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Boia di Stato in Usa e Iran
Quattro articoli ripresi dal Foglio di Collegamento 333 del «Comitato Paul Rougeau contro la pena di morte». A seguire l’indice completo e i link.   Il caso di Rocky Myers: un’ingiustizia di violenza razziale Nuove rivelazioni sui legami tra l’avvocato difensore John Mays e il Ku Klux Klan riaprono il dibattito sulla condanna di Rocky Myers, afroamericano condannato alla pena
Pena di morte: Amnesty International denuncia il più alto numero di esecuzioni degli ultimi 44 anni
Secondo l’ultimo rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte nel mondo, diffuso oggi, nel 2025 le esecuzioni hanno raggiunto il numero più alto dal 1981: 2707 persone sono state messe a morte in 17 stati. Questo allarmante record registrato nel rapporto è da imputare a pochi governi determinati a imporre il proprio potere con il terrore. Le autorità iraniane, le maggiori responsabili dell’impennata di esecuzioni, hanno messo a morte almeno 2159 persone, oltre il doppio del 2024. In Arabia Saudita le esecuzioni sono salite ad almeno 356, grazie soprattutto all’aumentato uso della pena di morte per reati di droga. In Kuwait le esecuzioni sono triplicate (da sei a 17), in Egitto quasi raddoppiate (da 13 a 23) e lo stesso è accaduto a Singapore (da nove a 17) e negli Usa (da 25 a 47). Complessivamente, nel 2025 le esecuzioni sono cresciute del 78 per cento rispetto alle almeno 1518 del 2024. Il totale dell’anno scorso non tiene conto delle migliaia di esecuzioni che Amnesty International ritiene continuino ad aver luogo in Cina, lo stato che resta pertanto in testa alla classifica mondiale della pena di morte. “Questo allarmante aumento nell’uso della pena di morte si deve a un piccolo, isolato gruppo di stati intenzionati a ricorrere alle esecuzioni a ogni costo nonostante la costante tendenza globale verso l’abolizione. Dall’Arabia Saudita alla Cina, dalla Corea del Nord all’Iran, dal Kuwait a Singapore, dagli Usa allo Yemen, questa vergognosa minoranza sta usando la pena di morte per instillare paura, stroncare il dissenso e mostrare la forza delle istituzioni dello stato nei confronti delle persone svantaggiate e delle comunità marginalizzate”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International. Il ritorno di politiche altamente punitive nella “guerra alla droga” è stato il principale responsabile dell’aumento dell’uso della pena di morte: il 46 per cento delle esecuzioni note ad Amnesty International ha riguardato reati di droga, come in Arabia Saudita (240), Iran (998), Kuwait (2) e Singapore (15). I parlamenti di Algeria, Kuwait e Maldive hanno adottato norme per ampliare l’uso della pena di morte ai reati di droga. Il governo del Burkina Faso ha fatto propria una proposta di legge per il ripristino della pena di morte per reati quali “alto tradimento”, “terrorismo” e “atti di spionaggio”, mentre in Ciad è stata istituita una commissione che dovrà esaminare questioni relative alla pena di morte, inclusa la sua reintroduzione. A eseguire condanne a morte è rimasta una manciata di stati  A fronte dell’aumento delle esecuzioni, queste sono rimaste appannaggio di un’isolata minoranza di stati: Arabia Saudita, Cina, Corea del Nord, Egitto, Iran, Iraq, Somalia, Usa, Vietnam e Yemen sono gli stessi dieci stati che hanno eseguito condanne a morte consecutivamente negli ultimi cinque anni e che hanno esibito un costante disprezzo per le garanzie stabilite dagli standard e dalle norme del diritto internazionale dei diritti umani. Quattro stati hanno ripreso a eseguire condanne a morte (Emirati Arabi Uniti, Giappone, Sud Sudan e Taiwan); insieme ad Afghanistan, Kuwait e Singapore, risultano 17 gli stati in cui nel 2025 vi sono state esecuzioni. Progressi sono stati registrati ovunque nel mondo, a conferma che la speranza è più forte della paura. Non ci sono state