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«Clacso: una historia colectiva»
Recensione al volume di Karina Batthány e Pablo Vommaro sul Consejo Latinoamericano di Ciencias Sociales, una delle istituzioni più prestigiose nell’intera America latina e nel Caribe. di David Lifodi (*)   Clacso: una historia colectiva è un lavoro mastodontico di oltre venti intellettuali che, in più di settecento pagine, raccontano, analizzano e descrivono, sotto le più diverse sfaccettature, il pensiero
Celebrazione di Toussaint Louverture, emblema di emancipazione – Aprile 2026
«Abbattendomi, a Saint-Domingue è stato spezzato soltanto il tronco dell’albero della libertà dei neri; esso ricrescerà dalle radici, perché sono molte e profonde», dichiarava Toussaint Louverture il 12 giugno 1802 a Saint-Domingue, l’odierna Haiti. Il leader rivoluzionario Toussaint Louverture guidò la sollevazione haitiana per l’abolizione della schiavitù e l’emancipazione dal dominio coloniale, durante la quale gruppi di schiavi liberati si opposero al governo coloniale sull’isola. La rivoluzione ebbe inizio nell’agosto del 1791 e si concluse nel 1804 con l’indipendenza dell’ex colonia. Lunedì 6 e martedì 7 aprile 2026, amici di Haiti, rappresentanti di iniziative antirazziste e attivisti per l’emancipazione si riuniranno per la 24ª volta in pellegrinaggio al “Fort de Joux”, nei pressi di Pontarlier, al confine tra Francia e Svizzera. L’incontro è dedicato alla commemorazione della morte di Toussaint Louverture, avvenuta in quel luogo durante la sua prigionia nel 1803, e al ricordo del doloroso “riscatto per l’indipendenza di Haiti” imposto dall’ex potenza imperialista nel 1825. Lunedì 6 aprile 2026 il programma prevede l’arrivo a Pontarlier dei pellegrini provenienti da numerosi paesi, il ritrovo in hotel e una cena conviviale in una brasserie locale. Martedì 7 aprile 2026 è previsto l’incontro presso il monumento commemorativo del Fort de Joux con la deposizione di corone di fiori. Seguiranno il raduno all’ingresso del Forte, la visita alla cella di Toussaint Louverture e la commemorazione ufficiale organizzata dal Comune di Pontarlier. Per informazioni il contatto è disponibile su: https://louverture.ch/pelerinage-toussaint-louverture/ Eventi di questo tipo non devono essere interpretati come una forma di rivincita dei popoli un tempo ridotti in schiavitù nei confronti dei loro ex oppressori. Il loro significato risiede piuttosto nel portare alla luce capitoli della storia poco conosciuti o scarsamente divulgati, la cui ricostruzione permette di ricomporre elementi della memoria e della biografia sociale, indispensabili per evitare il ripetersi delle stesse contraddizioni e degli stessi errori. Parallelamente, i movimenti che rivendicano riparazioni coloniali ed emancipazione stanno crescendo oggi in tutto il mondo, sia in termini numerici sia di influenza. Tra questi vi è il movimento noto come Colonialism Reparation, che rivolge ai Paesi colonialisti e imperialisti la richiesta di riconoscere i crimini perpetrati, avviare processi di riconciliazione, formulare scuse ufficiali alle vittime e garantire le dovute riparazioni, affermando la supremazia della “forza del diritto” rispetto al “diritto della forza”. https://www.colonialismreparation.org/it/ Un’altra iniziativa a sostegno dell’emancipazione dei popoli emergenti è l’“Istituto Africa delle Libertà”, presente in diversi Paesi con numerose attività orientate al raggiungimento della sovranità militare, finanziaria, politica e culturale. https://www.youtube.com/@FranklinNyamsi/videos Il fondatore dell’Istituto, Franklin Nyamsi, evidenzia la necessità di una reale unione dei popoli africani per contrastare i tentativi della NATO di ricolonizzare il continente, culla