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Piazza del Plebiscito ai militari? La pace non si ferma: il 28 marzo a Napoli “10, 100, 1000 Donne per la Pace” in piazza Municipio
Il 28 marzo Napoli parteciperà alla mobilitazione nazionale “10, 100, 1000 Piazze di Donne per la Pace”, una rete di iniziative diffuse nata per opporsi alla guerra, al riarmo e alla crescente militarizzazione della società. L’appuntamento napoletano, promosso da donne attive nei movimenti per la pace, il disarmo, la giustizia sociale e ambientale, sarà un momento di incontro, scambio, letture, voci e parole condivise. La giornata napoletana si inserisce in un percorso più ampio che attraversa molte città italiane. “10, 100, 1000 Piazze di Donne per la Pace” nasce infatti dall’iniziativa di donne impegnate in territori diversi, unite dalla volontà di costruire uno spazio politico autonomo e femminista, capace di mettere al centro la cura, la giustizia, il rifiuto della violenza bellica e delle sue conseguenze sui corpi, sulle vite, sui territori. Il 28 marzo molte piazze saranno attraversate anche dalla pratica condivisa della “Tessitura di pace”, proposta come gesto simbolico e collettivo contro la guerra. Nel loro sguardo la guerra non è mai lontana. È nella devastazione della Palestina, nell’orrore che attraversa Gaza, nei conflitti che segnano Ucraina, Sudan, Congo, Yemen, Siria, Myanmar e molte altre aree del mondo. Ma è anche dentro le nostre città, nei linguaggi pubblici sempre più intrisi di retorica militare, nella normalizzazione del riarmo, nell’occupazione simbolica e materiale degli spazi comuni da parte di apparati armati. In questo quadro si colloca anche un elemento che accompagna la giornata napoletana e che assume un significato evidente: la manifestazione, inizialmente prevista in piazza del Plebiscito, si terrà invece in piazza Municipio, dopo che lo spazio è stato destinato a un’iniziativa dell’Aeronautica militare. Un fatto che le promotrici leggono non come un semplice cambio logistico, ma come un segnale del clima che si respira: mentre una piazza di donne per la pace viene spostata, la presenza militare continua a guadagnare visibilità e centralità nello spazio pubblico. Eppure il punto non cambia. Anzi, si rafforza. Essere in piazza il 28 marzo significherà proprio questo: affermare che la pace non può essere confinata ai margini, che esiste un’altra idea di città e di futuro, che alla cultura della guerra si possono opporre pensieri, pratiche e relazioni capaci di riaprire lo spazio della parola, dell’ascolto e del dissenso. Napoli sarà dunque una delle piazze di questa mobilitazione diffusa, con un appuntamento che parla alla città ma anche oltre la città: perché oggi tessere pace significa costruire legami, sottrarre consenso alla militarizzazione e restituire senso pubblico a parole come convivenza, giustizia e disarmo. L’appuntamento è per venerdì 28 marzo, dalle 10.30 alle 14, in piazza Municipio, a Napoli. Donne per la pace, contro la guerra, il riarmo e la militarizzazione: ci saremo. Lucia Montanaro
March 25, 2026
Pressenza
10, 100, 1000 piazze: una tessitura per la pace
In questi giorni, le donne israeliane di Women Wage Peace e le palestinesi di Women of the Sun portano a Roma la loro marcia scalza, un appello radicale per la pace. Non è un gesto simbolico, ma la dimostrazione che esiste una politica capace di attraversare il conflitto senza negarlo, di nominare il dolore senza trasformarlo in vendetta, di cercare giustizia senza alimentare altra guerra. Questa capacità di tenere insieme ciò che la guerra separa affonda le radici in una genealogia femminile precisa. Già nel secolo scorso Bertha von Suttner denunciava l’illusione di una civiltà che si proclama avanzata mentre prepara la guerra e Jane Addams indicava nella responsabilità condivisa e nelle relazioni concrete l’unica alternativa