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Stragi di Viareggio e Ponte Morandi. Quando la condanna è prevenzione
Le condanne ai manager privati e a pubblici funzionari per il crollo del Ponte Morandi a Genova, sono un atto di giustizia e anche di prevenzione. Dopo la sentenza definitiva verso Mauro Moretti per la Strage di Viareggio, quella in primo grado per Giovanni Castellucci ex AD delle Autostrade e […] L'articolo Stragi di Viareggio e Ponte Morandi. Quando la condanna è prevenzione su Contropiano.
July 17, 2026
Contropiano
GENOVA: EX-VERTICI DI AUTOSTRADE CONDANNATI PER IL CROLLO DEL PONTE MORANDI. PENE DA 12 A 5 ANNI
L’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, è stato condannato in primo grado a 12 anni nel processo per il crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto 2018, nel quale persero la vita 43 persone. Per Castellucci, già detenuto per il crollo del viadotto Acqualonga, l’accusa aveva chiesto 18 anni e 6 mesi. Condannati anche gli altri ex vertici di Autostrade e Spea. Undici anni per Michele Donferri Mitelli; 5 anni e 6 mesi per Paolo Berti; 5 anni e 6 mesi anche per Antonino Galatà. Condannato, a 5 anni, anche l’ex direttore generale della vigilanza sulle concessioni autostradali del ministero dei Trasporti, Mauro Coletta. “Speriamo che in questo modo si chiuda una vicenda drammatica e dolorosa per i familiari delle vittime, in primis, ma per la città di Genova e per tutto il Paese”, commenta Franco Ravera, presidente dell’Associazione “Quelli del Ponte Morandi” di Genova ai microfoni di Radio Onda d’Urto. L’intervento su Radio Onda d’Urto di Franco Ravera, presidente dell’Associazione “Quelli del Ponte Morandi” di Genova ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto, per un commento, anche Domenico “Megu” Chionetti, ex portavoce della Comunità di San Benedetto al Porto. Ascolta o scarica.  
July 16, 2026
Radio Onda d`Urto
TORINO: OTTO CONDANNE NEL PROCESSO DI PRIMO GRADO PER IL CORTEO DEL 9 GENNAIO 2025 DOPO L’OMICIDIO DI RAMY
8 condanne oggi a Torino nel processo di primo grado per il corteo del 9 gennaio 2025, dopo l’omicidio poliziesco nella vicina Milano di Ramy Elgamy, con duri scontri al Commissariato di polizia Dora Vanchiglia e al Comando regionale dei carabinieri. Le pene vanno dai 10 ai 16 mesi, solo in 5 casi con sospensione condizionale. L’accusa aveva chiesto fino a 3 anni di carcere. A Viminale e Ministero della difesa riconosciute provvisionali per 17mila euro. Gli avvocati difensori Gianluca Vitale, Claudio Novaro e Valentina Colletta, invece, chiedevano assoluzioni per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato. Le considerazioni di Sara Munari del Cua Torino Ascolta o scarica 
June 16, 2026
Radio Onda d`Urto
Massa. Solidarietà ai lavoratori e lavoratrici USB condannati per gli scioperi di settembre
Nelle scorse giornate sono stati notificati 39 annunci di condanna penale nei confronti di lavoratrici e lavoratori, che durante lo sciopero del 22 Settembre hanno, come in tutta Italia, incrociato le braccia e bloccato tutto. Come Potere al Popolo abbiamo sostenuto ovunque lo sciopero generale, contro il genocidio a Gaza, contro il nostro governo […] L'articolo Massa. Solidarietà ai lavoratori e lavoratrici USB condannati per gli scioperi di settembre su Contropiano.
