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Israele, Amnesty International: no al ritorno alla pena di morte
Amnesty International ha chiesto ai parlamentari della Knesset di votare contro una serie di proposte di legge contenenti controversi emendamenti che permetterebbero ai tribunali israeliani di espandere l’uso della pena di morte mediante un’applicazione arbitraria nei confronti delle persone palestinesi. La richiesta è stata fatta alla vigilia del voto, all’interno della Commissione per la sicurezza nazionale della Knesset, di uno dei principali disegni di legge. Secondo le proposte presentate, la pena di morte verrebbe applicata nei confronti di persone giudicate colpevoli di omicidio intenzionale con la finalità di recare danno a un cittadino o a un residente israeliano o contro persone giudicate colpevoli dai tribunali militari di omicidio in circostanze definite dalle leggi israeliane “atti di terrorismo”, una disposizione che riguarderebbe in primo luogo imputati palestinesi. In alcuni casi, la pena di morte verrebbe imposta obbligatoriamente senza possibilità di ricorrere in appello. Una delle proposte di legge, approvata in prima lettura alla Knesset nel novembre del 2025, intende modificare tanto le leggi militari applicabili nella Cisgiordania occupata compresa Gerusalemme Est, quanto le leggi applicabili in Israele e nella stessa Gerusalemme Est, annessa illegalmente, per aumentare il numero dei reati punibili con la pena capitale ed eliminare importanti garanzie relative al giusto processo. “La Knesset sta andando in direzione opposta rispetto alla tendenza globale verso l’abolizione della pena di morte e cerca di creare nuovi modi per imporre sentenze capitali. La Knesset dovrebbe immediatamente respingere questi emendamenti anziché mandare avanti in tutta fretta provvedimenti discriminatori che costituirebbero un ulteriore strumento del sistema istituzionalizzato di apartheid contro le persone palestinesi sotto controllo israeliano”, ha dichiarato Erika Guevara Rosas, alta direttrice per le campagne e le ricerche di Amnesty International. “Attraverso queste proposte di legge, Israele sta palesemente concedendosi carta bianca per imporre condanne a morte contro le persone palestinesi. Ogni condanna a morte emessa sulla base degli emendamenti all’esame della Knesset risulterebbe una violazione del diritto alla vita e, quando imposta da un tribunale militare, potrebbe anche costituire un crimine di guerra”, ha sottolineato Guevara Rosas. Oltre ad aumentare i reati punibili con la pena di morte, le proposte di legge prevedono procedure speciali destinate a eliminare le garanzie del diritto internazionale dei diritti umani sul giusto processo: ad esempio, limitare l’accesso alle informazioni circa le esecuzioni per vaghe ragioni di “sicurezza”; autorizzare sentenze di tribunali militari speciali su reati legati agli attacchi del 7 ottobre 2023, deviando dalle procedure standard e dai principi legali sulle prove e dunque limitando ulteriormente i diritti delle persone che rischiano di essere messe a morte; infine, consentendo che le esecuzioni abbiano luogo in assenza di rappresentanti religiosi o della magistratura. Israele non esegue condanne a morte da oltre 60 anni. Le misure proposte, se approvate, costituirebbero anche un passo indietro di 20 anni rispetto agli impegni assunti da Israele dal 2007 circa le risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che chiedono una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte. Le proposte emendative alle leggi militari consentirebbero ai giudici militari nella Cisgiordania occupata, con l’esclusione di Gerusalemme Est occupata, di imporre obbligatoriamente la pena di morte con la maggioranza semplice di tre giudici, persino nei casi in cui la pubblica accusa non chiedesse la condanna a morte. Le sentenze così emesse non potrebbero essere oggetto di commutazione né di grazia e verrebbero eseguite entro 90 giorni, in grave violazione delle limitazioni e delle garanzie previste dal diritto internazionale. I tribunali militari che operano nella Cisgiordania occupata hanno giurisdizione sulle persone palestinesi e straniere ma non