reale alla distruzione. Tenere insieme i legami quando tutto spinge alla rottura è un gesto politico di tessitura. Tessere non è una metafora: è opporsi allo strappo non con un’altra forza che divide ma con un’azione che ricuce. Oggi lo strappo ha il volto del sito iraniano di Natanz: i bombardamenti non hanno eliminato il pericolo atomico, lo hanno solo reso invisibile e fuori controllo. Colpire il sito ha sottratto l’uranio a ogni verifica, trasformando l’incertezza nella minaccia più spaventosa. Di fronte allo sfoggio di sicurezze incrollabili, dominio e superbia che Trump e Netanyahu impongono all’Iran e all’intero pianeta, non possiamo accettare che il mondo venga raccontato e governato solo dalla forza armata. La guerra colpisce i corpi e la vita stessa: territori devastati, acque contaminate, ecosistemi distrutti. Per questo continuiamo a tenere aperto uno spazio in cui la forza non sia l’unico linguaggio possibile. Le donne israeliane e palestinesi che sfilano a Roma offrono il segno visibile di una pratica che non si consegna alla violenza, ma rigenera trame di solidarietà umana. È in questa apertura che ci riconosciamo ed è da qui che continuiamo a prendere parola. Sabato 28 Marzo saremo in piazza Ruggero Settimo a Palermo dalle 16.00 alle 20.00. UDIPALERMO – Le Rose Bianche – Donne CGIL Palermo – Coordinamento Donne – ANPI – Emily – Governo di Lei – CIF – Le Onde – Arcilesbica – Donne della Comunità dell’Arca – Donne del Movimento nonviolento – Donne del Circolo Laudato si’ https://www.facebook.com/people/Presidio-donne-per-la-pace https://www.instagram.com/presidiodonne_palermo/ Redazione Palermo
March 23, 2026
Pressenza
‘”Tessere la pace contro la guerra”: iniziativa ordita dal coordinamento femminile
Sabato 28 marzo le aderenti alla rete nazionale “10 100 1000 piazze di donne per la pace” porteranno in più di 125 comuni, grandi e piccoli, dal nord al sud d’Italia, i propri lavori per la pace: arazzi, bandiere, tappeti, lenzuoli,… e chiameranno altre donne a finirli insieme. Frutto dello stare insieme di migliaia di donne di diverse età, provenienze ed esperienze, sabato 20 giugno questi manufatti saranno portati a Roma a una manifestazione nazionale per la pace. Cucire, ricamare, tessere, lavorare a maglia, ad uncinetto, dipingere, insieme per settimane, ha creato in tutta Italia un ordito di impegno e partecipazione, una trama resistente capace di fare da argine alla violenza armata. Le donne, coloro che quotidianamente reggono la vita, non si arrendono alla disumanizzazione e contrastano l’idea falsa e mortifera dell’inevitabilità della guerra. In tutto il paese e nel mondo intero crescono angoscia, ansia e preoccupazione per quanto sta avvenendo sugli scenari mediorientali. La guerra diventa sempre più distruttiva e feroce, si abbatte sugli inermi, rischia di normalizzarsi ed estendersi: una marea che finirà con il travolgere ogni vita e ogni cosa. Tutti i dispositivi legali che gli uomini si sono dati per limitare l’uso della forza e della contrapposizione armata sono saltati. Siamo in balia di un potere internazionale in mano a uomini senza scrupoli e senza morale. È il momento dell’assunzione di responsabilità e di trasformare paura e rabbia in parola e azione. È il momento di far valere l’etica della cura, della giustizia e dell’amore, centrale nell’esperienza storica delle donne contro la logica patriarcale del più forte. Le donne della rete nazionale non permetteranno che si azzeri il futuro, faranno risuonare in tutte le piazze il loro NO alla guerra fino a che non diventi un boato tale da costringere il governo ad assumere una posizione chiara e netta di stop al riarmo e di rifiuto della guerra. Vogliamo, pretendiamo, faremo in modo che la vita continui!      