esecuzioni né condanne a morte in Europa e in Asia Centrale. Per il diciassettesimo anno consecutivo gli Usa sono stati gli unici nelle Americhe a eseguire condanne a morte, quasi la metà delle quali in Florida. Nell’Africa subsahariana ci sono state esecuzioni solo in Somalia e in Sud Sudan, nell’Asia meridionale solo in Afghanistan, nell’Asia sudoccidentale solo a Singapore e in Vietnam. Nella regione del Pacifico Tonga è rimasto l’unico stato a mantenere la pena di morte. > “È il momento che gli stati che eseguono condanne a morte si allineino al > resto del mondo e facciano di questa orribile pratica un ricordo del passato. > La pena di morte non ci dà maggiore sicurezza. Al contrario, è un > irreversibile affronto all’umanità guidato dalla paura e che mostra un > profondo disprezzo per il diritto internazionale dei diritti umani”, ha > sottolineato Callamard. La fiamma dell’abolizione resta sempre accesa Quando, nel 1977, Amnesty International avviò la sua campagna contro la pena di morte, solo 16 stati l’avevano abolita. Oggi quel numero è salito a 113, oltre la metà del mondo. Addirittura, più di due terzi degli stati è abolizionista per legge o per prassi. Di fronte a un contesto di comportamenti predatori, di paura e di odio, alcuni stati hanno preso l’iniziativa per dimostrare che, con una pressione continua e con determinazione, l’abolizione globale è a portata di mano. Il Vietnam ha abolito la pena di morte per otto reati (tra i quali trasporto di droga, corruzione e appropriazione indebita), il Gambia l’ha abolita per omicidio, tradimento e altri reati contro lo stato. Con una decisione storica, la governatrice dell’Alabama (Usa) ha commutato la condanna a morte di Rocky Myers, il primo nero del braccio della morte statale verso il quale è stata esercitata clemenza. In Libano e in Nigeria sono state presentate proposte di legge abolizioniste e la Corte costituzionale del Kirghizistan ha dichiarato incostituzionali i tentativi di reintrodurre la pena di morte. “Mentre nel mondo i diritti umani sono sotto attacco, milioni di persone continuano ogni anno a lottare contro la pena di morte con una potente dimostrazione di umanità condivisa. L’abolizione sarà possibile se ci mostreremo forti contro un gruppo di pochi e isolati stati. Dobbiamo tenere accesa la fiamma dell’abolizione fino a quando il mondo non sarà del tutto libero dall’ombra del cappio”, ha concluso Callamard. Amnesty International
May 18, 2026
Pressenza
Furundulla 320 – Epidemie…
…netanyhantavirus  di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse…) Epidemie non debellate: netanyhantavirus  Intevista di Monica Maggioni a Giorgio Monti, coordinatore medico di Emergency nella Striscia: raiplay.it /video Gaza-invasa-dai-topi-attaccano-anche-i-neonati   Il bianco muove… Le dichiarazioni del nostro amico Mahamoud Idrissa, presidente della
Israele. Voto unanime sulla pena di morte ai palestinesi. Non esiste un’opposizione israeliana
Pubblichiamo questo contributo di Alessandro Ferretti, fisico dell’Università di Torino. Per correttezza di cronaca, tra i 27 parlamentari israeliani non presenti alla votazione ci sono anche quelli di Hadash, la formazione di Ofer Cassif citata dall’autore dell’articolo. La scelta istituzionale di essere presenti o meno alla votazione può essere dibattuta, […] L'articolo Israele. Voto unanime sulla pena di morte ai palestinesi. Non esiste un’opposizione israeliana su Contropiano.
May 13, 2026
Contropiano
Il cappio che normalizza la coscienza collettiva!
Non si è trattato di una scena fugace, né di un dettaglio insignificante da ignorare nel mare di notizie. Una torta di compleanno (del nazifascista Itamar Ben-Gvir ministro del governo genocidario di Israele) a forma di cappio, presentata durante una festa privata, non è solo di cattivo gusto o un […] L'articolo Il cappio che normalizza la coscienza collettiva! su Contropiano.