sui coloni israeliani residenti negli insediamenti illegali, che invece vengono processati da tribunali civili all’interno di Israele sulla base delle leggi civili. Una seconda proposta di legge conferirebbe una giurisdizione speciale ai tribunali militari per processare persone accusate di aver commesso reati in relazione agli attacchi del 7 ottobre 2023 “secondo qualsiasi legge”, compresa quella israeliana sul genocidio, nonché l’inflizione della condanna a morte con la maggioranza semplice dei giudici. Questo testo è stato approvato dalla Knesset in prima lettura il 13 gennaio 2026. La Commissione per gli affari costituzionali, le leggi e la giustizia della Knesset dovrebbe riprendere l’esame del testo il 4 febbraio 2026. “Se approvati, questi emendamenti rafforzeranno ulteriormente la matrice delle durature leggi, politiche, prassi e narrative pubbliche che hanno consentito il genocidio israeliano ancora in corso nei confronti delle persone palestinesi della Striscia di Gaza occupata e puntellerebbero il sistema di apartheid contro tutte le persone palestinesi. Il tutto, proprio mentre vengono documentati maltrattamenti e torture, in modo massiccio e crescente, nei confronti dei detenuti palestinesi e aumentano sia il numero dei palestinesi morti in custodia dalla fine del 2023 che quello dei palestinesi uccisi illegalmente nell’ultimo decennio in quelle che paiono esecuzioni extragiudiziali”, ha commentato Guevara Rosas. “I parlamentari della Knesset devono opporsi fermamente a queste proposte di legge ed eliminare tutti i provvedimenti legislativi volti a introdurre, espandere e rendere più facile l’uso della pena di morte, puntando al contrario ad assicurare la sua piena abolizione. La comunità internazionale e soprattutto gli stati che sono forti alleati di Israele devono opporsi a emendamenti legislativi che rafforzerebbero ulteriormente il crudele sistema israeliano di apartheid contro le persone palestinesi: non devono girare lo sguardo altrove né incoraggiare le violazioni dei diritti umani da parte di Israele, garantendo così ulteriore impunità”, ha concluso Guevara Rosas. Ulteriori informazioni Israele ha abolito la pena di morte per i reati ordinari nel 1954 ma l’ha mantenuta per quelli commessi ai sensi della Legge sul genocidio e per il reato di tradimento previsto nel codice penale. L’ultima esecuzione ha avuto luogo nel 1962. Amnesty International è contraria alla pena di morte in tutti i casi senza eccezione alcuna, a prescindere da chi sia accusato, dalla natura o dalla circostanza del reato, dalla colpevolezza o dall’innocenza e dal metodo usato. Attualmente gli stati abolizionisti per tutti i reati sono 113, sette dei quali a partire dal 2020. Amnesty International
February 4, 2026
Pressenza
Pena di morte: ancora Usa e Iran
Quattro articoli ripresi dal nuovo numero del Foglio di collegamento del «comitato Paul Rougeau». A seguire la presentazione e il sommario. Dinamica della pena di morte nel 2025 negli Stati Uniti Il rapporto annuale del Death Penalty Information Center rileva trend divergenti e contraddittori Il rapporto annuale del Death Penalty Information Center (DPIC) offre un’analisi completa sull’andamento della pena di
January 30, 2026
La Bottega del Barbieri
Pena di morte: gli ultimi giorni di Jennings
di Federica Massoli (*) I MIEI ULTIMI GIORNI INSIEME A BRYAN FREDERICK JENNINGS di Federica Massoli Questa è la breve storia dei miei ultimi istanti accanto al mio amatissimo Bryan, prima che lo Stato della Florida ne eseguisse la condanna il 13 novembre 2025. Ho trascorso con lui gli ultimi quattro giorni della sua vita, quattro giorni sospesi nel tempo,
Israele, profilo di un paese suprematista. Pena di morte, censure e divieti a Ong e media
A una settimana dall’inizio del 2026, può essere utile fare il punto sul profilo delle forme di organizzazione politica che ha assunto Israele negli ultimi due anni, in concomitanza con l’aver messo allo scoperto il suo intento genocidiario. Prima la pulizia etnica avveniva più “silenziosamente”, ma ora il sionismo è […] L'articolo Israele, profilo di un paese suprematista. Pena di morte, censure e divieti a Ong e media su Contropiano.