10 100 1000 Piazze di donne per la pace   Per informazioni: https://www.facebook.com/profile.php?id=61577566614538 https://www.instagram.com/100piazze_pace/ email: donnecontroguerra.pinerolese@gmail.com   ELENCO DELLE PIAZZE  (IN AGGIORNAMENTO) * Acireale (CT) * Acquedolci (ME) * Alba (CN) * Alcamo (TP) * Alimena (PA) * Alpignano (TO) * Alto Garda e Ledro (TN) * Arese (MI) * Ascea Marina (SA) * Augusta (SR) * Bagheria (PA) * Belmonte Mezzagno (PA) * Bergamo (BG) * Bisacquino (PA) * Bologna (BO) * Bricherasio (TO) * Buseto Palizzolo (TP) * Caltagirone (CT) * Caltanissetta (CL) * Capaci (PA) * Capo d’Orlando (ME) * Carini (PA) * Carpi (MO) * Casale Monferrato (AL) * Castelbuono (PA) * Castelfranco Emilia (MO) * Castellammare del Golfo (TP) * Castelnuovo Cilento (SA) * Castelvetrano (TP) * Catania (CT) * Cecina (LI) * Cefalù (PA) * Cerda (PA) * Cernusco sul Naviglio (MI) con Gessate (MI) * Chiavari (GE) * Chioggia (VE) * Cinisi (PA) * Cividate al Piano (BG) * Colleferro (RM) * Collegno (TO) con Pianezza (TO) * Colli a Volturno (IS) * Comacchio (FE) * Como (CO) * Corleone (PA) * Cortenuova (BG) * Cremona (CR) * Cuneo (CN) e Mondovì (CN) * Desenzano del Garda (BS) con Castiglione delle Stiviere (MN) * Enna (EN) * Erice (TP) * Fenestrelle (TO) * Figline Valdarno (FI) * Firenze (FI) * Foggia (FG) * Garbagnate Milanese (MI) * Genova (GE) * Giarre (CT) * Gioia Tauro (RC) * Ionico Etnea (CT) * Isnello (PA) * Lercara Friddi (PA) * Licata (AG) * Livorno (LI) * Mantova (MN) * Marineo (PA) * Marsala (TP) * Messina (ME) * Mestre – Venezia (VE) * Milano (MI) * Militello in Val di Catania (CT) * Misiliscemi – Locogrande (TP) * Modena (MO) * Modica (RG) * Monopoli (BA) * Montedoro (CL) * Musile di Piave (VE) * Napoli (NA) * Narni (TR) * Noventa di Piave (VE) * Oleggio (NO) * Otricoli (TR) con Calvi dell’Umbria (TR) * Paderno Dugnano (MI) * Padova (PD) * Palermo (PA) * Palmi (RC) * Partinico (PA) * Patti (ME) * Pavia (PV) * Perugia (PG) * Pesaro (PU) * Petralia Soprana (PA) * Petralia Sottana (PA) * Pinerolo (TO) * Piombino (LI) * Piossasco (TO) * Polizzi Generosa (PA) * Pratrivero in Valdilana (BI) * Quattro Castella (RE) * Ragusa (RG) * Reggio Calabria (RC) * Resuttano (CL) * Rivoli (TO) * Roccafiorita (ME) * Roma (RM) * Rovereto (TN) * San Cataldo (CL) * San Donà di Piave (VE) * Santo Stefano Quisquina (AG) * Santa Caterina di Villarmosa (CL) * Sant’Agata di Militello (ME) * Saronno (VA) * Sarzana (SP) * Sesto San Giovanni (MI) * Siracusa (SR) * Settimo Torinese (TO) * Sondrio (SO) * Soverato (CZ) * Termini Imerese (PA) * Tione (TN) * Torino (TO) * Tortorici (ME) * Trapani (TP) * Tusa (ME) * Uboldo (VA) * Valledolmo (PA) * Venezia (VE) * Vignola (MO) * Vittoria (RG) Un arazzo realizzato da un collettivo femminile aderente adl coordinamento 10, 100, 1000 PIAZZE PER LA PACE Redazione Italia
March 19, 2026
Pressenza
Tessere la pace, custodire il futuro: presentata a Palermo la Carta dell’impegno per un mondo disarmato
È stata presentata martedì 2 dicembre, nei locali dell’Istituto Gramsci di Palermo, la Carta dell’impegno per un mondo disarmato, pensata ed elaborata da una comunità di donne che, già attive in diverse regioni d’Italia in presidi e iniziative per la pace, il disarmo, la giustizia sociale e ambientale, si sono riunite in 10, 100, 1000 piazze di donne per la pace. L’incontro è stato organizzato dalle Donne per la pace di Palermo, ormai da tre anni in piazza contro tutte le guerre con lo slogan “Fuori la guerra dalla storia”, e dalla Biblioteca delle donne di Palermo. Il sottotitolo, Tessere la pace, custodire il futuro, esplicita immediatamente gli intenti e la proposta, che, partita dal mondo dell’impegno al femminile con tutte le sue differenze e contraddizioni, si offre all’umanità tutta per un approccio alternativo a quello della narrazione patriarcale della storia fatta di conflitti armati e ricorso alla violenza e alla sopraffazione. Il ricco dialogo tra tutti e tutte le intervenute si apre con la lettura, fatta da Danila Giardina, di un contributo