dell’umanità. https://www.pressenza.com/it/2024/06/africa-nel-mirino-della-nato/ Un’ulteriore espressione di questa spinta emancipativa è rappresentata dalla Confederazione del Sahel AES, che comprende Mali, Burkina Faso e Niger, con un’estensione di 2,7 milioni di km² e una popolazione di 71 milioni di abitanti. Questi Paesi stanno recuperando il controllo delle proprie risorse per rispondere ai bisogni dei rispettivi popoli e riprendere in mano il proprio futuro. https://www.youtube.com/watch?v=eRUAjS-iCr8 La riconciliazione e le riparazioni delle ingiustizie non mirano soltanto a sanare le ferite del passato, ma sono estremamente attuali, poiché la violenza neocoloniale continua a manifestarsi oggi sotto nuove forme. https://www.pressenza.com/it/2019/02/venezuela-come-se-la-storia-non-insegnasse-nulla/ Ispirandosi all’esempio di Toussaint Louverture e alle lotte per la libertà e l‘emancipazione, la memoria diventa guida per il presente, alimentando la giustizia, la solidarietà e la costruzione di un futuro di cooperazione in cui i popoli possano crescere liberi, sovrani e protagonisti del proprio destino. Toni Antonucci
Palestina: diritto internazionale e decolonizzazione, incontro a Varese
Mercoledì alle 18:00 la Sala Kolbe di Varese ha ospitato un incontro veramente interessante organizzato dal Comitato Varesino per la Palestina. Filippo Bianchetti, medico e attivista, ha presentato la serata e gli ospiti: Ugo Giannangeli, avvocato penalista e membro del collettivo GAP (Giuristi e Avvocati per la Palestina) e il Professor Federico Lastaria, ex docente al Politecnico di Milano, studioso e attivista per la Palestina. Entrambi, insieme ad altri esperti, sono stati coautori del libro “Palestina. Pulizia etnica e Resistenza” pubblicato nel 2010 da Zambon. Ugo Giannangeli ha affrontato il tema del Diritto Internazionale con un intervento intitolato “Dalla difesa dei diritti umani alla criminalizzazione dei difensori”, mentre il tema approfondito da Federico Lastaria è stato “Verso un progetto di decolonizzazione”. La sala era piena di gente, che ha assistito a due lezioni di diritto e di storia ricche di spunti di riflessione. Sono stati distribuiti volantini dal Comitato Varesino per la Palestina e il Dottor Bianchetti ha ricordato i prossimi appuntamenti: * Oggi, 16 ottobre, verrà inaugurata la mostra sulla storia della Palestina “Al Nakba” presso l’Informagiovani, in via Como, 19 a Varese * Lunedì 20 ottobre, alle 20:45 presso il Circolo Coop di Viale Belforte si riuniranno i gruppi e le associazioni che hanno curato il progetto “Una tenda per la Palestina”, ospitato dal Comune di Varese per tre settimane. Chi fosse interessato a organizzare un futuro presidio è invitato a partecipare alla riunione. L’avvocato Giannangeli ha fatto una rapida premessa, prendendo spunto dal libro “Nessuna voce è più forte della voce dell’Intifada – Appelli del Comando Nazionale Unificato dell’Intifada nei Territori Occupati Stato di Palestina” scritto a Damasco nel 1989. Questo libro, già 36 anni fa riportava la richiesta di ascolto da parte del popolo palestinese, che allora come oggi è caduta nel vuoto. Negli accordi di pace firmati a Sharm El Sheik dagli Stati Uniti e dagli altri Stati coinvolti, non c’è spazio per il popolo palestinese. Volendo darne una chiave di lettura giuridica, ci si rende conto della sua illegalità, poiché un accordo sotto coercizione di una delle due parti è nullo; il diritto all’autodeterminazione non è negoziabile e le fasi di transizione e il loro futuro non sono discussi direttamente dai palestinesi. Questo piano sostituisce l’occupazione israeliana dei territori palestinesi con altri occupanti: gli Stati Uniti e l’ISF, cioè una non ben identificata forza di stabilizzazione internazionale. Ancora una volta