December 27, 2025
Contropiano
Perché la pena di morte consoliderebbe l’ascesa della destra radicale israeliana
Il disegno di legge per legalizzare l’esecuzione dei palestinesi rappresenta uno sforzo per istituzionalizzare la vendetta e cancellare tutti i limiti residui alla violenza di Stato. Il 10 novembre, un disegno di legge che consente la pena di morte per i palestinesi ha superato il suo primo grande ostacolo legislativo nel parlamento israeliano. Il disegno di legge è estremo anche per gli attuali standard israeliani. Crea un nuovo reato capitale, rende obbligatoria la pena di morte in condizioni vagamente definite ed elimina del tutto la discrezionalità giudiziaria. Fondamentalmente, il suo linguaggio è esplicitamente discriminatorio: si applica ai palestinesi che uccidono gli ebrei ma non agli ebrei che uccidono i palestinesi. Come ha affermato senza mezzi termini uno dei promotori del disegno di legge, il parlamentare Limor Son Har-Melech, “Non esiste un terrorista ebreo”. Israele ha formalmente abolito la pena di morte per omicidio nel 1954 – una mossa relativamente precoce, in un’epoca in cui paesi come il Regno Unito e la Francia effettuavano ancora esecuzioni Israele ha formalmente abolito la pena di morte per omicidio nel 1954, una mossa relativamente precoce, in un’epoca in cui paesi come il Regno Unito e la Francia eseguivano ancora esecuzioni. La pena capitale è tuttavia rimasta in vigore per una ristretta serie di reati eccezionali, tra cui crimini legati all’Olocausto e al genocidio, tradimento e alcuni atti coperti da norme di emergenza ereditate dal Mandato britannico. In pratica, tuttavia, Israele ha eseguito una sola esecuzione nella sua storia: quella di Adolf Eichmann, uno dei principali artefici dell’Olocausto, nel 1962 *. Come dimostra chiaramente il recente voto, la politica della destra radicale israeliana non si limita più all’ambito dei gesti rituali. Sarà allettante attribuire il cambiamento esclusivamente agli orrori degli attacchi del 7 ottobre – e questo è certamente parte della storia – ma la legge riflette una trasformazione più ampia legata all’ascesa della destra radicale e al programma di riforma giudiziaria del governo Netanyahu. Per i suoi sostenitori, il disegno di legge intendeva anche segnare una rottura con la comunità internazionale e le sue norme. È un’eredità diretta del kahanismo, che ha abbracciato a lungo l’isolamento internazionale come distintivo d’onore. Con l’unica eccezione della Bielorussia, nessun paese europeo esegue esecuzioni – non la Turchia, e nemmeno la Russia di Putin. L’Europa si definisce esplicitamente come una “zona libera dalla pena di morte”. L’opposizione, sia nella Knesset che nella società civile, può ancora resistere: ostacolando i lavori parlamentari, protestando, e, se necessario, impegnandosi ad abrogarlo una volta al potere. Se le esecuzioni e la cultura che li circonda prendono piede, Israele diventerà una società ancora peggiore, praticamente senza linee rosse. Invece se la pena di morte potesse ancora essere fermata, ciò suggerirebbe l’esistenza di confini morali che non sono ancora stati cancellati: il riconoscimento che ci sono atti che una società si rifiuta di immaginare di compiere e che certe forme di vendetta intrisa di sangue sono semplicemente eccessive. Rifiutare la pena di morte potrebbe diventare un catalizzatore per un più ampio ritorno alla sanità mentale politica e morale. Ron Dudai (docente presso il Dipartimento di Sociologia e Antropologia dell’Università Ben-Gurion del Negev) Why the death penalty would cement the Israeli radical right’s ascendancy / + 972 MAGAZINE, 26.11.2025 estratto da Terra e Verità a cura di Giada Caracristi   * Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil (La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme) – Hannah Arendt, 1963 Redazione Italia
December 9, 2025
Pressenza
La “democrazia in Israele”. Pena di morte su base razziale e chiusura di testate giornalistiche straniere
La Knesset ha approvato in prima lettura la proposta di legge sulla pena di morte per i “terroristi” che uccidono cittadini israeliani. Si tratta del primo di tre voti necessari all’approvazione definitiva.  Il disegno di legge stabilisce che i tribunali israeliani debbano imporre la pena di morte a coloro che […] L'articolo La “democrazia in Israele”. Pena di morte su base razziale e chiusura di testate giornalistiche straniere su Contropiano.