May 12, 2026
Contropiano
Iran: condannati a morte due attivisti per i diritti umani
La condanna a morte di Naser Bakrzadeh, che nei giorni scorsi aveva lanciato un messaggio dal carcere alla comunità internazionale chiedendo un intervento per fermare la sua esecuzione e dichiarando di essere stato condannato a morte solo perché curdo e sunnita, e di Yaqoub Karimpour, precedentemente condannati per “spionaggio a favore di Israele”, è stata eseguita segretamente nella prigione centrale di Urmia. Secondo un rapporto pubblicato dall’organizzazione per i diritti umani Hengaw, all’alba di oggi, sabato 2 maggio 2026, Naser Bakrzadeh, 26 anni, e Yaqoub Karimpour sono stati impiccati nella prigione centrale di Urmia. L’agenzia di stampa governativa “Mehr” ha confermato ufficialmente l’esecuzione delle condanne. Naser Bakrzadeh, prigioniero politico di 26 anni originario di Urmia, era stato sottoposto a gravi torture per estorcere confessioni forzate ed era stato condannato a morte dal Tribunale Rivoluzionario con l’accusa di “spionaggio a favore di Israele”. La sua condanna era stata confermata per la terza volta dalla Corte Suprema in un processo accelerato durato solo dieci giorni. Yaqoub Karimpour, laureato in diritto, originario di Miandoab, di etnia turca e praticante della religione Yarsan, era stato arrestato durante la guerra di dodici giorni tra Iran e Israele. Era stato condannato a morte dalla Prima Sezione del Tribunale Rivoluzionario di Urmia con l’accusa di “corruzione sulla terra” attraverso “spionaggio a favore di Israele”. Per esercitare pressione su di lui, le autorità di sicurezza avevano arrestato anche sua moglie, Saboura Lotfi. L’organizzazione per i diritti umani Hengaw ha definito queste esecuzioni come omicidi di Stato e una totale violazione degli standard internazionali di un processo equo. Le condanne sono state eseguite nonostante i fascicoli fossero pieni di ambiguità legali e le confessioni fossero state ottenute sotto tortura. Hengaw ha inoltre espresso profonda preoccupazione per la situazione di Mihrab Abdollahzadeh, trasferito contemporaneamente ai due detenuti in una località sconosciuta. Si sottolinea l’urgenza e la necessità di una seria reazione della comunità internazionale alla nuova ondata di esecuzioni politiche in Iran. La prosecuzione di queste esecuzioni, in un contesto di tensioni regionali, indica l’uso della pena di morte da parte della Repubblica Islamica come strumento per creare paura e intimidazione tra i cittadini. È tempo che il mondo, politici, associazioni e organizzazioni per i diritti umani, così come i cittadini allarghi lo sguardo. Guerra, occupazione, dittatura, ingiustizia e genocidio non riguardano un solo luogo. Ucraina, Afghanistan e molte altre guerre come anche la questione curda sono cadute nell’oblio. Oggi si parla della guerra tra America, Israele e Iran, ma troppo spesso si ignora la sorte dei giovani in Iran, che vengono incarcerati, uccisi o impiccati, così come la fame che colpisce bambini, donne e anziani. È necessario superare visioni parziali e condannare tutte le violazioni dei diritti umani, ovunque avvengano. Occorre scendere in piazza anche contro la dittatura in Iran, sostenere le madri che perdono i loro figli a causa dell’ingiustizia e risvegliare una coscienza collettiva su tutte queste questioni. È necessario intervenire contro tutte le forme di genocidio: è ora di togliere i paraocchi e ampliare la propria visione. Le ultime parole e l’appello di Naser nel carcere della morte: “Mi chiamo Naser Bakrzadeh, sono un prigioniero politico curdo condannato a morte per impiccagione; state ascoltando la mia voce dalla prigione centrale di Urmia — forse questa sarà la mia ultima voce. L’impiccagione non è qualcosa con cui una persona possa convivere facilmente; questa condanna non ha distrutto solo la mia vita, ma anche quella della mia famiglia, gettando un’ombra di paura e ingiustizia su tutti noi. Ho 26 anni, sono figlio di Mullah Mansur e fratello di due sorelle più giovani. A 23 anni, quando ero nel pieno dei miei sogni e delle mie speranze per la vita, sono stato arrestato, in un paese dove la voce del dissenso può portare alla condanna a morte. Vi chiedo di non restare indifferenti; oggi è il mio turno, ma se il silenzio continua, domani potrebbe essere il turno di chiunque altro. L’impiccagione non è solo la fine della vita di una persona; è il segno di un regime che, invece di ascoltare le voci, le soffoca e le riduce al silenzio.” Unione Donne Italiane e Kurde (UDIK)