non si parla di popolo palestinese. L’avvocato Giannangeli ha parlato anche della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla. Entrambe hanno svolto un ruolo di supplenza dello Stato, poiché la società civile è intervenuta dove questo si è rivelato assente, ignorando gli obblighi sanciti dalla Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948. Israele ha attaccato le due spedizioni via mare, in acque internazionali, solo per dimostrare la sua forza e la sua arroganza nei confronti del Diritto internazionale, mentre lo Stato italiano ha mandato a difesa della Global Sumud Flotilla una nave che poi si è ritirata a 150 miglia dalla costa, lasciando che proseguisse da sola verso Gaza. Il 16 settembre 2025, la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sul Territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme Est e Israele, ha pubblicato il rapporto contenente l’Analisi giuridica della condotta di Israele a Gaza, concludendo  che “lo Stato di Israele è responsabile per non aver impedito il genocidio, per aver commesso genocidio e per non aver punito il genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza”. Il gruppo “Giuristi e avvocati per la Palestina” di cui Giannangeli fa parte, ha depositato una denuncia presso la Corte Penale Internazionale contro il governo italiano, nelle figure del Presidente del Consiglio Meloni, il Ministro degli Esteri Tajani e il Ministro della Difesa Crosetto oltre a Cingolani, AD di Leonardo per complicità in crimini di guerra e genocidio. Le manifestazioni in Italia del 22 settembre, del 3 e del 4 ottobre hanno riportato alla memoria le piazze che si attivarono ai tempi della guerra in Vietnam con le stesse motivazioni: la lotta del popolo contro il colonialismo e l’imperialismo dell’Occidente. Al grido di “Blocchiamo tutto” sono stati bloccati porti, stazioni, tangenziali e scuole. I singoli dovranno risponderne legalmente, ma tutto questo è un segnale importante di azioni collettive e pacifiche per la resistenza. L’insofferenza dalla gente è partita dall’indignazione per quanto stava accadendo in Palestina, ma è diventata anche un grido contro il riarmo e contro il governo complice di Israele. Giannangeli ha spronato a stare attenti anche in Italia ai segnali che vengono da un governo che frena il dissenso nelle dichiarazioni e nei fatti. Alcuni professori hanno denunciato circolari interne con indicazione di non affrontare in classe le questioni del genocidio di Gaza, ma c’è resistenza a queste pratiche che vengono fatte passare come questioni organizzative e amministrative, e non politiche. Tornando a Israele, è stata posta l’attenzione sulla militarizzazione della società e l’osmosi tra scuola ed esercito, che parte dall’educazione all’odio verso il diverso, e in primis verso l’arabo, già nelle scuole e passa dal servizio militare obbligatorio dai 18 ai 21 anni, usando come collante la narrazione dell’essere costantemente sotto minaccia. Non a caso le recenti manifestazioni di protesta da parte degli israeliani sono state per il rilascio degli ostaggi, per contrastare Netanyahu, ma non contro il genocidio dei palestinesi. In diverse parti del mondo si sta cercando di mettere sotto scacco giuridico la protesta verso il genocidio perpetrato da Israele: negli USA il presidente Trump vorrebbe dichiarare gli Antifa un’organizzazione terrorista, dopo l’uccisione dell’attivista conservatore Charlie Kirk, la Gran Bretagna ha messo al bando Palestine Action, in diversi Stati da tempo si cerca di legiferare contro il boicottaggio BDS e gli Stati Uniti hanno sottoposto a pesanti sanzioni Francesca Albanese. Il Diritto Internazionale funziona solo se c’è la volontà politica degli Stati. Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, con la memoria fresca della catastrofe appena conclusa erano nate associazioni internazionali basate sulla convinzione che ci si dovesse dare delle regole per convivere pacificamente e i valori erano diversi da quelli che nel corso del tempo si sono trasformati in valori puramente economici. Gli equilibri del mondo stanno cambiando e gli Stati del cosiddetto Sud globale cercano un riscatto nei confronti dell’Occidente. Oggi si abusa di termini come terrorismo e resistenza, ma è importante capire il loro significato giuridico: Terrorismo: atti compiuti con l’intento di diffondere il terrore nella popolazione o di costringere poteri pubblici o organizzazioni internazionali a fare o a non fare qualcosa. Questi atti, spesso violenti, hanno finalità politiche o ideologiche e mirano ad arrecare grave danno a un Paese o a destabilizzarne le strutture. La definizione si basa su una combinazione di scopi specifici (es. intimidazione, costrizione) e di atti concreti (es. uso di esplosivi, violenza contro civili o non combattenti). Diritto di resistenza: un principio di legittimità costituzionale, di natura morale e politica (in alcuni ordinamenti ammesso come ultima ratio), che permette ai cittadini di opporsi a un potere ritenuto illegittimo. Dovremmo fare una riflessione su come e per chi vengono usati questi termini. Esistono diverse Risoluzioni Onu relative alla resistenza palestinese già dal 1948 e dal 1967, risoluzioni che sono state disattese fino ad arrivare ai giorni nostri. Giannangeli ha lanciato un messaggio importante: nei giorni scorsi molta gente è scesa in piazza a protestare indignata per la morte e la distruzione viste in diretta nelle nostre case che hanno mosso le coscienze. Oggi è ancora più importante mantenere l’attenzione sul tema della Palestina, per non lasciare che gli oppressori si spartiscano quel che resta di quella terra e del popolo che dovrebbe abitarla legittimamente. Il Professor Lastaria ha poi trattato il tema del Sionismo e della Decolonizzazione. Il colonialismo classico ha sempre avuto lo scopo di sfruttare risorse e manodopera, come hanno fatto gli europei nelle terre americane e africane, mentre il colonialismo sionista viene concretizzato già nel 1944 con il trasferimento in Palestina degli ebrei sparsi nel mondo e nel 1948 con la cacciata dei palestinesi verso i Paesi arabi vicini. Non si trattò solo di occupare lo spazio, ma anche di sostituirsi al popolo arabo che viveva in quella terra. L’occupazione però non è solo fisica, ma anche mentale. Si dovrebbe iniziare a pensare diversamente per poter arrivare a una decolonizzazione reale. L’intervento ha poi approfondito un’analisi storica del Sionismo, che non ha radici ebraiche, ma cristiane evangeliche protestanti. Già del 1850 nasce in Europa l’esigenza di creare uno Stato basato sulle scritture religiose, secondo cui solo nella Terra Santa poteva concretizzarsi l’arrivo del Messia. A fine ‘800 si realizza il progetto del movimento nazionalista ebraico per dare una terra agli ebrei. Il collante di questo progetto era la narrazione religiosa. A sostegno del movimento sionista vi era la Gran Bretagna, che cercava uno spazio di opportunità economica in Medio Oriente con la narrazione della “National home” (un focolare) per gli ebrei, già inserita nella controversa dichiarazione Balfour del 1917, che prevedeva la spartizione del futuro Impero Ottomano ormai in dissoluzione. Già qui nasce la confusione tra la religione e la nazionalità. Gli ebrei ridefiniscono la religione giudaica come nazionalismo, concetto che dovrebbe essere giuridico-politico. La serata è proseguita sotto la spinta a riflettere su vari concetti che spesso sentiamo dichiarare o controbattere e che dovrebbero farci pensare a come il nostro pensiero sia