di Sandra Rizza nel ricordo di Rosi Castellese e della sua testimonianza politica e civile di donna per la pace in un percorso individuale e collettivo che ha tenuto insieme, tessuto appunto, le lotte per i diritti di tutte e tutti con quelle per la giustizia sociale. Interconnessione evidente sin dal suo impegno nella lotta LGTBQ plus per il superamento dell’odio dell’omofobia e della transfobia, da costruttrice di ponti fra le persone nelle relazioni politiche e civili con lo stesso coraggio necessario per opporsi alla guerra, convinta che la pace non si costruisce solo nelle conferenze internazionali ma nelle strade delle nostre città. Che ci sia sempre una Rosi nel mondo così infestato da guerrafondai, è l’augurio che tutti e tutte qui riunite facciamo a noi stesse e al mondo. E di prospettiva femminista, come recita il primo punto della Carta, parla Mariella Pasinati, nell’introdurre gli interventi degli e delle ospiti che hanno risposto all’invito. Così le donne, nella consapevolezza dell’ormai pervasività della guerra e del suo linguaggio bellicista nell’orizzonte quotidiano, possono e devono recuperare il valore della loro estraneità alla guerra, con riferimento al pensiero di Virginia Woolf, e pensare la pace, non solo come assenza di guerra ma come un modo di stare al mondo, come pratica incarnata, non per essere incluse nella storia degli uomini ma per trasformarla. L’impegno nelle piazze, coinvolgendo scuola ed università e attraversando i quartieri, punta a disarmare le città, invitando i comuni a non ospitare eventi e installazioni e a non stringere accordi riferiti alla guerra. Piuttosto si proporranno iniziative che rendano visibile la scelta delle città per la pace come la tessitura, non solo simbolica e virtuale, di un tappeto che raccolga la parola pace più e più volte ripetuta, scritta, dipinta, ricamata. E all’arte del cucito, pratica tradizionalmente assegnata alle donne, fa riferimento anche Alessandra Sciurba, nell’osservare come il documento, che è manifestamente femminile nell’essere essenziale e centrato, tiene insieme diversi contesti facendo una vera e propria opera di cucitura.  Evidente è anche lo stretto legame tra patriarcato e guerra, sessismo e razzismo. Nel ricordarci che la violenza sulle donne è trasversale a tutte le culture, Sciurba critica il femonazionalismo, concetto coniato da Sara Farris e purtroppo assecondato anche da alcune femministe, per cui “l’uso contemporaneo del femminismo e dell’uguaglianza di genere” diventa copertura ideologica di politiche razziste stigmatizzando categorie umane in base all’appartenenza etnica e o religiosa, al colore della pelle, ecc… Sembra essersi perduto il pudore degli anni passati e oggi si fanno esplicitamente discorsi brutali a favore della guerra e contro le donne, nel tentativo di cancellarne sguardo e forza di pace, per imporre logiche bellicistiche. Le donne, con le loro lotte, si pensi a quelle delle nere americane, hanno imposto di declinare in soggetti incarnati diritti nati vuoti per un soggetto maschio, bianco, adulto, di chiara matrice coloniale, diritti che, per quanto imperfetti, sembrano scomparire oggi dalla retorica del potere. Con la criminalizzazione dei migranti, e il loro abbandono in mare, sperimentati a lungo nel Mediterraneo, si è testato il livello di sopportazione dell’opinione pubblica per arrivare al genocidio in diretta. In nome della sicurezza si sdogana la necessità della guerra in un paradigma tutto maschile che estromette dalla storia le donne e il loro modello alternativo di società basato sulla loro storica estraneità alla guerra e sulla decostruzione dell’idea di sicurezza. Basti pensare che sicurezza, dal latino, significa senza cura! Non è un caso che siano simili le parole di una donna, la filosofa Luisa Muraro, e di un migrante vittima della criminalizzazione, Alaa Faraj, e che il loro