November 11, 2025
Contropiano
Salvare la vita di Bryan Jennings
l’esecuzione di Bryan Jennings (fissata per il 13 novembre) si sta avvicinando al galoppo e purtroppo non ci sono novità positive finora. Abbiamo perciò deciso di tentare ancora tutto il possibile. Federica Massoli ci ha fatto avere una nuova iniziativa della FADP. Si tratta di sottoscrivere on line una lettera pre-compilata che arriverà direttamente al Governatore. Invitiamo tutti a farlo, anche se avete già firmato l’appello precedente, e a divulgare la richiesta. Si può inviare il messaggio cliccando sul link https://actionnetwork.org/ letters/tell-governor-desantis-to-stop-the-execution-of-bryan-jennings. Basta compilare il form con i vostri dati, poi cliccare su “start writing” e comparirà il testo già completo, per cui poi sarà sufficiente cliccare su “send letter”. Contestualmente è possibile scrivere tramite posta (formula veloce al costo di 4,85 euro per il francobollo x 20 gr) , sperando che la lettera  possa giungere a destinazione entro 5 gg come indicato dagli uffici postali. Per chi volesse fare anche questo tentativo mandiamo in allegato una possibile bozza di lettera da stampare, firmare e inviare al seguente indirizzo: Executive Office of Governor Ron Desantis, 400 S. Monroe Street, Tallahassee, FL 32399, USA Facciamo ancora questo tentativo per salvare Bryan. Comitato Paul Rougeau
November 5, 2025
Pressenza
Arte contro le pene capitali – Nel giorno dei morti, l’arte per la vita.
Quando la creatività diventa impegno sociale.   Torna a Napoli Arte contro le pene capitali . Giunta alla sua quarta edizione, la manifestazione è in programma sabato 2 novembre negli spazi dell’ex OPG “Je so’ pazzo” di Materdei, dalle 15:30 fino a notte inoltrata. L’iniziativa, promossa e portata avanti dall’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario insieme alla cooperativa editoriale e di ricerca sociale Sensibili alle Foglie , curata da Nicola Valentino e attiva nelle indagini sul mondo delle istituzioni totali come carceri e ospedali psichiatrici giudiziari, è organizzata in collaborazione con Napoli Monitor , testata web che si occupa di giustizia, partecipazione e povertà. L’evento intreccia arte, memoria, giustizia e diritti umani, trasformando un luogo simbolico della reclusione in un laboratorio di riflessione collettiva. È un appuntamento artistico, ma anche politico e partecipazione, per ripensare la giustizia e immaginare alternative alla logica del castigo. C’è il desiderio di riflettere, attraverso l’arte e la cultura, sul significato della pena di morte e dell’ergastolo come strumenti di punizione sociale. In Italia la pena di morte è formalmente abolita, ma l’ergastolo non rappresenta un’alternativa: esso stesso costituisce una pena “fino alla morte”. Il luogo che ospita l’evento, l’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario, si trasforma da spazio di sofferenza a centro pulsante di vita, solidarietà e cultura, riconosciuto come simbolo cittadino di resistenza civile e di costruzione dal basso di politiche alternative. Ambulatori popolari, doposcuola, scuola di italiano, attività artistiche e sportive formano qui una rete di solidarietà concreta, un argine di resistenza e di speranza. È l’esempio di come la società civile possa generare soluzioni alternative. In questo luogo carico di storia e di significati, attraverso l’arte, si apre uno spazio per riflettere, agire e sentire. Non è solo un momento culturale, ma un richiamo concreto all’impegno civile per la giustizia, la dignità e l’umanità. L’arte, in tutte le sue espressioni, diventa veicolo per dare voce a chi è escluso e per stimolare una riflessione collettiva su carcere e diritti civili. UN’ARTE CHE DENUNCIA LA “MORTE SOCIALE” Il filo conduttore di questa edizione è la condanna e l’abolizione della pena di morte e dell’ergastolo, considerato come pena “fino alla morte”. L’approccio