condizionato da una narrazione ultracentenaria. I temi sono diversi e il Professor Lastaria ne ha analizzati alcuni, lasciandone altri alle riflessioni personali, perché smantellando la decolonizzazione bisogna fare i conti con la nostra cultura europea. Lo stato di Israele è una democrazia? Israele non ha una Costituzione e giuridicamente distingue tra cittadinanza (estesa ai non ebrei) e nazionalità (riservata agli ebrei), stabilendo una doppia legislazione. La memoria della Shoa è celebrata, ma la memoria della Nakba, che ricorre il 15 maggio, è proibita per legge, mentre il 16 maggio si celebra la nascita di Israele. Una terra senza popolo per un popolo senza terra. Questo slogan ripreso dal passato presuppone che quando il popolo ebreo si è insediato in Palestina con l’occhio del colonizzatore bianco occidentale, si riteneva che la gente che viveva in quella terra non avesse diritto ad abitarla, che fosse appunto una terra senza popolo. La Striscia di Gaza. Anche questo è un concetto astratto creato a tavolino per dare uno spazio ai profughi arabi dopo l’occupazione ebraica del 1948, quando alcuni si spostarono a nord, altri verso la Cisgiordania e gli altri, rimasti senza abitazione, furono collocati forzatamente nella Striscia di Gaza. Un conflitto tra due nazionalismi. La soluzione dei due Stati non porta alla decolonizzazione. Chi è ebreo? Si tratta di un concetto complesso, poco chiaro e ingannevole, che induce a fare confusione tra i concetti di religione, nazione, etica e cultura. Il Diritto al ritorno e gli infiltrati. Così venivano chiamati i legittimi proprietari delle abitazioni espropriate, che negli anni Cinquanta del ‘900 cercavano di fare ritorno alle loro case. Queste e altre riflessioni restano aperte, ma una cosa è certa: per decolonizzare la Palestina dovremmo iniziare a decolonizzare la nostra cultura.   Redazione Varese
Scuola: invertire le tendenze, produrre sapere critico, contrastare le Nuove Indicazioni e le Linee Guida
SCUOLA: INVERTIRE LE TENDENZE, PRODURRE SAPERE CRITICO CONTRASTARE LE NUOVE INDICAZIONI E LE LINEE GUIDA VENERDÌ 10 OTTOBRE 2025, ORE 8.30-17.30 IIS ALDINI VALERIANI Leggi tutto: Scuola: invertire le tendenze, produrre sapere critico, contrastare le Nuove Indicazioni e le Linee Guida BOLOGNA – VIA BASSANELLI, 9/11 (IN PRESENZA) LINK PER ISCRIVERSI, CLICCA QUI SCARICA LA LOCANDINA E IL MODULO PER RICHIEDERE IL PERMESSO -------------------------------------------------------------------------------- CONVEGNO NAZIONALE DI FORMAZIONE Ricordiamo che il personale ispettivo, dirigente, docente e ATA ha diritto all’ESONERO DAL SERVIZIO con diritto alla sostituzione in base all’art.36 del CCNL2019/2021 (che sostituisce gli articoli 63 e 64 del CCNL 2006/2009). Il CESP è Ente Accreditato/Qualificato per la formazione del personale della scuola (D. M. 25/07/06 prot.869, Circolare. MIUR PROT. 406 DEL 21/02/06, Direttiva 170/2016-MIUR) —> Fai richiesta alla segreteria del tuo istituto del permesso per formazione oppure utilizza il modulo in allegato alla locandina -------------------------------------------------------------------------------- Le Nuove Indicazioni nazionali sono state rese pubbliche in bozza dal ministero l’11 marzo 2025. Attorno ad esse si è aperto subito un ampio dibattito, che ne ha contestato i principali elementi che le contraddistinguono. Sono le Indicazioni di “Solo l’Occidente conosce la storia”, l’incredibile incipit della sezione dedicata alla storia che bene esprime il carattere etnocentrico del nuovo testo.  