May 2, 2026
Pressenza
Nuovi insediamenti illegali in Cisgiordania ,la colonizzazione accelera
All’ombra delle guerre nell’ Asia occidentale , dall’Iran al Libano, e nel silenzio della comunità internazionale il governo di estrema destra di Israele sta promuovendo una politica sistematica di esproprio e occupazione delle terre palestinesi. L’ultimo via libera è del primo aprile scorso – ma è rimasto segreto per diversi giorni ,sono almeno 34 i nuovi insediamenti approvati dall’esecutivo,che portano il dato complessivo di quelli approvati dall’insediamento dell’attuale governo da 69 a 103.  I verbali che certificano la decisione del governo sono secretati e già si stanno attivando le procedure per costruire le infrastrutture idriche ed elettriche per servire i nuovi insediamenti. L’obiettivo dichiarato è di raggiungere il milione di coloni entro il 2050 ,rinchiudendo la popolazione palestinese residente in enclave non comunicanti ,fidando nell’assenso internazionale all’annessione . Il processo di espansione coloniale sionista è in atto anche a Gaza dove l’esercito si sta preparando a nuove offensive nell’intento di spingere i palestinesi di Gaza vrso Rafah e poi nel Sinai .Israele occupa già metà della striscia e dalla cosidetta tregua sono stati uccisi almeno 740 palestinesi . Intanto l’approvazione della legge che prevede la pena di morte per i palestinesi certifica l’egemonia del kahanismo ,che si fonda anche sullo stato etnico per soli ebrei e sull’apartheid. La flebile reazione dei paesi alleati con Israele riflette la visione suprematista con cui i governi occidentali guardano alla questione palestinese .La pena di morte viene comunque già applicata sul terreno e nelle carceri israeliane contro i prigionieri palestinesi nella totale impunità. L’aggressione in Libano costituisce un ulteriore tassello del progetto di espansione sionista teso a creare di fatto il grande Israele, la velocizzazione del progetto del controllo totale del territorio del sud del Libano si concretizza con la distruzione sistematica delle abitazioni e delle strutture di collegamento come ponti e strade .Si verifica anche l’uso di pesticidi e sostanze chimiche per rendere inabitabile la zona . Anche nel sud della Siria le forze israeliane hanno condotto una serie di raid e incursioni rapendo tre civili nel giro di poche ore, in quella che fonti locali hanno descritto come una nuova escalation dell’attività militare in territorio siriano. Stanno creando insediandiamenti per ora solo militari ,ma lo scopo è quellodi certificare una “conquista territoriale”, con Israele che agisce per erodere la sovranità siriana nel sud-ovest del Paese. Ne parliamo con Eliana Riva storica e giornalista.
April 15, 2026
Radio Blackout - Info
Il fronte interno del Golfo. Proteste a sostegno dei palestinesi e dell’Iran
L’approvazione da parte della Knesset della legge che introduce una pena di morte “razzializzata”, per i soli palestinesi, ha innescato una violenta ondata di sdegno in tutto il mondo arabo, aggravando un clima già surriscaldato dal fatto che i governi del Golfo stanno subendo gli effetti della connivenza con il […] L'articolo Il fronte interno del Golfo. Proteste a sostegno dei palestinesi e dell’Iran su Contropiano.
April 7, 2026
Contropiano
Beit Jala: insieme contro la pena di morte
Ieri ci siamo riuniti, palestinesi e israeliani insieme, a Beit Jala per esprimere la nostra indignazione per la recente approvazione della legge sulla «pena di morte per i terroristi» – un nuovo strumento di oppressione e apartheid contro i palestinesi. Durante una conferenza stampa prima della manifestazione, il nostro coordinatore palestinese Jamil ha dichiarato a un gruppo di giornalisti internazionali che “continueremo a protestare in tutte le zone della Cisgiordania fino a quando questa legge ingiusta non sarà abrogata”. La protesta è stata rapidamente repressa dalla polizia e dall’esercito israeliani, che hanno dichiarato l’area “zona militare chiusa” e hanno minacciato gli attivisti di arresto se non si fossero dispersi. Non resteremo in silenzio quando una così grave violazione del diritto alla vita e al giusto processo diventa la norma. Combattenti per la Pace Foto di Combatants for Peace Tradotto con DeepL.com (versione gratuita) Combatants for Peace
April 4, 2026
Pressenza