April 10, 2026
Contropiano
USA, Meta e Google condannate per mancata protezione dei minori
Negli Stati Uniti si sta assistendo a un movimento di ribellione molto significativo contro le grandi piattaforme social come Meta (Facebook, Instagram) e Google (YouTube). Il 23 e 24 marzo due verdetti importanti in due Stati diversi confermano una crescente attenzione legale verso la responsabilità di queste aziende nella protezione dei minori. Verdetto in California:  Una giuria ha condannato Meta e Google per aver progettato prodotti social media che creano dipendenza e causano danni ai minori. Le famiglie di molti minori coinvolti hanno promosso circa duemila procedimenti simili e questa decisione sarà un riferimento importante per tutti questi casi. Meta è stata condannata a pagare 4,2 milioni di dollari e Google 1,8 milioni, cifre relativamente basse per queste aziende, ma il valore simbolico e giuridico è molto alto. Verdetto in New Mexico:  Una giuria del New Mexico ha condannato Meta a pagare 375 milioni di dollari per non aver protetto i minori dai predatori sessuali su Instagram e Facebook. Questa sentenza si basa su un’accusa giuridica diversa, legata alla violazione delle leggi sulla protezione dei consumatori e sulla sicurezza dei minori. Questi due verdetti, pur basandosi su teorie legali differenti, convergono nel riconoscere una responsabilità forte delle piattaforme social nel proteggere i minori dai rischi legati all’uso dei loro servizi. Google e Meta conoscono bene i propri sistemi per intrappolare le persone online, ma hanno espresso sorpresa e hanno già annunciato l’intenzione di presentare appello. Sembra chiaro che qualcosa sta cambiando nel modo in cui la giustizia americana affronta la questione della sicurezza online per i minori. Qualcosa di potenzialmente rivoluzionario  sta accadendo: le grandi piattaforme social sono sotto crescente pressione legale e pubblica per migliorare la tutela dei minori; queste sentenze potrebbero aprire la strada a ulteriori azioni legali e forse produrranno  importanti cambiamenti normativi.   Ray Man
March 30, 2026
Pressenza
Tortura in divisa: condanna per nove agenti della Penitenziaria
Lo Stato sotto accusa: la Corte riconosce la tortura e condanna nove agenti, tra cui una ispettrice, per le violenze nel carcere di Sollicciano C’è stata tortura nel carcere di Sollicciano. Non abusi isolati, non “eccessi”, non semplici lesioni: tortura. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Firenze, che ha […] L'articolo Tortura in divisa: condanna per nove agenti della Penitenziaria su Contropiano.
January 27, 2026
Contropiano
GenZ 212: dal Marocco la testimonianza di Adilah contro il silenzio del sistema. Prima parte
Per comprendere parte della realtà dietro i numeri della repressione, abbiamo incontrato Adilah (nome di fantasia), studentessa di medicina e attivista del movimento GenZ212 in Marocco. Attraverso la sua testimonianza emerge un racconto di una mobilitazione nata su Discord per denunciare la corruzione e il declino dei servizi pubblici nel Paese. Adilah ci guida dall’entusiasmo delle prime marce pacifiche fino alla scelta di sospendere le proteste a causa della violenza e degli arresti di massa. Se da un lato il governo marocchino punta a proiettare un’immagine del Paese progressista e stabile, dall’altro la vita quotidiana mostra spesso servizi essenziali carenti e frequenti violazioni di libertà civili. Le proteste della GenZ212 nascono proprio in questo contesto di contrasti. Nella seconda metà del 2025, la generazione Z ha trovato nei canali digitali uno strumento centrale per esprimere dissenso contro crisi economica, corruzione percepita e disuguaglianze sociali. In una recente dichiarazione diffusa sui social emerge la loro richiesta di riformare i servizi pubblici e rispettare la Costituzione marocchina, citando in particolare gli articoli sulla democrazia, la libertà di riunione, il diritto alla salute e all’istruzione e la partecipazione dei giovani. Nei media nazionali, queste manifestazioni sono state spesso descritte come minaccia all’ordine pubblico, e la diffusione online di contenuti legati alle proteste è frequentemente trattata come “istigazione alla commissione di reati gravi e reati minori mediante mezzi elettronici”. Tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, le rivendicazioni si sono concentrate su sanità, istruzione e giustizia, in risposta a episodi di violenza, arresti arbitrari e condanne sproporzionate. La narrativa