Nonostante le numerose proposte di modifica la Commissione ha deciso in luglio di confermare sostanzialmente tutti gli elementi che contraddistinguono queste Indicazioni. Come Cobas però riteniamo che la battaglia non sia per nulla perduta, ma sia da condurre nel medio periodo. Il prossimo appuntamento di approfondimento che abbiamo organizzato è il convegno nazionale del 10 di ottobre a Bologna. Prima e dopo il convegno parteciperemo a tutte le iniziative che si indirizzeranno a contrastare i contenuti di queste Nuove Indicazioni, a partire da quelle organizzate insieme alla Rete bolognese per la scuola pubblica di cui facciamo parte. -------------------------------------------------------------------------------- PROGRAMMA: h. 8.30 iscrizioni e registrazioni h. 9.00 * Gli ultimi 25 anni: dall’Autonomia scolastica alla celebrazione dell’Occidente e della Nazione. * I curriculi della destra: Educazione civica, Indicazioni e Linee guida. h. 10.00: dibattito h. 10.30: pausa caffè * Comunicazioni tematiche, tra tendenze ministeriali e proposte per contrastarle * genere * decolonizzazione * valutazione * inclusione * competenze/saperi * digitalizzazione Relazioni e comunicazioni sono preparate da gruppi di lavoro di insegnanti del Cesp h. 13.00: pausa pranzo Pomeriggio h. 14.30: laboratori paralleli sulle tematiche delle comunicazioni affrontate in breve al mattino 1. genere 2. decolonizzazione 3. valutazione 4. inclusione 5. competenze/saperi 6. digitalizzazione h. 16.30-17.30 restituzioni e confronto in plenaria
È tempo di giustizia riparativa per i crimini del colonialismo?
Il movimento per le riparazioni legate alla schiavitù perpetrata dagli imperi coloniali europei sta crescendo e acquistando visibilità. A guidare questa spinta sono soprattutto gli sforzi dei Paesi dei Caraibi, che trovano risonanza anche negli appelli del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Il 30 maggio 2025 António Gutierres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha reiterato l’invito agli Stati Membri a lavorare per la giustizia e le riparazioni per gli africani e la diaspora affermando che: “L’Africa è un continente di energia e possibilità illimitate. Ma per troppo tempo, le colossali ingiustizie inflitte dalla schiavitù, dalla tratta transatlantica degli schiavi e dal colonialismo sono state non riconosciute e affrontate”. Le Nazioni Unite hanno condannato la schiavitù e il commercio transatlantico come crimini contro l’umanità in diverse occasioni e Gutierres ha più volte incitato ad agire per riparare questi delitti. Il Segretario Generale ha precisato come la decolonizzazione, pur avendo segnato la fine formale del dominio coloniale, non è stata sufficiente a liberare i paesi africani e le persone afrodiscendenti dai pregiudizi e dalle strutture razziste che hanno reso questi crimini possibili. Al momento della fondazione delle Nazioni Unite, diversi Paesi africani erano ancora sotto il controllo coloniale e per questo hanno ereditato un sistema internazionale pensato per gli scopi e con i principi di altre regioni del mondo, ancora una volta esclusi dai processi decisionali globali. Pertanto si fa sempre più urgente assegnare ad uno dei Paesi africani un seggio nel Consiglio di Sicurezza. Il tema delle riparazioni o compensazioni per le popolazioni e i Paesi vittime della schiavitù degli imperi coloniali europei non è nuovo, ma negli ultimi anni sta assumendo sempre più visibilità e forza. Già nel 2013, in occasione del World Social Forum di Tunisi, era emersa la proposta di istituire la Giornata Internazionale delle Riparazioni per la colonizzazione, accolta da diverse parti. La data prevista, il 12 ottobre, giorno in cui Cristoforo Colombo approdò nel continente americano, ha il valore simbolico di capovolgere la narrazione eurocentrica legata a quella ricorrenza, trasformandola in un’occasione per restituire la voce alle vittime del colonialismo, rendendo visibili le iniziative in favore della giustizia riparativa.   Africa Rivista