 10 anni, alla stazione San Giovanni di Como non c’è nostalgia. Non solo perché non c’è nulla – proprio nulla – da rimpiangere, ma anche perché è forte la consapevolezza che quella “stagione” non è affatto passata, e anzi si è incattivita e sembra essersi organizzata per impedire qualsiasi superamento. Dieci anni fa alla stazione erano accampate centinaia di persone, impedite nel loro diritto (riconosciuto dalle leggi internazionali) di raggiungere i luoghi scelti per proseguire il proprio percorso di vita. «517, erano 517, ho scritto tutti i nomi» dice, quasi sottovoce, Luciana Carnevale, storica attivista per i diritti delle persone migranti e fragili, che non ha voluto mancare questo appuntamento. Erano sicuramente di più, perché il flusso era continuo e incontrollabile, tra andirivieni, respingimenti, tentativi di cambiare valico… La rete Como senza frontiere è nata dentro e accanto a quel movimento, a seguito di un primo appello formulato da un piccolo gruppo (di giovani, soprattutto) attivo intorno all’oratorio di Rebbio e ispirato dalla contemporanea nascita di altre città “senza frontiere” in quel periodo: Palermo, Milano, Torino. La rete è sempre stata in movimento: il suo simbolo “parlante” è quello delle marce per i nuovi desaparecidos, le vittime delle rotte migratorie, letteralmente scomparse anche dalla memoria del mondo ricco e civile. In questo orizzonte, Como senza frontiere si è data consapevolmente l’obiettivo di «cambiare la percezione del fenomeno migratorio», perché capire cosa sono davvero le migrazioni, chi sono davvero le persone “in movimento” è premessa indispensabile per mettere a punto le politiche per garantire i diritti di tutti e tutte. Dopo 10 anni, di nuovo alla stazione, c’è la consapevolezza di quello che è cambiato e di quello che non vuole cambiare. Basta leggere qualcuno dei testi che nel corso degli anni hanno accompagnato le marce per rendersi conto che le denunce di 2, 5, 10 anni fa non hanno perso – purtroppo! – le loro ragioni. Basta dare un’occhiata alla piccola esposizione di testi, fotografie e grafiche allestita per l’occasione per vedere che i problemi non sono affatto risolti, nemmeno superati, nemmeno dimenticati. Per continuare a ragionare su tutte queste fondamentali questioni, da settembre si sta cercando di organizzare un percorso di riflessione, approfondimento e azione, anche con le altre realtà che allora e da allora si sono impegnate su questi argomenti. Dopo 10 anni, di nuovo alla stazione, affollata in queste settimane più dal turismo che dalle migrazioni, le decine di persone convenute sanno che la strada è lunga – non solo quella delle persone migranti, ma anche la nostra. Ma che – letteralmente – se non ci si muove, non si va da nessuna parte. Ecoinformazioni
July 18, 2026
Pressenza
RADIO AFRICA: MOUSSA DIARRA IN VOLO VERSO IL MALI. LE VOCI DAL PRESIDIO DI SALUTO
La puntata di oggi è interamente dedicata alla partenza della salma di Moussa Diarra in Mali. Vi proponiamo le voci dal presidio “Moussa torna a casa”, che si è svolto domenica 17 maggio alla stazione di Verona Porta Nuova, quando quasi duecento persone hanno risposto alla chiamata della Comunità Maliana e del Comitato verità e giustizia. Gli interventi si sono susseguiti per due ore e mezza, sotto il gazebo allestito nel piazzale XXV aprile, proprio dove Moussa era stato ucciso 19 mesi fa. Le voci sono quelle di Haby Marie-Claire Presidente dell’associazione Maliani e Amici nel Veneto, Segretaria Generale degli Affari Istituzionali, Giuridici e alla Cooperazione dell’Alto Consiglio dei Maliani in Italia, Travere Sekou amico di Moussa, Djemagan Diarra fratello di Moussa, Eleonora Puglisi Comitato verità e giustizia, Mamadou Niare imam della grande moschea di Brescia, Daniele Todesco Comitato verità e giustizia, Giulio Cavalli attore, regista e politico, Ousmane Ibrahim Diallo rappresentante della Comunità maliana di Verona. Nel momento in cui pubblichiamo questo articolo, la salma di Moussa Diarra è in viaggio verso il Mali. Il fratello di Moussa che vive in Italia Djemagan Diarra e il rappresentante della Comunità maliana di Verona Ousmane Ibrahim Diallo sono già atterrati a Bamako. All’arrivo del feretro, lo accompagneranno nel villaggio di Djidian, nei pressi della città di Kita, dove la famiglia celebrerà i funerali. Ringraziamo la redazione di Nigrizia, dal cui sito è stato preso parte del testo di questa trasmissione. La puntata di Radio Africa, in onda giovedì 21 maggio alle ore 18.45 e in replica venerdì 22 aprile, alle ore 6.30. Ascolta o scarica