significato sia la sintesi della proposta di impegno della Carta: rispondere senza aggredire, difendere senza offendere, esporsi disarmato. Quando è il turno di Annibale Raineri la sala viene sorpresa dalla ripetizione della parola “grazie”. Perché è con un ringraziamento alle donne, la mamma, le sorelle e infine le donne per la pace, che inizia, con il suo corpo e la sua esperienza di uomo, il suo intervento. È la gratitudine, dice, la prima postura per uscire dal paradigma della guerra e imparare un sentimento del corpo che apre l’anima all’altro. Ci tiene ad affermarla la necessità del sentire ed è ai maschi che rivolge la sua esortazione a rompere l’ordine vigente, a imparare a sentire, cambiare vocabolario, cancellando, accogliendo, risignificando le parole. La nonviolenza non è solo una scelta morale o un posizionamento etico, ma la consapevolezza storica dell’essere l’unica via di salvezza da un precipitare mortifero. Spiega la scelta delle parole, con pacato convincimento. Mortifero perché l’evidenza della cancellazione di tante forme di vita per gli interessi del sistema capitalistico e la presenza sempre più pervasiva della guerra fanno intravedere un’ombra apocalittica. È evidente il connubio crisi di civiltà-guerra e sul paradigma della coppia amico-nemico si sono costruite le società patriarcali dove il padre è il signore della morte. Allora bisogna, tornando all’etimo greco della parola apokalypsis, che significa rivelazione di una nuova vita, imparare da ciò che le donne hanno fatto per millenni in una storia parallela. L’impegno assunto nell’Arca, di cui fa parte, a fare comunità, richiama quello della Carta femminista per un mondo disarmato, per offrirci tutte e tutti disarmati e nudi di fronte al mondo che ci interpella. Anche Manuela Patti vuole ricordare Rosi e, rischiando di andare contro corrente e sembrare in contraddizione con quanto finora detto, rivendica per lei l’appellativo di guerriera, con riferimento a quanto Audre Lorde, attivista americana nera, lesbica e poeta, diceva di sé. La guerra è per i soldati, le guerriere fanno lotte e battaglie, e chiama a supporto Carla Lonzi che già negli anni Sessanta sottolineava come alla guerra si associasse la figura di maschio virile. Il femminismo dell’uguaglianza, equiparando le donne al maschio, nell’inclusione di un mondo non pensato, ha fatto perdere autorevolezza alle donne, costrette così ad “emanciparsi dall’emancipazione”. Sempre Carla Lonzi aveva già visto il pericolo che l’identificazione della donna con l’uomo eliminasse l’opportunità di un’altra via. Si interroga, poi, sulla mancanza di riflessione, nel femminismo, intorno alla violenza e se piuttosto non si debba parlare di violenze, facendo distinzione tra quella istituzionale e quella dei singoli. Entra subito in argomento Andrea Cozzo che, nel riconoscere come il mondo sia sempre più “maschilizzato” anche nella scelta di donne che assumono caratteristiche più maschili dei maschi, ritorna alla tessitura della pace come dote, capacità, virtù antica attribuita alle donne e usata anche metaforicamente. Così Lisistrata, nell’omonima commedia greca, alla domanda su come le donne intendano prevenire la guerra risponde  che possono districarla come una matassa. E le fa eco, più avanti, Virginia Woolf, rispondendo all’odio con la diserzione, richiamata al punto due della Carta. Questa impone di stare con tutte le vittime della guerra, senza distinzione di parte, non solo tra i civili ma anche tra gli aguzzini, uscendo dall’unico orizzonte culturale, esclusivamente maschile, a cui si è abituati e che ha sempre escluso la donna con la sua visione alternativa della storia. È la cultura femminile che deve resistere, cultura propria della nonviolenza. Lo stesso Ghandi, noto come “bapu”, padre, si comportava come una madre e dovremmo chiamare il sociologo Galtung madre, e non padre, della