multidisciplinare dell’evento pone l’accento sulla sofferenza individuale, sul silenzio collettivo e sulla “morte sociale” a cui l’ergastolo condanna: una morte lenta e silenziosa che priva l’individuo della propria umanità. Attraverso performance, teatro, musica, poesia e arti visive si vuole dare voce a ciò che spesso resta nell’ombra del sistema penale: sofferenza, isolamento e marginalità. L’obiettivo è rendere visibile ciò che il carcere tende a nascondere, restituendo dignità e parola a chi vive la condanna. ERGASTOLO BIANCO E GIUSTIZIA COME CURA L’edizione 2025 apre inoltre una riflessione sul cosiddetto “ergastolo bianco”, espressione che indica la trasformazione della diagnosi psichiatrica in una pena senza fine, una condanna mascherata da cura. È un tema delicato che interroga il rapporto tra malattia mentale, istituzioni e libertà individuale, e che l’arte affronta come strumento di consapevolezza e critica sociale. LA SCELTA SIMBOLICA DEL 2 NOVEMBRE La data del 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti, non è casuale: assume un valore fortemente simbolico. Nel giorno dedicato alla memoria dei morti, l’iniziativa denuncia la pena perpetua come una forma di lutto sociale, riaffermando il diritto alla vita, alla dignità e alla possibilità di rinascita. PROGRAMMA E PARTECIPAZIONI Oltre cinquanta artisti saranno coinvolti tra performance dal vivo e opere in esposizione: letture, mostre, momenti di musica e danza, performance teatrali, tutti incentrati sul tema della pena, della detenzione e della vita condannata. L’apertura è prevista alle ore 15:30, quando si aprirà il cancello dell’ex OPG di Materdei, oggi centro di cultura, promozione sociale e accoglienza. Comincerà così un cammino fisico e simbolico che si snoderà tra le stanze dell’ex manicomio, le celle ei cortili. Dalle 16 alle 19:30 il pubblico potrà partecipare a un percorso guidato all’interno dell’ex area detentiva, attraversando spazi angusti che evocano in modo potente la condizione di reclusione e la “morte sociale” cui si ispira la manifestazione. Nelle vendite saranno esposte opere pittoriche e sculture realizzate da persone detenute all’ergastolo, insieme a lavori di altri artisti sul tema della pena di morte e della detenzione. Nel chiostro si terranno performance artistiche, musicali, reading, proiezioni e installazioni. Numerosi contributi resteranno visitabili per tutta la serata. Alle 17:00 due momenti di performance teatrale sui temi della pena e della detenzione: Gli Arrevuot’ — Chi Rom e chi no , gruppo misto di artisti di strada, con Muort che parla , e il Teatro dell’Oppresso con lo spettacolo Le voci di fuori . Alle 18:30 Portateci nel cuore , letture di lettere di condannate a morte nella Resistenza europea, a cura della Kalamos APS. Alle 19:00, con un pensiero al genocidio e alle sofferenze della Palestina, il Teatro Popolare dell’ex OPG rappresenterà Stanotte morirò a Gaza di Andrea Carnovale, un potente urlo contro la morte. Dalle 19:30 fino a mezzanotte si animerà l’area del secondo chiostro con Parole capitali : spazi di lettura, musica e poesie, con la testimonianza di Giovanni Farina, interno dell’OPG quando era attivo, e di Michele Fragna. Alle 20:00 è previsto un momento gastronomico con la cena sociale organizzata dalla Casa dei Popoli di Marano. Il ricavato sarà destinato a sostenere le attività sociali quotidianamente svolte nel centro. Dopo la cena, musica struggente con la fisarmonica di Dolores Melodia — canzoni e musiche dal carcere — e l’esibizione del gruppo popolare Terra e Lavoro . A chiudere il programma, Nicola Valentino proporrà Lament di MacPherson , melodia composta da un condannato a morte alla fine del XVIII secolo. Per tutta la durata dell’evento saranno presenti i banchetti informativi di Amnesty International, Antigone Campania, Associazione Yairaiha Onlus, Centro Culturale Handala Ali, Sanabel, Sensibili alle Foglie, U