ufficiale privilegia invece il racconto di vandalismi e discorsi ritenuti istigatori, accompagnato dalla celebrazione dell’aumento del 16% dei fondi per sanità e istruzione deciso dal Consiglio dei ministri. Lo spazio per il confronto pubblico si riduce ulteriormente: gli incontri online restano l’unico canale di espressione, ma anche la semplice partecipazione è percepita come rischiosa. La fragilità delle libertà civili è confermata dai dati sulle detenzioni: secondo gli ultimi dati condivisi dalla Procura Generale a inizio dicembre, le persone arrestate in relazione alle proteste erano oltre 5.780, di cui 1.473 ancora in custodia e 162 minori, molti affidati a istituti di detenzione. Per restituire lo sguardo di chi ha vissuto queste proteste, ho incontrato Adilah, giovane studentessa di medicina, che racconta in prima persona la nascita e gli sviluppi del movimento. Cosa è successo nei giorni precedenti alle manifestazioni del 27 e 28 ottobre? Un paio di settimane prima, circolavano molti video online che mostravano la distopia del Marocco: da un lato c’è una vita di lusso, dall’altro infrastrutture orribili. Molti di questi video sono diventati virali e, poco a poco, si è creato un trend che ha alimentato la rabbia della popolazione locale, soprattutto la nostra, quella della generazione Z. L’organizzazione dei Mondiali è stata una delle ragioni principali. Non perché odiamo il calcio o qualcosa del genere. No, noi amiamo il calcio, ovviamente. Ma è un problema di priorità: non puoi dirmi che un governo abbia la possibilità di contrarre un debito di 100 miliardi di dollari solo per costruire uno stadio in pochi giorni o in poche settimane secondo gli standard internazionali, ma, al tempo stesso, non è in grado di costruire un buon ospedale o una buona scuola. E poi c’è anche la questione delle persone colpite dal terremoto di Al Haouz. Sono passati ormai due o tre anni e queste persone non hanno ancora una casa. Cosí è nato un gruppo Discord.  Qual è il ruolo del server GenZ212 su Discord? Il server Discord è stato creato il 15 settembre 2025. Ci ha fornito uno spazio per discutere di politica, dato che in Marocco la libertà di parola non è garantita al 100%. La cosa è proseguita con molti podcast e molte discussioni tra di noi giovani, principalmente sui temi della sanità, dell’istruzione e della corruzione. Nel server siamo arrivati quasi a 200.000 membri, che è davvero tanto per un gruppo Discord in Marocco, considerando che la maggior parte dei marocchini non usa nemmeno l’applicazione. Tra il 15 e il 27 settembre, questo spazio digitale è diventato il catalizzatore di un malcontento diffuso tra i giovani, vissuto da molti come un vero e proprio risveglio collettivo. La mobilitazione non è nata all’interno di partiti politici o strutture organizzate, ma da una frustrazione condivisa e dalla percezione di essere sistematicamente esclusi dai processi decisionali. Dopo la diffusione virale di alcuni video e il consolidarsi delle discussioni online, il gruppo ha deciso di tradurre il dibattito virtuale in azione concreta, convocando le prime manifestazioni per il fine settimana del 27 settembre. Le proteste si sono svolte il 27 e il 28 settembre in numerose città marocchine, tra cui Casablanca, Rabat e Tangeri. La scelta delle date è stata dettata da ragioni pratiche: il fine settimana rappresentava l’unico momento disponibile per una generazione composta in larga parte da studenti e giovani lavoratori.   Africa Rivista
January 1, 2026
Pressenza
Obbligo di firma e dimora per 13 manifestanti per uno striscione e gli ombrelli
Genova. Il tribunale del Riesame ha deciso: gli imbrattamenti sulle facciate dei palazzi dei Rolli, alcune vetrine infrante e le telecamere di sorveglianza danneggiate durante il corteo del 5 maggio 2024 non integrano il reato di “devastazione” ma costituiscono una serie di “danneggiamenti aggravati”. Il Riesame inoltre, dopo aver valutato una ad una le […] L'articolo Obbligo di firma e dimora per 13 manifestanti per uno striscione e gli ombrelli su Contropiano.
November 21, 2025
Contropiano
Storia di Vincenzo T
Ho conosciuto Vincenzo T nel carcere Mammagialla di Viterbo. Era il 2003, da pochi mesi ero stato riconsegnato all’Italia dopo undici anni di esilio. Ceduto con un sotterfugio in un’alba di fine agosto alla polizia italiana sotto il tunnel del Monte Bianco. Le televisioni avevano lungamente diffuso le immagini del […] L'articolo Storia di Vincenzo T su Contropiano.
August 4, 2025
Contropiano