nonviolenza. Per questo le donne dovrebbero essere almeno il 50% delle forze disarmate di interposizione nei processi di pace dei conflitti armati. I numerosi interventi susseguitisi hanno ribadito e arricchito quanto emerso nel confronto con il riferimento alle donne pacifiste della storia e alle loro pratiche, come Rosa Parks e Maria Occhipinti, ricordate da Enzo Sanfilippo, che propone di aggiungere nel documento, accanto al richiamo alla diserzione come estraniamento e fuga dal sistema, anche quello all’obiezione di coscienza come offerta di alternativa. Ricorda l’iter della legge italiana che, per la prima volta nel mondo, cita la difesa nonviolenta e  afferma la possibilità di servirsene per la tutela della patria con il servizio civile, senza però prevedere un addestramento specifico alternativo a quello del servizio militare. Tra le cose che si possono fare oggi c’è l’opportunità di coinvolgere i giovani diciassettenni, inseriti ancora nelle liste di leva di ogni comune, per informarli della possibilità di dichiararsi, nell’eventualità di un ritorno all’obbligatorietà, obiettori di coscienza, e la stessa cosa possono fare anche tutti i richiamabili. Sulle pratiche pone ancora l’attenzione Mimma Grillo che si augura di poter aumentare il numero delle persone contrarie alla guerra per chiedere alle Istituzioni in modo più incisivo di rispettare i principi costituzionali. Da più parti, insieme alla gratitudine per la Carta, si auspica la possibilità di diffonderla nelle scuole e nelle università per coinvolgere ragazzi e ragazze e di farne strumento di tessitura di pace tra tutte le molteplici realtà che per la pace e il disarmo si attivano nei territori.     Maria La Bianca
December 3, 2025
Pressenza
Decine di piazze di donne per la pace
Il presidio di donne per la pace, che da tre anni si riunisce a Palermo (dapprima settimanalmente e poi mensilmente) nelle piazze più note della città per denunciare ogni guerra e ogni violenza, ieri si è dato appuntamento di fronte al Teatro Massimo, in sinergia con decine città d’Italia per l’evento “10, 100, 1000 piazze di donne per la pace”: da Napoli a Milano, da Catania e Pisa, da  Siracusa a Mondovì, da Oristano a Reggio Emilia, da Caltanissetta a Pinerolo. Qui l’elenco delle piazze  Almeno un centinaio le persone presenti appartenenti a tante associazioni: Movimento Nonviolento, Comunità dell’Arca, UDI Palermo, Osservatorio contro la Militarizzazione delle scuole e delle Università, Redazione Pressenza. Numerosi e commoventi gli interventi. Fra tutti, il più toccante quello di Amal Khayal, giovane attivista palestinese del CISS (Cooperazione Internazionale Sud Sud) che ha descritto, trattenendo a stento le lacrime e la rabbia, le sua esperienza della guerra a Gaza e il ruolo delle donne nella sopravvivenza delle famiglie palestinesi. Stefania Macaluso, de Le Rose Bianche, ha illustrato l’iniziativa di un Ministero per la Pace, mentre Assunta Lupo del circolo “Laudato Si’” ha letto un brano dell’enciclica Fratelli Tutti. Maria Giannì, di Zero Waste Sicilia, ha ammonito sul danno permanente all’ambiente e alle specie viventi (compresa la nostra) provocato dalle guerre e dalla militarizzazione del territorio. Le organizzatrici si sono succedute al microfono per leggere il documento programmatico che trovate qui. E infine il gruppo di danzatrici DiARiA, coordinato da Emilia Guarino, ha dato vita ad uno spettacolo di danza e meditazione, incorniciato da cinque minuti di silenzio contro il genocidio palestinese e dalla lettura di poesie di donne iraniane e di una testimonianza palestinese interpretata da Consuelo Lupo, attrice e attivista della Comunità di Sant’Egidio. Prossimo appuntamento nel pomeriggio di venerdì a Villa Trabia con Francesca Albanese  e il suo ultimo libro “Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina”.   Redazione Palermo
June 27, 2025
Pressenza