May 21, 2026
Radio Onda d`Urto
VERONA: MOUSSA TORNA IN MALI DOPO 19 MESI, DOPPIO APPUNTAMENTO PER RICORDARLO
Domenica 17 maggio dalle ore 10.00 alle 14.00 presso la Stazione Porta Nuova di Verona, la Comunità Maliana e il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra invitano ad un momento di ricordo e di saluto per Moussa che, dopo pochi giorni, tornerà dalla sua famiglia in Mali. Sarà possibile partecipare ad un momento di saluto e di preghiera anche martedì 19 maggio, alle ore 10.30, quando Moussa farà sosta alla Moschea di via Biondani, sempre a Verona, prima di partire. A diciannove mesi dall’omicidio compiuto da un agente della polizia ferroviaria alla stazione Porta Nuova, la salma verrà caricata su un aereo diretto a Bamako, per poi viaggiare fino al villaggio natale di Moussa, Djidian. Accompagneranno il feretro il fratello Djemagan e il rappresentante della Comunità maliana di Verona Ousmane Ibrahim Diallo. A Djidian li aspettano la madre, il fratello e le sorelle, che desiderano seppellirlo da troppo tempo. La battaglia legale invece continuerà ancora per molto tempo. Sono tante infatti le contraddizioni sollevate dalla GIP Livia Magri, che nella sua relazione ha rigettato la richiesta di archiviazione. Il Comitato verità e giustizia si impegna a “proseguire insieme al team legale il percorso di verità e giustizia che possa restituire almeno una parte di quella dignità che a Moussa è stata negata anche in vita”. Nello speciale che abbiamo realizzato, Daniele Todesco, del Comitato, ribadisce nuovamente come “l’indagine sia stata frettolosa e inconsueta e quanto tentativi più o meno goffi di depistaggio insieme ad una narrazione strumentale, abbiano tentato di chiudere questa vicenda nel giro di poche ore”. Il rappresentante della Comunità maliana di Verona Ousmane Ibrahim Diallo racconta successivamente come è stato organizzato il viaggio di ritorno in Mali e i rischi che questo comporta, anche data la situazione securitaria sempre più precaria. Abbiamo anche chiesto un commento sul ritorno della salma di Moussa a Mahamoud Idrissà Bouné, Presidente dell’Alto Consiglio del Mali in Italia. Il focus delle dodici in onda su Radio Onda d’Urto giovedì 14 maggio dedicato al ritorno di Moussa in Mali – 30 minuti. Ascolta o scarica
May 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Milano. Decine di denunce e arresti per il blocco alla stazione di Milano a settembre
La questura di Milano nella giornata di ieri ha notificato 27 denunce e 6 misure cautelari ad altrettanti compagni e compagne per i fatti avvenuti alla stazione centrale di Milano il 22 settembre. Quel giorno lo sciopero generale proclamato dall’Unione Sindacale di Base aveva portato in piazza in tutta Italia […] L'articolo Milano. Decine di denunce e arresti per il blocco alla stazione di Milano a settembre su Contropiano.
March 19, 2026
Contropiano
VERONA: ATTESA PER LA DECISIONE SULL’ARCHIVIAZIONE DEL CASO MOUSSA DIARRA, IL POLIZIOTTO POTREBBE ESSERE SCAGIONATO
Domani l’indagine dulla morte di Moussa Diarra affronta la valutazione della giudice Livia Magri, che dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione presentata dalla PM Diletta Schiaffino. La giudice tuttavia potrebbe anche posticipare la delibera. L’archiviazione potrebbe scagionare definitivamente il poliziotto che ha sparato a Moussa nella mattina del 20 ottobre del 2024. La famiglia Diarra tramite i legali Fabio Anselmo, Paola Malavolta, Silvia Galeone e Federica Campostrini hanno presentato un documento articolato per opporsi all’archiviazione. Il Comitato verità e giustizia per Moussa Diarra, insieme alla Comunità Maliana, hanno organizzato un presidio questo giovedì 12 febbraio, davanti al tribunale di Verona di via dello Zappatore, tra le ore 9 e le ore 13, dove si deciderà sull’archiviazione. Facciamo il punto con Alberto del Comitato verità e giustizia per Moussa Diarra. Ascolta o scarica
February 11, 2026
Radio Onda d`Urto