Buntu e A Capo. MEMORIA E RESISTENZA Arte contro le pene capitali vuole essere memoria e resistenza: contribuisce a mantenere vivo il dibattito pubblico su temi spesso rimossi come la pena, la morte legale e la dignità umana. È un modello virtuoso di come cultura, memoria e impegno sociale possono intrecciarsi, offrendo al pubblico uno spazio di riflessione sul significato della libertà e della giustizia. Rappresenta un’occasione per vivere l’arte non come semplice espressione estetica, ma come strumento di partecipazione civile. Restano interrogativi aperti che alimentano il confronto: In che misura l’arte può davvero modificare le percezioni sociali sulla pena di morte, sull’ergastolo e sul carcere? Quali risultati concreti si possono auspicare? Qual è l’impatto che rimarrà dopo l’evento? Come affrontare la continuità tra pena di morte ed ergastolo? Il dibattito è spesso trascurato. L’Italia ha formalmente abolito la pena di morte, ma mantenendo l’ergastolo lo trasforma di fatto in una “morte a vita”. Sono domande che restano aperte, ma l’evento ha già dimostrato in passato come l’arte possa diventare strumento di denuncia, empatia e riflessione collettiva. Attraverso linguaggi come pittura, fotografia, teatro, poesia e musica, artisti e cittadini possono avviare un dialogo profondo sul valore della vita e sulla necessità di difendere i diritti in ogni contesto. Se nel mondo, purtroppo, continua a esistere la pena di morte, iniziative come Arte contro le pene capitali ricordano che la cultura è un potente veicolo di cambiamento, capace di trasformare la sensibilità individuale in coscienza civile e collettiva. Un appello a non restare indifferenti. Gina Esposito
October 31, 2025
Pressenza
Appello urgente per detenuto USA nel braccio della morte
L’appello, realizzato dall’organizzazione Floridians for Alternatives to the Death Penalty, riguarda il detenuto nel braccio della morte, Bryan Frederick Jennings. Bryan è un ex veterano dei Marines, che ha trascorso più di 46 anni nel braccio della morte per un omicidio per il quale fu condannato quando ne aveva 20 e non provato oltre ogni ragionevole dubbio. Jennings fu condannato a morte per omicidio di primo grado in relazione alla morte di una bambina di sei anni nel 1979, ma le prove a suo carico sono solo circostanziali e sono state contestate in tribunale fino al 2024 proprio per questo motivo. Bryan aveva già ricevuto una data di esecuzione nel 1989, ma poi ottenne una sospensione. La testimonianza di un informatore del carcere è stata cruciale nella decisione dei giudici, sebbene i dettagli della sua testimonianza non corrispondano appieno alle prove addotte. In effetti, Bryan Jennings non ha mai parlato con quell’informatore del crimine per cui è stato condannato. Nessun testimone oculare ha collocato il signor Jennings sul luogo della morte della vittima, perciò lo Stato ha rafforzato il suo caso circostanziale utilizzando testimonianze di informatori inaffidabili e non corroborate. Bryan Jennings attualmente non ha un avvocato statale per la difesa post-condanna, il che viola il principio fondamentale della giustizia: lasciare qualcuno senza un accesso completo ed equo alla difesa è incostituzionale. Nonostante ciò, il Governatore della Florida ha firmato la sua data di esecuzione per il 13 novembre 2025. Bryan Jennings è un uomo ora di 67 anni, gentile, generoso, premuroso e buono, che non ha nulla a che fare con il ragazzo condannato nel 1979. In questo periodo la Florida sta attuando un’autentica strage di condannati a morte. Invitiamo tutti a firmare l’appello e inoltrarlo a quante più persone possibile. Questa richiesta ci è pervenuta dalla nostra amica Federica Massoli che corrisponde con Bryan da moltissimi anni ed è andata a trovarlo numerose volte. Aiutiamola a tentare di salvargli la vita! Per il Comitato Paul Rougeau, Margherita Lodoli Comitato Paul Rougeau
October 13, 2025
Pressenza